Sono almeno due decenni che il concetto di corso di vita tende ad emergere nelle analisi sul cambiamento sociale come chiave di riorientamento dei sistemi di welfare. Non che l’idea del futuro non sia stata costitutiva delle costruzioni classiche della protezione sociale: basti pensare alle istanze e ai processi originari dei nostri sistemi largamente basati sulle assicurazioni sociali, per rendersi conto di come l’istanza della protezione dal rischio in situazioni prevedibili e in fasi seguenti della vita ne sia stata «da sempre» il fattore fondamentale. Le questioni che però hanno riproposto alla ricerca e al dibattito la questione del corso di vita come tema centrale della riflessione sul welfare sono però, ed è noto, quelle relative all’insieme di trasformazioni avvenute nella vita delle persone nelle società occidentali: la sua maggior durata, le mutazioni avvenute nei processi e nelle modalità di invecchiamento, i cambiamenti progressivamente registrati nella distribuzione del lavoro retribuito (e, in misura minore, in quello di cura) nelle fasi della vita e fra i generi.
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