L'applicazione dell'Isee alle prestazioni sociali per gli anziani - Il caso del Comune di Roma
Nella Sezione: Misure
La riforma del Titolo V della Costituzione e il processo che condurrà alla definizione dei Lep rappresentano dei fattori fondamentali per analizzare le prospettive del modello italiano di welfare. Al riguardo, la costruzione del sistema informativo delle politiche sociali acquisisce una funzione strategica, mentre il sistema Isee ne potrà rappresentare una prima importante componente. Questa premessa introduce l’esperienza avviata dal Comune di Roma, che si dimostra particolarmente significativa nel campo delle politiche selettive applicate alle prestazioni sociali. Infatti, mediante un’integrazione ai meccanismi di calcolo dell’Isee, facoltà consentita dalla normativa, è stato possibile tenere conto delle peculiarità della popolazione anziana e conseguire determinati obiettivi di policy.
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Povertà e benessere - Una geografia delle disuguaglianze in Italia
Nella Sezione: Rubriche
Nel nostro paese, siamo spesso soggetti ad una curiosa dissociazione. Da un lato, i concetti di deprivazione e multidimensionalità della povertà sono sempre più citati nel dibattito pubblico. Dall’altro, quando ci si occupa di politiche contro la povertà, il riferimento più diffuso tende a ridursi ad una definizione monetaria e relativa della povertà, secondo cui i poveri sono coloro le cui risorse sono al di sotto di una data soglia (sostanzialmente omogenea, a prescindere dalle condizioni in cui ci si trova, con l’eccezione delle dimensioni familiari), e l’obiettivo delle politiche è quello di avvicinare/portare alla soglia oltre la quale non si sarebbe più poveri.
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Italia - Instabilità occupazionale e scelte procreative delle giovani coppie
Nella Sezione: Evoluzione del modello di «famiglia forte» e temi emergenti
Il saggio, riferendosi ai risultati di una ricerca condotta a Napoli e provincia, si sofferma sugli intrecci tra flessibilità del lavoro, vita di coppia e scelte procreative. Vengono approfonditi i progetti familiari della coppia, le variabili del lavoro instabile e le problematiche delle giovani coppie rispetto alla questione del divenire genitori, distinguendo tra coppie «parzialmente flessibili», «totalmente flessibili» e «monoreddito». Ne risulta un quadro composito in cui le coppie stentano a pianificare e organizzare lo «spill-over» tra lavoro e genitorialità e dove la flessibilità del lavoro femminile risulta frenare anziché favorire le scelte procreative della coppia.
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Paradigmi economici e riforma del welfare nelle politiche europee
Nella Sezione: Fuori dal tema
Il modello tradizionale del welfare state è entrato in crisi, per fattori demografici, per il ruolo della donna nella società, per il passaggio da un’economia industriale ad una di servizi, e, soprattutto, per gli effetti della globalizzazione. Quest’ultima porterà a esiti positivi o negativi? Sono in atto tendenze che porteranno ad un nuovo modello di welfare europeo? Liberisti e marxisti danno una lettura deterministica di tali processi, ottimistica, la prima, pessimistica, la seconda. Più variegate e potenzialmente interessanti le posizioni degli istituzionalisti euro-ottimisti, che ritengono, nell’ambito di una visione che resta tuttavia condizionata dall’economia neoclassica, che vi sia spazio per un ruolo positivo delle istituzioni, europee in particolare, per uscire dalla crisi. Una lettura disincantata del processo di Lisbona mostra però che l’Europa si muove troppo
lentamente e su linee fondamentalmente liberiste. È necessario fare riferimento a politiche macroeconomiche
europee più coraggiose e ad un insieme di valori nuovi, il welfare dello sviluppo umano, e sulla base dei principi ispiratori di tale visione definire le nuove politiche sociali.
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La cultura politica come fattore determinante per il futuro dell’«Europa sociale»
Nella Sezione: Politiche sociali, cultura e cittadinanza
Dalla letteratura comparativa sulla protezione sociale emerge con evidenza l’importanza delle diversità nazionali per l’analisi dei problemi e per l’individuazione delle soluzioni. In tal senso, è possibile trarre alcuni insegnamenti importanti dagli ultimi quindici anni, in cui c’è stato il tentativo di costruire un’effettiva «Europa sociale», a partire dalle iniziative dei primi anni 90. Il rigetto del Trattato costituzionale in Francia e Olanda ha però portato questo processo sull’orlo del collasso. A ben vedere il fallimento del progetto costituzionale ha radici culturali e politiche molto più profonde. In mancanza di un processo «sociale», la sostanza del discorso del coordinamento a livello europeo è rapidamente tornata ad essere quella del buon vecchio «economicismo» mainstream e, d’altra parte, una scarsa attenzione è stata dedicata alla necessità di una «migliore comunicazione». Perché l’Europa sociale possa progredire, gli europei devono comprendere che la reciproca conoscenza delle diverse culture è indispensabile; da qui si apre un programma di ricerca sul ruolo della cultura che può rivelarsi molto fruttuoso negli studi comparativi sui sistemi di welfare europei.
