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Martedì, 1 Marzo 2011 (All day) Roma

Dal seme gettato con il "Manifesto.

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Martedì, 1 Marzo 2011 (All day) Roma
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Nord e Sud del mondo

Le politiche sociali nell’era della globalizzazione

N1

2008

Gennaio - Marzo

Introduzione - La dimensione sociale della globalizzazione

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Sulla globalizzazione si sono scritti fiumi di parole, ma nonostante il suo crescente impatto sulla vita quotidiana delle persone, anche negli angoli più remoti del pianeta, fino a questi ultimissimi anni, le implicazioni sociali del fenomeno sono state relegate in una sorta di cono d’ombra. Per buona parte degli anni ottanta e novanta i riflettori sono stati costantemente puntati sul volto economico della globalizzazione: sull’interdipendenza che andava affermandosi tra le diverse parti del mondo nel commercio, negli investimenti, nella finanza e nella organizzazione della produzione. Eppure, contestualmente cresceva anche una analoga interdipendenza sociale e politica che – passo dopo passo – coinvolgeva tutti i continenti e tutti i paesi sia a livello di organizzazioni che di singoli individui.
Prezzo:20.00€
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Le riforme del welfare in Europa

Un lungo addio a Bismarck? Le riforme del welfare nell'Europa continentale

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Nel tentativo di andare oltre l’idea che il modello bismarckiano di welfare capitalism sia immobile, l’articolo analizza le traiettorie di riforma dei sistemi di welfare dell’Europa continentale. Comparando le tendenze di riforma in diversi paesi e settori, esso mostra che è possibile identificare nel corso degli ultimi 25 anni quattro fasi successive di riforma (riforme mirate a proteggere il lavoratore garantito di sesso maschile, quindi incentrate sulla ristrutturazione delle prestazioni, dei finanziamenti e modalità degli assetti della governance). L’articolo sottolinea che la traiettoria seguita da questi sistemi è fortemente determinata dalle istituzioni bismarckiane di welfare, ma che essa è stata allo stesso tempo caratterizzata da un processo di apprendimento. L’articolo conclude che le conseguenze di questi cambiamenti approfondiscono la frattura insider/outsider.
L’imperativo del developmental welfare per l’Europa

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A partire dalla fine degli anni ’70 tutti i più avanzati sistemi di welfare dell’Ue hanno riformato il mix di politiche su cui erano stati edificati i sistemi nazionali di protezione sociale dopo il 1945. La crescita della competizione globale, la ristrutturazione industriale, l’austerity di bilancio, il cambiamento delle relazioni familiari e l’invecchiamento demografico hanno messo in discussione i sistemi di welfare dell’età dell’oro. Recentemente, inoltre, le questioni nazionali relative al lavoro e al welfare si sono sempre più intrecciate con i processi di integrazione politica ed economica dell’Europa. Le numerose forze in gioco hanno generato una spinta al cambiamento politico e alla trasformazione del sistema che supera di gran lunga la nozione comune di «ridimensionamento» del welfare. Il saggio cerca di cogliere il carattere globale dell’attuale sforzo volto a rifondare l’architettura del contratto sociale post-bellico sulla base del concetto di «ricalibratura» del welfare a scopo sia euristico sia prescrittivo.
Dinamiche del welfare mix nel Sud Europa

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L’articolo esamina l’evoluzione del sistema misto pubblico-privato di welfare nei paesi del Sud Europa a partire dai primi anni ’90. La sfida delle riforme, le svolte politiche e i risultati raggiunti sono esaminati brevemente alla luce delle spinte interne e dello sviluppo dell’integrazione europea. L’analisi, che si concentra in particolare su Grecia e Spagna con l’aggiunta di dati comparativi riguardanti Portogallo e Italia, comprende i quattro campi principali della politica sociale (previdenza, sanità, assistenza sociale e mercato del lavoro/politica dell’occupazione). Nella prima parte del brano vengono descritte le principali traiettorie e riforme politiche, mentre nella seconda e nella terza parte si esaminano brevemente le tendenze relative ai finanziamenti e ai modelli di spesa, alla struttura istituzionale, alla regolazione e alla distribuzione del welfare sociale con riferimento ai processi di decentramento (e di regionalizzazione).
Osservazioni e inquietudini sulla formazione del welfare nei paesi post-comunisti

