Cittadini del mondo. Questo, a nostro modo di vedere, lo status potenziale e in qualche modo inevitabile di coloro che migrano. E invece eccoci ancora lontani da questo sviluppo e tuttora costretti a vivere le contraddizioni di un paese, l’Italia, che per eredità storiche, tradizioni culturali e collocazione geografica stenta ancora a misurarsi, come le ricorrenti, tragiche e infinite cronache estive ci ricordano annualmente di dover fare, con il lato brutale della globalizzazione e il volto disumano del migrare. Un volto inaccettabile per paesi democraticamente evoluti, che ha drammaticamente contribuito all’intenzione, dichiarata negli ultimi mesi dal governo in carica, di sviluppare condizioni economiche e politiche di sostenibilità grazie a patti bilaterali con i paesi cosiddetti esportatori di manodopera e ad accordi con l’Europa.
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