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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)

In un tempo in cui l’incertezza sul futuro condiziona drammaticamente l’Unione Europea la conferenza si interroga sulla sua integrazione sociale e politica.

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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)
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Oltre la crisi quale coesione sociale?

Forum Rps e EspaNet 2010 | Estratti e altri studi

4

2010

Ottobre - Dicembre

Presentazione

Il fascicolo raccoglie in forma rielaborata i saggi presentati nell’ambito del Forum annuale di Rps con ESPAnet-Italia (Roma, 15-16 novembre 2010) integrando nella pubblicazione alcuni preziosi contributi, fra cui quello di Robert Castel che apre il volume. Alle analisi di scenario e di taglio più ampio della prima parte, seguono nella seconda contributi dettagliati di analisi sui fenomeni occupazionali, sociali, di riassetto istituzionale in corso nel paese. I lavori pubblicati riguardano sia i processi di riforma e «aggiustamento» dei sistemi di protezione sociale del lavoro e del reddito e quelli del welfare locale, sia alcune delle principali emergenze sociali presenti nel paese, tutte oggi esasperate dalla crisi e al contempo meno protette da una struttura delle politiche sociali, sempre più debole e residualistica. Nel fascicolo viene inoltre per la prima volta pubblicata la rubrica «Osservatorio Europa» a cura dell’European Social Observatory in collaborazione con l’Osservatorio europeo Inca. La nota, che occuperà uno spazio permanente nella rivista, è dedicata all’informazione sull’azione sociale della Ue e mira a fornire ai lettori uno strumento di conoscenza e di lavoro.
Prezzo:20.00€
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Nuovi rischi sociali e strategia europea

Nella «società degli individui». Note sulla dimensione socio-antropologica della protezione sociale

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Dopo una premessa sul cambiamento recente del significato di «riforma», termine oggi utilizzato anche dalla destra liberista per portare i propri attacchi alla protezione sociale e del lavoro, l’autore si sofferma su quella che definisce la componente socio-antropologica della protezione sociale. È grazie a questa base di risorse e di diritti, conquistati nel tempo, che l’individuo moderno si è costruito come membro effettivo di una «società di simili». Fondamentalmente per questo nell’attuale tendenza verso una «società degli individui» c’è un bisogno maggiore, e non minore, di protezione sociale. Questa a sua volta dovrebbe modificarsi, associando nuovi diritti ad ormai imprescindibili esigenze di flessibilità e di mobilità.
Tra vecchi e nuovi rischi. Come le politiche reagiscono alla modifica del contratto sociale

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I mutamenti nella famiglia e nel mercato del lavoro, nonché la globalizzazione dell’economia e dei movimenti delle persone hanno indebolito i tre pilastri su cui è stato costruito il welfare state: un lavoro sicuro, un matrimonio durevole e basato sulla divisione del lavoro, confini nazionali certi. Si parla di «nuovi rischi sociali», senza che quelli vecchi siano spariti. In questo contributo viene discusso come i vari paesi si siano attrezzati rispetto a due dei più tematizzati di questi cosiddetti nuovi rischi sociali: la necessità di conciliare responsabilità di cura e partecipazione al mercato del lavoro (con il connesso potenziale rischio di un deficit di cura) non solo in presenza di figli piccoli, ma in presenza di crescenti domande di cura da parte di anziani fragili; la de-standardizzazione dei corsi di vita a seguito dei processi di infragilimento sia dei rapporti di lavoro che dei rapporti familiari. Le differenze in termini di adeguatezza non dipendono solo dai meccanismi di path dependency, ma anche dal timing e dal contesto economico in cui i mutamenti avvengono. La situazione italiana, da questo punto di vista, appare particolarmente sfavorevole.
Europa 2020. Le politiche contro la povertà e l’esclusione nella strategia europea per il prossimo decennio

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La nuova strategia dell’Unione europea, Europa 2020, propone una risposta integrata e innovativa alle sfide economiche e sociali che la crisi economica ha evidenziato o aggravato. Proposta e adottata nel pieno dell’Anno europeo contro la povertà e l’esclusione sociale, Europa 2020 pone la riduzione della povertà e dell’esclusione come una delle priorità dell’Unione e definisce un obiettivo quantitativo da raggiungere prima della scadenza del decennio. Per sostenere e dare credibilità a questo impegno, la Commissione europea ha proposto un’iniziativa faro, la Piattaforma europea contro la povertà e l’esclusione sociale, che avrà tra i suoi compiti quello di far leva sull’innovazione sociale per trovare risposte adeguate a rischi sociali vecchi e nuovi.
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Confronti internazionali

Occupazione, consumi, debito e sistemi di relazioni industriali in Europa. Un percorso di ricerca

