Il coordinamento delle politiche nell’Unione europea dopo il 2010: idee per un’architettura di governance inclusiva
Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Analisi e bilanci
L’architettura della governance della Strategia di Lisbona è stata modificata, formalmente o informalmente, varie volte nel corso dei suoi dieci anni di vita. Questo studio si sofferma su queste evoluzioni contribuendo al dibattito in corso sul futuro della strategia di Lisbona e sull’appropriata architettura di governance per il coordinamento delle politiche nell’Ue dopo il 2010. Il paper si sviluppa in due parti principali; la prima parte riconsidera la governance della strategia di Lisbona dal marzo 2000 fornendo una visione critica generale delle tre principali fasi del suo sviluppo. La seconda parte guarda in avanti, esaminando un’appropriata futura architettura di governance per il coordinamento delle politiche nella Ue dopo 2010. La parte conclusiva valuta i probabili esiti del dibattito in corso sulla strategia di Lisbona post-2010, sulla base delle informazioni disponibili al momento della stesura del testo.
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Nota del direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Il fascicolo è dedicato alla Strategia europea di Lisbona che nacque con l’obiettivo di rendere l’Europa il sistema economico più competitivo del mondo grazie all’immissione di fattori innovativi quali la conoscenza e la sostenibilità, pure ambientale, e grazie anche allo sviluppo di maggiori e più generalizzati gradi di universalismo, inclusività e armonizzazione dei sistemi di protezione sociale già presenti negli Stati membri. Nel complesso il bilancio della Strategia non è positivo. Ad emergere con forza sono tanto i suoi limiti, oggi sottolineati dal blocco della crescita economica e dagli incrementi esponenziali di disoccupazione e povertà; ma anche quelli rintracciabili sin dalle origini, intrinsechi al suo stesso impianto, per certi versi, e certamente attribuibili alla evoluzione che il Trattato ha subito nel corso del primo decennio di vita.
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Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo
Nella Sezione: Sessione I
Il 2005 ha visto una fervente attività delle istituzioni europee intorno ai temi sollevati dal disagio generale che ha trovato le sue espressioni più evidenti nello stallo sul Trattato costituzionale e sul bilancio della Comunità. La presidenza britannica aveva inoltre proposto di concentrare il dibattito in modo particolare sul modello sociale europeo. Nel contempo i governi dei venticinque Stati membri si sono impegnati a varare programmi di riforma nazionali per una maggiore attuazione della Strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, dopo la verifica di medio termine conclusasi nel primo semestre del 2005.
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Per un bilancio critico della Strategia di Lisbona
Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Analisi e bilanci
A partire dal 2004 la Strategia di Lisbona è stata ricentrata sulle riforme strutturali e sulle prescrizioni economiche, mentre a conclusione del vertice di Lisbona una strategia differente, organizzata in parte attorno ai metodi aperti di coordinamento, aveva introdotto una reale innovazione auspicando una vera e propria assunzione, a livello comunitario, della «dimensione sociale» dell’Europa. A partire dal secondo Rapporto Kok le cose sono cambiate. Importanti eventi successivi hanno modificato completamente il quadro, per non dire della crisi economica esplosa a partire dal 2007-2008. In queste condizioni resta da stabilire il bilancio globale di quella che si chiama per metonimia «Lisbona». Il presente articolo intende tracciarne le grandi linee. Se ci si limita alla materia sociale la Strategia di Lisbona, come dimostrano due esempi simbolici (l’attivazione della protezione sociale e la flexicurity), non ha mantenuto le promesse. In fin dei conti non si è trattato che del discorso di accompagnamento alle riforme economiche, sullo sfondo di una crescente pregnanza del diritto comunitario, che privilegia le libertà economiche sui diritti sociali.
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Lisbona, metodo aperto di coordinamento, Eu2020: dieci anni di indicatori sociali nell’Unione europea
Nella Sezione: Fuori dal tema
Il Consiglio europeo ha recentemente adottato «Europa 2020», l’ambiziosa strategia per una «crescita
intelligente, sostenibile, inclusiva» che, nel prossimo decennio, indirizzerà l’azione comunitaria e dei paesi membri nei campi delle politiche economiche, occupazionali, ambientali e sociali. In essa un ruolo fondamentale è svolto da target quantitativi – cinque in tutto – al cui raggiungimento nel 2020 i paesi
dovranno impegnarsi attraverso concrete azioni di policy. Uno dei cinque target è relativo ad un indicatore di povertà ed esclusione sociale ed è fissato in termini assoluti: 20 milioni di persone fuori dall’area di povertà in dieci anni. È il compimento di un lungo percorso iniziato a Lisbona nel 2000, quando, all’avvio del coordinamento comunitario in materia di politiche sociali, gli indicatori furono da subito considerati ingredienti fondamentali del processo con l’obiettivo di rendere più trasparenti gli esiti degli interventi e meglio giudicabile l’azione dei governi nel confronto nel tempo e tra paesi. L’articolo ripercorre le tappe fondamentali di questo cammino.
