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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)

In un tempo in cui l’incertezza sul futuro condiziona drammaticamente l’Unione Europea la conferenza si interroga sulla sua integrazione sociale e politica.

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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)
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Orario di lavoro - La disciplina comunitaria e dei paesi europei

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Tempi e orari

Nella Sezione: Rubriche

Il contributo dà conto della legislazione sull'orario di lavoro in Europa, con particolare riferimento alla normativa comunitaria e alle sue recenti proposte di modifica, e di alcuni Paesi dell'Unione europea (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania e Inghilterra). L'analisi condotta rileva, da un lato, le debolezze interne alla prima quanto a standard di protezione dei lavoratori e a possibilità di deroga. Dall’altro, dopo aver esaminato alla luce di questa gli istituti fondamentali delle discipline nazionali, conclude per la sua debole influenza sugli ordinamenti degli Stati membri, constatando piuttosto il suo effetto di incentivo al «ribasso» delle tutele vigenti.
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Lavoro e lavori part-time - Un quadro europeo dell'offerta e delle preferenze

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Tempi e orari

Nella Sezione: Riduzione degli orari e conciliazione dei tempi di vita

L’articolo prende in considerazione il part-time non tanto inteso come politica di crescita dell’occupazione ma come elemento centrale di una società pluriattiva in cui l’individuo che lo voglia possa «dedicarsi anche ad altre sfere della vita» col presupposto di non «essere penalizzato sul piano del welfare e della stabilità del lavoro». Il part-time è qui visto come via alla valorizzazione delle attività lavorative fuori mercato in un quadro di riduzione parziale del tempo di lavoro. Nell’analizzare il panorama europeo in materia di lavoro a tempo parziale viene utilizzata una classificazione in 3 gruppi di paesi («nordici», «continentali» e «mediterranei»), costruita considerando l’entità del part-time, il genere, la distribuzione per età, i tassi di part-time sostanziale e marginale, nonché le motivazioni che inducono i lavoratori a optare per questa modalità contrattuale e i diritti che ne conseguono. Il part-time sembrerebbe, dove ben tutelato, rappresentare un buono strumento di conciliazione tra lavoro per il mercato, formazione per i giovani, cura della famiglia per le donne, graduale ritiro dal lavoro (per svolgere attività di tempo libero o volontariato) per gli anziani.
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Materiali

Italia - Orari e conciliabilità come componenti della qualità del lavoro

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Tempi e orari

Nella Sezione: Rubriche

Il contributo analizza la qualità del lavoro in Italia in relazione alla dimensione temporale, a partire dagli esiti di un’indagine Isfol sull’argomento. In particolare, facendo riferimento alla soddisfazione espressa dai lavoratori quale misura della qualità percepita del lavoro, vengono analizzate le caratteristiche dei tempi di lavoro (durata, regolarità, atipicità oraria, ecc.) in rapporto alla tipologia di impiego (temporanea vs. permanente, indipendente vs. dipendente) e ad altri aspetti dell’occupazione. Inoltre, si esamina il rapporto tra il tempo di lavoro e gli altri aspetti dell’esistenza (con i problemi e la percezione di conciliabilità collegati) in relazione alle diverse condizioni di vita e di utilizzo del tempo libero (nel rapporto con la famiglia, nell’impegno sociale, nelle attività ricreative e così via).
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La conciliazione come elemento chiave nella costruzione di un nuovo welfare: uno studio di caso

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Tempi e orari

Nella Sezione: Riduzione degli orari e conciliazione dei tempi di vita

Dall’analisi delle ultime tendenze dell’occupazione femminile e della specifica contraddizione tra la volontà/necessità delle donne di entrare e rimanere nel mercato del lavoro e l’organizzazione complessiva del mercato, così come si è venuto strutturando, discende l’urgenza di mettere a punto politiche di conciliazione. Queste non vanno intese non come misure «aggiustative» a valle per permettere alle donne, pur a prezzo di defatiganti equilibrismi, di svolgere il triplice ruolo di mogli, madre, lavoratrici, ma come politiche innovative e trasversali a monte, come perno centrale di un nuovo welfare. Questa tesi viene supportata nel saggio attraverso l’analisi di un «case study» di costruzione di una coalizione territoriale nel territorio della provincia di Arezzo e il richiamo alle più recenti raccomandazioni europee sul tema della conciliazione.
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Invecchiamento e welfare: riflessioni sul dibattito in corso

