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Martedì, 1 Marzo 2011 (All day) Roma

Dal seme gettato con il "Manifesto.

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Martedì, 1 Marzo 2011 (All day) Roma
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Il merito: talento impegno caso

Le ombre dell'Italia

N2

2008

Aprile - Giugno

Introduzione

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Sebbene nei fatti spesso disinvoltamente tradito dagli stessi sostenitori, il merito è ormai diventato il valore più invocato nel dibattito pubblico italiano, a prescindere dalle appartenenze politiche e di classe e dalle più complessive posizioni culturali. Ciò non stupisce, alla luce dei segnali continui di violazione che giungono dall’esperienza quotidiana, peraltro suffragati da una mole crescente di ricerche nazionali e internazionali. Diffusi sono, ad esempio, i segnali dell’influenza del contesto socio-economico in cui si nasce e si cresce sulle chance di istruzione e di carriera. Il che implica una violazione del merito sul piano sostanziale: chi ha la sfortuna di nascere e crescere in contesti svantaggiati non è posto nelle condizioni di sviluppare i propri meriti alla pari di chi la fortuna pone in contesti più avvantaggiati.
Prezzo:20.00€
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Persisistenze di disuguaglianza e violazioni del merito. Analisi comparative e il caso italiano

I bambini poveri diventano adulti poveri? Una comparazione tra paesi sulla dinamica generazionale del reddito

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Il saggio presenta una comparazione tra diversi paesi sulla mobilità generazionale del reddito ed esamina le ragioni che determinano il grado in cui nel lungo periodo il successo dei figli nel mercato del lavoro è legato a quello dei loro genitori. La misura in cui la condizione economica dei genitori è legata al successo nel mercato del lavoro dei figli in età adulta presenta variazioni molto significative nei paesi ricchi. La forza di queste associazioni non dovrebbe essere interpretata come un modo per indicare target o ricette per le politiche pubbliche. Viene messo a punto, come guida per l’intervento politico, un impianto di analisi che renda comprensibile il processo causale sottostante, e anche il concetto di pari opportunità.
Dai padri ai figli: la mobilità dei redditi in Italia

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Il lavoro fornisce una misura del grado di ereditarietà dei redditi tra le generazioni in Italia. I problemi legati all’indisponibilità di un appropriato dataset che contenga simultaneamente i redditi dei figli e dei loro genitori sono stati superati adottando un metodo a due stadi e con due campioni. L’analisi è basata sull’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane della Banca d’Italia. I risultati mostrano che il nostro paese è, tra i paesi sviluppati per i quali sono disponibili delle stime, quello con la minore mobilità intergenerazionale. Inoltre la mobilità è più bassa sulle code della distribuzione e, in particolare, per quanto riguarda l’accesso alle classi di reddito più elevate.
La trasmissione intergenerazionale dei titoli di studio nell’Unione europea

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L’incremento della mobilità sociale, ovvero l’allentamento del legame fra posizioni socio-economiche di padri e figli, viene considerato auspicabile sia sotto il profilo dell’efficienza, sia sotto quello dell’eguaglianza di opportunità. L’istruzione è generalmente ritenuta lo strumento più efficace per garantire la mobilità sociale e ridurre la persistenza intergenerazionale delle diseguaglianze nei redditi e negli status socio-economici. In realtà, si osserva ovunque una correlazione positiva (e spesso elevata) nei livelli di istruzione raggiunti da genitori e figli. In questo lavoro ci si concentra sul problema della persistenza del titolo di studio tra generazioni successive e, facendo uso dei micro-dati forniti dalla recente indagine Eu-Silc di Eurostat, si effettua una comparazione della mobilità (assoluta e relativa) nei titoli di studio fra genitori e figli nei paesi dell’Unione Europea.
Esiste uguaglianza delle opportunità in Italia?

