L’approccio europeo a welfare e corso di vita
Nella Sezione: Rubriche
Il concetto di corso di vita sta destrutturando progressivamente l’approccio neoclassico all’organizzazione temporale e spaziale della vita, favorendo l’abbandono della duplice idea generale, tipica della società industriale, secondo la quale il corso di vita delle persone sarebbe fondato su tempi e fasi ben distinti tra loro e le politiche pubbliche dovrebbero, per conseguenza, rispecchiare quest’organizzazione. Da qualche anno, anche gli stati e le istituzioni dell’Unione europea cercano quindi di tenere conto delle traiettorie di vita
o, più in generale, del corso temporale della vita delle persone e dei gruppi sociali, senza che tuttavia questo rappresenti un filo conduttore coerente nella politica sociale europea. L’articolo si conclude con una breve analisi delle condizioni di metà della popolazione europea, le donne, attraverso il mercato del lavoro e fino al diritto alla pensione, per dimostrare come quest’ultima non sia che il risultato di un insieme ben più complesso di fattori (e discriminazioni) che accompagnano tutta la vita delle persone, fin dalla nascita.
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Le politiche sociali in Europa - Trasformazione dei bisogni e risposte di policy
Nella Sezione: Rubriche
La nuova partecipazione femminile al mercato del lavoro, l’aumento della disoccupazione e della precarietà lavorativa, l’invecchiamento della popolazione e la crescita dell’instabilità coniugale, hanno modificato i bisogni e i rischi sociali e messo in crisi gli attuali assetti di welfare state. Come hanno risposto i diversi regimi di welfare in Europa? Quali sistemi di cura per l’infanzia e per gli anziani fragili o non-autosufficienti hanno attivato? A quale modello di politiche sociali e di famiglia guarda l’Italia? Perché le misure a sostegno dell’occupazione delle madri sono diventate cruciali nella lotta all’esclusione sociale? Questi gli interrogativi a cui tenta di dare risposta l’autrice con il volume «Le politiche sociali in Europa. Trasformazione dei bisogni e risposte di policy», di prossima uscita.
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Nota del Direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Abbiamo voluto esagerare e perciò siamo passati da due riviste a una. «La Rivista delle Politiche Sociali» non solo nasce dall’esperienza di due testate, «L’Assistenza Sociale» e «Qualità Equità», entrambe sul welfare, ed entrambe a suo tempo volute da due strutture sindacali, l’Inca e lo Spi, per le quali le politiche sociali sono, per definizione, missione istituzionale e impegno quotidiano. Ma essa intende metabolizzarne le premesse e i risultati, ponendosi come luogo di convergenza delle esigenze di riflessione della Cgil in quanto tale e del mondo della ricerca e del policy making sui temi del welfare. E così fuori da logiche particolaristiche e questo esito rappresenta il contrario di un taglio. A prima dimostrazione di ciò vanno i nostri sforzi per essere una rivista aperta e raggiungibile, con processi e iniziative che ci permettano una discreta circolazione e qualche visibilità.
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Cultura, multiculturalismo e cittadinanza sociale
Nella Sezione: Politiche sociali, cultura e cittadinanza
La cultura pervade i diritti e le aspettative di cittadinanza. Gli ultimi decenni hanno visto l’aumento della diversità culturale nelle nazioni occidentali, ma la loro condizione multiculturale è stata poco riconosciuta nelle teorie sulla cittadinanza e di politica sociale. Questo articolo analizza tre argomentazioni teoriche riguardo al rapporto tra multiculturalismo e cittadinanza con l’intenzione di rendere lo studio del welfare di cittadinanza più sensibile alle tematiche sollevate dalla diversità culturale.
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La famiglia e l’infanzia come «affari di Stato» - Le politiche familiari in Francia e in Europa
Nella Sezione: Casi nazionali
L’infanzia e la famiglia hanno rappresentato nel corso del XX secolo tematiche importanti per i poteri pubblici, in modo diverso nei diversi paesi. È difficile, tuttavia definire con precisione cosa racchiuda la nozione di politica familiare, soprattutto nella prospettiva di un raffronto internazionale. Questo articolo si propone, in primo luogo, di passare in rassegna gli ostacoli che si frappongono ad una definizione a priori di questo ambito di azione pubblica. In un secondo momento, mostra, a partire dal caso francese, come una strategia di lettura genealogica della politica familiare permetta di comprendere le modalità attraverso cui la storia nazionale partecipa alla sua progressiva definizione. Si tornerà, infine sul ruolo che può svolgere il dibattito europeo sulla strutturazione di queste politiche pubbliche.
