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welfare locale

Geometrie dell'integrazione: le governance di Campania, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia

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Welfare locale

Nella Sezione: Regioni e modelli di governance

Le dinamiche che si stanno sviluppando nelle politiche sociali italiane all’insegna della localizzazione pongono diversi interrogativi, sia rispetto all’istituzione di un assetto omogeneo dei diritti sociali, sia rispetto alle forme di governo di processi tendenzialmente frammentati. L’articolo affronta questi interrogativi attraverso il confronto fra tre modelli regionali di governance: Campania, Lombardia, Friuli - Venezia Giulia. In primo luogo, vengono evidenziati alcuni fattori di incertezza dell’integrazione e della localizzazione nel quadro europeo. Successivamente, il saggio si concentra sui tre casi regionali per metterne a fuoco le cornici di policy e le geometrie dell’integrazione. Infine, vengono fissate alcune indicazioni rispetto ai problemi del welfare locale.
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Le sfide del welfare locale - Problemi di coesione sociale e nuovi stili di governance

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Welfare locale

Nella Sezione: Ruoli di governo e territorializzazione. Europa e Italia

Dopo aver sottolineato i principali motivi a sostegno dello sviluppo di programmi sociali su base locale, l’articolo prende in esame lo sviluppo storico del welfare locale concentrando l’attenzione sui cambiamenti intervenuti negli anni ’60, in un periodo di riforme sociali, e negli anni ’80 e ’90, quando i tagli alla spesa pubblica sono stati accompagnati da un forte coinvolgimento delle organizzazioni non profit nell’erogazione dei servizi sociali. L’introduzione dei mercati sociali di cura a livello locale e la diffusione di procedure di accountability più stringenti richiedono oggi un nuovo stile della governance locale. Inoltre, stretto fra la frammentazione territoriale e la modesta autonomia fiscale e organizzativa delle autorità locali, il welfare italiano ha bisogno di politiche sociali su base locale che si sviluppino congiuntamente ad un più ampio e chiaro riconoscimento della cittadinanza sociale.
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Governare il welfare a livello locale: una nota su politica, burocrazia e coalizione di interessi

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Nella Sezione: L'Italia delle Regioni

L’articolo presenta, da un punto di osservazione particolare, e cioè quello di un amministratore regionale, che ha però anche una lunga esperienza di ricerca scientifica nell’università italiana sui temi dei sistemi di welfare, un quadro ragionato sugli aspetti critici e nodali della produzione di politiche sociali a livello regionale. Si propone pertanto un’analisi «dall’interno» della macchina amministrativa regionale, utilizzando però strumenti di studio più tipici delle ricerche scientifiche. Vengono quindi illustrati alcuni dei principali punti inerenti al fare politiche sociali a livello regionale, attinenti ai modelli e alle filosofie di intervento, alle caratteristiche degli amministratori, al rapporto fra burocrazia e politica e fra i vari livelli di governo.
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Politiche abitative pubbliche e welfare locale: nuove sfide per il servizio sociale

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Nella Sezione: TEMA: Il servizio sociale italiano nell’ambito dell’attuale sistema di welfare

In Italia, a seguito del decentramento di competenze, nell’ambito dell’edilizia pubblica le Regioni hanno compiuto scelte eterogenee. L’attuale crisi, inoltre, sta generando un aumento delle situazioni di fragilità, con problemi di morosità e di sfratto. Al fine di affrontare tali criticità si stanno sperimentando alcuni progetti innovativi, volti ad attivare e sostenere processi di collaborazione tra i diversi soggetti presenti a livello locale e a promuovere risposte integrate. In questo contributo, a partire da alcune esperienze di mediazione sociale abitativa realizzate nella Regione Marche, verranno presentate le azioni attuate dagli assistenti sociali nei contesti di edilizia pubblica. Azioni orientate a sostenere le famiglie, prevenire la conflittualità e promuovere interventi volti a diffondere una cultura di convivenza sostenibile.
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«Contrattualizzazione sociale»

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Nella Sezione: Rubriche

La ricerca sulle politiche sociali a livello locale rileva la diffusa presenza di forme di regolazione di tipo contrattuale, anche sul versante del rapporto tra fornitori e utenti di servizi, che sembra favorire un ruolo più attivo della cosiddetta «società civile» e degli stessi destinatari. Tuttavia restano aperti numerosi interrogativi circa gli esiti che attivazione e contrattualizzazione possono generare sia in materia di inclusione/esclusione che in materia di visibilità e controllo pubblici. Un interrogativo centrale riguarda la diversa posizione che assumono nelle politiche i destinatari. L’articolo analizza l’implementazione di due misure basate su trasferimenti economici: voucher e budget di cura.
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Metropoli e cittadinanza sociale - Milano, Roma e Napoli

