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Roma, 24 e 25 Novembre 2011

Si è svolta a Roma, lo scorso 24 e 25 novembre, la VII edizione del Forum annuale della Rivista delle Politiche Sociali organizzato in collaborazione con ESPAnet-Italia.

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Unione europea

Welfare locale, decentramento e cittadinanza

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione III

Il processo di europeizzazione implica una convergenza di risorse e di risultati. Ciò è dovuto principalmente sia a vincoli strutturali (es. l'armonizzazione economica) che a input istituzionali (es. le sentenze della Corte europea di giustizia). Questo saggio propone una riflessione su due processi: a) l'aggiustamento dei sistemi nazionali di protezione sociale per operare a livello europeo; e b) il decentramento delle politiche di safety net a livello di governo per favorire la sussidiarietà territoriale e la responsabilità democratica. Nella prima sezione vengono presentati alcuni concetti e premesse preliminari per una riflessione generale del cosiddetto "modello sociale europeo". I governi intermedi e il crescente ruolo delle Regioni dell'Ue costituiscono il focus della seconda sezione.
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Scenario

Questione giovanile, crisi globale e politiche sociali nell’Unione Europea e in Italia

Articolo scritto da:

Nel numero

Giovani senza

Nella Sezione: Rubriche

Le tendenze economiche, demografiche, sociali e politiche affermatesi negli ultimi tre decenni e la crisi globale che ne è seguita stanno esercitando effetti particolarmente negativi sulla condizione dei giovani e sul loro futuro; specialmente nel nostro paese, dove l’arretratezza del sistema produttivo accentua gli effetti della crisi. L’articolo, che riprende alcuni risultati del Rapporto sullo stato sociale 2011 curato dallo stesso autore, opera anche un confronto tra le situazioni dei «figli» e dei «padri». Per i primi si segnalano elementi peggiorativi che, tuttavia, non vanno ricondotti a presunti egoismi dei secondi, ma al deterioramento degli equilibri economico-sociali affermatisi nell’ultimo trentennio che discriminano non tanto in base all’età quanto alle classi sociali, alle famiglie e ai territori d’appartenenza. All’analisi dei sistemi di welfare europei e italiano seguono anche alcune proposte tese a disinnescare la bomba previdenziale che sta maturando nel nostro paese e che penalizzerà soprattutto i giovani d’oggi.
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Previdenza e lavoro - Un'analisi delle disparità di trattamento

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Nel numero

Migrazioni

Nella Sezione: Immigrare in Italia. Gli stranieri utenti e fornitori di Welfare

L’apporto economico e demografico dell’immigrazione agli Stati dell’Unione non è senza conseguenze sui regimi di protezione sociale. È doveroso, quindi, interrogarsi, oltre che sugli aspetti positivi per il sistema, anche sui livelli di tutela realmente consentiti a detti lavoratori, specie con riguardo ai principi della parità di trattamento e del rispetto dei diritti acquisiti. Gli studi disponibili, ancorché parziali, evidenziano il permanere di gravi disparità nella protezione dei migranti. In Italia,il fenomeno dell’immigrazione è relativamente recente, ma ciò non basta a giustificare i ritardi e le carenze registrate nel lancio di politiche attive per la conclusione di accordi bilaterali di sicurezza sociale e un maggiore rispetto degli obblighi internazionali. La collaborazione con gli Stati terzi di origine è forte quando si tratta di mettere a punto dispositivi di controllo e di fermo all’immigrazione clandestina, è invece limitata in un settore chiave, come quello della previdenza. Un diverso approccio della questione e il rafforzamento delle politiche di cooperazione sono un modo di contribuire al consolidamento dei regimi di sicurezza sociale.
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Il dialogo sociale e l'allargamento dell'Unione

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Nella Sezione: I percorsi dell'Europa sociale

Il contributo appunta l’attenzione sull’importanza che può assumere il dialogo sociale nel processo di allargamento dell’Unione europea, inteso come strumento di sostegno alla strategia di convergenza verso una progressiva riduzione dei divari economici e sociali esistenti tra i nuovi paesi aderenti e il resto dell’Unione. Appare chiaro, tuttavia, che l’efficacia del dialogo sociale europeo dipende dall’esistenza di solidi sistemi di relazioni industriali a livello nazionale, e quindi da una più forte legittimazione e rappresentatività delle parti e dallo sviluppo della contrattazione collettiva.
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documentazione

Linee di tendenza dei dispositivi di ultima rete: un quadro sull'Europa

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Rubriche

Questo contributo ripercorre brevemente la nascita e l’evoluzione dei dispositivi di ultima rete nei paesi dell’Unione europea (prima dell’allargamento), delineando le condizioni di eleggibilità a fronte degli aggiustamenti e delle riforme di social protection degli anni novanta e le attuali linee di tendenza dell’attivazione dei beneficiari dei minimi sociali. Da una panoramica delle politiche degli Stati europei emerge il modello prevalente e permeante che prevede l’attivazione dei beneficiari dei dispositivi di ultima istanza con condizioni di accesso/esclusione spesso stringenti. L’utilizzo eccessivo di strumenti restrittivi e condizionali rischia però di far riemergere un’idea di povertà «colpevole», intaccando l’impulso promozionale delle politiche di inclusione sociale.
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L’imperativo del developmental welfare per l’Europa

