Imposti e ostacoli allo sviluppo - Considerazioni su innovazione e produttività in Italia
Nella Sezione: Fisco, etica pubblica e sviluppo
Scopo principale di queste note è fornire argomenti a sostegno della tesi che in Italia l’ostacolo più serio alla costruzione di un’economia che sia competitiva ed equa è rappresentato dalla struttura produttiva, caratterizzata dalla netta prevalenza di piccole o piccolissime dimensioni aziendali e da una specializzazione produttiva largamente orientata a favore di produzioni tradizionali. Questa struttura produttiva agisce da freno alla utilizzazione del capitale umano e spinge verso strategie di crescita che non sono imperniate
sull’introduzione di innovazioni di varia natura, e perciò si rivelano fragili. La rimozione di questo ostacolo richiede interventi di policy ben diversi dal taglio alle imposte, dalla riduzione della spesa sociale e, anche, dalla perseveranza sulla strada della flessibilizzazione del mercato del lavoro.
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I tagli all’assistenza in Italia. Motivazioni e conseguenze
Nella Sezione: Sulla specificità del caso italiano
L’articolo discute motivazioni ed effetti della riduzione, fino all’azzeramento, del finanziamento nazionale alle politiche socioassistenziali che va prefigurandosi nel 2011-2012, anche in relazione al delinearsi di modalità di attuazione del federalismo fiscale che rivolgono a tali politiche scarsa attenzione. L’azzeramento degli stanziamenti nazionali sembra destinato a provocare un ulteriore restringimento delle prestazioni offerte, già meno sviluppate rispetto agli altri paesi, e rischia di far tramontare il progetto originario della legge 328/2000 di costruire un autonomo sistema socio-assistenziale, strutturato sul territorio nazionale, professionale e rivolto alla totalità dei cittadini. Piuttosto, sembra delinearsi un sistema in parte ricondotto
nell’ambito delle politiche sanitarie e delle politiche del lavoro, per il resto residuale, differenziato territorialmente e rivolto prevalentemente a soggetti marginalizzati.
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Lotta alle diseguaglianze ed efficienza della spesa sociale
Nella Sezione: Fisco, etica pubblica e sviluppo
Obiettivo di questo lavoro è quello di presentare ragioni, in primis di equità, ma anche di efficienza, a favore non solo della fornitura pubblica di servizi sociali, ma addirittura di uno spazio per la produzione pubblica. Naturalmente, ciò non implica la messa in discussione di tutti i trasferimenti monetari: un sistema di reddito di ultima istanza, per esempio, è urgente per il nostro paese. Va, però, messo in discussione il convincimento, diffuso anche a sinistra, che la fornitura e la produzione pubbliche di servizi debbano necessariamente essere ridimensionate.
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I livelli essenziali come condizione di cittadinanza sociale
Nella Sezione: Fisco, etica pubblica e sviluppo
Il contributo esamina le motivazioni e i percorsi che hanno caratterizzato il dibattito sui livelli essenziali di assistenza (Lea), sia in sanità che per i servizi sociali, partendo dal concetto di «universalismo selettivo» come garanzia dell’esercizio dei diritti di cittadinanza, ma anche come possibilità di controllo della spesa sociale. Viene evidenziata la differenza di percorso attraverso cui si è giunti alla definizione dei Lea sanitari, nei quali è stato recepito il principio di «universalismo selettivo» e la garanzia per tutti a prestazioni «essenziali e appropriate», e quella dei Lea sociali, ispirati piuttosto alla garanzia di un «livello minimo di prestazione sociale» ritenuto irrinunciabile, e per i quali nel documento non ancora pubblico, nulla si dice rispetto alle responsabilità dello Stato di garantire l’uniformità dell’esercizio dei diritti di cittadinanza sociale.
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I costi della mancata integrazione tra sociale e sanitario
Nella Sezione: Sessione III - L'impatto dell'integrazione nella definizione e nella gestione dei servizi socio-sanitari
Che i costi della sanità tendano ad aumentare in maniera vertiginosa è dato acquisito. L’ultima previsione del Pricewaterhouse Coopers Health Research Institute stima il triplicarsi dell’incidenza sul Pil entro quindici anni, fino a raggiungere il 21% in Usa e il 16% nella media degli altri paesi Ocse. La posizione relativamente vantaggiosa dell’Italia, con il suo 8,5%, tenderà comunque ad essere erosa, se non altro per effetto della tendenziale convergenza globale dei consumi sanitari, dei sistemi di offerta e dei relativi costi.
Per quanto riguarda gli equilibri interni al sistema italiano, poi, l’aumento dei finanziamenti alla salute previsto dalla ultima Finanziaria non basterà ad evitare un passivo compreso tra i 3,1 e i 10,6 miliardi di euro, secondo le recenti stime del Ceis - Tor Vergata, con l’aumento dei rischi conseguenti per le famiglie e i cittadini.
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«Spesa sociale»
Nella Sezione: Rubriche
Le spese per la protezione sociale costituiscono una quota rilevante del totale delle risorse prodotte dalle economie avanzate. Lo stato sociale è comunque un’istituzione relativamente recente, sviluppatasi sostanzialmente a partire dal secondo dopoguerra, e già in crisi, a detta di molti commentatori. In questo lavoro, dopo aver brevemente delineato lo sviluppo storico del welfare state, si analizza l’attuale estensione e distribuzione della spesa sociale in Italia e nel resto della Unione europea, per poi mettere in evidenza quali sono le prospettive future e quali le sfide che si pongono di fronte al mutato contesto economico, con particolare riferimento all’aumento dell’integrazione tra i paesi, al rallentamento della crescita economica in Europa e al diffondersi di nuove tecnologie. Si illustrano conoscenze consolidate, ma anche luoghi comuni privi di fondamento empirico.
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