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Ricercatori e studiosi sono invitati a presentare la loro proposta di contributo. La dead line per l'invio degli abstract è stata posticipata al 30 giugno 2010.[...]
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L'Europa e le Regioni

Welfare fra federalismo e ri-centralizzazione

N3

2008

Luglio - Settembre

nota del direttore

Nota dei curatori

Non è la prima volta che «Rps» dedica uno dei suoi fascicoli al welfare territoriale. Precedenti monografie hanno approfondito il processo di riassetto del welfare locale suscitato dall’entrata in vigore della legge n. 328 del 2000 e dalla successiva riforma del Titolo V della Costituzione (n. 2-05), nonché l’analisi dei difficili processi di integrazione sociosanitaria (n. 1-07).
Prezzo:20.00€
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Europa. Tra federalismo e «riaccentramento»

Dal welfare state alle welfare regions: la riconfigurazione spaziale della protezione sociale in Europa

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Nel corso dell’ultimo ventennio le unità territoriali di livello sub-nazionale hanno accresciuto il proprio ruolo e la propria rilevanza in molti ambiti della protezione sociale: dalla sanità ai servizi sociali, dalle politiche attive del lavoro all’inclusione. Questa tendenza è connessa a due macro-fattori. Il primo è di natura endogena ed è connesso alle crescenti difficoltà dei governi centrali nel gestire le politiche sociali sul piano finanziario e organizzativo, peraltro in presenza di nuovi orientamenti e movimenti neo-localistici. Il secondo fattore è l’integrazione europea, che ha progressivamente attenuato le «cinture di protezione» regolativa attorno agli stati nazionali e fornito incentivi e risorse capaci di attivare processi di «region building», in buona misura imperniati proprio sulla differenziazione territoriale delle politiche. Gli esiti di questi processi sono per ora aperti.
La dimensione territoriale delle politiche sociali in Europa: alcune riflessioni sui processi di rescaling e governance

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L’articolo ripercorre i cambiamenti nei sistemi di welfare di otto paesi europei, considerando come punto di osservazione privilegiato i processi di riorganizzazione territoriale (impliciti ed espliciti) delle politiche sociali. Tali processi hanno implicato nuove configurazioni territoriali e il coinvolgimento di attori pubblici e privati nell’organizzazione e nel finanziamento di diverse politiche sociali. L’analisi verticale e orizzontale di tali cambiamenti evidenzia una interazione notevole fra queste due dimensioni che porta ad esiti coerenti, ma specifici. Infatti, la convergenza delle tendenze di rescaling e governance, porta ad esiti legati alle caratteristiche dei modelli nazionali e locali di welfare che adattano i cambiamenti alle condizioni contestuali di riferimento.
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Europa e Italia. I processi di regionalizzazione nei sistemi sanitari

Il welfare sanitario in Europa tra decentramento e ri-accentramento

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L’articolo presenta il quadro relativo agli assetti istituzionali delle politiche sanitarie adottati in vari paesi dell’Europa occidentale. La sanità pubblica è infatti uno dei terreni principali in cui i processi di decentramento sono stati, nel tempo, più marcati e dibattuti.Lo studio mostra come non sia possibile individuare una tendenza e un timing comuni a tutti i paesi occidentali. Il tipo di modello adottato (assicurativo o basato su di un sistema sanitario nazionale), così come l’appartenenza a differenti «famiglie» di welfare (scandinava, anglosassone, continentale o mediterranea), influenzano il percorso compiuto negli ultimi decenni dai vari sistemi sanitari pubblici in termini di decentramento e, in alcuni casi, di riaccentramento.
Italia. La costruzione dei servizi sanitari regionali e la governance del sistema sanitario

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Negli anni novanta il decentramento del Ssn ha dato il via a processi di differenziazione istituzionale tra le Regioni, dai quali sono emersi tre modelli di governance del sistema sanitario. Negli ultimi anni, però, è in corso una parziale convergenza della maggior parte delle Regioni su soluzioni regolative basate sui principi di cooperazione e di integrazione tra le organizzazioni sanitarie, perseguite mediante strumenti negoziali o facendo affidamento sulla programmazione centralizzata. Questa tendenza rappresenta probabilmente una risposta al problema comune del controllo della spesa e del risanamento finanziario che, nei casi più critici, rischia di condizionare pesantemente l’autonomia regionale innescando processi di ricentralizzazione del Ssn.
Italia. Ssn e servizi sanitari regionali: disavanzi ed equità

