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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)

In un tempo in cui l’incertezza sul futuro condiziona drammaticamente l’Unione Europea la conferenza si interroga sulla sua integrazione sociale e politica.

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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)
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Giovani senza

Analisi sui limiti e gli squilibri generazionali del lavoro, del welfare, dei servizi

3

2011

Luglio - Settembre

Presentazione

In un tempo segnato dalla crisi economica e finanziaria globale, la questione giovanile rappresenta una sfida incalzante per i governi di tutti i paesi occidentali. Il fascicolo approfondisce i principali temi all’ordine del giorno nella condizione giovanile europea e italiana, fornendo spaccati del mercato del lavoro, della fuga dei cervelli, dell’inattività che caratterizza l’intervallo fra fine degli studi e inizio del lavoro, delle logiche alla base delle recenti riforme della scuola e dell’Università. E in molte analisi risalta la drammaticità della situazione meridionale e su tutte campeggia la condizione caratterizzata dal precariato, cui è dedicata la “parola chiave” (Standing). Viene dunque illustrata la proposta di una pensione contributiva di garanzia per fronteggiare il rischio delle insufficienti rendite pensionistiche dei giovani oggi occupati in attività discontinue. Dopo i contributi dedicati agli squilibri e alle politiche occupazionali e sociali di molti paesi europei, si analizzano le condizioni di lavoro spesso gravose e rischiose dei giovani occupati, i processi di transizione scuola-lavoro, la presenza e il ruolo dei servizi nell’occupazione delle madri.
Prezzo:20.00€
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Fermo Italia

I giovani e il mercato del lavoro in Italia

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Il fenomeno della difficile inclusione dei giovani nel mercato del lavoro appare in Italia molto più marcato rispetto agli altri paesi. La lunga transizione scuola-lavoro si accompagna a bassi tassi di occupazione, elevata disoccupazione, una concentrazione crescente in lavori insicuri, con rischio di intrappolamento nella precarietà. Le riforme adottate negli ultimi decenni hanno aumentato il grado di flessibilità del mercato del lavoro soprattutto liberalizzando i contratti a termine, al fine di favorire l’inclusione nell’occupazione dei giovani. Ciò ha portato a una accentuazione della segmentazione con la concentrazione dei giovani nei lavori insicuri. L’elevata disoccupazione giovanile si è ridotta fino agli anni pre-crisi, ma al costo di una accresciuta precarietà. L’impatto della crisi sui giovani è stato drammatico, proprio per l’elevata incidenza di lavori a termine. Il deterioramento del quadro occupazionale ha eroso i deboli progressi registrati nel periodo precrisi, accentuando le criticità esistenti.
Giovani talenti che lasciano l’Italia: fonti, dati e politiche di un fenomeno complesso

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L’attenzione pubblica nei confronti del brain drain, fenomeno noto in Italia come «fuga di cervelli», è cresciuta molto negli ultimi anni. Alla base dei flussi di giovani qualificati c’è anche la crescente competizione internazionale per coltivare e attrarre i talenti migliori, il cui valore è considerato uno degli elementi chiave dello sviluppo delle economie avanzate in questo secolo. Una competizione che vede il nostro paese in forte difficoltà. In questo contributo proponiamo una lettura del fenomeno a partire dalla letteratura scientifica e prendendo in esame alcuni dati nazionali e internazionali, evidenziando inoltre gli aspetti più critici delle fonti informative a disposizione. Sviluppiamo, infine, alcune riflessioni sui costi e sulle implicazioni potenzialmente positive del fenomeno.
I Neet. Disparità territoriali e il difficile ingresso dei giovani italiani nel mercato del lavoro

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L’articolo descrive e analizza il preoccupante fenomeno dei giovani che non sono impegnati né in istruzione né in attività lavorative (secondo l’ormai noto acronimo, i Neet, Not in education, employment or training) e, più in generale, il problema relativo alla grande difficoltà di accesso dei giovani al mercato del lavoro, sulla base dei dati della Rilevazione sulle forze di lavoro Istat e dell’indagine Istat ad hoc Ingresso dei giovani nel mercato del lavoro 2009, concordata in sede comunitaria. L’analisi proposta evidenzia come significative differenze territoriali nella partecipazione dei giovani al mercato del lavoro si generino già nel momento di uscita dal sistema di istruzione e come la forte vulnerabilità economica e sociale dei giovani in particolare meridionali renda necessaria la creazione di sbocchi di lavoro idonei, pena la perdita di intere coorti di giovani che, nonostante le loro aumentate competenze, rischiano di rimanere definitivamente al di fuori del mercato del lavoro.
Le recenti riforme scolastiche e dell’università in Italia: uno sguardo critico

