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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)

In un tempo in cui l’incertezza sul futuro condiziona drammaticamente l’Unione Europea la conferenza si interroga sulla sua integrazione sociale e politica.

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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)
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I lavoratori poveri

Caratteristiche, politiche, riflessi previdenziali

2

2012

Aprile - Giugno

Presentazione

Il nuovo numero di RPS dedicato ai lavoratori poveri approfondisce un tema, dai confini ampi e sfrangiati, di stringente attualità economica e sociale. Ai suoi estremi si ritrovano la progressiva perdita di riconoscimento culturale ed economico del lavoro manuale, in particolare se svolto nei settori di servizio alla persona, e la svalorizzazione di attività ad alto o medio contenuto professionale, in quanto scarsamente richieste dal nostro tessuto economico e produttivo, tanto più se svolte da giovani in condizioni di precarietà occupazionale. Il fascicolo affronta il problema da più punti di vista, innanzitutto mettendo a fuoco le dimensioni e le caratteristiche dei lavoratori poveri, in Italia in primis, e in secondo luogo descrivendo e valutando nel concreto le politiche di intervento. La prima sezione presenta cinque contributi di economisti che descrivono e analizzano proprio l’incidenza e le caratteristiche dei lavoratori poveri nel quadro dell’andamento delle retribuzioni, in chiave comparata e in Italia. La seconda e la terza sezione sono invece interamente dedicate al tema delle politiche di contrasto della povertà di chi lavora.
Prezzo:20.00€
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Presentazione

Presentazione

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Perché occuparsi dei lavoratori poveri? Si potrebbe dire che chi non ha un lavoro sia ancora più svantaggiato, in particolare in un paese come il nostro dove il sistema degli ammortizzatori sociali continua a manifestare carenze diffuse e dove sono assenti reti di protezione. Ma è difficile fare gerarchie di svantaggi, soprattutto quando si incrociano più fattori: come valutare, ad esempio, la situazione di un lavoratore povero, che seppure un po’ più abbiente di un disoccupato, guadagna il proprio reddito in condizioni di lavoro pericolose o degradate e talvolta con orari che limitano fortemente la possibilità di una vita familiare? Il numero di RPS affronta il problema da più punti di vista, innanzitutto mettendo a fuoco le dimensioni e le caratteristiche dei lavoratori poveri, in Italia in primis, e in secondo luogo descrivendo e valutando nel concreto le politiche di intervento.
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Italia e paesi Ocse. Lavoratori e pensionati poveri: economia mercato del lavoro retribuzioni

L’andamento delle retribuzioni di mercato nei paesi Ocse

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L’obiettivo del lavoro consiste nel descrivere l’andamento delle retribuzioni nei principali paesi dell’area Ocse nel corso degli ultimi decenni. Si considerano sia le dinamiche relative ai livelli dei redditi che quelle riguardanti i differenziali retributivi. Nella seconda parte del lavoro si studiano, per alcuni paesi europei, le caratteristiche dei lavoratori a basso reddito e quelle dei lavoratori che rimangono in condizioni di povertà di reddito familiare.
La «Strega Bianca» e l’elusiva diseguaglianza: le retribuzioni in Italia negli anni dell’euro

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L’articolo fornisce una lettura integrata dell’evoluzione recente delle retribuzioni in Italia attraverso l’uso di serie storiche, relative sia alle retribuzioni lorde contrattuali, sia a quelle «di fatto» (ovvero «di mercato»). Il dato saliente è rappresentato dalla stasi delle retribuzioni lorde reali, che data dall’inizio degli anni ’90. Tale quadro generale presenta comunque alcune nuances per le macro-branche dell’economia (industria, servizi privati, pubblica amministrazione). La diseguaglianza che è andata crescendo negli anni 2000 non è quella tradizionale, legata al genere, alla qualifica e anche all’età. Sono invece cresciuti i differenziali per quanto riguarda: il regimedi orario, la tipologia di contratto, il territorio. La diseguaglianza retributiva è inoltre in Italia «elusiva» sotto il profilo strutturale, dal punto di vista delle comparazioni internazionali. Infatti, la relativa elevata incidenza del lavoro indipendente, di quello irregolare e di quello nelle micro-imprese, è un elemento che tende a «tagliare le code» della curva di distribuzione delle retribuzioni nelle rappresentazioni statistiche.
I working poor in Italia: quanti sono, chi sono, quanto sono poveri

