America latina: verso una nuova agenda sociale?
Nella Sezione: Scenari di welfare nel mondo
In America latina i diversi processi in corso sembrano indicare l’emergere di nuove agende sociali e, più in generale, di nuove strategie di sviluppo economico e sociale. Manifestazioni di questa tendenza possono rintracciarsi da un lato nella critica crescente al cosiddetto paradigma neoliberista che ha governato la regione nell’ultimo quarto di secolo; dall’altro, in anni più recenti, nella vittoria elettorale di leader di sinistra e di centro-sinistra, che si ritiene si affidino a differenti e più progressiste alternative sociali di crescita economica e di inserimento nel sistema internazionale; infine manifestazioni in questa direzione possono essere riconosciute nelle riforme della sicurezza sociale e dell’istruzione iniziate in Cile nel 2006. Il problema centrale è se il modello di crescita che ha orientato la regione nel più recente passato stia raggiungendo il suo limite; in questo caso, quale sarà la prossima fase di sviluppo della regione? E che tipo di regolazione sociale vigerà? E ancora, nello specifico, che ruolo avranno le politiche sociali e quali saranno le differenze e i punti in comune tra i diversi modelli che sembrano emergere?
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Nota del direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Questo fascicolo di «Rps», dedicato alle trasformazioni della famiglia e alle politiche familiari italiane ed europee, affronta temi di questi tempi molto dibattuti sia sul versante del cambiamento demografico e sociale, sia su quello della ricerca di appropriati e innovativi orientamenti di policy. Sulla scorta del modello mediterraneo di «famiglia forte», in Italia, ancor più che in altri paesi, le politiche familiari (e quelle ad esse correlate) sono state un terreno strutturalmente debole d’intervento. Un terreno che però oggi - come gli andamenti demografici segnalano con forza -necessiterebbe di interventi corposi, sia a carattere mirato, sia di tipo integrato con politiche rivolte ad altri settori economici e sociali di attività.
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Governance delle politiche di individualizzazione e attivazione: un confronto tra Italia e Olanda
Nella Sezione: Casi nazionali
Il saggio affronta inizialmente il tema delle riforme di attivazione dei sistemi di welfare e le implicazioni di questa tendenza sul contenuto delle politiche sociali. In seguito analizza brevemente il contesto storico dei sistemi di welfare in Italia e nei Paesi Bassi, soffermandosi anche sull’introduzione delle politiche di attivazione nei due paesi e sulle questioni sostanziali (che tipo di politiche sono le politiche di attivazione) e su quelle amministrative/organizzative (in che modo la loro introduzione e implementazione è organizzata
e gestita). La sezione finale dell’articolo considera il modo in cui l’introduzione delle politiche di attivazione è stata influenzata dai nuovi modelli di governance e ha a sua volta influenzato tali modelli nei due paesi. Vengono quindi considerati alcuni temi centrali del dibattito sui nuovi modelli di governance, a partire dalle analogie e dalle diversità delle tendenze istituzionali, con particolare attenzione a tre modelli fondamentali di relazioni: fra Stato centrale (nazionale) e amministrazione locale; fra Stato, mercato e società civile; fra utenti e fornitori di servizi sociali di attivazione.
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Dopo il fordismo - Considerazioni sull'attivazione delle politiche sociali e del lavoro
Nella Sezione: Sessione II
Questo intervento non ha la pretesa di offrire quadri generali, ma vuole solo proporre qualche opinione su questioni e contraddizioni che a mio parere meritano qualche attenzione e che comunque intersecano la sezione del post-fordismo. È diffusa la condizione secondo la quale la denatalità sarebbe un grande guaio; io sono persuaso che la denatalità sia un indice di disagio, ma non credo che rappresenti necessariamente un grosso problema in sé e per sé. Paradossalmente ed estremizzando, si potrebbe anche affermare che se in Italia fossimo 50 milioni anziché 60 si starebbe più comodi. Come coprire allora i bisogni di manodopera? Si potrebbero far lavorare le donne molto di più di quanto non avvenga, si potrebbe lavorare più a lungo, e si potrebbero aprire di più le porte all'immigrazione.