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Confronti recenti tra le performance occupazionali del Regno Unito e della Germania caratterizzano i due paesi nel modo seguente. Il primo ha individuato una formula che garantisce elevati livelli occupazionali grazie a un’alta spesa per consumi finanziata dal debito delle famiglie. Al contrario, il secondo è rimasto legato ad un modello basato sulle esportazioni e sui bassi consumi, che non è più in grado di creare posti di lavoro. Lo scenario cambia se questi due paesi vengono considerati in una visuale più ampia, in cui siano presenti tutti gli Stati membri dell’Unione europea e gli Stati Uniti. In questo nuovo contesto, i due diversi modelli sembrano associarsi ad un alto livello di occupazione: quello nord-europeo basato su una bassa spesa per consumi e un alto debito delle famiglie e quello dei paesi anglofoni basato su un’alta spesa per consumi e un alto debito delle famiglie. Le configurazioni di questi modelli contrastanti vanno ricercate nelle loro differenti politiche sociali e nei sistemi di relazioni industriali.
Indicatori oggettivi e soggettivi di coesione sociale. Italia e Germania nello scenario europeo

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Obiettivo dell’articolo è mettere in evidenza gli sforzi della comunità scientifica europea per costruire misurazioni significative delle diverse dimensioni della coesione sociale, con particolare attenzione per l’Italia e la Germania. Dal confronto sistematico realizzato tra paesi europei risulta come l’Italia mostri un livello di coesione più basso di quello della Germania, anche se va considerato che ambedue risultano meno coesi dei paesi scandinavi. Il tentativo di verificare le differenze nella reazione alla recente crisi economico-finanziaria sembra indicare una correlazione tra scarsa coesione e impatto negativo della crisi sull’occupazione e sulla povertà. Nella seconda parte del contributo vengono riportate analisi condotte da organismi internazionali, relative al diverso impatto della crisi sulle condizioni di vita nei paesi europei. Da ultimo, si evidenzia il peso degli investimenti nel settore terziario, e in particolare nel terziario pubblico, per una migliore reazione alla crisi. I caratteri del modello renano della «economia sociale di mercato» ne escono valorizzati per le opportunità che offrono nel contrasto degli eccessi delle logiche di mercato.
Pubblico, privato, comune. Lezioni dalla crisi mondiale

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Dopo aver messo in luce gli elementi di specificità dell’attuale crisi economica, il saggio mostra come le peculiari caratteristiche della crisi in corso reclamino un intervento dello Stato in campo economico in chiave proattiva, ovvero come guida e agente, attraverso la programmazione economica, del cambiamento strutturale del modello di sviluppo. Oltre a ciò, il saggio rimarca l’importanza che anche altre istituzioni possono pariteticamente giocare nella spiegazione della crisi e nel suo superamento: le virtù civili acquisibili dagli individui in varie modalità e il capitale sociale, inteso come insieme di relazioni sociali fiduciarie che non solo precedono il mercato e creano per tale motivo un’atmosfera favorevole agli scambi, ma anche scongiurano i suoi fallimenti dovuti ad opportunismo, asimmetrie informative, incompletezza contrattuale. Secondo l’autrice, alla pluralità di principi di regolazione dovrebbero anche corrispondere una pluralità di forme dell’economia (privata, pubblica, civile), una pluralità di forme di impresa (privata, pubblica, pubblica partecipata da privati, cooperativa, non-profit) e una pluralità di forme di beni (privati, pubblici, relazionali, comuni)
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Occupazione e capitale umano

Effetti della crisi e dinamiche occupazionali in Italia e in Europa

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L’analisi considera le ricadute occupazionali della crisi in Italia nel biennio 2008-2009, nell’ipotesi che l'idefinizione dei caratteri della domanda di lavoro, e non solo il suo livello, sia una chiave di lettura adatta per cogliere le specificità nazionali. Confrontando la dinamica occupazionale italiana con quella degli altri paesi europei emerge, come in altri paesi, la maggiore debolezza dell’occupazione non standard ma anche – caso unico nel quadro comparativo – la contrazione dell’occupazione più qualificata a fronte di un aumento di quella non qualificata. Le ricadute di questo aggiustamento sono state socialmente differenziate e selettive, penalizzando soprattutto la componente giovanile e qualificata della forza lavoro, e risultando più gravi al Sud, dove più marginale sono stati il ruolo della Cassa integrazione e la dinamica compensativa del terziario. L’assetto frammentato e poco innovativo delle imprese italiane, nel quadro di una scarsa attenzione politica e istituzionale ai contesti dell’innovazione e della competitività, possono aver promosso strategie adattive e difensive sia nelle scelte di ridimensionamento che nella definizione dei fabbisogni occupazionali.
Italia. L’occupazione femminile in tempo di crisi: nuove segmentazioni e vecchie contraddizioni

