Prelievo e redistribuzione di welfare Nord/Sud. Gli effetti ipotizzabili del federalismo fiscale nel Mezzogiorno
Nella Sezione: Spesa pubblica e sistemi regionali di welfare
In questo lavoro si illustra la distribuzione regionale della spesa pubblica per le grandi funzioni relative al welfare, ovvero previdenza, sanità e istruzione, mettendo in evidenza che i livelli di spesa pro capite sono relativamente omogenei su tutto il territorio nazionale. Successivamente si passa ad analizzare la capacità delle diverse regioni di finanziare autonomamente questi livelli di spesa. È qui che emerge il secondo problema cruciale per l’attuazione compiuta del federalismo fiscale nel nostro paese: a livelli di spesa più o meno uniformi fanno riscontro profonde divergenze nella capacità fiscale – dovute ai profondi divari in termini di sviluppo tra le aree del paese – che vengono attualmente colmate dai trasferimenti statali e su cui inciderà il processo di decentramento in corso.
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La Big Society e la nuova austerità
Nella Sezione: Paradigma critico: la Big Society
La coalizione britannica di governo ha lanciato il progetto di una Big Society nello stesso momento in cui
procedeva a drastici tagli ai servizi pubblici. Gli effetti combinati di queste due decisioni segnano la fine del modello di welfare postbellico. Il racconto della Big Society comprende alcuni ideali progressisti, tra cui l’empowerment dei cittadini e il rafforzamento della società civile. Ma non prevede alcun dispositivo a favore della partecipazione di tutti e sulla responsabilità, mentre apre nuove opportunità per l’acquisizione
dei servizi pubblici da parte del grande business. Questo saggio intende proporre una critica dettagliata della Big Society nel contesto di una radicale riduzione del deficit e offrire alcune raccomandazioni per realizzare il suo potenziale progressista.
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Le politiche di bilancio e la spesa per il welfare dei paesi europei negli anni novanta
Nella Sezione: Trascorsi, tendenze, confronti
Negli anni novanta i paesi europei mettono sotto controllo la dinamica del debito pubblico, che era cresciuto ancora, rispetto ai livelli del 1990, a causa della fase recessiva che tutta l’Europa attraversa. La buona performance della seconda metà degli anni novanta permette una diminuzione della quota della spesa pubblica, grazie anche ad una politica monetaria più espansiva, che riduce il costo del debito. Mentre la maggior parte dei paesi è impegnata a conseguire le condizioni di ingresso nell’euro, anche i tre paesi che scelgono di rimanere fuori ottengono analoghi risultati in termini di disavanzo; tuttavia beneficiano in minor misura della riduzione della spesa per interessi rispetto ai paesi dell’euro. Per quanto riguarda la spesa di welfare, la riduzione della quota è nettamente inferiore, in modo particolare nei paesi che aderiscono all’unificazione monetaria.
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