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Redistribuzione, giustizia sociale e sostenibilità del welfare
Nella Sezione: Sessione IV
Vorrei iniziare notando che i temi della giustizia sociale e quindi delle politiche di redistribuzione sono temi caldi, lo sono sempre stati, anzi, direi che in passato i toni erano molto più accesi. Sulla fine del '400 a Firenze, la "decima scalata", prelievo con caratteri di progressività sui redditi fondiari, suscitò dei livelli di conflittualità altissima; alla discussione parteciparono personaggi come Guicciardini e altri; ma anche un paio di secoli dopo in Francia, Turgeau, che era un personaggio notevole, amico degli illuministi, e che si era speso per la protezione e la difesa dei protestanti, parlando dell'imposta progressiva la definiva: "la proposta di cui bisognerebbe giustiziare gli autori"; per uno che invitava alla tolleranza, non è male (tra l'altro avrebbe giustiziato Montesquieu che era favorevole).
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Welfare locale e informazione sociale
Nella Sezione: Rubriche
Dall'analisi dei vari dispositivi messi in atto per la rilevazione di informazioni e dati sociali con lo scopo di monitorare e valutare il funzionamento del sistema di servizi e interventi si possono evincere elementi utili per tratteggiare alcuni dei profili degli specifici stili di welfare locale. La centralità del tema è evidente non appena si considerino le spinte innovative provenienti da diverse fonti di contesto: 1) le indicazioni provenienti a livello europeo che spingono verso l'introduzione e l'implementazione di sistemi di monitoraggio tesi alla rilevazione di dati e informazioni sulla base anche dell'elaborazione di indicatori di efficacia ed efficienza; 2) la legge quadro di riforma nazionale dell'assistenza; 3) le sperimentazioni regionali e locali di attività di rilevazione e monitoraggio di tipo sistemico e sistematico in settori diversi da quello socio-assistenziale.
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Governance regionali: modelli e stime di performance
Nella Sezione: L'Italia delle Regioni
Negli ultimi trent’anni l’Italia ha conosciuto un processo di decentramento dei poteri di regolazione e di gestione delle politiche sociali dal livello statale a quello sub-nazionale, spesso regionale. Partire dall’analisi del welfare regionale è utile per comprendere più in generale le modalità con cui si stanno trasformando i sistemi politici e socio-economici regionali. Sistemi di welfare pubblico più territorizzati e costruiti maggiormente attorno al livello di governo sub-nazionale pongono con più rilevanza però, in un paese quale l’Italia già fortemente caratterizzato in tal senso, il problema delle differenziazioni e delle disuguaglianze territoriali. L’articolo - avviando un percorso sperimentale di analisi - considera i livelli di «performance» dei sistemi di welfare regionale provando a identificare i fattori esplicativi e a valutare il ruolo di dimensioni quali l’orientamento politico, i modelli di governance, il livello di sviluppo economico e gli aspetti socio-culturali, come ad esempio il «capitale sociale».
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Geometrie dell'integrazione: le governance di Campania, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia
Nella Sezione: Regioni e modelli di governance
Le dinamiche che si stanno sviluppando nelle politiche sociali italiane all’insegna della localizzazione pongono diversi interrogativi, sia rispetto all’istituzione di un assetto omogeneo dei diritti sociali, sia rispetto alle forme di governo di processi tendenzialmente frammentati. L’articolo affronta questi interrogativi attraverso il confronto fra tre modelli regionali di governance: Campania, Lombardia, Friuli - Venezia Giulia. In primo luogo, vengono evidenziati alcuni fattori di incertezza dell’integrazione e della localizzazione nel quadro europeo.
Successivamente, il saggio si concentra sui tre casi regionali per metterne a fuoco le cornici di policy e le geometrie dell’integrazione. Infine, vengono fissate alcune indicazioni rispetto ai problemi del welfare locale.
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Introduzione
Ritengo questa prima edizione del Forum sul Welfare italiano - L'Europa nonostante tutto - molto importante così come lo è "La Rivista delle Politiche Sociali". A distanza di un anno possiamo dirci soddisfatti. Per la verità, forse più per l'attenzione che ha suscitato all'esterno del sindacato, cosa che evidentemente ci fa alquanto piacere, che per la diffusione al nostro interno. Il succeso della "Rivista" è sicuramente merito dela sua direttrice che ha, al meglio, tradotto il bisogno che sentivamo di uno strumento d'incontro tra sindacato e intellettualità, fra azione concreta di rappresentanza e, per quanto ci è possibile, di cambiamento, e competenze, e saperi. Un incontro in grado di rafforzare e meglio attrezzare il nostro compito, specie per il futuro, di indirizzare il nostro agire concreto.
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