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L’articolo indaga gli andamenti del lavoro femminile a fronte della crisi economica mondiale che ha investito il paese. L’intento è porre in evidenza come, nello scenario attuale, a crescere non siano soltanto le disuguaglianze di genere, proprie delle tendenze degli ultimi quindici anni, ma anche quelle tra le stesse donne. In un contesto dove forti sono le difficoltà occupazionali, l’ineguale distribuzione delle opportunità, tanto a livello territoriale quanto a livello sociale, produce, infatti, ulteriore frammentazione. Al contempo, ad emergere è la «necessità» del lavoro delle donne per ridurre la vulnerabilità economica della famiglia, date le rilevanti implicazioni su benessere economico e spese per i figli. Nelle conclusioni, l’accento è posto sul rischio evidente di allargare la frattura tra un Nord, in possibile ripresa, e un Sud, nel quale potrebbero consolidarsi quei fenomeni regressivi che, di fatto, costringono le donne in un anacronistico ruolo di casalinghe ed escludono i giovani da percorsi di lavoro e professionalizzazione.
Considerazioni sul ruolo anticiclico delle politiche educative: teorie ed esperienze storiche

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Scopo dell’articolo è illustrare i principali meccanismi economici che possono ingenerare problemi di coordinamento e sottoaccumulazione di capitale umano durante fasi di rallentamento dell’economia dovuto a shock idiosincratici di breve periodo e/o alla necessità di una più profonda ristrutturazione del sistema economico (ad esempio in presenza di rivoluzioni tecnologiche). L’analisi di questi meccanismi è seguita dall’illustrazione di alcuni casi storici in cui politiche volte ad incentivare l’accumulazione del capitale umano abbiano favorito un corretto coordinamento tra capitale umano, capitale fisico e tecnologia o il superamento di un periodo di crisi. Infine, nella terza parte, si presentano i risultati di un’analisi condotta allo scopo di valutare come shock temporanei di reddito possano trasmettere, proprio attraverso l’intensificarsi del vincolo familiare, effetti permanenti sul livello di capitale umano.
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Ammortizzatori sociali e sostegno al reddito in Italia

Crisi economica e politiche regionali di sostegno al reddito

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La crisi del sistema produttivo ha avuto l’effetto di modificare, rafforzandolo, il ruolo delle amministrazioni regionali nella gestione delle politiche passive al lavoro. Difatti, accanto alle funzioni di governo – e di sostegno finanziario – dei cosiddetti ammortizzatori sociali in deroga assegnati alle Regioni dall’accordo Stato-Regioni del febbraio 2009, va anche preso in considerazione il fiorire di interventi integrativi e sostitutivi da ultimo messi in campo dalle stesse autonomie territoriali. Tuttavia l’intervento regionale, di rimessa rispetto a quello nazionale, diffuso a macchia di leopardo e comunque necessariamente limitato a livello territoriale, mette in luce l’intrinseco carattere potenzialmente dirompente dei più recenti sviluppi nell’area delle politiche di protezione del reddito, ove non accompagnati in modo adeguato da una forte azione perequativa di livello nazionale.
Ammortizzatori sociali in deroga: quali welfare regionali?

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L’articolo presenta i primi risultati di un’attività di ricerca e di monitoraggio in corso. Fornisce il quadro della legislazione nazionale, gli obiettivi generali legati alla predisposizione degli ammortizzatori sociali in deroga, per soffermarsi, in seguito, sulle modalità con le quali le Regioni hanno definito a livello normativo gli interventi, soprattutto in riferimento alle attività di orientamento e formazione. Avanza inoltre alcune riflessioni sugli elementi di criticità messi in luce dalle interviste realizzate con operatori dei servizi per il lavoro e con i lavoratori, inseriti nei progetti di riqualificazione e orientamento, che fruiscono dei dispositivi di sostegno al reddito. Nelle conclusioni, le evidenze emerse dall’analisi vengono poste in relazione con questioni più generali, connesse alle caratteristiche della protezione sociale del lavoro in Italia.
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Italia. Migrazioni interne processi di impoverimento e percorsi di ridefinizione del welfare

Lavoratori immigrati a Torino: fattori di vulnerabilità e processi di impoverimento