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Utilizzando i dati It-Silc per il periodo 2004-2008 questo lavoro rappresenta uno dei primi tentativi di quantificare e qualificare il fenomeno dei working poor in Italia. Si stima l’incidenza e l’intensità del fenomeno e le principali determinanti sia dell’una che dell’altra con riferimento a due tipi di lavoratori poveri: a. individui con reddito da lavoro inferiori alla soglia; b. lavoratori con reddito familiare disponibile equivalente inferiore alla soglia relativamente a tre diverse soglie di povertà: 40-50-60% del reddito mediano. Il lavoro stima una headcount ratio (conta dei poveri) di circa il 12,8% nel quinquennio 2004-2008 con reddito inferiore alla soglia del 60% del reddito mediano pari a 9000 euro lordi annui. Il poverty gap index (divario medio di povertà) stimato è invece pari al 27% della soglia stessa (intorno a 2000 euro lordi annui). A parità di ore lavorate, donne, immigrati, lavoratori a tempo determinato e giovani risultano essere gli individui a maggiore rischio di povertà. Per questi ultimi si stima come, in media, il rischio di uscire dalla povertà si abbassi sensibilmente solo intorno ai 33 anni d’età.
I primi anni di carriera: lavoro atipico, povero e a bassa accumulazione contributiva

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Le problematiche relative alla vulnerabilità dei lavoratori più giovani sono di solito valutate unicamente osservando quanti, in un determinato istante di tempo, siano disoccupati o occupati mediante contratti a termine, trascurando quindi di analizzare, da una parte, se la fragilità dei lavoratori dipenda anche da retribuzioni molto modeste, dall’altra se le situazioni di vulnerabilità persistano nel tempo o siano un aspetto transitorio. Nel presente articolo, facendo uso di una banca dati innovativa che consente per l’Italia di osservare le storie lavorative di un ampio panel di individui seguiti dal momento del loro ingresso nel mercato del lavoro fino agli anni più recenti, si indagano questi aspetti presentando risultati originali relativi alle dinamiche occupazionali e salariali che caratterizzano i primi anni di carriera, valutando in particolare le transizioni fra i diversi stati occupazionali, la frequenza dei periodi a basso salario o di disoccupazione e l’adeguatezza del montante dei contributi finora versati al sistema pensionistico pubblico.
Italia. Da lavoratori a pensionati poveri. Le misure previdenziali di protezione

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In questo contributo si intende ricostruire il quadro normativo degli interventi rivolti al sostegno dei pensionati poveri, fornire degli elementi di analisi capaci di identificare la tipologia dei pensionati poveri futuri, avanzare delle proposte di riforma degli interventi assistenziali destinati ai pensionati futuri, cioè a quelli totalmente contributivi. Dall’analisi emerge che le situazioni di sofferenza e deprivazione economica saranno concentrate tra i lavoratori che avranno accumulato a 70 anni un’anzianità contributiva minore di 30 anni. Gli interventi assistenziali potrebbero essere utilmente riformati estendendo l’istituto della contribuzione figurativa a tutti i lavoratori nei periodi di disoccupazione. Inoltre, potrebbe essere recuperato il principio di valorizzazione dei contributi versati. Quel principio, infatti, è stato completamente annullato per i pensionati poveri in seguito al sovrapporsi negli anni di interventi di natura molto diversa.
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Parola chiave

Lavoro e disuguaglianza

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La disuguaglianza che si genera nel mercato del lavoro spiega una quota molto elevata della disuguaglianza complessiva nei redditi disponibili. Partendo da questa osservazione, il saggio presenta un quadro sintetico delle caratteristiche della disuguaglianza nei redditi da lavoro, anche allo scopo di verificare, assumendo come prospettiva proprio la disuguaglianza, se il funzionamento di questo mercato sia conforme a quanto ipotizzato dai prevalenti approcci teorici oppure se ne discosti in modo non secondario, con conseguenze potenzialmente molto rilevanti per le caratteristiche e l’accettabilità della disuguaglianza oltre che per il disegno delle politiche di contrasto più efficaci.
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Lettura

A Bit Rich. Calcolare il valore reale delle professioni per la società. Un rapporto del Nef (New Economics Foundation)