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Il saggio riprende criticamente le recenti riforme della scuola secondaria e dell’Università, anche alla luce della manovra finanziaria di luglio. La sensazione che si ha leggendo nei dettagli le suddette riforme è che il criterio contabile sia prevalso sui presunti criteri di miglioramento della qualità e dell’efficienza. Ciò che indubbiamente resta è la scarsità di fondi sia per la scuola che per l’Università, con organici sempre più anziani, non motivati e mal pagati. Il processo di formazione è il motore di sviluppo di una collettività e al tempo stesso un formidabile promotore di mobilità sociale se correttamente progettato e amministrato. Non sembra che le recenti riforme vadano in questo senso.
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Confronti europei

Giovani e lavoro, tra disuguaglianza e ricerca di senso

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Anche se con livelli diversi di gravità nei diversi regimi istituzionali e di welfare, la segmentazione generazionale dei mercati del lavoro europei – adulti e anziani in lavori a tempo indeterminato e giovani in occupazioni instabili e malpagate – non solo ha ormai assunto caratteristiche strutturali ma rivela una origine chiaramente imputabile alle politiche: se non sbagliate, per lo meno incomplete. Per ragioni non del tutto spiegate – ma che per il caso italiano potrebbero dipendere dal ruolo di ammortizzatore sociale esercitato dalle famiglie – finora questa disuguaglianza non ha dato luogo ad un vero e proprio conflitto intergenerazionale, anche se non mancano segnali del possibile crescere di qualche movimento di protesta. Sembra tuttavia improbabile che la conquista della pensione e del posto fisso possano costituire la posta in gioco di tale conflitto: nelle società occidentali, infatti, i più giovani hanno maturato un nuovo ethos del lavoro e le aspettative di cambiamento della «generazione Y» coinvolgono l’intero rapporto tra il lavoro e la vita e modi radicalmente nuovi di lavorare.
Diventare adulti in Europa. L’impronta delle società nazionali sui percorsi di emancipazione giovanile

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L’articolo illustra l’esistenza di diverse costruzioni sociali della giovinezza e ne analizza i principali fondamenti politici, economici e culturali attraverso il confronto su base statistica e qualitativa tra i percorsi familiari e professionali dei giovani adulti in Danimarca, nel Regno Unito, in Francia e in Spagna. L’analisi evidenzia la profondità dell’impronta sociale su questa fase del corso di vita, differenziando le traiettorie e le esperienze associate all’ingresso nella vita adulta: in funzione delle modalità di intervento dello Stato, dei sistemi educativi e delle norme familiari che le caratterizzano, queste società tendono a istituzionalizzare diverse forme di passaggio all’età adulta e a generare esperienze specifiche di questo percorso.
La povertà tra i giovani europei. Fattori di rischio, persistenza, correttivi

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Lo studio analizza i fattori associati alla persistenza di povertà fra i giovani in undici paesi europei. Oltre alle condizioni che spiegano normalmente la povertà e la sua persistenza (avere un basso livello di istruzione, vivere senza un partner, uscire dalla famiglia d’origine ed essere senza lavoro), emerge l’importanza del sistema di welfare nello smussare i principali fattori di rischio cui i giovani sono esposti nel processo di transizione allo stato adulto. Si evidenzia come per i giovani europei l’uscita dalla famiglia d’origine sia uno dei principali fattori di rischio, mentre la maggiore probabilità di sperimentare la povertà persistente da parte delle donne sia dovuta principalmente a variabili di contesto e in particolare all’ineguaglianzadi opportunità.
I giovani adulti spagnoli tra lavoro e famiglia. Conciliazione ed emancipazione in prospettiva comparata e di genere

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Lavorare e formare una famiglia è una questione problematica per gli spagnoli, in modo particolare per la popolazione «giovane-adulta» con un’età compresa tra 20 e 29 anni. Negli ultimi anni si sono accentuate le difficoltà di emancipazione e di conciliazione per i ragazzi e le ragazze di questa coorte a causa dell’instabilità economica, della precarietà del lavoro e del deficit di politiche sociali efficaci a favore dei nuovi nuclei familiari che essi compongono. In questo scenario le strategie adottate per rendere compatibili gli impegni professionali con la cura dei figli riproducono le differenze di genere esistenti. Tale dinamica, a sua volta, rafforza il familismo come struttura socioculturale e istituzionale basata sulla scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e su una loro maggiore prerogativa nell’ambito casalingo e riproduttivo.
Studenti universitari in transizione all’età adulta. Una comparazione tra Italia e Inghilterra

