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welfare

La legge regionale del Friuli-Venezia Giulia e il fondo per l’autonomia possibile

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Nella Sezione: Sessione IV - Integrazione. Complessità del concetto e buone pratiche

Parlo da una regione di confine, il Friuli-Venezia Giulia, parlo da uno che si è divertito per vent’anni prima a buttar giù manicomi e poi a costruire alternative nel decennio successivo e poi, negli ultimi dieci anni, si sta divertendo a fare il direttore generale di aziende sanitarie nel Friuli-Venezia Giulia ma anche, per tre anni, nel posto più nero di Italia, e cioè la metà della provincia di Caserta. È da queste angolature che parlo di quello che vedo, ho visto o mi sembra di vedere. Vado per flash. Intanto la Regione Friuli-Venezia Giulia. Qui: il Fondo per la non autosufficienza è stato giustamente chiamato, nella legge regionale, Fondo per l’autonomia possibile. Un problema nominalistico, in Italia siamo bravissimi a dare buoni nomi e poi a fare delle pessime cose però anche i buoni nomi, in qualche modo, possono avere un senso. Chiamarlo Fondo per l'autonomia possibile credo sia più corretto perché, in qualche modo, allude a incentivare l'autonomia e non a coprire la non autosufficienza con il rischio, definendola ulteriormente, di rialimentarla.
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Venti parole attorno al concetto di modello sociale europeo

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Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Fuori dal tema

Siamo abituati, nel quotidiano, ad operare una distinzione importante tra parole e fatti: «un conto sono le parole, un'altra cosa sono i fatti!», e via dicendo. Insomma, da una parte i fatti, cosa concreta e dunque positiva (nel senso di empiricamente osservabile e misurabile), dall'altra le parole, entità evanescenti ed effimere, dunque né concrete, né positive. Ma i fatti, a pensarci bene, e soprattuto i fatti sociali, producono parole. E le parole, a loro volta, sono generatrici di fatti. Anzi, per dirla con Wittgenstein, le parole, in quanto segni, suoni, ecc., sono fatti: a differenza di altri eventi che accadono, ma restano muti, essi significano, e significano per l'appunto fatti. E i fatti, dal loro canto, direbbe forse Dewey, diventano oggetti cognitivi quando dall'esperienza si passa alla concettualizzazione, che si esprime appunto attraverso le parole.
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Servizio sociale e generatività

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Nella Sezione: TEMA: Il servizio sociale italiano nell’ambito dell’attuale sistema di welfare

La prospettiva generativa nel social work contrasta il diffuso atteggiamento consumista dell’uso dei servizi che non corresponsabilizza né i destinatari degli aiuti né la collettività di cui essi fanno parte. Il servizio sociale, attraverso progetti assistenziali personalizzati, può far fruttare l’intervento d’aiuto per generare una rinnovata capacità del cittadino assistito di contribuire al benessere di altri oltre a sé. In tal modo, un servizio sociale generativo fa divenire sia gli utenti che gli operatori del welfare attori co-artefici di una socialità solidale, generatori di nuovo welfare. L’accento qui si sposta dal considerare il benessere come godimento dei beni per la soddisfazione privata di bisogni individuali, al considerare il benessere come corresponsabilità sociale, come partecipazione alla produzione e al godimento di un benessere comune, riconosciuto dagli intrecci di relazioni aperte, condiviso.
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Generazioni sociali, prospettive di vita e sostenibilità del welfare

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Nel numero

Corso di vita

Nella Sezione: Generazioni, età e cambiamento sociale

La «sostenibilità» è un tema centrale per analizzare le riforme del welfare state, essa poggia in buona parte sui principi di solidarietà intergenerazionale che richiedono che le promesse fatte oggi siano mantenute tra quaranta o sessanta anni. Le riforme delle pensioni hanno la finalità di correggere questi squilibri, ma la riscrittura del contratto tra le generazioni è un’operazione delicata, poiché non è possibile conoscere chi pagherà realmente il prezzo più alto. In questo contributo vengono analizzati gli squilibri generazionali e l’entità della frattura tra le generazioni, soprattutto in relazione alla sostenibilità dei sistemi di protezione sociale e alla distribuzione del benessere in Francia e, secondariamente, in Italia. Le imponenti fluttuazioni generazionali relativamente alle esperienze di vita caratterizzano del resto la società francese e, anche se diversamente, quella italiana. La frattura è tra le generazioni nate prima del 1955 e le generazioni nate dopo; queste ultime conoscono, al contrario delle prime, un forte rallentamento economico, un alto tasso di disoccupazione giovanile e si trovano spesso in una condizione di outsiderizzazione irreversibile.
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Responsabilità familiari e welfare regimes

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Nella Sezione: Rubriche

Nell’articolo si ricostruisce come il tema delle responsabilità familiari sia emerso nella discussione sul ridisegno del welfare in alcuni paesi prima che in altri e si cerca di precisare come la tematica si sia intrecciata al dibattito sulla modellistica comparativa dei welfare states. Risulta allora che la dimensione di familizzazione /defamilizzazione delle politiche sociali diventa un ambito cruciale di studio, in larga parte inesplorato, da considerare in parallelo a quella relativa alla commodificazione/decommodificazione, anche per poter progettare la difesa o il rilancio del welfare state in termini nuovi e adatti al nostro paese.
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La protezione sociale del lavoro come tema delle relazioni industriali

