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sistema socio-sanitario

Achille Passoni

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Nella Sezione: Intersessione - Riflessioni e valutazioni del mondo sindacale e politico

Ritengo innanzitutto di dovermi soffermare su alcune questioni affrontate dal ministro Ferrero e che onestamente ho difficoltà a condividere. In primo luogo, la questione del Fondo per le politiche sociali. Le risorse da trasferire alle Regioni nel 2007, rispetto a quelle trasferite nel 2006, sono sì aumentate – e noi abbiamo molto apprezzato – ma esclusivamente della quota tagliata l’anno scorso dal centro-destra. Il Fondo quindi è tornato alla cifra ripartita nel 2004. In sostanza, non c’è alcun investimento aggiuntivo da allora a tutto il 2007. E questo significa non ritenere le politiche sociali e il contrasto alla povertà priorità dell’iniziativa di governo del centro-sinistra. Converrà con me il ministro che è tutt’altro che una buona notizia.
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La valutazione economica nell’ambito dei servizi socio-sanitari

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Nella Sezione: Sessione III - L'impatto dell'integrazione nella definizione e nella gestione dei servizi socio-sanitari

Nei paesi industrializzati, invecchiamento della popolazione e sviluppo tecnologico hanno contribuito a portare in primo piano il tema dell’efficiente allocazione delle risorse all’interno dei sistemi di welfare. In sanità, la valutazione economica costituisce uno strumento funzionale a orientare le scelte allocative relativamente ad una dimensione cruciale del problema: quella del costo-opportunità. Dagli anni ’60 ad oggi, si è osservato un forte incremento dei lavori soprattutto in campo farmacologico, tanto che in numerosi paesi i risultati di questi studi sono stati utilizzati per la formulazione concreta delle politiche sanitarie. È il caso di programmi che richiedono l’impiego di valutazioni economiche per il finanziamento pubblico di nuovi farmaci, adottati in Canada, in Australia e recentemente invocati dall’Aifa nel nostro paese, ma soprattutto dal National Institute for Clinical Excellence (Nice) nel Regno Unito, il primo esempio di utilizzo sistematico delle valutazioni economiche per l’adozione di tecnologie da parte di un sistema sanitario pubblico.
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Le banche dati sulla salute - Verso la costruzione di un’epidemiologia assistenziale

Nella Sezione: Sessione II - Capacità informativa, ruolo e utilizzo dei dati nei processi di policy making

Tra le diverse chiavi di lettura del sistema socio-sanitario in Italia il dedicare uno spazio al tema informativo, della politica dei dati è già dichiararne la sua criticità e particolare problematicità. Infatti, a fronte di un crescente numero di rapporti, informazioni, rilevazioni, statistiche, descrizioni, proiezioni sui tanti aspetti socio-sanitari del nostro paese, diveniamo man mano sempre più coscienti dei loro limiti. A titolo meramente esemplificativo basti citare, tra le diverse fonti nazionali di facile e libero accesso, tutti i siti e/o banche – di dati (Bdd) istituzionali quali l’Istat (si consulti ad esempio l’Annuario statistico italiano 2006 di recente pubblicazione); il Ministero della Salute; l’Agenzia italiana del farmaco; l’Istituto superiore di sanità; l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro; Cineca - Rapporto Arno.
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La Società della salute dell’area pisana - Caratteristiche e processo di governo del territorio

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Nella Sezione: Sessione IV - Integrazione. Complessità del concetto e buone pratiche

Cercherò di illustrare in questo mio contributo quale sia stata e sia l’esperienza della «Società della salute» e del lavoro fatto in una dozzina di anni in Toscana e a Pisa. Siamo partiti da una serie di riflessioni che ci hanno convinto dell’importanza di porre al centro la responsabilità di un coinvolgimento pieno delle amministrazioni comunali nelle problematiche riguardanti il benessere e la salute dei cittadini. Il punto di partenza è stato l’integrazione tra settore sociale e settore sanitario.
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Buona gestione e appropriatezza delle prestazioni

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Nella Sezione: Sessione III - L'impatto dell'integrazione nella definizione e nella gestione dei servizi socio-sanitari

Il contributo vuole rispondere a due domande: 1) quale è il significato dei termini economicità, efficienza ed efficacia; 2) quali sono le ragioni per cui oggi si parla di appropriatezza. Il significato dei termini è tratto dal Vocabolario Treccani che così si esprime: economicità vuol dire «conformazione e rispondenza all’economia nel senso di parsimonia e risparmio»; efficienza corrisponde alla «situazione di massima capacità produttiva, e cioè di costi minori possibili, in un complesso di produzione o di erogazione di beni e/o di servizi»; efficacia è «la capacità di produrre pienamente l’effetto voluto», è l’ottenimento stesso dell’effetto. Non ci può essere gestione – e tanto meno buona gestione – e, cioè, non può esserci «amministrazione di beni e/o interessi per conto altrui», se non si opera tenendo presenti e applicando i principi di economicità, efficienza ed efficacia.
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L’assistenza ai non autosufficienti nel quadro di un neo-regionalismo in fieri