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L’articolo analizza il tema dell’eguaglianza dell’esperienza universitaria, soffermandosi sulle implicazioni dell’utilizzo dei vari mix di risorse di welfare (provenienti da stato, famiglia e mercato del lavoro) nei livelli di dipendenza e stratificazione dei giovani studenti universitari italiani e inglesi. Nel secondo paragrafo si esplorano (tramite i dati Eurostudent e i dati nazionali) similarità e differenze nelle politiche di supporto in Italia e in Inghilterra e gli effetti delle stesse sulla transizione all’età adulta dei giovani studenti. Nel terzo paragrafo, si analizza l’impatto delle riforme del 2010 nei due paesi, mettendo in luce, pur nel perdurare di differenze sostanziali, i recenti meccanismi di ibridazione tra il sistema inglese e italiano, a causa di un ruolo crescente delle risorse familiari. L’impatto di tali fenomeni verrà analizzato alla luce della salienza di concetti di «meritocrazia» e «mobilità sociale» nei dibattiti nazionali.
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Ricerche

Le condizioni di lavoro dei giovani in Italia: criticità e fattori di rischio

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L’articolo approfondisce le condizioni di lavoro dei giovani in Italia adottando una prospettiva d’analisi che considera la questione generazionale sia nella sua specificità che in relazione ai più ampi cambiamenti dei processi produttivi e sociali che riguardano tutto il mondo del lavoro. Sono presentati i risultati di una recente ricerca sulle criticità e i principali fattori di rischio del lavoro dei giovani, per comprendere le ragioni del loro malessere fisico e psicologico e del loro elevato tasso infortunistico. La frammentazione delle filiere produttive, la centralizzazione dei poteri decisionali e l’individualizzazione del rischio, che caratterizzano i sistemi produttivi a livello nazionale e internazionale, penalizzano soprattutto i soggetti più deboli, a partire dalle nuove generazioni che entrano in un mondo del lavoro caratterizzato da una progressiva erosione dei diritti e delle tutele, stretti tra la disoccupazione e la scarsa qualità delle opportunità occupazionali, mentre si riduce il potere di negoziazione individuale e collettivo.
La riforma dell’apprendistato in Italia: risultati di ricerca e spunti di riflessione

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Nell’articolo vengono illustrate le transizioni scuola-formazione lavoro dei giovani con una qualifica professionale, alla luce del processo in corso di ridisegno del sistema di istruzione e formazione secondaria. sulla base delle informazioni anagrafiche ottenute attraverso l’adozione in via sperimentale di un sistema interregionale di monitoraggio e valutazione degli esiti post-qualifica, l’analisi riguarderà il posizionamento occupazionale dei giovani che hanno concluso un percorso di formazione professionale per l’assolvimento del diritto-dovere. In particolare verrà approfondito l’utilizzo dell’apprendistato come strumento di ingresso nel mondo del lavoro e saranno esaminati alcuni fattori che, insieme all’intervento educativo, concorrono ad esiti più o meno di successo nelle transizioni dei giovani e i loro principali meccanismi di interrelazione.
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Intersezioni. Formarsi una famiglia: il ruolo dei servizi all’infanzia

I servizi per l’infanzia in Europa: una panoramica sull’attuazione degli obiettivi di Barcellona

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L’offerta di servizi per la cura dell’infanzia accessibile e di qualità è estremamente importante per i genitori che lavorano. In Europa, tuttavia, l’offerta, la qualità e l’accessibilità dei sistemi di cura all’infanzia sono ampiamente differenziate e ogni paese ha una sua costellazione peculiare di modelli e soluzioni. Il saggio offre una panoramica dell’attuale stato di cose nei 27 Stati membri dell’Ue e nei tre paesi dello Spazio economico europeo (Eea nell’acronimo inglese): Islanda, Norvegia e Liechtenstein, analizzando l’utilizzo dei servizi di cura per l’infanzia, la qualità dei servizi forniti e la loro accessibilità. I risultati suggeriscono che la questione della cura all’infanzia è destinata a rimanere un’importante priorità politica anche nel futuro prossimo. Malgrado tutti gli sforzi e i progressi, l’offerta di servizi di childcare accessibili e di alta qualità è ancora ridotta in diversi Stati membri europei.
Italia. I servizi regionali per la cura come fattore di emancipazione per le giovani donne. Carenze e squilibri

