L’autore fornisce un’attenta e appassionata analisi della genesi, delle caratteristiche e delle condizioni
che definiscono il precariato come prodotto del liberismo economico e della globalizzazione. La vastità
e varietà delle figure sociali che vi sono coinvolte – fra cui spiccano i milioni di giovani istruiti e frustrati
che non amano il loro futuro – condividono tratti comuni di insicurezza e frammentarietà esistenziale, alienazione professionale, impiego forzoso e dequalificazione del proprio tempo.
La condizione di precario può essere assimilata a quella di denizen, di un individuo non titolare di piena
cittadinanza e a cui vengono riconosciuti scarsi diritti.
Le forme di diseguaglianza
che affliggono il precariato
sono di tipo strutturale
e non derivano da demerito
o da pigrizia. Piuttosto possono
condurre verso forme di disaffezione
per la politica, quando non verso
derive populistiche o neo-fasciste.
Anche per questo una politica
responsabile dovrebbe farsi carico
delle esigenze e aspirazioni
di quanti ne affollano le fila.
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