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Nella Sezione: Sessione I - Dopo la 328/2000. Riflessioni su sviluppi e criticità del nuovo paradigma istituzionale

Storicamente la realizzazione dello stato sociale ha determinato, negli ordinamenti giuridici contemporanei, processi di accentramento di poteri e funzioni nel governo centrale, ritenuto in grado di fornire una migliore garanzia di stabilità e universalizzazione delle prestazioni sociali, rispetto agli enti territoriali sub-statali. Questa tendenza «centripeta» delle politiche connesse alla realizzazione dello stato sociale è stata rilevata, dalla dottrina costituzionalista, fin dagli anni ’80 del secolo scorso, con particolare riferimento agli ordinamenti federali, evidenziando come in tali sistemi politiche di solidarietà con finalità egualitaristico-retributive abbiano tendenzialmente innescato processi di accentramento di poteri e funzioni nelle autorità federali, per la necessità di garantire, all'insegna dell'eguaglianza sostanziale, standard territorialmente uniformi nel soddisfacimento dei principali bisogni sociali dei cittadini.
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Betty Leone

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Nella Sezione: Intersessione - Riflessioni e valutazioni del mondo sindacale e politico

Ritengo assai importante la scelta di dedicare una sessione del Forum sulle politiche socio-sanitarie alle questioni relative alla corretta costruzione di un percorso informativo che trasferisca conoscenza tra gli operatori, dagli operatori ai cittadini e viceversa dai cittadini agli operatori, ed è per questo che vorrei concentrare il mio contributo su questo tema. Non si tratta di un dibattito nuovo, anzi, esso accompagnò negli anni ’70-80 tutta la stagione delle riforme dell’assistenza sanitaria e in seguito è stato ripreso durante la discussione di preparazione della legge n. 328/2000 (riforma dell’assistenza sociale). È infatti evidente che questa tematica incrocia diverse esigenze.
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L’integrazione che non c’è, e di cui ci sarebbe bisogno

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Nella Sezione: Sessione IV - Integrazione. Complessità del concetto e buone pratiche

Vorrei mettere anzitutto a fuoco una finalità importante che ha guidato la rivista «Rps» nell’organizzazione di questo Forum sull’integrazione socio-sanitaria, che si esprime nel porre l’accento sul concetto di «integrazione» più che su quello di «socio-sanitario», inteso come sistema di servizi, e tale finalità mi sta particolarmente a cuore. Di integrazione socio-sanitaria si può parlare in diversi modi, a significare aspetti anche molto eterogenei e potenzialmente in contraddizione tra di loro. Per un verso, si sente parlare di integrazione socio-sanitaria come se fosse il nome più o meno ufficiale di un settore, sinonimo di settore socio-sanitario, che si accompagna al settore sanitario e al settore sociale, o dell’assistenza. Il riferimento al requisito dell’integrazione suona un po’ come un richiamo d’obbligo ad una parola d’ordine oggi molto diffusa (si pensi per esempio al titolo della legge 328), che proviene dalla forza performativa dei programmi europei nelle materie sociali, ma spesso recepita nella forma depotenziata di un gergo. Come se l’integrazione fosse già data, già messa in opera e realizzata, per l’appunto nel settore socio-sanitario.
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Epidemiologia assistenziale nel grande anziano: quali informazioni?

Nella Sezione: Sessione II - Capacità informativa, ruolo e utilizzo dei dati nei processi di policy making

L’epidemiologia assistenziale cui allude il titolo non è una contraddizione in termini: è il punto d’incontro tra la cultura scientifica e metodologica di una prestigiosa istituzione di ricerca e la pratica quotidiana di assistenza, ma anche la voglia di partecipazione degli operatori sociali e sanitari di alcune aziende Ulss della Regione Veneto. Il punto di vista più noto sul fabbisogno informativo in ambito socio-sanitario è quello della programmazione nazionale/regionale; numerose fonti – ad esempio i censimenti e le Indagini Multiscopo dell’Istat – forniscono periodicamente una importantissima immagine della popolazione e dei trend demografici, delle condizioni di salute percepite e dei livelli di non autosufficienza, della struttura del gruppo familiare o di convivenza e del ricorso ai servizi.
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Paolo Ferrero

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Nella Sezione: Intersessione - Riflessioni e valutazioni del mondo sindacale e politico

Ringrazio innanzitutto per l’invito a contribuire a questo Forum. Mi pare che in questa sede siano emerse alcune problematiche, su cui vorrei provare a ragionare. Oltre a rilevare alcune criticità relative ad un discorso di organizzazione, mi preme porre l’attenzione principalmente su un nodo specifico, che è quello dei livelli essenziali di assistenza, riferito, in particolare, alla questione della non autosufficienza, volendo dar conto non solo di una impostazione culturale, ma anche di una impostazione di carattere politico, che dovrebbe vedere l’avvio di un percorso ai fini della sua attuazione nei prossimi mesi. Parto da un elemento di valutazione della situazione attuale. A me pare del tutto evidente che – concordando con i giudizi dati – il terreno sociale sia molto meno presidiato dal punto di vista costituzionale rispetto a quello sanitario.
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