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L’articolo intende dimostrare che per il nuovo welfare state i quasi due decenni appena trascorsi di trasformazione post-comunista hanno determinato un notevole allontanamento dell’Europa centrale dal percorso seguito dagli eventi in Occidente. Oltre al costante rallentamento della crescita economica dalla fine degli anni ’90, uno sguardo ai principali indicatori di sviluppo sociale rivela l’emergere - nelle nuove strutture sociali - di spaccature profonde prima sconosciute. Si sostiene che mentre l’attesa e rapida «ristrutturazione occidentale» ha funzionato come leva principale per il passaggio al mercato, la realtà effettiva delle trasformazioni del sistema che si sono verificate dopo il 1990 ha provocato una disintegrazione ancora più visibile dei rapporti sociali quotidiani. Illustrando il caso dell’Ungheria si dimostra che le nuove riforme del welfare state hanno agevolato l’integrazione nel mercato delle persone benestanti, mentre quelle stesse riforme hanno determinato un’ulteriore emarginazione ed esclusione sociale delle persone veramente povere.
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Scenari di welfare nel mondo

Politiche sociali nell’Africa sub-Sahariana: uno sguardo retrospettivo

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Il saggio offre una retrospettiva sulle politiche sociali post-coloniali dell’Africa sub-Sahariana distinguendo due fasi diverse che riguardano sia la natura delle politiche sociali sia gli obiettivi economici e politici nella regione. Nel saggio si sostiene che le politiche sociali della fase nota come ‘nazionalista’ (1960-1980) abbiano giocato sin dall’inizio un ruolo di trasformazione intrinseco e strumentale dello Stato: il meccanismo chiave delle politiche sociali è rappresentato in questa fase principalmente da investimenti nell’istruzione e nella salute. Il punto debole è stato però il crescente autoritarismo e il fallimento della trasformazione strutturale e dinamica dell’economia. Il ridimensionamento del potere pubblico durante il periodo successivo, caratterizzato appunto da politiche di stampo neoliberista (1980-2000), ha avuto come conseguenze il disastroso fallimento del diritto all’assistenza sociale ma, soprattutto, ha aperto la strada alla crisi dilagante del rapporto tra cittadinanza e Stato nell’intera regione.
Riconsiderando il welfare developmentalism: riforme economiche e traiettorie di politica nell’East Asia

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Prima della crisi della fine degli anni ’90, lo stato sociale dei paesi dell’Asia orientale si fondava su due ordini di idee: sul welfare developmentalism, in base al quale la politica sociale viene principalmente vista come strumento di crescita economica, e sul familismo confuciano, che vedeva nella famiglia il luogo principale dell’offerta di cura. La debolezza di questo approccio è emersa drammaticamente durante la crisi economica della fine degli anni ’90. Successivamente molti paesi dell’Asia orientale hanno rafforzato ed esteso l’offerta di servizi sociali. Questo articolo esamina le traiettorie - in alcuni casi opposte - dell’evoluzione dei sistemi sociali in Asia orientale, mettendo in evidenza le modalità attraverso cui il contesto rappresentato dalle riforme economiche e la stessa dinamica politica delle riforme stanno configurando risultati in termini di assetti di welfare.
America latina: verso una nuova agenda sociale?

