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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)

In un tempo in cui l’incertezza sul futuro condiziona drammaticamente l’Unione Europea la conferenza si interroga sulla sua integrazione sociale e politica.

[...]

19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)
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I dirittti alla prova dell'immigrazione

Criteri e definizioni della cittadinanza

2

2010

Aprile - Giugno

nota del direttore

Nota del Direttore

Il fascicolo è dedicato al tema dell’immigrazione. Il fenomeno migratorio è tuttavia non tanto trattato descrivendone consistenza e profili, quanto illuminando alcuni tratti relativi ai criteri e alle modalità di definizione e regolazione della cittadinanza straniera nei paesi di accoglienza. Esso, vuole dare un contributo nel mettere a fuoco la variabilità e relativa contingenza dei criteri regolatori adottati nei vari paesi e in particolare in Italia. Se infatti in precedenza la questione migratoria è sembrata alle istituzioni largamente gestibile sui piani del lavoro e del welfare (occupazionale e/o assistenziale), dell’immigrato come forza lavoro o dell’immigrato come soggetto bisognoso, la fase attuale sembra piuttosto contrassegnata dall’istanza omessa della cittadinanza, vale a dire dalla necessità di allineamenti credibili fra diritti civili e sociali (che alcuni intendono conservare dis-allineati e anzi sempre più divaricanti), con quanto ne consegue in termini di partecipazione politica e di accesso ai servizi di welfare.
Prezzo:20.00€
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Welfare e governo dell’immigrazione

Immigrazione, multiculturalismo e welfare state

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È opinione diffusa che la sostenibilità di un sistema di welfare dipenda dalla sua capacità di raggiungere e di mantenere un livello elevato di solidarietà tra i cittadini e che questa solidarietà sia oggi erosa dai livelli crescenti di diversità etnica e razziale dovuti all’immigrazione. Se così fosse si determinerebbe un trade off tra un approccio all’immigrazione più aperto ed accogliente da una parte e il mantenimento di un solido sistema di welfare dall’altra. In questo saggio, al contrario, gli autori sostengono che la pretesa dell’esistenza di un inevitabile trade-off tra diversità e solidarietà sia prematura. L’evidenza empirica, al pari delle ricerche realizzate dagli autori, indicano che un sistema multiculturale di welfare è una prospettiva percorribile.
Italia. Il ruolo delle Regioni e il riparto delle competenze in materia di integrazione

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La riforma del titolo V della Costituzione ha profondamente modificato il riparto delle competenze tra Stato e Regioni. L’articolo esplora tale difficoltà di riparto nella materia «immigrazione», di competenza statale e tuttavia moltissime altre materie che costituiscono parte importante delle politiche di integrazione sono ormai di competenza concorrente, quando non direttamente residuale, delle Regioni. L’articolo offre anche esempi di come il conflitto venga alimentato dal mutato quadro giuridico nazionale che ha subito un vigoroso cambio in senso restrittivo dell’accesso al welfare degli stranieri. Si passa poi ad analizzare una serie di testi di legge regionale e di programmi sociali e sanitari di alcune Regioni selezionate (Puglia, Umbria), il tutto cercando di ricostruire le direttrici di alcuni modelli possibili di politiche regionali per gli immigrati. L’articolo mette in evidenza infine la nuova architettura del finanziamento delle politiche di integrazione conseguente alla entrata in scena dei fondi comunitari.
Immigrazione e bilancio pubblico in Italia

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L’impatto dell’immigrazione sulle finanze pubbliche dei paesi di destinazione è un aspetto cruciale nel dibattito sugli effetti dei flussi di persone tra paesi. In questo lavoro si raccolgono i dati amministrativi disponibili sul gettito e sulla fornitura di servizi/prestazioni agli immigrati in Italia, e si integrano tali dati con stime realizzate comunque su dati di natura amministrativa. L’esercizio incontra un limite nel fatto che le informazioni reperite non sono omogenee rispetto all’aggregato di riferimento e all’anno di competenza. Gli effetti positivi sulla finanza pubblica della presenza migratoria in Italia non appaiono trascurabili.
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Statuti della cittadinanza

