Le riforme dei mercati del lavoro in Europa
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La prima parte di questo numero della rivista coglie l’occasione di un ciclo di seminari internazionali in cui le tematiche qui affrontate sono state oggetto di analisi e di discussione. Questo primo ciclo, realizzato nel corso del 2006-2007, intitolato Monitoring Labour Market Reforms (Grant Agreement vs/2005/0725), è parte di un progetto europeo coordinato dall’Agenzia per l’impiego della Regione Lombardia, realizzato dall’Istituto per la ricerca sociale (Irs), con la collaborazione del Dipartimento di studi del Lavoro e del welfare dell’Università di Milano. Il progetto europeo di studio delle riforme dei mercati del lavoro in alcuni paesi dell’Unione europea, è finalizzato all’elaborazione di parametri condivisi di osservazione e valutazione degli effetti delle riforme sul mercato del lavoro e sul sistema di welfare state.
Le recenti riforme dei mercati del lavoro europei - Uno sguardo d’insieme
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L’articolo analizza in chiave comparata l’insieme delle riforme del mercato del lavoro messe in atto dai paesi europei a partire dalla seconda metà degli anni novanta. L’analisi condotta su fonti secondarie si pone un duplice obiettivo: da un lato evidenziare quali sono state le principali aree di policy investite dalle riforme e il grado di intensità e di continuità del processo di riforma; dall’altro di verificare sia l’esistenza di strategie comuni che la congruenza delle riforme realizzate rispetto alle condizioni di partenza dei mercati nazionali del lavoro.
Le strategie di riforma e l’evoluzione verso gli obiettivi occupazionali di Lisbona vengono poi considerate alla luce dei diversi modelli di welfare regimes presenti in Europa. L’analisi comparata mette in evidenza come il processo di riforma dei mercati del lavoro dei paesi europei si sia intensificato negli ultimi dieci anni, ma anche come siano state realizzate delle riforme «leggere» e parziali, che non corrispondono a strategie comuni di riforma se non per il fatto che gli interventi rispecchiano in larga parte le indicazioni della strategia europea per l’occupazione.
La regolazione dei contratti di lavoro flessibili in Spagna: continue riforme; successi parziali
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Il saggio ricostruisce la storia delle riforme del mercato del lavoro in Spagna, orientate in particolare a combattere la quota di lavoratori temporanei, elevata e persistente in questo mercato del lavoro.
Le riforme si sono concentrate sugli aspetti normativi dell’impiego di lavoro temporaneo o sulle differenze economiche, in termini di costi di licenziamento, tra lavoratori temporanei e a tempo indeterminato, trascurando un aspetto molto importante della questione, ciò che noi interpretiamo come un processo di apprendimento da parte delle imprese legato alla semplicità del ricorso ai lavoratori
temporanei e la «path dependence», o «lock-in effect» (n.d.t. «effetto blocco»), determinato da tale processo. Nel complesso, le evidenze qui presentate tendono a convalidare l’idea che la persistenza del lavoro temporaneo in Spagna non è collegata in modo chiaro agli «alti» costi di licenziamento dei lavoratori a tempo indeterminato, né ad un grado insufficiente di applicazione di una regolazione normativa, specialmente dopo i cambiamenti introdotti nel 2006.
Dopo il miracolo: le recenti riforme del mercato del lavoro e del welfare nei Paesi Bassi
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Il saggio analizza le riforme in materia di regolazione dei salari, protezione sociale e mercato del lavoro nei Paesi Bassi, concentrandosi in particolare sui più recenti sviluppi. La tesi del saggio è che i Paesi Bassi, come gran parte dei sistemi europei di welfare, siano entrati in un’età di «riforma permanente». In particolare si evidenzia come oggi le aziende private e le relazioni contrattuali con le agenzie pubbliche abbiano acquisito un ruolo più importante nell’amministrazione della protezione sociale e nella politica del lavoro, mentre si è indebolito il ruolo delle parti sociali tradizionali. Tuttavia la maggior parte delle riforme continuano a essere negoziate con le parti sociali e la concertazione è ancora un asse portante del sistema decisionale, anche se non esente da conflitti. La conclusione cui conduce il saggio è che le riforme, per quanto marginali, se prese singolarmente hanno prodotto un importante cambiamento e una ridefinizione dell’approccio olandese alla protezione sociale e alla politica del lavoro.