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In America latina i diversi processi in corso sembrano indicare l’emergere di nuove agende sociali e, più in generale, di nuove strategie di sviluppo economico e sociale. Manifestazioni di questa tendenza possono rintracciarsi da un lato nella critica crescente al cosiddetto paradigma neoliberista che ha governato la regione nell’ultimo quarto di secolo; dall’altro, in anni più recenti, nella vittoria elettorale di leader di sinistra e di centro-sinistra, che si ritiene si affidino a differenti e più progressiste alternative sociali di crescita economica e di inserimento nel sistema internazionale; infine manifestazioni in questa direzione possono essere riconosciute nelle riforme della sicurezza sociale e dell’istruzione iniziate in Cile nel 2006. Il problema centrale è se il modello di crescita che ha orientato la regione nel più recente passato stia raggiungendo il suo limite; in questo caso, quale sarà la prossima fase di sviluppo della regione? E che tipo di regolazione sociale vigerà? E ancora, nello specifico, che ruolo avranno le politiche sociali e quali saranno le differenze e i punti in comune tra i diversi modelli che sembrano emergere?
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Migrazioni e politiche sociali

Politiche dell’immigrazione del Sud Europa - Un confronto con i paesi a immigrazione «storica»

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I flussi migratori in Europa si sono andati intensificando a partire dalla metà degli anni ’90 e ciò ha portato all’elaborazione di una nuova politica a livello comunitario. Sia l’intensità dei flussi migratori, che le tipologie di migrazione, ma anche le performance dei lavoratori migranti nei mercati del lavoro nazionali e le politiche di integrazione sociale variano in modo significativo tra i paesi europei a seconda anche dei diversi modelli di welfare, delle precedenti politiche migratorie e della struttura e dinamica dei mercati del lavoro locali. L’articolo evidenzia da un lato come l’intensità e le specificità dell’immigrazione diretta nei paesi dell’Europa meridionale ci consenta di parlare di un nuovo modello migratorio in Europa e dall’altro auspica lo sviluppo del confronto volto al superamento delle divergenze nazionali e alla creazione di una politica migratoria ufficiale e di livello europeo.
Opportunità di incontro e mobilità sociale - La diversità etnica nel welfare state olandese

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Questo saggio intende indagare se e in quale misura i sistemi di welfare ostacolino o aiutino la coesione interetnica. Vengono posti all’attenzione due indicatori che derivano dalle teorie socio-psicologiche: l’incontro e la mobilità. Il primo concerne le possibilità di un contatto reale e ripetuto, mentre il secondo si riferisce all’assenza di confini tra insider e outsider. Il welfare state dei Paesi Bassi è considerato illustrativo di come è possibile analizzare la politica sociale attraverso questa lente. In entrambe le dimensioni il welfare state dei Paesi Bassi funziona in misura insufficiente. Le politiche educative, al pari delle politiche del mercato del lavoro, riducono le possibilità di incontro e di mobilità.
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Politiche sociali, cultura e cittadinanza

La cultura politica come fattore determinante per il futuro dell’«Europa sociale»

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Dalla letteratura comparativa sulla protezione sociale emerge con evidenza l’importanza delle diversità nazionali per l’analisi dei problemi e per l’individuazione delle soluzioni. In tal senso, è possibile trarre alcuni insegnamenti importanti dagli ultimi quindici anni, in cui c’è stato il tentativo di costruire un’effettiva «Europa sociale», a partire dalle iniziative dei primi anni 90. Il rigetto del Trattato costituzionale in Francia e Olanda ha però portato questo processo sull’orlo del collasso. A ben vedere il fallimento del progetto costituzionale ha radici culturali e politiche molto più profonde. In mancanza di un processo «sociale», la sostanza del discorso del coordinamento a livello europeo è rapidamente tornata ad essere quella del buon vecchio «economicismo» mainstream e, d’altra parte, una scarsa attenzione è stata dedicata alla necessità di una «migliore comunicazione». Perché l’Europa sociale possa progredire, gli europei devono comprendere che la reciproca conoscenza delle diverse culture è indispensabile; da qui si apre un programma di ricerca sul ruolo della cultura che può rivelarsi molto fruttuoso negli studi comparativi sui sistemi di welfare europei.
Dopo il neoliberismo - L’evoluzione dei regimi di welfare verso l’«investimento sociale»