Immigrazione irregolare. Definizioni, percorsi, politiche

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L’immigrazione irregolare è un fenomeno difficile da definire in modo preciso giacché dipende dalle legislazioni nazionali che a loro volta sono eterogenee e spesso ambigue. Le sue cause rimandano ad una molteplicità di fattori: le sollecitazioni dei sistemi economici e dei mercati del lavoro, comprese le famiglie in quanto datrici di lavoro; la produzione istituzionale di illegalità da parte di sistemi regolativi che innalzano i requisiti richiesti per l’ingresso legale (ricongiungimenti familiari) e per la permanenza sul territorio; a carenza delle risorse che sarebbero richieste da politiche repressive più efficaci; il «vincolo liberale» che obbliga gli Stati democratici al rispetto dei diritti umani e all’accoglienza dei rifugiati; l’azione delle lobby umanitarie; l’aggiramento delle regole il favoreggiamento degli ingressi da parte delle reti di parenti e connazionali. Si rendono pertanto necessarie, a dispetto delle retoriche, manovre di vario tipo, volte a far emergere la componente sommersa della popolazione immigrata: 23 su 27 paesi dell’Unione europea ne hanno adottate negli ultimi dieci anni, e almeno 5 milioni di persone hanno potuto regolarizzare il proprio status.
Lo status di immigrato alla luce del concetto di stratificazione civica: riflessioni sulla situazione italiana

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Nel presente articolo si espone una particolare interpretazione delle trasformazioni avvenute durante gli ultimi quarant’anni delle politiche migratorie adottate dai paesi i destinazione dei flussi migratori (e in particolare dagli Stati occidentali). Secondo questa interpretazione l’evoluzione delle politiche migratorie contemporanee avrebbe dato vita ad un processo di progressiva costruzione di un sistema di stratificazione civica. Se si adotta questa lente interpretativa, cambia il modo di osservare le istituzioni legate alle politiche migratorie, in quanto l’adozione di un tale frame analitico prmette di cogliere e assumere criticamente non solo gli aspetti di chiusura e/o di apertura delle politiche rispetto all’integrazione dei migranti nel loro complesso, ma anche gli aspetti di differenziazione e stratificazione civica dei migranti e tra i migranti. Successivamente ci si sofferma ul modello di regolazione degli accessi e di integrazione socio-giuridica dei migranti che i è affermato in Italia, mettendone in luce i suoi tratti distintivi, ma anche il suo allineamento ai modelli di integrazione socio-giuridica di tri i paesi europei e non solo.
Il diritto alla prova della migrazione. Il contributo di un’epidemiologia della cittadinanza

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Il «fenomeno migratorio» è negli ultimi anni una delle realtà più ricorrenti nella cronaca, a livello legislativo, nelle contrapposizioni politiche, nell’immaginario sociale e culturale. In questa dispersione e contraddizione di interessi la realtà concreta del «popolo di migranti» (le persone reali, le loro storie) tende a scomparire: fino a non essere i fatto riconosciuto come un «popolo trasversale» portatore di diritti umani inviolabili. La epidemiologia di cittadinanza viene proposta come strumento operativo che può ridare al popolo dei migranti una visibilità qualificata, che è presupposto di fruibilità dei diritti.
L’evoluzione delle leggi sulla cittadinanza in prospettiva globale

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In questo lavoro si esamina l’evoluzione delle leggi sulla cittadinanza nel mondo. L’analisi è basata su una banca dati da noi compilata che documenta tale evoluzione per 162 paesi nel periodo 1948-2001. Sulla base di uno studio econometrico, i nostri risultati possono essere riassunti come segue. La tradizione giuridica originaria, ovvero l’applicazione dello jus soli piuttosto che lo jus sanguinis, esercita un effetto persistente sulla legislazione corrente. La pressione dei flussi migratori tende a restringere il grado di apertura della legislazione, ovvero tende a limitare l’applicazione dello jus soli. Tra i fattori che determinano maggiore apertura troviamo invece il grado di democrazia e la stagnazione demografica.
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Essere immigrati: lavoro sindacato sfruttamento tutele

