Dopo il fordismo - Considerazioni sull'attivazione delle politiche sociali e del lavoro
Nella Sezione: Sessione II
Come annuncia il titolo di questa sessione del Forum, siamo invitati oggi a svolgere alcune considerazioni sul tema del "dopo-fordismo" e delle politiche di "attivazione" del lavoratore e del cittadino. Proporre al dibattito questo tema significa ritenere che le politiche di attivazione siano una caratteristica nuova del sistema di welfare post-fordista che si va delineando. In effetti, il sistema di welfare attuale, che per comodità seguitiamo a chiamare fordista, è stato giustamente definito come un sistema prevalentemente risarcitorio, caratterizzato cioè da trasferimenti monetari che intervengono per indennizzare ex-post i lavoratori dai danni subiti, e dunque - da questo punto di vista - un sistema eminentemente "passivo".
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Dopo il fordismo - Considerazioni sull'attivazione delle politiche sociali e del lavoro
Nella Sezione: Sessione II
In un suo recente saggio (2005), Massimo Paci individua i segnali di mutamento del "post-fordismo" riferendosi a tre fondamentali istituzioni sociali: l'impresa, la famiglia e il sistema di welfare. Data l'attinenza dei contenuti al tema che ci si chiede di sviluppare in questo seminario, mi sembra utile discutere facendo alcuni riferimenti anche a questo interessante lavoro. Per cominciare, si può osservare che ognuno dei tre ambiti citati presenta cambiamenti sicuramente rilevanti ma non univoci, difficili da datare e poco prevedibili nella loro evoluzione. Da ciò discende che l'analisi dei segnali di questo nuovo modello di produzione e di regolazione sociale si muove su un terreno complesso e non ancora abbastanza conosciuto, almeno quanto sarebbe necessario per identificare con sicurezza linee di policy, adatte a governare le trasformazioni e correggerne gli effetti indesiderati.
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Dopo il fordismo - Considerazioni sull'attivazione delle politiche sociali e del lavoro
Nella Sezione: Sessione II
Vorrei innanzitutto premettere, al di là delle riflessioni che proporrò in questo intervento, che sono molto sensibile alle provocazioni che il presidente di questa sessione ha sollevato introducendo il dibattito: credo che non si tratti di temi estranei alla riforma del welfare, quanto di un richiamo ad una lettura laica e non mistificata delle trasformazioni con le quali ci stiamo misurando. Entrando poi più nel merito del tema, intendo innanzitutto affermare che sento l'analisi della portata della crisi del modello fordista come un passaggio ancora non risolto nel dibattito all'interno del mondo politico e del mondo delle organizzazioni sociali. E però non c'è dubbio che la crisi del modello lavorativo e sociale fordista determina modalità sempre più flessibili di gestione dell'impresa e una crescente mobilità del lavoro, dentro e fuori l'impresa.
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Dopo il fordismo - Considerazioni sull'attivazione delle politiche sociali e del lavoro
Nella Sezione: Sessione II
Questo intervento non ha la pretesa di offrire quadri generali, ma vuole solo proporre qualche opinione su questioni e contraddizioni che a mio parere meritano qualche attenzione e che comunque intersecano la sezione del post-fordismo. È diffusa la condizione secondo la quale la denatalità sarebbe un grande guaio; io sono persuaso che la denatalità sia un indice di disagio, ma non credo che rappresenti necessariamente un grosso problema in sé e per sé. Paradossalmente ed estremizzando, si potrebbe anche affermare che se in Italia fossimo 50 milioni anziché 60 si starebbe più comodi. Come coprire allora i bisogni di manodopera? Si potrebbero far lavorare le donne molto di più di quanto non avvenga, si potrebbe lavorare più a lungo, e si potrebbero aprire di più le porte all'immigrazione.
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