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Nella Sezione: Matrici e origini

Il rapporto tra programmi di welfare e relazioni industriali è molto complesso. L’articolo ne propone una ricognizione preliminare, individuando i diversi modi ai diversi livelli in cui le tematiche di welfare sono state presenti nella retorica e nella pratica delle relazioni industriali. Viene così individuato il passaggio da una fase di «specializzazione delle competenze», in cui nel discorso pubblico delle relazioni industriali prevale una divisione dei compiti tra sfera dello Stato (cui compete la predisposizione delle misure di protezione sociale) e sfera delle relazioni tra le parti sociali (cui compete la determinazione della remunerazione e delle condizioni d’impiego del lavoro), a una fase di messa in crisi del modello, in cui l’assetto ordinato precedente e le competenze e i compiti dei vari attori diventano incerti e si rimescolano, mentre il tema del welfare invade e pervade gran parte del discorso pubblico delle relazioni industriali. Ciò conduce al moltiplicarsi dei modi e dei livelli in cui negli anni recenti le parti sociali e altri attori diversi dallo Stato centrale prendono l’iniziativa per estendere o integrare i programmi pubb
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Osservazioni e inquietudini sulla formazione del welfare nei paesi post-comunisti

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa

L’articolo intende dimostrare che per il nuovo welfare state i quasi due decenni appena trascorsi di trasformazione post-comunista hanno determinato un notevole allontanamento dell’Europa centrale dal percorso seguito dagli eventi in Occidente. Oltre al costante rallentamento della crescita economica dalla fine degli anni ’90, uno sguardo ai principali indicatori di sviluppo sociale rivela l’emergere - nelle nuove strutture sociali - di spaccature profonde prima sconosciute. Si sostiene che mentre l’attesa e rapida «ristrutturazione occidentale» ha funzionato come leva principale per il passaggio al mercato, la realtà effettiva delle trasformazioni del sistema che si sono verificate dopo il 1990 ha provocato una disintegrazione ancora più visibile dei rapporti sociali quotidiani. Illustrando il caso dell’Ungheria si dimostra che le nuove riforme del welfare state hanno agevolato l’integrazione nel mercato delle persone benestanti, mentre quelle stesse riforme hanno determinato un’ulteriore emarginazione ed esclusione sociale delle persone veramente povere.
Parole chiave: welfare :: economia :: mercato :: Paesi post-comunisti :: Ungheria ::
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Redistribuzione, giustizia sociale e sostenibilità del welfare

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Nella Sezione: Sessione IV

Per comodità espositiva questo breve intervento è organizzato sotto forma di osservazioni al contributo di Laura Pennacchi. Il mio riferirmi ad esso sarà però per molti aspetti strumentale, finalizzato a discutere tre grandi possibili direttrici delle politiche sociali esposte in quella relazione e di cui esaminerò potenzialità e criticità, in generale e oggi in Italia. Prima di tutto è però necessario che io ricordi la considerazione di base da cui Laura Pennacchi parte nel suo intervento: il rifiuto dello stereotipo secondo cui vi sarebbe una sorta di crisi epocale e apocalittica del welfare, una crisi che comporterebbe una sorta di scelta tra valori del welfare e prospettive di crescita economica. Piuttosto si suggerisce la presenza di una serie di criticità in istituti importanti del welfare con tendenze che possono creare problemi di sostenibilità intrinseca dei sistemi di welfare.
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Segnalazioni

I colori del welfare - Servizi alla persona di fronte all'utenza che cambia

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Nel numero

Migrazioni

Nella Sezione: Rubriche

In questo ultimo periodo vengono redatti e presentati studi sui servizi alla persona degli enti locali, tuttavia il sistema di servizi rivolti ai cittadini stranieri presenti in Italia poco viene approfondito. Anche per questo motivo, la rassegna curata da Mara Tognetti Bordogna rappresenta un interessante e utile strumento sia per gli operatori sociali, sia per i decisori pubblici e - forse soprattutto - per gli studiosi del settore. Analizzare la relazione tra il sistema dei servizi alla persona e gli immigrati stranieri, comporta necessariamente un'analisi sia dei fattori che influenzano l'uso dei servizi (variabili attitudinali, socio-economiche, predisponenti, abilitanti, la prossimità e le tecnologie) ma anche altre dimensioni.
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Dopo il fordismo - Considerazioni sull'attivazione delle politiche sociali e del lavoro

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Nella Sezione: Sessione II

Come annuncia il titolo di questa sessione del Forum, siamo invitati oggi a svolgere alcune considerazioni sul tema del "dopo-fordismo" e delle politiche di "attivazione" del lavoratore e del cittadino. Proporre al dibattito questo tema significa ritenere che le politiche di attivazione siano una caratteristica nuova del sistema di welfare post-fordista che si va delineando. In effetti, il sistema di welfare attuale, che per comodità seguitiamo a chiamare fordista, è stato giustamente definito come un sistema prevalentemente risarcitorio, caratterizzato cioè da trasferimenti monetari che intervengono per indennizzare ex-post i lavoratori dai danni subiti, e dunque - da questo punto di vista - un sistema eminentemente "passivo".
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