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In questo lavoro si fornisce un metodo possibile per misurare la disuguaglianza delle opportunità e scomporre la disuguaglianza complessiva dei redditi in una componente «inaccettabile» e in una «accettabile» dal punto di vista etico. Viene anche proposta una applicazione di questo metodo alla analisi della disuguaglianza delle opportunità in Italia, che risulta essere pari a circa un terzo di quella complessiva dei redditi in Italia, con le regioni del Sud caratterizzate da un più elevato livello di disuguaglianza delle opportunità rispetto alle regioni del Nord.
Seconde generazioni di immigrati e percorsi di istruzione in Italia

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L’incremento delle «seconde generazioni» sta attenuando significativamente il profilo emergenziale che da più parti si attribuisce all’integrazione scolastica dei migranti. Le difficoltà massime, in effetti, sono circoscritte alla quota, già oggi minoritaria, dei «minori ricongiunti». Le seconde generazioni, inoltre, caratterizzandosi per alti livelli di interiorizzazione dell’istruzione come strumento di emancipazione personale e di riscatto familiare e per un orientamento verso una rapida spendibilità nel mondo del lavoro delle competenze acquisite, costituiscono una risorsa importante per il paese. Le capacità di integrazione del sistema scolastico italiano, pur negli evidenti progressi degli ultimi dieci anni, restano però inadeguate e connotate da numerose criticità. Tra i limiti più evidenti, le difficoltà di sviluppo di un’autentica educazione all’interculturalità per tutti gli studenti, di origine sia italiana che straniera.
Il ruolo dei network sociali nel mercato del lavoro italiano: evidenza e ipotesi interpretative

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Il saggio esamina l’importanza dei network sociali (reti di familiari, parenti e amici) nella ricerca di un posto di lavoro e la diffusione della trasmissione dei posti di lavoro da padre in figlio (persistenza intergenerazionale). Tali fenomeni sono dapprima analizzati da un punto di vista statistico, mettendone in rilievo l’ampia diffusione nel mercato del lavoro italiano. Nella seconda parte del lavoro si offre una rassegna della letteratura che mira a spiegare le motivazioni economiche dell’uso dei network sociali. Se da un lato i network sociali possono essere il segnale di distorsioni del mercato del lavoro e di un sistema scarsamente basato sulla meritocrazia, dall’altro possono svolgere un ruolo positivo nella trasmissione di informazioni e nella soluzione di problemi di agenzia legati alle asimmetrie informative.
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Declinando il principio del merito, fra valore e ambiguità

A difesa della meritocrazia? Concezioni alternative del ruolo del merito all’interno di una teoria della giustizia

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Promuovere la meritocrazia è uno degli obiettivi più invocati nel sentire comune in materia di giustizia distributiva. In ambito di riflessione teorica, la situazione è, però, assai diversa. Il merito è da più parti difeso, tuttavia, assai diffuse sono le posizioni critiche nei confronti della meritocrazia. Il saggio presenta e discute le principali obiezioni ed alternative alla meritocrazia sviluppabili dalla prospettiva dell’egualitarismo liberale. La posizione che si difende è una in cui il merito abbia un ruolo minore di quello riconosciuto dalla meritocrazia, pena una legittimazione degli effetti del caso, in misura incompatibile con l’uguaglianza morale alla base dell’egualitarismo liberale, ma maggiore di quello riconosciuto dalle posizioni più critiche, pena la violazione del riconoscimento dello sforzo volontario e della libertà di scelta. Più in particolare, il merito rappresenterebbe l’elemento cruciale ai fini dell’accesso alle carriere. Rappresenterebbe, altresì, un titolo valido per remunerazioni differenziate, ma solo una volta assicurata una base esigente di eguaglianza distributiva, a prescindere dai meriti.
Meritocrazia. Un’altra promessa mancata della modernità?