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Dopo un’introduzione sull’ampiezza e lo sviluppo delle diseguaglianze retributive e una breve ricapitolazione di alcuni principi della teoria ricardiana sulla fissazione dei salari e di quella marxiana sul plusvalore, il rapporto che segue in queste pagine – e che pubblichiamo nella versione italiana da noi curata per gentile concessione degli autori e del centro di ricerche britannico Nef (New Economics Foundations) – analizza una serie di miti economici e culturali diffusi che sono alla base della legittimazione sociale di cui godono le disuguaglianze di remunerazione del lavoro. All’interno della disamina di ciascuno dei dieci miti analizzati, vengono prese in considerazione diverse professioni caratterizzate da retribuzioni e considerazione sociale assai disparati ed esemplificative dei miti di riferimento. In conclusione gli autori propongono un elenco di orientamenti e di possibili misure atte a ridurre la disparità di considerazione e le disuguaglianze di retribuzione del lavoro.
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Il fenomeno: analisi sociologiche e politiche europee

I working poor. Una rassegna degli studi sociologici

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L’articolo si propone di tracciare i contorni della questione dei working poor, mettendo a tema alcune chiavi di lettura, individuando diverse prospettive e richiamando l’attenzione su alcuni elementi importanti di analisi selezionati dalla letteratura sull’argomento. Le ricerche prese in esame mostrano la complessità e multidimensionalità del fenomeno. È la compresenza di più fattori di rischio, a livello micro e a livello macro, a generare la povertà da lavoro mediante effetti sia di tipo diretto che indiretto. L’articolo argomenta infine la rilevanza sociale e la grande attualità della tematica e invita a farne uno specifico oggetto di ricerca empirica.
Sostenere il reddito dei lavoratori poveri. Una rassegna delle principali misure utilizzate in sede Ue

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L’articolo si concentra sui cosiddetti in-work benefits, o employment-conditional benefits, ovvero misure di sostegno al reddito circoscritte ai lavoratori poveri. Si tratta di programmi tesi da un lato a ridurre la povertà dei lavoratori e/o delle loro famiglie, in particolare se con bambini, ridistribuendo risorse verso le classi a basso reddito, e dall’altro a incentivare l’occupazione. A partire dalla letteratura in materia, il contributo dapprima passa in rassegna i programmi di questo tipo adottati dai paesi europei per poi indagare le misure di sostegno al reddito promosse da Regno Unito, Irlanda, Belgio e Francia. In particolare, l’attenzione viene posta sul tipo di benefit, sui beneficiari dei programmi, sulle condizioni di eleggibilità e sulle loro principali caratteristiche.
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I lavoratori poveri. Le politiche di sostegno delle retribuzioni

Il sostegno al reddito dei lavoratori poveri: una misura auto-evidente di giustizia sociale?

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Le politiche di sostegno alle basse retribuzioni, i cosiddetti in-work benefits, hanno registrato, in questi ultimi decenni, un’ampia diffusione all’interno dei paesi Ocse, sulla scia di un consenso quasi unanime, come se fossero fondate su giustificazioni sostanzialmente auto-evidenti. L’Italia dimostra diverse carenze su questo fronte, nonostante la presenza dei lavoratori poveri nel nostro paese e i rischi correnti di un’accentuazione del fenomeno. Una valutazione delle politiche di sostegno alle basse retribuzioni appare, pertanto, utile alla presa delle decisioni future. Concentrandosi sulla valutazione dei principi di giustizia sociale che ne potrebbero essere alla base, l’articolo individua almeno tre diversi blocchi di possibili giustificazioni. Essere consapevoli della pluralità di tali giustificazioni è importante anche perché, a seconda delle scelte effettuate, diverse potrebbero essere le implicazioni per il disegno delle misure.
Il sostegno al reddito dei lavoratori poveri: uno sguardo sotto il profilo dell’efficienza

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Questo lavoro si inserisce nel filone di letteratura che studia i possibili strumenti di contrasto alla povertà. Dopo aver provveduto a tracciare le direttive degli schemi «Making work pay» (Mwp), si analizzano i tratti essenziali dell’Earned income tax credit (Eitc). Obiettivo del lavoro è chiarire come l’Eitc, rispondendo a istanze redistributive, determina delle risposte da parte degli agenti economici che incidono fortemente sull’efficienza allocativa. Il lavoro mette in luce come, in base alla teoria della tassazione ottimale, siano due i profili in chiave di efficienza che emergono maggiormente con riferimento agli effetti degli schemi Mwp. Il primo riguarda i rischi collegati alla creazione di trappole di inefficienza (inattività, disoccupazione, povertà). Il secondo, invece, concerne gli effetti contrastanti generati dall’Eitc in relazione al margine estensivo (partecipazione o meno nel mercato del lavoro) e al margine intensivo (variazione delle ore lavorate). La possibilità di poter riconciliare la dimensione redistributiva con quella dell’efficienza resta un dibattito aperto, utile a orientare l’elaborazione di politiche di sostegno al reddito ottimali.
Una revisione dell’Irpef di stimolo all’offerta di lavoro