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Il federalismo fiscale in Italia si avvicina, mentre aumenta il divario fra Nord e Sud. Nel sistema socio-sanitario il divario riguarda sia i livelli essenziali delle prestazioni che la situazione economico-finanziaria. Analizzando i risultati di esercizio degli ultimi anni e alcuni indicatori sullo stato di organizzazione dei servizi sanitari regionali, si può vedere come il disavanzo di molte Regioni non sia dovuto al sottofinanziamento, quanto piuttosto a diverse scelte di programmazione e organizzative. Nelle Regioni meno virtuose vi è un nesso strettissimo fra disavanzi e distorsioni dell’offerta. Al contrario, nelle Regioni più virtuose, i risultati di bilancio positivi si accompagnano a indicatori che segnalano una migliore organizzazione e maggiore appropriatezza. Lo conferma la vicenda dei Piani di rientro delle sei Regioni con gravi disavanzi. Si evidenzia così l’importanza della governance locale e contemporaneamente la necessità, tanto più in un paese federale, di una forte regia nazionale per garantire l’uniforme diffusione dei livelli essenziali di assistenza in tutto il paese.
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L'Italia delle Regioni

Governance regionali: modelli e stime di performance

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Negli ultimi trent’anni l’Italia ha conosciuto un processo di decentramento dei poteri di regolazione e di gestione delle politiche sociali dal livello statale a quello sub-nazionale, spesso regionale. Partire dall’analisi del welfare regionale è utile per comprendere più in generale le modalità con cui si stanno trasformando i sistemi politici e socio-economici regionali. Sistemi di welfare pubblico più territorizzati e costruiti maggiormente attorno al livello di governo sub-nazionale pongono con più rilevanza però, in un paese quale l’Italia già fortemente caratterizzato in tal senso, il problema delle differenziazioni e delle disuguaglianze territoriali. L’articolo - avviando un percorso sperimentale di analisi - considera i livelli di «performance» dei sistemi di welfare regionale provando a identificare i fattori esplicativi e a valutare il ruolo di dimensioni quali l’orientamento politico, i modelli di governance, il livello di sviluppo economico e gli aspetti socio-culturali, come ad esempio il «capitale sociale».
Governare il welfare a livello locale: una nota su politica, burocrazia e coalizione di interessi

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L’articolo presenta, da un punto di osservazione particolare, e cioè quello di un amministratore regionale, che ha però anche una lunga esperienza di ricerca scientifica nell’università italiana sui temi dei sistemi di welfare, un quadro ragionato sugli aspetti critici e nodali della produzione di politiche sociali a livello regionale. Si propone pertanto un’analisi «dall’interno» della macchina amministrativa regionale, utilizzando però strumenti di studio più tipici delle ricerche scientifiche. Vengono quindi illustrati alcuni dei principali punti inerenti al fare politiche sociali a livello regionale, attinenti ai modelli e alle filosofie di intervento, alle caratteristiche degli amministratori, al rapporto fra burocrazia e politica e fra i vari livelli di governo.
Federalismo fiscale: quale finanziamento per quali funzioni

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In questo lavoro si discute dell’attuazione del «federalismo fiscale» nel nostro paese, concentrando l’attenzione sul legame che deve esistere fra la tipologia delle funzioni, legislative e amministrative, attribuite agli enti decentrati, le modalità di finanziamento che ne permettano l’esercizio, il disegno della perequazione. Su questo argomento si confrontano visioni diverse circa la solidarietà tra cittadini, l’autonomia degli enti territoriali e la loro responsabilizzazione, dietro alle quali emerge il conflitto redistributivo fra il Nord e il Sud del paese. Prendendo ad esempio le problematiche relative alla definizione e al finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni, si mostra come i nodi principali non riguardano tanto la predisposizione di una legge delega, rispetto alla quale ci si sta orientando su principi direttivi generali, spesso aperti a interpretazioni diverse, quanto l’individuazione delle modalità effettive della sua attuazione.
Il ruolo del costo standard nella riforma federalista del welfare