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Il concetto di merito attraversa tutta la storia delle scienze sociali. Segna il passaggio da criteri ascrittivi a criteri acquisitivi nell’allocazione delle posizioni sociali e stabilisce un principio di giustificazione delle diseguaglianze sociali. Numerose ricerche hanno dimostrato che il ruolo del merito nel determinare la posizione sociale delle persone è continuamente sfidato da meccanismi di riproduzione delle diseguaglianze sociali di tipo ascrittivo. Indirizzi recenti della ricerca sociale che fanno riferimento al concetto di rete e di capitale sociale aggiungono nuovi elementi di spiegazione della persistenza di meccanismi non meritocratici nell’allocazione delle posizioni sociali. Ma i valori della meritocrazia sono sfidati non soltanto sul terreno dei processi allocativi ma anche su quello dei processi strutturali.
Equità o eguaglianza? Tendenze ad auto-favorirsi di individui e gruppi

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Il saggio presenta e discute i risultati sperimentali di uno gioco dell’ultimatum in cui gli individui possono scegliere tra distribuzioni di equità o uguaglianza. Le tendenze ad auto-favorirsi sono comuni in tutte le situazioni dove il Proponente pensa di meritare più della Controparte. I criteri basati sul merito sono generalmente accettati, e chiariscono che una distribuzione equa non è così diversa da una eguale. Si nota che quando sono coinvolti gruppi differenti vi è maggiore diffidenza e antagonismo. In questo caso il criterio meritocratico diviene meno accettabile, a meno che non sia chiaro che entrambi i gruppi vi si atterranno. Questi risultati suggeriscono che nelle situazioni reali di contrattazione, i criteri meritocratici possono risultare accettabili se le regole sono trasparenti e il loro monitoraggio può essere fatto in modo aperto da entrambi i gruppi.
Genere ed eccellenza

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L’eccellenza è quell’insieme di abilità e competenze che consente a un essere umano di produrre conoscenza nuova e utile. L’eccellenza non è una variabile data in natura. Il presente articolo costruisce un modello grafico della produzione di eccellenza, ne esamina le proprietà sotto diverse assunzioni circa le diverse abilità che vengono considerate rilevanti e circa i diversi standards che possono essere usati per misurarle. Questo processo può essere distorto, cioè costruito in modo tale da selezionare prevalentemente persone di un solo sesso. Pertanto, la definizione dell’eccellenza e la sua creazione sono il risultato di fattori non solo personali ma anche interpersonali, non soggettivi ma di contesto. Il lavoro introduce inoltre un modello ausiliario della circolazione della informazione scientifica che spiega uno dei possibili meccanismi per cui le donne hanno maggiori probabilità di trovarsi fuori dalla rete di relazioni scientifiche rispetto a uomini con identiche capacità.
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Rubriche

Talento

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Negli ultimi due secoli, molti sforzi sono stati compiuti soprattutto, ma non soltanto, da biologi e psicologi per caratterizzare le differenze interindividuali di capacità o facoltà dei soggetti umani, in particolare l’intelligenza, a lungo erroneamente considerata come una funzione unitaria geneticamente determinata. Un esame pur sommario delle più importanti ricerche mostra sia un’alta frequenza di forzature, sia uno stretto legame con gli interessi socio-economici e politici tesi a legittimare le politiche di discriminazione su base di classe e/o di razza o etnia. Negli anni più recenti, ricerche più correttamente impostate e condotte hanno mostrato complesse interazioni tra fattori genetici, altri fattori biologici e vari tipi di fattori ambientali agenti in successive fasi dello sviluppo. Un’altra significativa tendenza è la progressiva rinuncia alla definizione e analisi di capacità «globali», a favore dello studio, simultaneamente psicologico e neurobiologico di specifiche funzioni.
Fairness and Freedom: The Final Report of the Equalities Review

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Equità, libertà e merito sono le tre parole chiave che si rincorrono nel rapporto conclusivo del gruppo di studio inglese «Equalities Review Panel», finalizzato a definire il quadro complessivo dell’intervento pubblico nel Regno Unito nei prossimi decenni in tema di politiche sociali. Alla base vi è una definizione di uguaglianza che si richiama esplicitamente all’approccio delle capacità di Sen: la libertà di condurre una vita appagante. Emerge una visione del merito come obiettivo da promuovere, più che come criterio di valutazione, soprattutto in società dove i risultati in termini di istruzione, occupazione e reddito dipendono fortemente dall’origine etnica e dal colore della pelle delle persone.