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Giovedì, 25 Gennaio 2018 - 10:14 Sala delle Regioni, via dei Frentani 4/a, Roma

Se ne discute il 25 gennaio in occasione della presentazione del Volume n.

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Giovedì, 25 Gennaio 2018 - 10:14 Sala delle Regioni, via dei Frentani 4/a, Roma
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Unione europea

L'annus horribilis 2003

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Verso l'Europa a 25. Riflessioni sul grado di diversità sostenibile

Il 2003 è stato un anno difficile che si è aperto con le divisioni sull’Iraq e si è concluso col fallimento della Conferenza intergovernativa di Bruxelles. Ma l’annus horribilis è stato meno orribile di quanto non si pensi: sono stati compiuti importanti passi avanti sul problema dell’identità politica dell’Unione allargata, sono stati compiuti progressi in materia di sicurezza e difesa, ma anche in politica estera. Le linee del dibattito sull’Europa allargata appaiono oggi più chiare e non è escluso che un accordo sull’impianto costituzionale venga gradualmente ricostruito nel corso del 2004 anche se è evidente che l’Europa non avrà le caratteristiche di una vera e propria Unione politica. In ogni caso con l’allargamento lo scenario non potrà che complicarsi e rinunciare al Trattato costituzionale sarebbe per l’Unione allargata altamente dannoso. In generale l’integrazione differenziata resterà la chiave del futuro. Ma perché ciò non si traduca in un elemento di disgregazione è indispensabile che le cooperazioni rafforzate restino aperte e siano gestite in una logica inclusiva; ed è essenziale che i paesi maggiori riconoscano la necessità di accordi politici con i paesi minori.
Parole chiave: Unione europea :: economia :: 2003 :: politica estera ::
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Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione I

Il 2005 ha visto una fervente attività delle istituzioni europee intorno ai temi sollevati dal disagio generale che ha trovato le sue espressioni più evidenti nello stallo sul Trattato costituzionale e sul bilancio della Comunità. La presidenza britannica aveva inoltre proposto di concentrare il dibattito in modo particolare sul modello sociale europeo. Nel contempo i governi dei venticinque Stati membri si sono impegnati a varare programmi di riforma nazionali per una maggiore attuazione della Strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, dopo la verifica di medio termine conclusasi nel primo semestre del 2005.
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L’impatto dei congedi parentali sull’occupazione delle madri nelle società europee

Articolo scritto da:

Nella Sezione: 7 ANNUAL ESPANET CONFERENCE 2009 The Future of Welfare State Paths of Social Policy Innovation between Constrains and Opportunities

Il saggio evidenzia come nella maggior parte dei sistemi di welfare che prevedono schemi generosi di congedo familiare esiste anche una proporzione relativamente alta di bambini inseriti all’interno di strutture formali di assistenza all’infanzia. E'quindi fuorviante affermare che gli schemi generosi di congedo familiare sostituiscano il supporto generoso dei sistemi di welfare a servizi di cura e assistenza formale rivolti all’infanzia. I risultati dell’analisi indicano infatti che, nella maggior parte dei casi, gli schemi generosi di congedo familiare sono presenti in sistemi di welfare dove le politiche familiari sono relativamente generose e offrono ai genitori differenti opzioni per la cura dell’infanzia. Inoltre, i risultati negano che il grado di generosità degli schemi di congedo parentale abbia un impatto negativo sul tasso di occupazione delle madri con figli piccoli.
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documentazione

Il processo costituzionale europeo e la Conferenza intergovernativa

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Rubriche

Questo articolo analizza l’evoluzione che il processo di riforma costituzionale dell’Ue ha compiuto nel corso dell’ultimo anno. Prende in esame le innovazioni introdotte nel progetto di Trattato costituzionale approvato nel luglio 2003 dalla Convenzione europea e le proposte del governo e dei rappresentanti italiani; ripercorre il dibattito della Conferenza intergovernativa e il ruolo svolto dalla Presidenza italiana dell’Unione (luglio-dicembre 2003); individua i nodi istituzionali sui quali si è consumata la rottura del negoziato della Conferenza intergovernativa e le ragioni politiche che l’hanno determinata; indica infine le tappe per la ripresa della trattativa in vista delle elezioni del Parlamento europeo del prossimo giugno 2004.
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L'Europa sociale vista dagli Usa

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Verso l'Europa a 25. Riflessioni sul grado di diversità sostenibile

Ai margini della discussione sorta in seno agli Stati membri dell’Unione Europea per elaborare i principi di una Carta costituzionale, i due autori statunitensi analizzano i processi di elaborazione delle norme attualmente utilizzati nell’Unione, evidenziandone gli elementi di democraticità. Definendola come «poliarchia concertata», essi interpretano la prassi decisionale europea come un processo in cui la soluzione dei problemi è fondata sullo squilibrio permanente tra le motivazioni e gli interessi e sull’esplorazione organizzata e collettiva delle differenze che ne derivano. L’assunzione delle decisioni è «poliarchica» poiché l’analisi e l’approvazione dipendono entrambe da un controllo reciproco da parte degli operatori decentrati, facilitato dall’esistenza di una struttura centrale. In questo senso, pur non essendo la poliarchia concertata di per sé intrinsecamente democratica, essa stimola, così concepita, l’esplorazione della diversità in modo da esporre i «decisori» ad una piena verifica, trasformando l’ostacolo della diversità in uno strumento per accelerare e ampliare la ricerca delle soluzioni.
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I paradossi dell'attivazione nel discorso istituzionale europeo