Il caso italiano: dalla regolazione dei contratti alla riforma del welfare?
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L’articolo analizza le tappe del processo di riforma del mercato del lavoro alla luce delle condizioni peculiari che, nella comparazione europea, ancora contraddistinguono il caso italiano caratterizzato da evidenti forme di segmentazione. A partire dagli anni ’90 il sistema d’intervento nel mercato del lavoro inizia faticosamente a modificarsi in risposta alle sfide poste dall’Ue e dalla crescente pressione competitiva: aumenta il ruolo delle politiche attive del lavoro, si procede ad una revisione del sistema di regolazione dei contratti di lavoro e della contrattazione salariale verso una maggiore flessibilità. Contestualmente, la mancanza di una revisione complessiva dei regimi di protezione del lavoro e di sostegno del reddito contribuisce a cristallizzare le differenze di trattamento fra i lavoratori, di cui una parte ormai consistente presenta dei profili occupazionali frammentati, protezioni sociali molto basse o difficilmente utilizzabili generando effetti negativi non soltanto sul piano della giustizia sociale, ma anche sul piano dell’efficienza economica.
Francia - Riforme del mercato del lavoro e politiche contro la disoccupazione: i nuovi orientamenti
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Il saggio prende in esame le principali caratteristiche del mercato del lavoro francese e le riforme avviate a partire dai primi anni del secolo, con riferimento particolare a tre aree: flexicurity e contratti di lavoro,
indennità di disoccupazione, assistenza al reinserimento nel mercato del lavoro.
Il processo di riforma è tuttora in discussione e ad esso, dopo le recenti elezioni presidenziali e la designazione di un nuovo governo, l’agenda politica riserva ancora la priorità con due progetti: l’introduzione
per via legislativa di un contratto unico di lavoro per la fine dell’anno e l’accorpamento tra il Fondo
per la disoccupazione (Unedic) e l’Agenzia per l’impiego (Anpe).
Esiste un modello scandinavo? Un confronto sulle riforme del lavoro in Svezia e Danimarca
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L’articolo mette in relazione i tratti essenziali della regolazione del lavoro in due paesi scandinavi –
Danimarca e Svezia – soffermandosi in particolare sull’analisi degli ammortizzatori sociali, dei servizi per l’impiego, delle politiche attive del lavoro. L’obiettivo è quello di verificare se esiste un unico modello del nord-europeo, fondato sulla flexicurity, cui ricondurre entrambe le esperienze.
L’esistenza di un modello scandinavo piuttosto omogeneo sembrerebbe avvalorata dalla tendenziale
convergenza degli indicatori economici e sociali dei paesi dell’area nordica, caratterizzati da tassi di occupazione molto elevati, da una robusta crescita economica e dall’assenza di cospicue sacche di esclusione sociale. La conclusione è che i tratti di similitudine esistenti nei sistemi di regolazione del lavoro
dei due paesi non consentono di ravvisare un modello unitario.
Le riforme del mercato del lavoro e i problemi aperti: le riflessioni di un economista
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Questa nota prende in esame il tema delle riforme del mercato del lavoro e propone una valutazione delle
stesse alla luce dei problemi strutturali e degli squilibri macroeconomici che interessano le economie europee. L’agenda delle politiche viene affrontata considerando le interazioni con l’assetto istituzionale mettendone in evidenza le inefficienze in termini di effetti di sostituzione e di spiazzamento. I costi delle riforme e le difficoltà di implementazione delle politiche vengono analizzati nel quadro delle riforme in corso di attuazione. Le tendenze future e le questioni ancora aperte offrono alcuni spunti conclusivi.