L’imperativo del developmental welfare per l’Europa
Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa
A partire dalla fine degli anni ’70 tutti i più avanzati sistemi di welfare dell’Ue hanno riformato il mix di politiche su cui erano stati edificati i sistemi nazionali di protezione sociale dopo il 1945. La crescita della competizione globale, la ristrutturazione industriale, l’austerity di bilancio, il cambiamento delle relazioni familiari e l’invecchiamento demografico hanno messo in discussione i sistemi di welfare dell’età dell’oro. Recentemente, inoltre, le questioni nazionali relative al lavoro e al welfare si sono sempre più intrecciate con i processi di integrazione politica ed economica dell’Europa. Le numerose forze in gioco hanno generato una spinta al cambiamento politico e alla trasformazione del sistema che supera di gran lunga la nozione comune di «ridimensionamento» del welfare. Il saggio cerca di cogliere il carattere globale dell’attuale sforzo volto a rifondare l’architettura del contratto sociale post-bellico sulla base del concetto di «ricalibratura» del welfare a scopo sia euristico sia prescrittivo.
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Redistribuzione, giustizia sociale e sostenibilità del welfare
Nella Sezione: Sessione IV
Vorrei iniziare notando che i temi della giustizia sociale e quindi delle politiche di redistribuzione sono temi caldi, lo sono sempre stati, anzi, direi che in passato i toni erano molto più accesi. Sulla fine del '400 a Firenze, la "decima scalata", prelievo con caratteri di progressività sui redditi fondiari, suscitò dei livelli di conflittualità altissima; alla discussione parteciparono personaggi come Guicciardini e altri; ma anche un paio di secoli dopo in Francia, Turgeau, che era un personaggio notevole, amico degli illuministi, e che si era speso per la protezione e la difesa dei protestanti, parlando dell'imposta progressiva la definiva: "la proposta di cui bisognerebbe giustiziare gli autori"; per uno che invitava alla tolleranza, non è male (tra l'altro avrebbe giustiziato Montesquieu che era favorevole).
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I sistemi di sicurezza sociale nei paesi dell'Europa centrale e orientale
Nella Sezione: Rubriche
Il presente lavoro analizza i sistemi di protezione sociale dei paesi dell’Europa centrale e orientale e affronta il tema della compatibilità e armonizzazione delle politiche di welfare al modello europeo. Nelle schede qui presentate si distingue tra organizzazione e struttura del sistema di protezione sociale, fonti di finanziamento, prestazioni erogate (pensioni, di vecchiaia, anzianità, invalidità e ai superstiti, e disoccupazione). Le informazioni in esse contenute sono tratte dal documento Missceec II del 1° gennaio 2002 redatto dall’Istituto europeo di sicurezza sociale sulla base delle informazioni raccolte in collaborazione con le autorità nazionali dei relativi paesi.
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Introduzione
Ritengo questa prima edizione del Forum sul Welfare italiano - L'Europa nonostante tutto - molto importante così come lo è "La Rivista delle Politiche Sociali". A distanza di un anno possiamo dirci soddisfatti. Per la verità, forse più per l'attenzione che ha suscitato all'esterno del sindacato, cosa che evidentemente ci fa alquanto piacere, che per la diffusione al nostro interno. Il succeso della "Rivista" è sicuramente merito dela sua direttrice che ha, al meglio, tradotto il bisogno che sentivamo di uno strumento d'incontro tra sindacato e intellettualità, fra azione concreta di rappresentanza e, per quanto ci è possibile, di cambiamento, e competenze, e saperi. Un incontro in grado di rafforzare e meglio attrezzare il nostro compito, specie per il futuro, di indirizzare il nostro agire concreto.
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Le politiche di bilancio e la spesa per il welfare dei paesi europei negli anni novanta
Nella Sezione: Trascorsi, tendenze, confronti
Negli anni novanta i paesi europei mettono sotto controllo la dinamica del debito pubblico, che era cresciuto ancora, rispetto ai livelli del 1990, a causa della fase recessiva che tutta l’Europa attraversa. La buona performance della seconda metà degli anni novanta permette una diminuzione della quota della spesa pubblica, grazie anche ad una politica monetaria più espansiva, che riduce il costo del debito. Mentre la maggior parte dei paesi è impegnata a conseguire le condizioni di ingresso nell’euro, anche i tre paesi che scelgono di rimanere fuori ottengono analoghi risultati in termini di disavanzo; tuttavia beneficiano in minor misura della riduzione della spesa per interessi rispetto ai paesi dell’euro. Per quanto riguarda la spesa di welfare, la riduzione della quota è nettamente inferiore, in modo particolare nei paesi che aderiscono all’unificazione monetaria.