Nella Sezione: Riflessioni sull’attivazione e sull’individualizzazione delle politiche sociali in Europa

Il dibattito sulla politica sociale europea ha una forte valenza ideologica. La regolazione che caratterizza questo tipo di politiche si basa infatti più sulla persuasione che sull’attuazione di specifiche normative. L’articolo si propone di esaminare alcuni aspetti strutturali della discussione europea in materia di politica sociale – nella misura in cui una tale discussione influenza i termini del dibattito politico riferito alla politica sociale – e, in particolare, il modo in cui questa utilizza il concetto di attivazione. Una delle prime conclusioni a cui giunge questa analisi è il carattere paradossale di tale dibattito. Dal punto di vista delle «politiche attive», i paradossi più evidenti hanno a che fare con la scomparsa della politica, intesa come arena per il confronto fra interessi e posizioni in conflitto, e la sua sostituzione con le policies, ovvero strumenti per gestire una situazione che non viene messa in discussione, e che è definita in termini di asserzione tecnico/scientifica.
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Le pari opportunità nelle politiche sociali dell’Ue. Tappe principali e analisi comparata dei regimi di genere di nove paesi

Articolo scritto da:

Nel numero

Donne e welfare

Nella Sezione: Unione europea e orientamenti sul genere

Frutto di un processo avviato fin dalla nascita della Cee, la parità tra uomini e donne è stata declinata negli anni secondo tre approcci principali: pari opportunità, azioni positive, gender mainstreaming. La prima parte dell’articolo ricostruisce e analizza le tappe principali della politica comunitaria per la parità tra uomini e donne, nella seconda vengono analizzati e comparati i «regimi di genere» di nove paesi europei: Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Belgio, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna.
Parole chiave: welfare state :: genere :: Unione europea ::
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Regole fiscali e democrazia europea: un tornante cruciale nello sviluppo dell’Unione

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Politica industriale e democrazia economica

Il testo approfondisce quattro temi: Quale è la caratteristica tecnica generale della governance fiscale europea? Quale è il ruolo della visione tedesca in questa governance? Quali è la natura e quali i limiti di una regola fiscale, esterna (al processo democratico) e di natura numerica? Come si presenta in questo momento il focus della costruzione europea? In conclusione, l’autore ripropone i punti cruciali sui quali, a suo avviso, far leva per costruire un nuovo focus idoneo a ridare prospettiva e respiro al progetto europeo: la banca centrale europea deve essere pronta ad agire come prestatore di ultima istanza, quando il panico degli investitori mette a rischio il funzionamento dei mercati finanziari; il Fiscal compact deve essere modificato, compattando le politiche di bilancio su una nuova linea che tenga fuori dall’equilibrio di bilancio le spese di investimento, cofinanziate e comunitariamente certificate, e le nettizzi dal calcolo del pareggio strutturale (Mto).
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Il Mac e le politiche pensionistiche: Italia e Europa

Nella Sezione: Politiche e casi nazionali

Nell’Unione europea l’organizzazione e la gestione dei sistemi previdenziali è di competenza esclusiva degli Stati membri; dal 2001 è però previsto un intervento comunitario in ambito pensionistico attraverso il Metodo aperto di coordinamento (Mac). Nel presente articolo si riflette sui contenuti del Mac-pensioni e sulla sua capacità di influenzare le politiche previdenziali nazionali, in particolare quella italiana; si valuta inoltre in quale misura il sistema pubblico contributivo introdotto nel nostro paese dalla riforma del 1995 consenta di perseguire i diversi obiettivi alla base del metodo del coordinamento aperto (sostenibilità, adeguatezza e modernizzazione), identificando, infine, le principali criticità di tale sistema.
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Dopo la transizione: povertà, disuguaglianze e sistemi assistenziali nell'Europa dell'Est

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Scelte di policy e casi nazionali

La povertà nei paesi post-comunisti dell’Europa orientale è stata il risultato non solo della transizione all’economia di mercato, ma anche dell’ascesa di una nuova classe di governo incapace e corrotta, delle priorità politiche dei governi e degli interventi di politica sociale incoerenti. Tra le conseguenze più evidenti di questa trasformazione vi è un incremento della povertà e della disparità di reddito. Esistono di fatto forti differenze nazionali e sub-regionali. La situazione è più critica nella Comunità degli Stati indipendenti e nei paesi dell’Europa sud-orientale, mentre lo è meno nei paesi dell’Europa centro-orientale. Gli interventi volti a ridurre la povertà finora attuati si sono dimostrati inefficienti e inefficaci. Gran parte della riforma del welfare si è concentrata sulla riforma delle pensioni. In vista dell’allargamento, un’influenza sempre maggiore dovrebbe poter avere il modello sociale europeo: il punto centrale sembra vertere sulla questione di quale soggetto politico, sociale, istituzionale, possa avviare una riforma più ampia del welfare state.
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