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L’articolo presenta i principali risultati di una ricerca esplorativa, condotta a Torino, sui lavoratori immigrati e sui rischi di caduta in povertà a cui sono esposti. L’indagine analizza l’impatto della congiuntura economica sulle condizioni di vita e di lavoro degli stranieri, rilevando come a Torino l’attuale crisi economica stia compromettendo quel processo di integrazione sociale che molti stranieri, da tempo nel nostro paese, avevano avviato nell’ultimo decennio, facendosi raggiungere dai familiari, acquistando casa, perseguendo obiettivi di insediamento stabile. Il quadro che traspare è contrassegnato da forti criticità: un generale peggioramento delle condizioni di lavoro, casi diffusi di perdita dell’occupazione e di ripiegamento sul lavoro nero, serie difficoltà a reperire opportunità di impiego, diminuzione delle tutele lavorative.
L’impatto della crisi sui lavoratori stranieri. Migrazioni di ritorno in Campania

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Il saggio analizza le migrazioni interne «di ritorno» al Sud degli immigrati aventi come destinazione prevalente la Campania. La regione, dopo aver svolto il duplice ruolo di area di transito e di stabilizzazione, diviene oggi meta prevalente degli immigrati licenziati in seguito alla crisi. In particolare, si approfondisce l’impatto che questi nuovi flussi interni hanno sulla coesione sociale sia nelle regioni di partenza che nel mercato del lavoro campano. Mediante interviste a testimoni privilegiati e immigrati si ricostruiscono i percorsi di skidding e di impoverimento nel quadro della crisi del modello napoletano di sopravvivenza che aveva garantito in passato forme di accoglienza, sia pure scadenti, anche agli immigrati in condizioni più precarie.
L’emergenza abitativa a Roma: traiettorie esistenziali dalla vulnerabilità all’esclusione sociale

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Malgrado l’ampio riconoscimento di cui gode il diritto alla casa, ancora oggi in molti paesi europei numerosi cittadini sperimentano condizioni di deficit abitativo, che possono attivare e determinare veri e propri processi di esclusione sociale. Questo studio, attraverso l’analisi del linguaggio peculiare delle narrazioni di un gruppo di intervistati, si propone di individuare i fattori di resilienza o propulsivi dei processi di transizione da condizioni di vulnerabilità a situazioni di esclusione sociale. L’analisi si snoda attraverso l’individuazione di termini emblematici dei punti di rottura dei percorsi biografici, con particolare riferimento ad alcuni temi fondamentali (casa, famiglia, lavoro, partecipazione a movimenti di lotta).
I sistemi di welfare territoriale. A dieci anni dalla legge 328/2000

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L’articolo si basa su ricerche qualitative ed etnografiche e su interventi di consulenza e formazione svolti in diversi distretti sovra comunali di due regioni italiane (Emilia-Romagna e Lombardia). L’analisi viene condotta utilizzando congiuntamente categorie relative alle dinamiche di welfare e riferimenti tipici degli studi organizzativi. Dopo aver introdotto i temi relativi all’applicazione della l. 328/2000 e tratteggiato i principali scenari relativi a due architetture regionali, il contributo si sofferma sulle dinamiche in corso in alcuni welfare locali, evidenziandone gli aspetti di forte ambivalenza.
La crisi come fattore di riassetto del welfare locale: il caso delle Marche

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L’articolo esamina le trasformazioni degli assetti regolativi e istituzionali del sistema delle politiche sociali a seguito della crisi economica attraverso il caso studio della Regione Marche. Muove dall’ipotesi secondo la quale contesti istituzionali meno strutturati risentono in maniera più marcata della crisi economica e tendono ad assumere scelte caratterizzate da elementi di frattura rispetto al percorso sviluppato negli ultimi dieci anni. Il cambiamento di paradigma istituzionale in atto nelle Marche suggerisce una serie di riflessioni, di respiro nazionale, sulle potenzialità e sui limiti delle esperienze di governance e di organizzazione territoriale promosse dalla 328/2000, mettendo in luce alcuni dei suoi principali limiti e potenzialità nei processi di apprendimento istituzionale realizzati a livello locale.
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Rubriche

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Il primo numero della nuova rubrica Osservatorio Europa analizza la risposta dell’Unione europea alla crisi finanziaria, economica e di bilancio che ha colpito molti paesi membri. L’attenzione, in particolare, sarà posta su quattro aspetti centrali della recente azione dell’Ue che influenzeranno il futuro delle politiche sociali nei paesi membri.
Italia. Primo Rapporto statistico sulla coesione sociale

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Il primo Rapporto sulla coesione sociale, pubblicato on-line nel dicembre 2010, da Istat, Inps e Ministero del lavoro e delle politiche sociali, consiste nella raccolta di un vasto numero di tavole statistiche, oltre 300, contenenti dati presentati in serie storiche e per lo più aggiornati al 2009. Il livello territoriale di diffusione è quello regionale e, in alcuni significativi casi, sono state predisposte tavole di confronto dell’Italia con i principali paesi europei. Le tavole sono organizzate in tre sezioni Contesti, Famiglia e coesione sociale, Spesa ed interventi per la coesione sociale.