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Esiste ampio consenso sull’opportunità di abbassare le aliquote marginali effettive Irpef gravanti sui bassi redditi da lavoro, sia per motivi redistributivi (sostegno ai redditi bassi e attenuazione delle divaricazioni crescenti della distribuzione primaria), sia per incentivare l’offerta di lavoro, stimata particolarmente reattiva per livelli bassi di reddito, in particolare per donne e residenti nel Mezzogiorno. Considerati gli stringenti vincoli di finanza pubblica, si ipotizza un moderato ridisegno delle aliquote (lieve riduzione delle prime tre e lieve aumento delle ultime due), insieme ad una decrescenza meno accentuata delle detrazioni da lavoro, compensata da un dimezzamento delle detrazioni per oneri. I risultati mostrano uno sgravio complessivo di un miliardo, con apprezzabili benefici sia per i redditi bassi e medi, sia per le aliquote marginali effettive, che scenderebbero fino a 4 punti per redditi fino a 15 mila euro annui.
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Focus

Madri e mercato del lavoro: percorsi occupazionali e crescita salariale

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Utilizzando dati panel del British Families and Children Study, l’articolo analizza i modelli occupazionali delle donne con figli e l’impatto del lavoro part-time e delle interruzioni occupazionali sui salari delle lavoratrici madri. Particolare attenzione viene prestata alla qualificazione delle madri e al confronto della relazione fra percorso occupazionale e progressione salariale per madri con alti e bassi livelli di istruzione. Le autrici verificano come le lavoratrici madri seguano una grande varietà di percorsi occupazionali. La maggior parte di loro lavora part-time, passa dall’occupazione full-time a quella part-time oppure entra ed esce dal mercato del lavoro per conciliare la maternità con il lavoro retribuito. L’analisi dimostra che vi sono penalizzazioni salariali associate alle traiettorie di lavoro interrotte e all’occupazione part-time e che queste penalizzazioni sono considerevolmente superiori per le donne più qualificate. Nell’ultima parte, l’articolo discute le implicazioni di policy che emergono da questi risultati con riferimento al recente dibattito su maternità e lavoro retribuito, progressione salariale e riduzione della povertà.
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Fuori dal tema

Le politiche attive del lavoro in Europa occidentale: concezioni e sviluppo

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L’obiettivo di questo articolo è fornire un resoconto dello sviluppo delle politiche attive del lavoro in sei paesi dell’Europa occidentale: Svezia, Danimarca, Germania, Francia, Italia e Regno Unito. L’articolo dimostra che le politiche attive del lavoro afferiscono ad un concetto molto ampio e ad un insieme vasto di interventi e non sono un’idea del tutto nuova, e che tentativi di intervenire direttamente nel funzionamento del mercato del lavoro sono stati effettuati sin dagli anni ’50. Tuttavia, la forma presa da questi interventi è cambiata nel corso del tempo. In generale, possiamo affermare che nelle questioni relative al mercato del lavoro l’adozione di politiche viene dopo il verificarsi di alcuni cambiamenti. Tuttavia, il processo di adattamento di tali politiche è generalmente lento. Inoltre, alcuni fattori di matrice politica possono accelerare o rallentare il passo del processo di reindirizzamento.
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Rubrica

Osservatorio Europa. Nota periodica di informazione sulle principali notizie relative all’azione sociale dell’Ue

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Questo numero di «Osservatorio Europa» ci offre ancora una volta l’opportunità di fare il punto della situazione sugli eventi più importanti per la dimensione sociale dell’Unione europea (Ue). Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati dalla volontà di rafforzare ulteriormente il coordinamento delle politiche economiche e di bilancio nel quadro del Secondo semestre europeo. L’ulteriore tratto significativo è stato la rinegoziazione del trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e il cammino verso un trattato internazionale tra gli Stati membri della Zona euro. Parallelamente, gli Stati membri dell’Unione stanno cercando di impostare un progetto di sviluppo che vada al di là del rigore, sottolineando l’importanza degli investimenti in favore dei giovani.