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Roma, 24 e 25 Novembre 2011

Si è svolta a Roma, lo scorso 24 e 25 novembre, la VII edizione del Forum annuale della Rivista delle Politiche Sociali organizzato in collaborazione con ESPAnet-Italia.

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L'assistenza nella storia dell'État providence

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Temi e problemi

Durante il periodo di crescita economica e progresso sociale intercorso fra il secondo dopoguerra e la metà degli anni ’70 il welfare state e l’assistenza sociale si sono sviluppati in modo sinergico assicurando protezione e integrazione sociale. Oggi non è più così. Gli interventi sociali sono sollecitati da nuove tipologie di utenti il cui principale problema attiene all’impossibilità di occupare un posto stabile nella società a causa delle congiuntura sociale ed economica. Da parte sua il welfare state ha perso molto del suo potere di garantire, attraverso un lavoro protetto, l’integrazione sociale della maggioranza della popolazione. Di fronte a queste nuove sfide, il campo dell’assistenza si amplia e si trasforma. Parallelamente, il welfare state, attraverso la decentralizzazione e diverse misure di attivazione, tende a diventare più flessibile, più vicino agli interessi degli utenti e alle specificità delle situazioni locali. Il processo cela però alcune ambiguità che obbligano ad interrogarsi sulle evoluzioni future e su come gli interventi sociali possono continuare a inscriversi nel quadro dell’esercizio di un diritto garantito dal potere pubblico-statuale.
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Il Portogallo come caso di studio dell’europeizzazione delle politiche sociali

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Politiche e casi nazionali

Il saggio analizza il modo in cui tre diversi strumenti di politica sociale europea con differente capacità di convergenza sono stati messi in atto in Portogallo, e si concentra in particolare sui fattori che spiegano i diversi gradi di cambiamento nelle politiche nazionali in risposta alle pressioni europee. Le ragioni che, secondo l’autore, spiegano la conformità tra le politiche nazionali e quelle europee risiedono nella combinazione tra un contesto favorevole creato da una forte impronta europea nelle politiche nazionali e una convergenza tra la pressione europea e l’agenda politica nazionale in arene di policy le cui caratteristiche facilitano il cambiamento. Non esiste dualismo tra l’approccio della politicizzazione e quello della socializzazione; infatti, seppure si considerano preminenti i meccanismi di politicizzazione, nel caso di conformità i meccanismi sono entrambi presenti. L’idea è che le reazioni alle pressioni europee riflettano non solo l’introduzione di nuovi sistemi di incentivazione ma anche la creazione di nuovi modelli di relazioni sociali.
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Verso l'individualizzazione delle politiche di attivazione? Un'introduzione

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Riflessioni sull’attivazione e sull’individualizzazione delle politiche sociali in Europa

Negli ultimi anni è emersa una tendenza all’individualizzazione delle politiche di attivazione. Questa tendenza, tuttavia, non è chiara né univoca. Nelle pratiche nazionali le diverse politiche di attivazione si fondano su concezioni diverse dell’individualizzazione. Talvolta queste concezioni possono combinarsi, ma più spesso ciò non è possibile poiché queste danno risposte fondamentalmente diverse al quesito su chi sia il soggetto responsabile. La politica o l’individuo disoccupato? Questo articolo introduttivo presenta brevemente i principali «discorsi» sull’individualizzazione delle politiche di attivazione e ne evidenzia l’utilità ai fini del dibattito anche teorico. Allo stesso tempo, sottolinea che l’attenzione dovrebbe essere rivolta in primo luogo a quanto accade effettivamente nei paesi europei, e alle ambiguità e contraddizioni che caratterizzano le policy nazionali.
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Una nuova gestione delle età in una società longeva

Articolo scritto da:

Nel numero

Corso di vita

Nella Sezione: Generazioni, età e cambiamento sociale

L’allungamento della vita mette in discussione il modello culturale dell’organizzazione delle età e dei tempi sociali; del resto il modello del ciclo di vita a tre tempi è stato progressivamente sconvolto dalle trasformazioni sociali intervenute negli ultimi decenni. In questo contesto l’impianto tradizionale del welfare state, che ricalca la suddivisone per età, non è più in grado di assicurare in modo adeguato la protezione sociale. L’autrice analizza le strategie di gestione del cambiamento adottate da alcuni paesi con un riferimento particolare alla Francia, criticandone logiche e modalità di gestione che si sono rivelate incapaci di rispondere ai nuovi bisogni di sicurezza e che hanno generato una spirale di effetti perversi rafforzando le barriere e gli stereotipi fondati sull’età ed incoraggiando logiche discriminatorie basate sull’età. Occorrono nuove politiche di gestione del ciclo di vita: la sfida è inventare una nuova forma di sicurezza in grado di conferire continuità a traiettorie di vita individualizzate ed incerte.
Parole chiave: welfare state :: società :: corso di vita :: età :: generazioni ::
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La Big Society, il welfare state e la disuguaglianza

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Paradigma critico: la Big Society

Il dibattito seguito al progetto del Primo ministro britannico Cameron sull’opportunità di puntare sulla Big Society riserva un’inadeguata attenzione alle questioni di eguaglianza. Nell’articolo si propongono, in primo luogo, alcune riflessioni su questo tema e si individua il rischio che la Big Society determini un forte aumento delle disuguaglianze, quale che sia il grado di generosità che essa potrà esprimere. Ponendo ancora l’attenzione sulle disuguaglianze, vengono poi ricordati i possibili limiti di una soluzione basata esclusivamente sul welfare pubblico, anche indipendentemente dal problema delle risorse di cui potrà disporre. Infine, si delineano brevemente alcune ipotesi – ispirate al lavoro di Lord Beveridge sull’azione volontaria – di integrazione tra welfare e società in grado di contrastare il rischio di disuguaglianze eccessive e non giustificabili.
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La legittimità democratica della tassazione

