Nota del Direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Attivazione e individualizzazione delle politiche di welfare sono i due temi al centro di questo fascicolo di «Rps». Si tratta di termini relativamente nuovi e dai significati non sempre chiari né univoci, entrati in ogni caso ormai da qualche tempo, attraverso la Strategia europea per l’occupazione, nel lessico e nell’iniziativa sociale dell’Unione e in quelle dei diversi Stati membri. Di questi nuovi termini delle politiche di welfare trattano sia i saggi di taglio tematico, sia quelli di carattere più narrativo delle singole esperienze nazionali, componendo un insieme sfaccettato di luci e di ombre rispetto al quale l’Italia sembra essere ancora in una fase di avvio, sia a causa delle inerzie di gestione nell’ambito delle politiche attive del lavoro e delle politiche sociali che a causa del fermo imposto dal governo in carica alla sperimentazione del Reddito minimo di inserimento.
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La Strategia europea per l’occupazione. Meriti e limiti
Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Intersezioni-chiave
Avviata nel 1997, la Strategia europea per l’occupazione (Seo) mirava a creare le condizioni favorevoli al raggiungimento di una più elevata occupazione attraverso il coordinamento delle politiche nazionali in materia di lavoro. Le riformulazioni successive della Strategia (nel 2003 e nel 2005) non modificano l’orientamento di fondo, che fa perno su misure dal lato dell’offerta, mentre insufficiente attenzione è rivolta all’interazione fra gli sviluppi sul mercato del lavoro e le caratteristiche del modello sociale da un lato, e sull’impatto macroeconomico dall’altro. Il saggio si propone due obiettivi: da un lato, mostrare la preoccupazione continua, all’interno della Dg Employment and Social Affairs, di coniugare flessibilità e inclusione, in risposta all’esigenza di preservare il «modello sociale europeo». Dall’altro, mostrare come la Seo costituisse una condizione essenziale per il funzionamento dell’unico meccanismo su cui si sono basate le politiche di convergenza dei paesi membri dell’Unione monetaria europea, rappresentato dalla flessibilità di prezzi e salari relativi. I limiti di questo meccanismo vengono discussi nella parte finale del saggio.
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La flexicurity come idea centrale del Modello sociale europeo
Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Intersezioni-chiave
È noto come la flexicurity sia gradualmente divenuta una questione centrale nelle iniziative di riforma a livello comunitario nelle politiche sociali e dell’occupazione. Il termine flexicurity – combinazione tra flessibilità e sicurezza – coglie con efficacia l’essenza del processo decisionale della politica economica europea sin dalle sue origini ed esemplifica efficacemente il carattere del modello sociale europeo: un bilanciamento di interessi economici e sociali che intende la politica sociale e dell’occupazione come parte integrante della politica economica e come importante fattore di produzione nell’economia europea. Le politiche di flessicurezza costituiscono inoltre un caso paradigmatico del nuovo approccio adottato dall’Unione europea in materia di regolazione della legislazione sociale e dell’occupazione; sono parte degli sforzi che mirano ad introdurre nuove modalità di governance e a confidare di più su strumenti di soft law nel processo decisionale europeo. Il saggio riflette sull’evoluzione del processo decisionale a livello sovranazionale e su come questo presenti elementi crescenti di riflessività. La tesi centrale è che, per rendere efficaci le forme soft di gover
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La Strategia europea per l'occupazione: un esempio di governance multilivello
Nella Sezione: Politiche
L’articolo prende in esame la Strategia europea per l’occupazione (Seo) in quanto esempio di governance multilivello. Dapprima esamina il background della politica sociale europea, poi il modo in cui il Metodo aperto di coordinamento è stato definito e applicato alla politica per l’occupazione e, da ultimo, le varianti nazionali (e sub-nazionali) delle pratiche di dialogo sociale di alcuni Stati membri. Il risultato di questa analisi mette in discussione lo scetticismo sulle possibilità crescenti di queste strategie di influenzare le policy sub-nazionali,
e anche lo scetticismo di quanti ritengono che l’integrazione europea eroda il ruolo decisionale nazionale.
Le differenze istituzionali fra paesi offrono un notevole margine per la formulazione di politiche cui i differenti modelli di partecipazione possono aderire.
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