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L’articolo prende in esame una delle componenti dei progetti di attuazione della riforma in senso federalista dell’ordinamento italiano: il ricorso al costo standard come criterio per sostituire, insieme al fabbisogno standard, quello della spesa storica. Partendo dalla constatazione che, pur nella differenza, tutti i disegni di attuazione dell’articolo 119 della Costituzione hanno fatto perno sulla nozione di costo standard, l’articolo intende mettere in luce la complessità sia di natura tecnica e metodologica, sia di natura politica, della messa a regime del nuovo sistema, anche ricorrendo alle esperienze - specie nel settore sanitario - che possono fornire indicazioni utili. Inoltre si intende portare l’attenzione su quanto un aspetto di natura apparentemente strumentale, come il costo standard, contribuisca in maniera determinante a definire il tipo di federalismo che sarà attuato nel paese e, con riferimento alle politiche di welfare, come esso possa costituire uno dei discrimini tra un sistema che riduca i margini di autonomia dei territori e uno che li garantisca, ma incorporando i rischi di un minore controllo dei differenziali già oggi drammaticamente esistenti.
Regionalismo all’italiana? Considerazioni a partire dalla dimensione finanziaria delle politiche sociali regionali

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Il contributo analizza attraverso la dimensione finanziaria l’attuale stato del regionalismo sociale in Italia a seguito dei profondi cambiamenti che hanno investito l’organizzazione territoriale delle competenze e funzioni. Ciò che emerge è un quadro caratterizzato da una serie di persistenze, rispetto ad alcuni tratti storici che hanno accompagnato il ruolo delle Regioni nell’ambito delle politiche sociali, ma anche alcuni segnali di cambiamento esemplificativi di una certo protagonismo regionale.
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Italia. Processi di regionalizzazione e settori di policy

Regionalizzazione e mercato del lavoro

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Nel saggio vengono prese in esame le diverse fasi di sviluppo che, nell’arco di un decennio, ha subìto la legislazione regionale in materia di mercato del lavoro. In primo luogo, è considerata la modernizzazione, prima organizzativa e poi funzionale, dei servizi all’impiego, frutto del decentramento amministrativo, realizzato, sul finire degli anni ’90, in attuazione della cosiddetta Riforma Bassanini. È tuttavia la riforma costituzionale del 2001, la quale ha attribuito alle Regioni la potestà legislativa in materia di «tutela e sicurezza del lavoro», che ha segnato, almeno per alcune di esse, il momento per un ripensamento del ruolo delle amministrazioni locali nel governo dei mercati del lavoro territoriali. Non solo si segnalano rivisitazioni, più o meno profonde, del modello organizzativo e gestionale degli anni ’90, ma soprattutto le Regioni, alla costante ricerca di settori di intervento poco praticati a livello centrale, hanno cominciato a sperimentare nuove modalità di promozione della «qualità del lavoro».
Regionalizzazione e formazione professionale

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In Italia la riforma costituzionale del titolo V del 2001 attribuisce alle Regioni/Province autonome competenze legislative in materia di istruzione e formazione professionale. Queste istituzioni territoriali si sono pertanto dotate della specifica normativa, adoperandosi in direzione della costruzione di sistemi integrati di formazione e istruzione che tengano conto delle esigenze produttive e, alcune più di altre, per l’integrazione dei diversi canali di finanziamento. A partire da questo scenario, il saggio presenta un quadro aggiornato del sistema regionale italiano di istruzione e formazione professionale soffermandosi in particolare sulle leggi regionali e i Programmi operativi regionali (Por) Fse 2007-2013 di Emilia-Romagna e Campania, in cui vengono sottoscritti accordi con le parti sociali per un uso complementare delle risorse pubbliche (nazionali e regionali) e private (fondi paritetici interprofessionali) per la formazione continua.
Regionalizzazione e politiche socio-assistenziali

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L’articolo indaga l’emergere di nuovi «spazi di cittadinanza sociale» a livello sub-nazionale in Italia con riferimento alle politiche di assistenza sociale. In questo settore, infatti, i livelli meso hanno tradizionalmente rivestito un ruolo di primo piano che, a partire dall’istituzione delle Regioni a statuto ordinario, è stato progressivamente esteso fino all’attribuzione di competenza esclusiva in materia ad opera della recente riforma del titolo V della Costituzione. Dopo aver ricostruito l’evoluzione storica delle politiche di assistenza sociale in Italia, l’articolo offre un’analisi della differenziazione raggiunta a livello regionale, in termini sia di spesa che di offerta di servizi. Il saggio si conclude avanzando alcune riflessioni sugli scenari e le prospettive che si aprono oggi nel nostro paese per il settore dell’assistenza sociale, in particolare con riferimento al processo di definizione dei livelli essenziali delle prestazioni.
Regionalizzazione e politiche per la non autosufficienza