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I nodi della politica sanitaria in Italia - Radici storiche e prospettive
Nella Sezione: Saggio introduttivo
Nel dicembre 2003 alcuni giornali hanno ricordato agli italiani i 25 anni di fondazione del Servizio sanitario
nazionale, cogliendo l’occasione per redigere l’ennesima lista delle criticità o delle inadempienze del sistema. Non tutti hanno ricordato, però, che risale al dicembre del 1888 la prima legge sanitaria dell’Italia unita e che
a quel periodo si può datare l’avvio del sistema nazionale di protezione della salute. È con questa prospettiva
di analisi di lungo periodo che si possono cogliere le caratteristiche dell’attuale fase di sviluppo della politica sanitaria italiana, con la possibilità di porre alcuni interrogativi sulle congruenze o incongruenze istituzionali
e organizzative che essa presenta rispetto ad un contesto economico e culturale in grande trasformazione.
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Introduzione - La dimensione sociale della globalizzazione
Nella Sezione: presentazione
Sulla globalizzazione si sono scritti fiumi di parole, ma nonostante il suo crescente impatto sulla vita quotidiana delle persone, anche negli angoli più remoti del pianeta, fino a questi ultimissimi anni, le implicazioni sociali del fenomeno sono state relegate in una sorta di cono d’ombra. Per buona parte degli anni ottanta e novanta i riflettori sono stati costantemente puntati sul volto economico della globalizzazione:
sull’interdipendenza che andava affermandosi tra le diverse parti del mondo nel commercio, negli investimenti, nella finanza e nella organizzazione della produzione. Eppure, contestualmente cresceva anche
una analoga interdipendenza sociale e politica che – passo dopo passo – coinvolgeva tutti i continenti e tutti i paesi sia a livello di organizzazioni che di singoli individui.
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Redistribuzione, giustizia sociale e sostenibilità del welfare
Nella Sezione: Sessione IV
Per comodità espositiva questo breve intervento è organizzato sotto forma di osservazioni al contributo di Laura Pennacchi. Il mio riferirmi ad esso sarà però per molti aspetti strumentale, finalizzato a discutere tre grandi possibili direttrici delle politiche sociali esposte in quella relazione e di cui esaminerò potenzialità e criticità, in generale e oggi in Italia. Prima di tutto è però necessario che io ricordi la considerazione di base da cui Laura Pennacchi parte nel suo intervento: il rifiuto dello stereotipo secondo cui vi sarebbe una sorta di crisi epocale e apocalittica del welfare, una crisi che comporterebbe una sorta di scelta tra valori del welfare e prospettive di crescita economica. Piuttosto si suggerisce la presenza di una serie di criticità in istituti importanti del welfare con tendenze che possono creare problemi di sostenibilità intrinseca dei sistemi di welfare.
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Verso l'individualizzazione delle politiche di attivazione? Un'introduzione
Nella Sezione: Riflessioni sull’attivazione e sull’individualizzazione delle politiche sociali in Europa
Negli ultimi anni è emersa una tendenza all’individualizzazione delle politiche di attivazione. Questa tendenza, tuttavia, non è chiara né univoca. Nelle pratiche nazionali le diverse politiche di attivazione si fondano su concezioni diverse dell’individualizzazione. Talvolta queste concezioni possono combinarsi, ma più spesso ciò non è possibile poiché queste danno risposte fondamentalmente diverse al quesito su chi sia il soggetto responsabile. La politica o l’individuo disoccupato? Questo articolo introduttivo presenta brevemente i principali «discorsi» sull’individualizzazione delle politiche di attivazione e ne evidenzia l’utilità ai fini del dibattito anche teorico. Allo stesso tempo, sottolinea che l’attenzione dovrebbe essere rivolta in primo luogo a quanto accade effettivamente nei paesi europei, e alle ambiguità e contraddizioni che caratterizzano le policy nazionali.
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Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo
Nella Sezione: Sessione I
Il tema di questo intervento è il rapporto fra l'integrazione europea e i sistemi nazionali di welfare: l'oggetto specifico delle mie relazioni sarà la relazione problematica fra questi due elementi. L'integrazione europea e i sistemi nazionali di welfare dovrebbero essere "amici", dovrebbero intrecciarsi virtuosamente e tuttavia sono sempre più spesso presentati e percepiti come forze che muovono in direzioni contrastanti, come, appunto, dei "nemici". Il referendum francese e in parte anche quello olandese che hanno bocciato il Trattato costituzionale nella primavera 2005 sono forse i sintomi più visibili di questa tensione che è andata montando negli ultimi anni tra il processo di integrazione europea (e in particolare la liberalizzazione dei mercati) e il mantenimento dei sistemi nazionali di protezione sociale.
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