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Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo
Nella Sezione: Sessione I
L'analisi del ruolo della cosiddetta "Strategia di Lisbona" nell'ambito dell'occupazione e della protezione sociale non è semplice per due motivi: prima di tutto l'intervento europeo in questo settore non si presenta come una politica di tipo "classico": è dunque opportuno trovare gli strumenti nuovi per valutare il cambiamento introdotto; inoltre l'argomento è altamente politicizzato e non mancano le polemiche. È però possibile avanzare due tipi di constatazioni riguardanti da un parte la politica (politics), dall'altra le politiche (policies). Per quanto attiene alla prima, è sorprendente vedere in che misura la questione della protezione sociale e dell'occupazione abbia inciso sul fallimento dei due referendum in Francia e in Olanda e abbia in seguito acquisito importanza in termini più generali.
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La Strategia di Lisbona come fattore di modernizzazione del Modello sociale europeo: valutazioni
Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Intersezioni-chiave
Il presente articolo introduce alla prima e incompleta valutazione dell’influenza della Strategia di Lisbona sul Modello sociale europeo. Tale esercizio risulta complesso per alcuni motivi: in primis, per la complessità della Strategia; in secondo luogo per la difficoltà di individuare una definizione chiara del Modello sociale europeo. Sulla base della letteratura esistente e dei principali indicatori proposti dalla stessa Strategia, l’articolo vuole proporre alcune riflessioni sul successo (limitato) e i limiti (molteplici) della Strategia. Il riferimento è da un lato al contenuto dell’Agenda di Lisbona e la sua influenza sulla modernizzazione del Modello sociale europeo. L’ulteriore e più preciso oggetto di analisi è dato dall’evoluzione del modello di welfare sud-europeo (più lontano dagli obiettivi di Lisbona e dunque oggetto di maggiore pressione). In secondo luogo vengono analizzati gli aspetti procedurali della Strategia e la sua capacità di incidere sulla partecipazione, il processo di apprendimento e le capacità istituzionali dei singoli paesi membri. In conclusione vengono richiamate le luci e le ombre legate all’implementazione della Strategia e le tensioni (sostantive
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Lisbona: verso una Strategia ripensata?
Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Analisi e bilanci
La Strategia di Lisbona è un approccio comunitario inteso a creare opportunità di apprendimento sul proprio sistema nazionale e su quello di altri paesi allo scopo di favorire le soluzioni ottimali selezionando le pratiche migliori e utilizzando indicatori per verificare le performance (benchmarking). Si tratta di un processo che ha portato a compimento l’idea di convergenza, mirando alla ridefinizione da parte degli attori delle priorità strategiche e politiche sotto l’effetto dell’apprendimento continuo. Tuttavia si può constatare che nessuno degli indicatori adottati a Lisbona, o immediatamente dopo, sarà raggiunto nel 2010. Si tratta però di un fallimento che non si limita al solo ambito sociale. L’articolo discute, anche sulla base dei dati più aggiornati, le ragioni di questo parziale fallimento e si conclude proponendo alcune riflessioni sulle possibili soluzioni.
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Metodo aperto di coordinamento
Il metodo aperto di coordinamento rappresenta una terza via tra cooperazione intergovernativa e metodo comunitario, in quanto lascia un ampio margine di manovra agli Stati membri assicurando allo stesso tempo all’Unione un ruolo di guida attraverso una procedura di confronto tra le azioni dei paesi europei in un contesto di apprendimento reciproco. Il Mac era stato disegnato per assicurare le necessarie trasformazioni istituzionali e una rinnovata legittimità democratica all’Unione; tuttavia, come molta letteratura evidenzia, l’estensione del metodo aperto di coordinamento non sembra aver raggiunto questi obiettivi. Inoltre, se nel nuovo Trattato sono istituzionalizzate le competenze di coordinamento dell’Unione, non viene realizzata una compiuta costituzionalizzazione del Mac. L’incorporazione della Carta di Nizza nel diritto primario europeo mette in luce però l’avanzamento del processo di «costituzionalizzazione dell’“Europa sociale”»: i diritti sociali assurgono ora a valori fondanti del processo d’integrazione. Ciononostante, le garanzie accordate a livello nazionale ai diritti sociali dai giudici e dalle Corti costituzionali, non possono ritenersi fungibili con quelle accorda
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