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L’articolo si basa sulla rilettura di alcuni dei principali risultati di un’indagine condotta dall’Ires nazionale sulle caratteristiche dei sistemi locali di offerta di servizi sociali per gli anziani non autosufficienti. Pur mettendo in luce alcune buone pratiche diffuse sul territorio nazionale, lo studio - condotto nei 100 Comuni capoluogo di provincia - conferma la diffusione di servizi per la non autosufficienza ancora di stampo tradizionalistico. Si pone la questione dell’istituzione dei «Fondi per la non autosufficienza» - oggi sempre più su base regionale in aggiunta a quello nazionale - intesi come risposta propriamente «sociale» in grado di convogliare e contenere lo sforzo economico che inevitabilmente viene posto dalla nuova sfida. Il lavoro propone più in dettaglio il caso di quattro Regioni - Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Abruzzo e Sardegna.
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Rubriche

L’invenzione delle regioni: riorganizzazione politica e governo territoriale nell’Europa occidentale

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Il regionalismo è tornato alla ribalta in un momento in cui sta cambiando il significato politico, economico, culturale e sociale di spazio. La politica, l’economia e le politiche pubbliche si stanno in qualche modo de-territorializzando, ma allo stesso tempo assistiamo anche a una ri-territorializzazione. Il «nuovo regionalismo» è il prodotto di questa scomposizione e ricomposizione della cornice territoriale della vita pubblica in conseguenza dei mutamenti che riguardano lo Stato, il mercato e il contesto internazionale. I bisogni funzionali, la riorganizzazione istituzionale e la mobilitazione politica sono tutti fattori che svolgono un ruolo. Oggi il regionalismo, al pari dello Stato-nazione, deve essere inserito nel contesto del mercato internazionale e dell’Unione europea.
Welfare locale e istituzioni riflessive. Processi di attivazione in Friuli-Venezia Giulia

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A seguito dei processi di decentramento, molte Regioni italiane stanno operando come laboratori delle politiche, sviluppando approcci molto differenti in sintonia con i loro orientamenti politici. Da un lato, questo dà luogo a uno scenario delle politiche frammentato e a maggiori disuguaglianze del sistema italiano di welfare. Dall’altro lato, si aprono opportunità di sperimentare nuove strutture istituzionali e organizzative al livello regionale. Questo articolo si concentra su un programma pilota volto a promuovere e implementare pratiche innovative nei servizi sociali e sanitari in Friuli-Venezia Giulia. Sulla base del caso studio, vengono inquadrate e discusse alcune questioni collegate allo sviluppo del «welfare locale attivo» in Italia.
Manifesto del "Seminario permanente sulle politiche sociali e formative e l'empowerment del cittadino - Semper"

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Il testo che segue illustra il profilo e le finalità di un’attività di studio permanente nata da un’esperienza di ricerca sul welfare locale e nell’ambito del Dipartimento di innovazione e società (Dies) dell’Università di Roma «La Sapienza». Il gruppo di studio, coordinato da Massimo Paci, è composto da docenti, dottorati, dottorandi, studenti della stessa facoltà e non solo. Nel documento viene delineato il percorso programmatico di analisi e riflessione del gruppo che intende contribuire allo sviluppo di un’ottica specifica che legge il cambiamento in atto nelle politiche sociali e formative secondo la tendenza ad una maggiore uguaglianza ed empowerment dei cittadini e entro un sistema di welfare democratico e partecipativo. Il gruppo si è andato costituendo tra il 2003 e il 2006, a partire da un progetto di ricerca sul mutamento istituzionale a livello del welfare locale - più precisamente, sui processi di democrazia partecipativa emergenti in alcune realtà locali nella costruzione dei «piani sociali di zona» - e vede impegnati docenti, ricercatori e dottorandi nei temi delle politiche sociali e del lavoro.