Europa e Uk. Quadri giuridici di regolazione del lavoro degli immigrati recenti

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Il saggio analizza l’impatto dell’immigrazione in Europa in generale e nel Regno Unito in particolare. Il quadro giuridico che disciplina l’occupazione dei migranti recenti è sempre più restrittivo e l’interazione tra norme sull’immigrazione e diritto del lavoro è dannosa per il benessere sociale e l’occupazione dei migranti recenti. Viene fornita una sintesi della storia delle politiche sull’immigrazione e mostra che in Europa è individuabile una politica comune per ridurre l’immigrazione, limitare i ricongiungimenti familiari e incoraggiare l’immigrazione professionale e qualificata, escludendo i lavoratori destinati a posti di lavoro non qualificati. L’articolo conclude che questa politica è contraddittoria e dannosa per il benessere delle popolazioni dell’Europa, sia locali sia migranti. Osserva, inoltre, che il lavoro è il luogo in cui è possibile apprendere lezioni di solidarietà e che l’opposizione dei lavoratori ad una visione dell’Europa le cui frontiere esterne sono chiuse più che mai è la chiave per formulare nuove idee di solidarietà e di resistenza.
Italia. La lunga marcia nel sindacato. Dall’iscrizione come immigrati alla partecipazione come lavoratori

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In Italia i lavoratori immigrati iscritti ai sindacati sono oggi un milione circa. In proposito diversi studiosi e osservatori europei hanno parlato di peculiarità italiana dovuta all’impegno particolare delle strutture confederali di servizio nel supportare e accompagnare gli immigrati nei percorsi d’inserimento in un contesto sociale, amministrativo e politico nel quale risulta spesso difficile anche esercitare i diritti loro formalmente riconosciuti. Nell’articolo si mette in evidenza come proprio tale successo, in un quadro di cambiamenti profondi degli assetti del mercato del lavoro e della struttura dell’occupazione, oggi ponga all’ordine del giorno del sindacato, con particolare urgenza, il problema di corrispondere alla crescente richiesta di partecipazione che emerge dalla componente immigrata dei lavoratori italiani.
Italia. Analizzare Rosarno

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Questo saggio analizza gli avvenimenti di Rosarno nell’ottica di individuare motivi e radici delle problematiche alla base della rivolta dei lavoratori immigrati. Il nucleo fondamentale di tali questioni è costituito dal grave sfruttamento lavorativo e dal forte isolamento sociale in cui vivevano questi operai agricoli. Si rileva però che le loro condizioni di vita e di salario si presentavano del tutto simili a quelle dei lavoratori agricoli immigrati delle altre aree del Mezzogiorno. Per evitare che fatti simili si ripetano altrove, è bene che le istituzioni prendano in carico le condizioni dei lavoratori immigrati in agricoltura, soprattutto se stagionali.
Italia. Assistenza agli anziani: diritti e pratiche di negoziazione informale

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L’articolo analizza le pratiche di negoziazione informale che le assistenti agli anziani mettono in atto nella quotidiana interazione con gli attori dell’«organizzazione familiare» presso cui svolgono il proprio lavoro. L’analisi prova a decostruire l’assunto, spesso aprioristicamente dato, che dalla «familiarizzazione» del rapporto lavorativo si originino esclusivamente forme di asservimento e sfruttamento. Osservando le strategie di rivendicazione e negoziazione intradomestica messe in atto dalle lavoratrici straniere è invece possibile osservare pratiche di rimodellizzazione di potere, diritti e libertà, restituendo alle lavoratrici una agency troppo spesso negata.
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Italia. Integrazione dei migranti: casi di policy

Immigrazione e sanità. I servizi sanitari per gli immigrati irregolari in Lombardia

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La normativa italiana è estremamente innovativa e tutelante per quanto concerne la protezione della salute degli immigrati sia regolari che irregolari. Tuttavia tale normativa non viene recepita e applicata in modo uniforme sul territorio. Il rafforzamento del livello meso, regionale, in termini di autonomia e competenze ha, infatti, favorito una differenziazione gestionale e organizzativa dei servizi sanitari. Con riferimento all’offerta di servizi per gli stranieri irregolari il caso lombardo, qui analizzato, evidenzia quanto l’autonomia regionale possa sfociare in un coinvolgimento diretto solo marginale, mentre l’erogazione delle prestazioni viene affidata al privato sociale. Attraverso la ricostruzione delle principali tappe normative e attraverso l’analisi di due associazioni che offrono servizi e prestazioni sanitarie agli stranieri irregolari verranno messi in luce i traguardi più significativi in materia di tutela della salute per questo gruppo sociale e al contempo i tratti distintivi del modello lombardo.
Scuola. L’impatto degli alunni stranieri sui limiti del sistema italiano

