Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp-Uil - Proposta di legge di iniziativa popolare per la non autosufficienza
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Testo definitivo, 13 settembre 2005 -
Art. 1 (Finalità) -
1. Nell’ambito del sistema integrato di interventi e servizi sociali di cui alla legge 8 novembre 2000, n. 328, e nel rispetto degli articoli 117 e 119 della Costituzione, la presente legge, al fine di incrementare il sistema di prevenzione, contrasto e riabilitazione dei processi di non autosufficienza e per il sostegno e il benessere delle persone non autosufficienti e delle rispettive famiglie, determina i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali da erogarsi nei casi di non autosufficienza, definisce i principi per la loro garanzia attraverso il Piano per la non autosufficienza, istituisce il Fondo nazionale per la non autosufficienza.
Sulle ragioni di una legge di iniziativa popolare per la non autosufficienza
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I sindacati unitari dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil hanno deciso di promuovere una legge di iniziativa popolare per la non autosufficienza. Le ragioni di questa scelta nascono dall’esigenza di prevenire, contrastare e accompagnare questo fenomeno che è in costante aumento e coinvolge oltre 2.800.000 cittadini italiani e le loro famiglie. Il governo nazionale non ha dato finora una risposta adeguata ed efficace ai bisogni derivanti dal «rischio» della non autosufficienza, delegando il sistema delle Autonomie Locali e i privati a fronteggiare i costi che emergono dal fenomeno. La legge di iniziativa popolare (in documentazione nel testo) propone un progetto organico per affrontare il fenomeno partendo dagli scenari del vivere quotidiano; prospettando una definizione di non autosufficienza e le modalità di valutazione, indicando i diritti essenziali da garantire e rendere esigibili in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale; proponendo il piano individualizzato, le prestazioni integrate e un sistema di responsabilità degli attori preposti ad offrire i servizi alle persone non autosufficienti.
Italia - L’informazione sociale sui servizi per l’infanzia
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Vengono qui presentati i risultati principali emersi da uno studio dell’Ires sui servizi rivolti ai bambini 0-3 anni. Dopo una disamina sulle informazioni attualmente disponibili su questa tematica, vengono analizzati i seguenti aspetti: a) la diffusione dei servizi di care a livello regionale; b) un dimensionamento, sotto forma di stima, della domanda espressa e non soddisfatta; c) una prima panoramica sul funzionamento di tali servizi rispetto alle esigenze delle famiglie. In conclusione, viene condotta una riflessione sui legami tra la faticosa attuazione di servizi di care rivolti alla prima infanzia e le condizioni di frammentarietà e residualità storica dei sistemi locali di welfare in Italia.
Bisogni sociali e strategie familiari - Un modello di indagine
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Le indagini sui bisogni sociali delle famiglie possono risultare di maggior utilità per i policy maker se condotte con specifiche metodologie mirate alle esigenze conoscitive insite nella programmazione sociale degli interventi e delle prestazioni. L’articolo illustra una proposta di modello di social survey, già applicato a varie esperienze regionali. La peculiarità del modello di indagine è rappresentata da un approccio per coorti di donne.
Responsabilità familiari e welfare regimes
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Nell’articolo si ricostruisce come il tema delle responsabilità familiari sia emerso nella discussione sul ridisegno
del welfare in alcuni paesi prima che in altri e si cerca di precisare come la tematica si sia intrecciata al dibattito sulla modellistica comparativa dei welfare states. Risulta allora che la dimensione di familizzazione /defamilizzazione delle politiche sociali diventa un ambito cruciale di studio, in larga parte inesplorato, da considerare in parallelo a quella relativa alla commodificazione/decommodificazione, anche per poter progettare la difesa o il rilancio del welfare state in termini nuovi e adatti al nostro paese.
Le politiche sociali in Europa - Trasformazione dei bisogni e risposte di policy
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La nuova partecipazione femminile al mercato del lavoro, l’aumento della disoccupazione e della precarietà lavorativa, l’invecchiamento della popolazione e la crescita dell’instabilità coniugale, hanno modificato i bisogni e i rischi sociali e messo in crisi gli attuali assetti di welfare state. Come hanno risposto i diversi regimi di welfare in Europa? Quali sistemi di cura per l’infanzia e per gli anziani fragili o non-autosufficienti hanno attivato? A quale modello di politiche sociali e di famiglia guarda l’Italia? Perché le misure a sostegno dell’occupazione delle madri sono diventate cruciali nella lotta all’esclusione sociale? Questi gli interrogativi a cui tenta di dare risposta l’autrice con il volume «Le politiche sociali in Europa. Trasformazione dei bisogni e risposte di policy», di prossima uscita.