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In molti studi dedicati ai servizi per l’infanzia si è sottolineato il ruolo favorevole della disponibilità di queste strutture nei confronti dell’occupazione femminile. Questo lavoro fornisce un quadro dell’offerta pubblica italiana di tali servizi volto a individuare il legame tra la partecipazione delle giovani donne al mercato del lavoro e la disponibilità di servizi di cura per la prima infanzia e per gli anziani; viene anche abbozzata un’analisi sulla relazione fra presenza di servizi e tassi di fecondità. La geografia del welfare locale italiano che il contributo delinea è il risultato di un’analisi fattoriale e il quadro che ne emerge risulta caratterizzato dalla presenza concomitante di situazioni in espansione e contesti in pesante ritardo.
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Rubriche

Carriere fragili e pensioni attese: i possibili correttivi al sistema contributivo e la proposta di una pensione di garanzia

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La principale criticità del sistema contributivo consiste nell’incapacità di garantire pensioni adeguate a chi, come molti fra gli attuali giovani, dovesse essere caratterizzato da carriere lavorative lunghe, ma fragili in termini di livelli retributivi, rischi di disoccupazione e aliquote di contribuzione. Alla luce di ciò, l’articolo riflette sulle policy auspicabili per fronteggiare tale criticità, valutando – in base a considerazioni di efficienza ed equità – alcune misure proposte nel recente dibattito e ponendo una particolare attenzione alla possibilità di introdurre all’interno dello schema previdenziale contributivouna pensione di garanzia di importo correlato all’anzianità e all’età di ritiro.
«Precariato»

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L’autore fornisce un’attenta e appassionata analisi della genesi, delle caratteristiche e delle condizioni che definiscono il precariato come prodotto del liberismo economico e della globalizzazione. La vastità e varietà delle figure sociali che vi sono coinvolte – fra cui spiccano i milioni di giovani istruiti e frustrati che non amano il loro futuro – condividono tratti comuni di insicurezza e frammentarietà esistenziale, alienazione professionale, impiego forzoso e dequalificazione del proprio tempo. La condizione di precario può essere assimilata a quella di denizen, di un individuo non titolare di piena cittadinanza e a cui vengono riconosciuti scarsi diritti. Le forme di diseguaglianza che affliggono il precariato sono di tipo strutturale e non derivano da demerito o da pigrizia. Piuttosto possono condurre verso forme di disaffezione per la politica, quando non verso derive populistiche o neo-fasciste. Anche per questo una politica responsabile dovrebbe farsi carico delle esigenze e aspirazioni di quanti ne affollano le fila.
Questione giovanile, crisi globale e politiche sociali nell’Unione Europea e in Italia

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Le tendenze economiche, demografiche, sociali e politiche affermatesi negli ultimi tre decenni e la crisi globale che ne è seguita stanno esercitando effetti particolarmente negativi sulla condizione dei giovani e sul loro futuro; specialmente nel nostro paese, dove l’arretratezza del sistema produttivo accentua gli effetti della crisi. L’articolo, che riprende alcuni risultati del Rapporto sullo stato sociale 2011 curato dallo stesso autore, opera anche un confronto tra le situazioni dei «figli» e dei «padri». Per i primi si segnalano elementi peggiorativi che, tuttavia, non vanno ricondotti a presunti egoismi dei secondi, ma al deterioramento degli equilibri economico-sociali affermatisi nell’ultimo trentennio che discriminano non tanto in base all’età quanto alle classi sociali, alle famiglie e ai territori d’appartenenza. All’analisi dei sistemi di welfare europei e italiano seguono anche alcune proposte tese a disinnescare la bomba previdenziale che sta maturando nel nostro paese e che penalizzerà soprattutto i giovani d’oggi.
Osservatorio Europa. Nota periodica di informazione sulle principali notizie relative all’azione sociale dell’Ue

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A giugno/luglio 2011 si è concluso il primo Semestre europeo. Mentre alcuni progressi nel coordinamento delle politiche economiche sono evidenti, la preoccupazione per il montare della crisi finanziaria globale non si è ridotta. Nonostante molta dell’azione comunitaria si sia concentrata soprattutto sulla negoziazione di un nuovo piano di aiuti per la Grecia, siamo ancora in attesa di un qualche progresso significativo. Siamo di fronte all’evidente incapacità di affrontare i nodi strutturali: tanto del processo d’integrazione, quanto del modello di sviluppo che dovrebbe garantire l’uscita dalla stagnazione per i paesi membri. Nel frattempo, va avanti – non senza difficoltà – l’adozione delle sei proposte legislative che costituiscono il «pacchetto di governance economica», su cui il Parlamento europeo si è pronunciato il 23 giugno. Previsto per la sessione plenaria di luglio, il voto sull’insieme del pacchetto non è stato iscritto all’ordine del giorno a causa di persistenti divergenze tra Consiglio e Parlamento.