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Nella Sezione: Fuori dal tema

L’articolo ripercorre sinteticamente il dibattito che ha accompagnato, nelle sue ultimissime fasi, il varo della Legge di riforma del sistema pensionistico 243/2004 e si basa sui materiali dell’Osservatorio Invecchiamento e Welfare (Iwo) creato nel 2001 dallo Spi Cgil e dall’Ires nazionale. I temi qui affrontati sono due: come favorire lo sviluppo della previdenza integrativa, e come determinaren un prolungamento apprezzabile della vita lavorativa. Insieme alle misure adottate dal governo, sono brevemente presentate alcune previsioni sui loro probabili effetti, alcune proposte alternative, e le ipotesi di spiegazione dei comportamenti di pensionamento e risparmio sui cui le une e le altre sono basate. Come si cerca di mostrare, sembra che il sistema pensionistico sia destinato a restare ancora, nonostante l’approvazione della 243/2004, oggetto di ambiziosi progetti di riforma. In particolare, è da alcuni considerata ancora aperta la questione del rapporto più opportuno tra primo e secondo pilastro. Ma a quanto è dato di vedere, la si affronterà sulla scorta di argomenti di tipo nuovo.
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Gli orari nelle relazioni industriali italiane - Riflessioni a posteriori

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Tempi e orari

Nella Sezione: Fra passato e futuro. La contrattazione degli orari e la flessibilità

Il tema del tempo di lavoro e dell’orario è sempre stato centrale nella contrattazione collettiva italiana. Nell’articolo se ne ripercorre l’evoluzione, mettendo in luce come dalla prevalenza di obiettivi di riduzione e contenimento della durata degli orari a vantaggio soprattutto del lavoro ci si sia andati spostando verso la prevalenza di obiettivi di negoziazione e controllo della flessibilizzazione dei tempi di lavoro richiesta dalle imprese. Nella ricognizione emergono punti critici, ma insieme elementi propositivi che fanno della contrattazione degli orari il terreno forse più innovativo della contrattazione collettiva in Italia.
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Tempo e orari

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Tempi e orari

Nella Sezione: Rubriche

Al centro del saggio viene posta l’analisi del rapporto tra tempi di vita e orari di lavoro e le trasformazioni che questo rapporto ha subito nel triplice passaggio dalla società fordista a quella post-fordista a quella globalizzata odierna. Vengono elencate le principali contraddizioni che nascono dalle esigenze di iper-flessibilità degli orari (sincronizzazione e desincronizzazione, dislocazione delle rigidità temporali e qualità della vita, incertezza, rischio di mercato e precarizzazione, bisogni di sicurezza emergente e crisi del sistema delle garanzie). La questione della flessibilità temporale viene collocata in rapporto alle altre tre dimensioni della flessibilità del lavoro: funzionale, numerica, salariale. Alcune implicazioni di policy making vengono sviluppate partendo dal concetto di flessibilità sostenibile.
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Europa - Modelli di conciliazione dei tempi

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Tempi e orari

Nella Sezione: Riduzione degli orari e conciliazione dei tempi di vita

L’analisi comparata delle politiche di conciliazione promosse dai paesi europei evidenzia la presenza di diversi modelli di intervento. I dati suggeriscono di diversificare gli strumenti di conciliazione per venire incontro alle preferenze espresse da modelli famigliari e di vita sempre più eterogenei, ma anche la centralità di azioni di sistema che puntino sull’offerta di servizi pubblici di cura con orari flessibili, di buona qualità e a costi contenuti, che contrastano la divisione di genere del lavoro di cura rinforzata, invece, da politiche centrate solo sull’estensione dei congedi parentali. L’intervento pubblico consente, inoltre, di ridurre i costi che dovrebbero altrimenti sostenere le imprese e ha l’effetto, nel lungo periodo, di ridurre la povertà e le disuguaglianze sociali, oltre che di aumentare la produttività, per gli effetti positivi sulle capacità di apprendimento e le condizioni di vita delle nuove generazioni.
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