Lavoratori immigrati a Torino: fattori di vulnerabilità e processi di impoverimento
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L’articolo presenta i principali risultati di una ricerca esplorativa, condotta a Torino, sui lavoratori immigrati e sui rischi di caduta in povertà a cui sono esposti. L’indagine analizza l’impatto della congiuntura economica sulle condizioni di vita e di lavoro degli stranieri, rilevando come a Torino l’attuale crisi economica stia compromettendo quel processo di integrazione sociale che molti stranieri, da tempo nel nostro paese, avevano avviato nell’ultimo decennio, facendosi raggiungere dai familiari, acquistando casa, perseguendo obiettivi di insediamento stabile. Il quadro che traspare è contrassegnato da forti criticità: un generale peggioramento delle condizioni di lavoro, casi diffusi di perdita dell’occupazione e di ripiegamento sul lavoro nero, serie difficoltà a reperire opportunità di impiego, diminuzione delle tutele lavorative.
L’impatto della crisi sui lavoratori stranieri. Migrazioni di ritorno in Campania
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Il saggio analizza le migrazioni interne «di ritorno» al Sud degli immigrati aventi come destinazione prevalente la Campania. La regione, dopo aver svolto il duplice ruolo di area di transito e di stabilizzazione, diviene oggi meta prevalente degli immigrati licenziati in seguito alla crisi. In particolare, si approfondisce l’impatto che questi nuovi flussi interni hanno sulla coesione sociale sia nelle regioni di partenza che nel mercato del lavoro campano. Mediante interviste a testimoni privilegiati e immigrati si ricostruiscono i percorsi di skidding e di impoverimento nel quadro della crisi del modello napoletano di sopravvivenza che aveva garantito in passato forme di accoglienza, sia pure scadenti, anche agli immigrati in condizioni più precarie.
L’emergenza abitativa a Roma: traiettorie esistenziali dalla vulnerabilità all’esclusione sociale
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Malgrado l’ampio riconoscimento di cui gode il diritto alla casa, ancora oggi in molti paesi europei numerosi cittadini sperimentano condizioni di deficit abitativo, che possono attivare e determinare veri e propri processi di esclusione sociale. Questo studio, attraverso l’analisi del linguaggio peculiare delle narrazioni di un gruppo di intervistati, si propone di individuare i fattori di resilienza o propulsivi dei processi di transizione da condizioni di vulnerabilità a situazioni di esclusione sociale. L’analisi si snoda attraverso l’individuazione di termini emblematici dei punti di rottura dei percorsi biografici, con particolare riferimento ad alcuni temi fondamentali (casa, famiglia, lavoro, partecipazione a movimenti di lotta).
I sistemi di welfare territoriale. A dieci anni dalla legge 328/2000
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L’articolo si basa su ricerche qualitative ed etnografiche e su interventi di consulenza e formazione svolti in diversi distretti sovra comunali di due regioni italiane (Emilia-Romagna e Lombardia). L’analisi viene condotta utilizzando congiuntamente categorie relative alle dinamiche di welfare e riferimenti tipici degli studi organizzativi. Dopo aver introdotto i temi relativi all’applicazione della l. 328/2000 e tratteggiato i principali scenari relativi a due architetture regionali, il contributo si sofferma sulle dinamiche in corso in alcuni welfare locali, evidenziandone gli aspetti di forte ambivalenza.
La crisi come fattore di riassetto del welfare locale: il caso delle Marche
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L’articolo esamina le trasformazioni degli assetti regolativi e istituzionali del sistema delle politiche sociali a seguito della crisi economica attraverso il caso studio della Regione Marche. Muove dall’ipotesi secondo la quale contesti istituzionali meno strutturati risentono in maniera più marcata della crisi economica e tendono ad assumere scelte caratterizzate da elementi di frattura rispetto al percorso sviluppato negli ultimi dieci anni. Il cambiamento di paradigma istituzionale in atto nelle Marche suggerisce una serie di riflessioni, di respiro nazionale, sulle potenzialità e sui limiti delle esperienze di governance e di organizzazione territoriale promosse dalla 328/2000, mettendo in luce alcuni dei suoi principali limiti e potenzialità nei processi di apprendimento istituzionale realizzati a livello locale.