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Welfare locale

Nella Sezione: La dimensione urbana

L’articolo presenta i risultati di un’indagine Ires sulle modalità di riconoscimento e sugli stili di risposta alla domanda sociale, nonché sui criteri e sulle procedure di accesso ai sistemi di servizi locali, in tre contesti metropolitani - Milano, Roma e Napoli. Tra i principali risultati, nelle tre realtà metropolitane emergono ancora prevalenti letture e analisi dei bisogni sociali, centrate sull’offerta disponibile oppure sulle sole variabili socio demografiche. Tale tendenza è dovuta, in particolare, ad un’assenza generalizzata di modalità integrate di accesso al sistema dei servizi: i luoghi di accesso ai sistemi di servizi locali sono ancora fortemente legati ai diversi target di utenza e/o alle diverse categorie di bisogno, oppure ancora non abbastanza autonomi dagli uffici dei vari servizi, o ancora con una funzionalità di tipo tradizionale. Prevalgono, quindi, nella pratica quotidiana, procedure informali sbilanciate spesso su valutazioni «caso per caso» e sull’onda dell’emergenza, al di fuori di una logica più sistemica di analisi della domanda complessiva sia individuale che territoriale.
Parole chiave: welfare locale :: politiche sociali :: Milano :: Cgil :: Roma :: Ires :: domanda sociale :: Napoli ::
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Le basi istituzionali del welfare locale - Processi di fissione e fusione prima e dopo la 328

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Welfare locale

Nella Sezione: Programmazione sociale e azioni di sistema

Vi è un deficit di tipo istituzionale nell’impianto della l. 328/2000, il quale emerge con forza soprattutto attraverso l’analisi di due diversi processi: il basso grado di integrazione sinora maturato tra servizi sociali e sanità innanzitutto; e, in secondo luogo, le frequenti difficoltà operative che caratterizzano la vita dei piani di zona, i quali dovrebbero assicurare invece la «rete» dei nuovi servizi. Incrociandosi con i processi di federalismo avviati dal nuovo Titolo V della Costituzione, queste tendenze stanno dando vita a una forte differenziazione del welfare locale, mettendo in tal modo implicitamente in discussione l’originario modello unitario e nazionale della cittadinanza sociale.
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Welfare locale, decentramento e cittadinanza

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Nella Sezione: Sessione III

Ancora una volta la manovra finanziaria taglia drasticamente le risorse per gli enti locali soprattutto per i capitoli di spesa che attengono alla dimensione e alla tutela sociale. A fronte di questi tagli si prevedono i cosiddetti stanziamenti per la famiglia che in realtà non sono altro che delle una tantum (vedi il bonus di 1.000,00 euro per i neonati) che più che delineare una vera e propria politica per la famiglia si configurano come "mance" di carattere elettoralistico. La Finanziaria, così come presentata, conferma le gravi scelte fatte sino ad ora dal governo in materia di politiche sociali. La mobilitazione che abbiamo programmato, insieme a Cisl e Uil, contro la Finanziaria nasce proprio da queste considerazioni.
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Fisco e welfare locale nella crisi

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Nella Sezione: Attualità: condizione economica e welfare

Nella crisi le risposte degli enti locali si sono allineate a quelle nazionali (ed europee), nel solco del pensiero liberista, che ha trovato nel rigore dei conti l’unica soluzione possibile, frustrando un mondo del lavoro già in difficoltà e senza prendere in considerazione cambi di paradigma che puntassero sul lavoro, sui servizi e sugli investimenti, anche locali. Se consideriamo il taglio del welfare locale e l’aumento dei costi di compartecipazione, che una patrimoniale è stata trasformata in service tax e spostata in parte sugli inquilini, che il costo dei servizi indivisibili dei comuni dovrà essere coperto esclusivamente dai relativi tributi, e che il resto delle entrate comunali è costituito dall’addizionale Irpef in gran parte pagata da dipendenti e pensionati, giungiamo alla conclusione che in una crisi straordinaria ci si è appiattiti su soluzioni ordinarie, che ne hanno aggravato gli effetti specie per le categorie che già ne risentivano maggiormente.
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Esperienze e buone pratiche

«Viva gli anziani!» - Un programma innovativo nel centro storico di Roma

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Welfare locale

Nella Sezione: Rubriche

Il contributo fornisce una descrizione del Programma sperimentale di prevenzione dell’isolamento sociale e della mortalità della popolazione anziana avviato dalla Comunità di Sant’Egidio nel marzo 2004 in due Rioni storici del Comune di Roma. Questo programma nasce dall’esigenza di dare risposte praticabili ai bisogni della popolazione anziana mediante interventi innovativi rivolti alle reti sociali di supporto. Gli scenari demografici e le limitate risorse economiche sembrano orientare amministratori e decisori politici, sia a livello locale che nazionale, verso un approccio orientato alla gestione delle emergenze, più che a strategie finalizzate alla ricerca e rimozione delle cause, dimenticando non solo quanto siano necessarie, oltre che praticabili, azioni di facilitazione e promozione delle reti di supporto, ma anche quanto queste siano lungimiranti in termini di costi economici.
Parole chiave: welfare locale :: politiche sociali :: anziani :: Roma ::
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