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Achille Passoni
Nella Sezione: Intersessione - Riflessioni e valutazioni del mondo sindacale e politico
Ritengo innanzitutto di dovermi soffermare su alcune questioni affrontate dal ministro Ferrero e che onestamente ho difficoltà a condividere. In primo luogo, la questione del Fondo per le politiche sociali. Le risorse da trasferire alle Regioni nel 2007, rispetto a quelle trasferite nel 2006, sono sì aumentate – e noi abbiamo molto apprezzato – ma esclusivamente della quota tagliata l’anno scorso dal centro-destra. Il Fondo quindi è tornato alla cifra ripartita nel 2004. In sostanza, non c’è alcun investimento aggiuntivo da allora a tutto il 2007. E questo significa non ritenere le politiche sociali e il contrasto alla povertà
priorità dell’iniziativa di governo del centro-sinistra. Converrà con me il ministro che è tutt’altro che una buona notizia.
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Nota del Direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Attivazione e individualizzazione delle politiche di welfare sono i due temi al centro di questo fascicolo di «Rps». Si tratta di termini relativamente nuovi e dai significati non sempre chiari né univoci, entrati in ogni caso ormai da qualche tempo, attraverso la Strategia europea per l’occupazione, nel lessico e nell’iniziativa sociale dell’Unione e in quelle dei diversi Stati membri. Di questi nuovi termini delle politiche di welfare trattano sia i saggi di taglio tematico, sia quelli di carattere più narrativo delle singole esperienze nazionali, componendo un insieme sfaccettato di luci e di ombre rispetto al quale l’Italia sembra essere ancora in una fase di avvio, sia a causa delle inerzie di gestione nell’ambito delle politiche attive del lavoro e delle politiche sociali che a causa del fermo imposto dal governo in carica alla sperimentazione del Reddito minimo di inserimento.
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I nodi istituzionali del welfare tra Europa e territorializzazione
Nella Sezione: Sessione I - Dopo la 328/2000. Riflessioni su sviluppi e criticità del nuovo paradigma istituzionale
Stato sociale è una nozione dal contenuto tipicamente polisemico e le varie scienze sociali ne hanno dato definizioni diverse, sottolineando ciascuna questo o quell’aspetto in conseguenza dell’atteggiamento epistemologico di settore. Negli studi di teoria dello stato e di diritto costituzionale per «forma di stato sociale» si intende uno stato di derivazione liberale che, mediante lo strumento fiscale, assume nelle politiche pubbliche un orientamento interventista e allo stesso tempo redistributivo della ricchezza in modo da garantire un livello minimo di benessere a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro capacità di produrre reddito (Mortati, 1973): si tratta, evidentemente, di una definizione che corrisponde ad una prospettiva storico-istituzionale, che nel quadro dell'evoluzione delle forme di stato sottolinea la trasformazione dello stato "neutrale" liberale, sotto la spinta dei partiti di massa e dei movimenti politici e sindacali riformatori, nello stato "interventista" (generato dalla lotta per la cosiddetta libertà dal bisogno).
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I cambiamenti della famiglia in Europa e le implicazioni per lo Stato e per la società
Nella Sezione: Modelli, criticità e ipotesi di mutamento
Il saggio analizza la natura delle trasformazioni che coinvolgono la famiglia nelle società europee, interrogandosi allo stesso tempo sulle politiche contemporanee che hanno l’obiettivo di sostenerla, alla luce dei cambiamenti in atto e dei relativi rischi. Nella prima parte dell’articolo viene tracciata una panoramica delle principali trasformazioni che hanno riguardato la famiglia, prendendone in esame la struttura, l’organizzazione e le relazioni. Vengono poi analizzati i principali rischi e le sfide poste dai recenti cambiamenti sia nei confronti degli individui, che degli stati e delle società. Tra le questioni in discussione vi è quella di un impegno tuttora insufficiente nei confronti della condizione di genitore, la polarizzazione fra condizione di genitore e di coppia, l’eccessivo carico per le donne e tutto quanto concerne il lavoro di cura.
La sezione finale del saggio prende in esame la risposta dello stato, sia per ciò che è stata sia per ciò
che potrebbe (o dovrebbe) essere.
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Opportunità di incontro e mobilità sociale - La diversità etnica nel welfare state olandese
Nella Sezione: Migrazioni e politiche sociali
Questo saggio intende indagare se e in quale misura i sistemi di welfare ostacolino o aiutino la coesione interetnica. Vengono posti all’attenzione due indicatori che derivano dalle teorie socio-psicologiche: l’incontro e la mobilità. Il primo concerne le possibilità di un contatto reale e ripetuto, mentre il secondo si riferisce all’assenza di confini tra insider e outsider. Il welfare state dei Paesi Bassi è considerato illustrativo di come
è possibile analizzare la politica sociale attraverso questa lente. In entrambe le dimensioni il welfare state dei Paesi Bassi funziona in misura insufficiente. Le politiche educative, al pari delle politiche
del mercato del lavoro, riducono le possibilità di incontro e di mobilità.
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