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Fisco, etica pubblica e sviluppo

Attraverso la tassazione, gli Stati moderni hanno finanziato le due basilari funzioni che hanno caratterizzato la storia delle democrazie nel ’900: l’erogazione di servizi e la redistribuzione del reddito attraverso il principio della progressività. L’odierno oltranzismo anti-tasse propugnato dalle destre di tutto il mondo non ha un fine economico, ma politico: ridurre le entrate fiscali e, a partire da esse, i servizi pubblici, e per questa via incrementare il senso di disaffezione dei cittadini dallo Stato e diminuire il senso di responsabilità collettiva. Dunque, non si può discutere del finanziamento del welfare state senza riportare al centro del dibattito politico la questione della legittimità democratica della tassazione. Spesso, infatti, le forze riformatrici sono sembrate subalterne, accettando di misurarsi sulla questione fiscale nei termini angusti imposti dai conservatori, al punto che sembra essere scomparsa la discriminante destra/sinistra, apparendo dominante da entrambi i lati un unico slogan: diminuire le tasse sempre e comunque.
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Disorganizzare il pubblico?

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Temi e problemi

Nonostante la loro centralità nella modernità occidentale, le idee e le istituzioni del pubblico sono state messe in discussione da recenti trasformazioni sociali, politiche ed economiche. Sebbene il neoliberismo sia in genere considerato come la forza centrale che guida processi quali le privatizzazioni, la deregolamentazione e la ritirata dello Stato, questo articolo sostiene che le tendenze e i processi di transizione presenti nella dimensione pubblica sono eterogenei. Esso esplora questa eterogeneità attraverso l’esame di quattro aspetti della disorganizzazione del pubblico: organizzativo, occupazionale, sociale e spaziale. L’articolo si conclude riflettendo su tre diversi approcci alla questione dell’eterogeneità: una distinzione tra cambiamenti effettivi e di superficie; una lettura della disorganizzazione come strategia politica; una visione congiunturale dell’eterogeneità come risultato dell’azione di molteplici forze, tendenze e progetti.
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Nota del direttore

Articolo scritto da:

Nella Sezione: nota del direttore

Il fascicolo è dedicato alla pubblicazione di alcuni saggi presentati in recenti conferenze sul welfare. In questo caso gli eventi di riferimento sono due: il Forum annuale di «Rps» e la VII Conferenza europea del network Espanet. Anche in ragione di ciò il numero è suddiviso in due sezioni. Nella prima parte tutti i saggi, conformemente al tema del Forum, concorrono all’analisi dei tipi di riassetto del sistema sociale italiano per come determinati dall’azione della crisi finanziaria internazionale e dall’azione nazionale di governo. La seconda sezione ricalca il tema della VII Conferenza europea ESPAnet, il cui focus è stata una riflessione complessiva sul futuro del welfare, rintracciandone i percorsi di innovazione che si delineano fra limiti e opportunità. La, difficile, selezione dei contributi operata da «Rps» è stata orientata soprattutto dall’ampiezza di sguardo e compiutezza argomentativa, nonché dalla loro originalità tematica.
Parole chiave: Europa :: Italia :: welfare state :: crisi :: temi emergenti ::
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Paradigmi economici e riforma del welfare nelle politiche europee

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Fuori dal tema

Il modello tradizionale del welfare state è entrato in crisi, per fattori demografici, per il ruolo della donna nella società, per il passaggio da un’economia industriale ad una di servizi, e, soprattutto, per gli effetti della globalizzazione. Quest’ultima porterà a esiti positivi o negativi? Sono in atto tendenze che porteranno ad un nuovo modello di welfare europeo? Liberisti e marxisti danno una lettura deterministica di tali processi, ottimistica, la prima, pessimistica, la seconda. Più variegate e potenzialmente interessanti le posizioni degli istituzionalisti euro-ottimisti, che ritengono, nell’ambito di una visione che resta tuttavia condizionata dall’economia neoclassica, che vi sia spazio per un ruolo positivo delle istituzioni, europee in particolare, per uscire dalla crisi. Una lettura disincantata del processo di Lisbona mostra però che l’Europa si muove troppo lentamente e su linee fondamentalmente liberiste. È necessario fare riferimento a politiche macroeconomiche europee più coraggiose e ad un insieme di valori nuovi, il welfare dello sviluppo umano, e sulla base dei principi ispiratori di tale visione definire le nuove politiche sociali.
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Uno sguardo sanitario sul corso della vita anziana

Articolo scritto da:

Nel numero

Corso di vita

Nella Sezione: Generazioni, età e cambiamento sociale

L’articolo si propone come riflessione di un gruppo di lavoro, eterogeneo per ruoli e competenze, su un ampio spettro di esperienze (studi osservazionali in medicina generale, analisi epidemiologiche di grandi data base amministrativi, sorveglianza e valutazioni di efficacia e sicurezza di interventi) su popolazioni di anziani-sempre-più-anziani in contesti domiciliari e/o residenziali. A partire dall’ambiguità del rapporto tra medicina e società che invecchia gli autori propongono alcuni concreti scenari di lettura di dati sanitari relativi a spesa farmaceutica, costi ospedalieri e percorsi assistenziali. La distribuzione-frammentazione dell’universo-anziani, apparentemente compatto, in popolazioni o coorti straordinariamente differenti per gravità clinica, gravosità assistenziale, contesti e complessità di vita, appare condizione obbligatoria per ricercatori capaci di attenzione ai molteplici percorsi della vita anziana.
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