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La crescita della presenza di alunni di origine immigrata costituisce senza dubbio il fenomeno più rilevante che negli ultimi anni ha interessato il sistema scolastico italiano. Una recente indagine realizzata dal Censis per conto del Cnel, in relazione alla scuola primaria e alla secondaria di I grado ha inteso far emergere i problemi che scuole e famiglie si trovano ad affrontare, le possibili soluzioni praticate o praticabili, i nodi da sciogliere. Essa richiama alla necessità di un ripensamento complessivo delle politiche scolastiche, in modo da individuare priorità e centri di costo e da garantire un innalzamento complessivo della qualità dell’insegnamento e una modernizzazione che non sembrano più prorogabili. Nello specifico, sembrano essere tre le dimensioni di intervento su cui articolare una proposta efficace e di più ampio respiro: la dimensione pedagogico-didattica e culturale, la dimensione relazionale e la dimensione organizzativo-gestionale.
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Migrazioni femminili

Migrazioni femminili, transnazionalismo, reti

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Partendo dalla ricostruzione dei flussi migratori femminili verso l’Europa, l’articolo affronta il tema, relativamente poco studiato, del ruolo attivo delle donne migranti nei processi di mobilità, di integrazione e di mantenimento dei legami con il paese di provenienza. Vengono presentati i risultati di una ricerca empirica che analizza gli effetti dell’esperienza migratoria e i cambiamenti sperimentati dalle donne migranti dal Marocco nella sfera delle reti sociali, del mercato del lavoro e dei rapporti familiari. Viene affrontato anche il tema del ruolo delle donne migranti come potenziali agenti di sviluppo delle comunità di origine, non solo riguardo all’impatto delle rimesse economiche, ma anche dal punto di vista della trasmissione di capitale sociale e del rafforzamento di una cultura transnazionale.
L’altra faccia delle migrazioni: il care drain nei paesi di origine

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L’articolo propone una lettura delle migrazioni, specie di quelle legate al lavoro femminile di cura, incentrata su un aspetto fondamentale per le politiche sociali, ma relativamente trascurato: il care drain o «drenaggio di risorse di cura», e più in generale gli effetti sociali dell’emigrazione sul tessuto familiare e comunitario dei paesi d’origine. Dopo aver discusso le principali sfaccettature del rapporto welfare-migrazione nell’ottica delle società di provenienza, si propongono alcune osservazioni sulle potenzialità e i limiti delle politiche di contrasto del care drain, e sugli effetti ambivalenti della migrazione per il welfare, tra protezione sociale e creazione di nuovi bisogni e disuguaglianze.
Nuove schiavitù: il caso della tratta

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La tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento è una forma di schiavitù oggi in crescita in quanto legata alla globalizzazione. Le forme più diffuse sono la tratta a scopo di sfruttamento del lavoro e soprattutto la tratta di donne e minori a scopo di sfruttamento sessuale. Il saggio illustra i termini essenziali della definizione internazionale di tratta. Esamina poi i caratteri della tratta di donne per il mercato del sesso in Italia e le sue principali cause. Si sofferma infine sulla carente tutela dei diritti delle vittime in Europa e in Italia, suggerendo che per una efficace tutela e per il contrasto del fenomeno sarebbero necessarie politiche migratorie meno restrittive e più accoglienti e politiche rispettose dei diritti delle prostitute.
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Fuori dal tema

Azione sindacale e ruolo del patronato nella tutela individuale

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Nella sezione ‘Speciale Inca’, aperta da questo breve scritto si ripercorrono le ragioni fondamentali che postulano l’esigenza di un rinnovato rapporto fra il sistema delle tutele collettive e quello delle tutele individuali; quest’ultimo eminentemente espresso in Italia dal patronato sindacale. Un ruolo e una funzione di tutela rispetto a cui il patronato si pone come soggetto qualificato per la percezione dei bisogni sociali, che possono così costituire oggetto più riconosciuto e chiaro delle rivendicazioni e del negoziato sociale del sindacato. La nota costituisce in effetti anche di un’introduzione ai saggi che seguono nella sezione, volti a contribuire all’analisi del ruolo del patronato in Italia. Un ruolo che è anche di lettura dei bisogni sociali, come ormai riconosciuto in Italia dalla recente norma di riforma dei patronati e che, nel corrispondere al processo di individualizzazione del lavoro e del welfare da lungo tempo in corso, opportunamente integra le carenze «comparative» del nostro sistema di protezione sociale.
La normativa italiana sulla tutela individuale: il ruolo dei patronati come strumento di tutela e promozione dei diritti

