L’andamento delle retribuzioni di mercato nei paesi Ocse
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L’obiettivo del lavoro consiste nel descrivere l’andamento delle retribuzioni nei principali paesi dell’area Ocse nel corso degli ultimi decenni. Si considerano sia le dinamiche relative ai livelli dei redditi che quelle riguardanti i differenziali retributivi. Nella seconda parte del lavoro si studiano, per alcuni paesi europei, le caratteristiche dei lavoratori a basso reddito e quelle dei lavoratori che rimangono in condizioni di povertà di reddito familiare.
La «Strega Bianca» e l’elusiva diseguaglianza: le retribuzioni in Italia negli anni dell’euro
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L’articolo fornisce una lettura integrata dell’evoluzione recente delle retribuzioni in Italia attraverso l’uso di serie storiche, relative sia alle retribuzioni lorde contrattuali, sia a quelle «di fatto» (ovvero «di mercato»). Il dato saliente è rappresentato dalla stasi delle retribuzioni lorde reali, che data dall’inizio degli anni ’90. Tale
quadro generale presenta comunque alcune nuances per le macro-branche dell’economia (industria, servizi
privati, pubblica amministrazione). La diseguaglianza che è andata crescendo negli anni 2000 non è quella tradizionale, legata al genere, alla qualifica e anche all’età. Sono invece cresciuti i differenziali per quanto riguarda: il regimedi orario, la tipologia di contratto, il territorio. La diseguaglianza retributiva è inoltre in Italia «elusiva» sotto il profilo strutturale, dal punto di vista delle comparazioni internazionali. Infatti, la relativa elevata incidenza del lavoro indipendente, di quello irregolare e di quello nelle micro-imprese, è un elemento che tende a «tagliare le code» della curva di distribuzione delle retribuzioni nelle rappresentazioni statistiche.
I working poor in Italia: quanti sono, chi sono, quanto sono poveri
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Utilizzando i dati It-Silc per il periodo 2004-2008 questo lavoro rappresenta uno dei primi tentativi di quantificare e qualificare il fenomeno dei working poor in Italia. Si stima l’incidenza e l’intensità del fenomeno
e le principali determinanti sia dell’una che dell’altra con riferimento a due tipi di lavoratori poveri: a. individui con reddito da lavoro inferiori alla soglia; b. lavoratori con reddito familiare disponibile equivalente inferiore alla soglia relativamente a tre diverse soglie di povertà: 40-50-60% del reddito mediano. Il lavoro stima una
headcount ratio (conta dei poveri) di circa il 12,8% nel quinquennio 2004-2008 con reddito inferiore alla soglia
del 60% del reddito mediano pari a 9000 euro lordi annui. Il poverty gap index (divario medio di povertà)
stimato è invece pari al 27% della soglia stessa (intorno a 2000 euro lordi annui). A parità di ore lavorate,
donne, immigrati, lavoratori a tempo determinato e giovani risultano essere gli individui a maggiore rischio di povertà. Per questi ultimi si stima come, in media, il rischio di uscire dalla povertà si abbassi sensibilmente solo intorno ai 33 anni d’età.
I primi anni di carriera: lavoro atipico, povero e a bassa accumulazione contributiva
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Le problematiche relative alla vulnerabilità dei lavoratori più giovani sono di solito valutate
unicamente osservando quanti, in un determinato istante di tempo, siano disoccupati o occupati
mediante contratti a termine, trascurando quindi di analizzare, da una parte, se la fragilità
dei lavoratori dipenda anche da retribuzioni molto modeste, dall’altra se le situazioni di
vulnerabilità persistano nel tempo o siano un aspetto transitorio. Nel presente articolo, facendo
uso di una banca dati innovativa che consente per l’Italia di osservare le storie lavorative di un ampio
panel di individui seguiti dal momento del loro ingresso nel mercato del lavoro fino
agli anni più recenti, si indagano questi aspetti presentando risultati originali relativi alle dinamiche
occupazionali e salariali che caratterizzano i primi anni di carriera, valutando in particolare
le transizioni fra i diversi stati occupazionali, la frequenza dei periodi a basso salario
o di disoccupazione e l’adeguatezza del montante dei contributi finora versati al sistema
pensionistico pubblico.
Italia. Da lavoratori a pensionati poveri. Le misure previdenziali di protezione
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In questo contributo si intende ricostruire il quadro normativo degli interventi rivolti al sostegno
dei pensionati poveri, fornire degli elementi di analisi capaci di identificare la tipologia dei pensionati poveri futuri, avanzare delle proposte di riforma degli interventi assistenziali destinati ai pensionati futuri, cioè a quelli totalmente contributivi. Dall’analisi emerge che le situazioni di sofferenza e deprivazione economica
saranno concentrate tra i lavoratori che avranno accumulato a 70 anni un’anzianità contributiva minore di 30 anni. Gli interventi assistenziali potrebbero essere utilmente riformati estendendo l’istituto
della contribuzione figurativa a tutti i lavoratori nei periodi di disoccupazione. Inoltre, potrebbe
essere recuperato il principio di valorizzazione dei contributi versati. Quel principio, infatti,
è stato completamente annullato per i pensionati poveri in seguito al sovrapporsi negli anni di interventi
di natura molto diversa.