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L’articolo illustra come il concetto di investimento sociale, che aveva caratterizzato il periodo neoliberista della Banca mondiale e che è insito nel discorso del capitalismo, sia stato rielaborato verso la metà degli anni novanta in modo da essere tradotto, tra l’altro, in un pacchetto di politiche e programmi mirati a combattere la povertà e aumentare il grado di sicurezza del reddito in Europa e America latina. In particolare, vengono qui descritti gli aggiustamenti di tre dimensioni dei regimi di cittadinanza in queste due regioni. Il confronto si basa sull’assunto che, pur avendo storie politiche spesso assai diverse, le Americhe e l’Europa hanno tuttavia importanti punti in comune nelle rispettive esperienze di cittadinanza sociale. A metà anni novanta, con il moltiplicarsi dei problemi sociali nell’area Ocse e nei paesi soggetti alle direttive del Washington consensus per l’aggiustamento strutturale, l’entusiasmo per il neoliberismo è scemato e le comunità di decision maker hanno iniziato a cercare delle alternative, seppure senza ritornare alle esperienze del passato.
Cultura, multiculturalismo e cittadinanza sociale

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La cultura pervade i diritti e le aspettative di cittadinanza. Gli ultimi decenni hanno visto l’aumento della diversità culturale nelle nazioni occidentali, ma la loro condizione multiculturale è stata poco riconosciuta nelle teorie sulla cittadinanza e di politica sociale. Questo articolo analizza tre argomentazioni teoriche riguardo al rapporto tra multiculturalismo e cittadinanza con l’intenzione di rendere lo studio del welfare di cittadinanza più sensibile alle tematiche sollevate dalla diversità culturale.
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Attori internazionali e policymaking sociale

Ripensando la global governance: attori economici e responsabilità sociale

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Sebbene la globalizzazione non sia una forza anonima e irresistibile, si dice o si percepisce che gli Stati-nazione stiano perdendo quote della loro autonomia di direzione delle politiche (sociali) nazionali. Teoricamente la perdita di capacità di governance potrebbe essere compensata attraverso un sistema basato su attori internazionali o transnazionali. In questo saggio ci soffermeremo in particolare sulle pratiche di accountability nella sfera politica transnazionale emergente che vadano al di là dei meccanismi di democratic accountability. Mentre la democratic accountability potrebbe essere una delle diverse forme di accountability, quali sono le altre potenziali forme e le loro origini e estensioni? Tali questioni teoriche saranno elaborate attraverso l’analisi delle attività di politica sociale delle aziende multinazionali. In tal modo questo studio si propone di integrare due diversi dibattiti accademici relativi da una parte al tema della global governance o delle politiche del sistema internazionale, legate alle relazioni internazionali e, dall’altra, alla politica sociale transnazionale inserita negli studi sulla politica sociale ed il management.
Politiche sociali di sviluppo in un mondo globalizzato

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La globalizzazione senza politiche sociali globali e nazionali che ne rendano comparabili i costi sociali e i benefici non può essere accettabile e sostenibile nel lungo periodo. L’idea di politiche sociali ampie e fondate sul diritto era fortemente presente quando fu scritta la Dichiarazione dei diritti dell’uomo delle Nazioni unite. La svolta neoliberista degli anni ’80 e ’90 mise al centro la crescita economica e il mercato e rese effettivamente marginali il governo e la politica sociale, ma il Social summit delle Nazioni unite di Copenhagen nel 1995 ha reintrodotto l’idea di «società per tutti» nell’agenda politica dello sviluppo globale. L’Oil ha avuto un ruolo strategico nella ricomposizione dello scollamento tra «economico» e «sociale», con l’introduzione dei concetti di «dimensione sociale della globalizzazione» e di «agenda per un lavoro dignitoso».