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Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa

A partire dalla fine degli anni ’70 tutti i più avanzati sistemi di welfare dell’Ue hanno riformato il mix di politiche su cui erano stati edificati i sistemi nazionali di protezione sociale dopo il 1945. La crescita della competizione globale, la ristrutturazione industriale, l’austerity di bilancio, il cambiamento delle relazioni familiari e l’invecchiamento demografico hanno messo in discussione i sistemi di welfare dell’età dell’oro. Recentemente, inoltre, le questioni nazionali relative al lavoro e al welfare si sono sempre più intrecciate con i processi di integrazione politica ed economica dell’Europa. Le numerose forze in gioco hanno generato una spinta al cambiamento politico e alla trasformazione del sistema che supera di gran lunga la nozione comune di «ridimensionamento» del welfare. Il saggio cerca di cogliere il carattere globale dell’attuale sforzo volto a rifondare l’architettura del contratto sociale post-bellico sulla base del concetto di «ricalibratura» del welfare a scopo sia euristico sia prescrittivo.
Parole chiave: welfare :: Unione europea :: economia :: politica :: mercato ::
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Materiali

Italia. Strategia di Lisbona e politiche di genere: sei casi regionali

Articolo scritto da:

Il lavoro si propone di valutare l’impatto esercitato dalla Strategia di Lisbona nell'implementazione delle politiche di genere in sei regioni italiane. Ripercorrendo le tappe dell’azione comunitaria, la ricerca mette in evidenza le difficoltà legate alla realizzazione dell’agenda di Lisbona che, accanto alla marginalizzazione delle istanze di giustizia sociale, ha incontrato forti resistenze legate, soprattutto nelle regioni del Sud, alla impossibilità di governare autonomamente gli interventi in mancanza di cornici di riferimento stabili e meccanismi vincolati più stringenti.
Parole chiave: genere :: Unione europea :: differenze regionali ::
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Gli effetti dell'allargamento a Est sull'immigrazione e sul mercato del lavoro

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Scelte di policy e casi nazionali

Le politiche dell’immigrazione europee si trovano davanti a grandi sfide. Dopo molti anni di afflusso per lo più non regolato di stranieri nell’Ue è ora giunto il momento di impostare la questione in modo diverso, concentrandosi sui criteri economici e tenendo conto delle nuove realtà sociali ed economiche esistenti nell’Unione europea. Il reperimento di «potenzialità elevate» - che fino a questo momento hanno preferito l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti - deve diventare una pietra angolare della nuova politica dell’immigrazione dell’Ue. In vista dell’allargamento a Est, l’Unione deve concordare nuove normative o quote d’immigrazione per le persone altamente qualificate dell’Europa orientale. Chiudere le frontiere ai cittadini dei nuovi Stati membri per altri sette anni comporterebbe una perdita di capitale umano importante necessario a rafforzare ulteriormente la competitività di un’Unione europea più grande nell’economia mondiale.
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Facendo i conti con l'allargamento

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Nella Sezione: Verso l'Europa a 25. Riflessioni sul grado di diversità sostenibile

I paesi che stanno per entrare nella Ue hanno adottato un modello di transizione che ha assegnato un peso importante a strumenti volti a ridurre i costi sociali della transizione, mostrando di attribuire un ruolo centrale alle politiche redistributive. È così avvenuto che questi Stati hanno trasformato le loro economie, creando molta disoccupazione, ma anche contenendo relativamente le disuguaglianze. I divari di reddito sono inevitabilmente aumentati, a seguito della transizione ad una economia di mercato, ma non sono esplosi in questi paesi com’è invece avvenuto nelle ex Repubbliche sovietiche. Queste politiche redistributive hanno indubbiamente favorito le riforme strutturali che hanno consentito l’ingresso di tali paesi nell’Unione europea, ma, al tempo stesso, hanno lasciato una pesante eredità in termini di squilibri fiscali. La correzione di tali squilibri è uno dei problemi più complessi che i nuovi paesi membri dovranno affrontare in un contesto di regole fiscali della Ue che sono state ideate per paesi a livelli di sviluppo molto più avanzato.
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strumenti

Orario di lavoro - La disciplina comunitaria e dei paesi europei

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Tempi e orari

Nella Sezione: Rubriche

Il contributo dà conto della legislazione sull'orario di lavoro in Europa, con particolare riferimento alla normativa comunitaria e alle sue recenti proposte di modifica, e di alcuni Paesi dell'Unione europea (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania e Inghilterra). L'analisi condotta rileva, da un lato, le debolezze interne alla prima quanto a standard di protezione dei lavoratori e a possibilità di deroga. Dall’altro, dopo aver esaminato alla luce di questa gli istituti fondamentali delle discipline nazionali, conclude per la sua debole influenza sugli ordinamenti degli Stati membri, constatando piuttosto il suo effetto di incentivo al «ribasso» delle tutele vigenti.
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