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L’articolo ripercorre gli sviluppi della riforma del ruolo dei patronati, culminata con l’approvazione della legge 152/2001 che dà a questi enti una originale centralità rispetto alla tutela e promozione dei diritti sociali all’interno delle logiche di evoluzione del welfare state. Il testo legislativo rappresenta l’esito di una lunga,riflessione relativa alla natura e funzione dei patronati, all’esclusività del loro ruolo, alle caratteristiche e requisiti degli organismi promotori, alla definizione delle nuove funzioni da aggiungere a quelle tradizionali. Si sottolinea, infatti, come la legge 152 assegni ai patronati un importante ruolo di segretariato sociale.
Welfare e individualizzazione. Dimensioni e processi

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In questo articolo si mettono in luce le diverse dimensioni e i diversi significati che il concetto di individualizzazione ha assunto e va assumendo nel dibattito sulle trasformazioni del welfare. Dall’individualizzazione come processo riguardante la natura dei nuovi rischi sociali, si arriva a inquadrare il fenomeno come fattore di mutamento più generale delle società contemporanee, nelle duplici e ambivalenti interpretazioni che se ne possano ricavare. Ovvero come progressiva perdita delle certezze e regressione individualistica, ma anche come possibilità di affrancamento da parte di individui più soli rispetto al passato ma al tempo stesso più liberi di autodeterminarsi. Nella prospettiva di realizzazione dell’individuo nell’accezione seniana di libertà di conseguire vengono tematizzate e analizzate varie politiche sociali e del lavoro che riguardano la promozione dell’empowerment, inteso come promozione delle capacità individuali nell’accesso e fruizione delle politiche, nel rapporto con le istituzioni e altresì al suo culmine come processo teso a promuovere la partecipazione consapevole, singola o associata, al policy making.
Tutela individuale. Azione sindacale e ruolo del patronato: un confronto europeo

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L’articolo illustra e riassume i primi risultati di una ricerca comparativa sull’azione sindacale di tutela individuale in Italia e in Europa, promossa dall’Inca-Cgil in vista del XVI Congresso generale della Cgil. Vengono esaminati cinque paesi europei: Belgio, Francia, Germania, Regno Unito e Svezia. Punto di partenza di tutta la comparazione è il patronato sindacale italiano, la cui azione non ha corrispettivi immediati in nessun altro paese. Prendendo in prestito una terminologia consolidata tra gli studiosi dei regimi di welfare, l’autore mette in evidenza la connotazione universalistica dei servizi dei patronati italiani e quella selettiva, di tipo occupazionale, dei sindacati degli altri paesi. La comparazione fa emergere in ciascun paese una diversa «mappa della tutela individuale», che assume valore se letta in relazione ai connotati specifici del proprio sistema culturale, giuridico e sociale.
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Rubriche

Diritti e i doveri della cittadinanza esterna

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Quali sono i diritti e i doveri dei cittadini che vivono fuori dal loro paese? La teoria politica finora si è concentrata sull’accesso degli immigrati alla cittadinanza nei paesi di insediamento e si è occupata poco delle loro relazioni con i paesi d’origine. La cittadinanza esterna è, tuttavia, di crescente importanza per un gran numero di migranti, nonché per i paesi di provenienza, molti dei quali hanno cambiato radicalmente il proprio atteggiamento verso gli espatriati. Ho proposto il criterio degli stakeholders, dei «portatori di interessi», per definire coloro che dovrebbero poter richiedere lo status e i diritti della cittadinanza esterna. In questo articolo si riassume in che modo questo ragionamento si riferisca all’acquisizione e alla perdita della cittadinanza al di fuori del territorio di uno Stato, al diritto al ritorno, al diritto di voto all’estero, e ai doveri connessi alla cittadinanza, al servizio militare, al pagamento alle tasse e all’obbligo di voto.
Concerned Citizens of Europe

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