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Il lavoro del welfare - Politiche di attivazione nel caso bolognese
Nella Sezione: La dimensione urbana
Il presente contributo è il risultato di una indagine volta ad identificare le forme con cui il rapporto tra le trasformazioni della governance delle politiche sociali ed i quesiti, vecchi e nuovi, di giustizia sociale va concretamente configurandosi entro un contesto specifico, quello dell’area bolognese (cfr. Carbone, infra). In tale prospettiva, l’attenzione dei ricercatori si concentra sui principali contenuti delle politiche locali di inserimento lavorativo e sul mutamento indotto in esse dalla pluralizzazione degli attori in gioco. A partire
da un quadro del contesto regionale e di area provinciale delle linee di active policies, ma anche di caratteristiche socio-territoriali ed istituzionali, vengono successivamente introdotti gli aspetti principali di queste stesse politiche, gli strumenti con cui sono realizzate e le principali trasformazioni cui sono attualmente sottoposte. Viene infine ricostruito uno specifico programma di inserimento lavorativo sperimentato di recente in questa area, come caso esemplare delle problematiche caratterizzanti
le politiche di attivazione e della governance di una pluralità di attori che esse esigono.
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I seminari di «Rps» - Atkinson e il futuro del welfare europeo
Nella Sezione: Fuori dal tema
Europa e scelte sono le due parole chiave emerse nel corso del convegno organizzato da «La Rivista delle Politiche Sociali» il 22 marzo scorso presso la Cgil Nazionale, incentrato sulla presentazione dell’ultimo paper di Atkinson sul futuro delle politiche sociali europee, dove sono esposte e respinte le critiche al welfare relative alle distorsioni fiscali, ai disincentivi e alle differenze tra Europa e Usa. Il supposto trade-off tra equità sociale ed efficienza economica non sembra valere né sul piano teorico né su quello empirico, e sono numerose le analisi che al contrario mostrano come il sistema di welfare, se ben disegnato, possa rappresentare un fattore produttivo per l’economia globale. Ma per realizzare ciò serve sia che l’Europa cresca come entità politica e come soggetto attivo del nuovo welfare, al contrario di quanto sta accadendo con il ridimensionamento della strategia di Lisbona, sia che convergano in tale direzione gli sforzi dei governi e le aspirazioni dei cittadini.
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Sindacato e processi di ridefinizione del welfare
Nella Sezione: Programmazione sociale e azioni di sistema
Il dibattito sulle politiche sociali e l’impegno della Cgil sui temi del welfare si è notevolmente accresciuto negli ultimi anni; l’organizzazione della prima Conferenza annuale su queste tematiche è certamente la riprova di una rinnovata centralità e di una più attenta riflessione all’interno del sindacato. La consapevolezza del peso economico e politico delle scelte in materia di politica sociale e l’urgenza di una loro modernizzazione è però un tema con il quale la Cgil si confronta da molti anni. L’autore analizza le tappe più significative e ricostruisce il percorso del dibattito interno al sindacato nel corso degli ultimi trent’anni, e ripercorre la crescente consapevolezza dell’importanza di tradurre in azione concreta il concetto di sindacato generale, promotore e difensore di interessi e condizioni di vita di persone e famiglie in una visione che superi la logica categoriale.
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Considerazioni provvisorie sul «sociale meridionale»
Nella Sezione: Discussione
Nella prima parte l’articolo prende in esame le concezioni, gli ambiti di operatività e i paradossi sottesi all’idea stessa di «politiche sociali», secondo l’autore un corpo di politiche pubbliche non in grado – per sua stessa natura – di giungere a toccare le ragioni profonde dei mali di cui si occupa e disomogeneo rispetto alla logica formale e razionalista del policy process. Nella seconda parte la riflessione viene portata sui grandi temi del difficile (e familistico) sociale meridionale, usciti dall’agenda delle strategie nazionali di sviluppo e oggi abbandonati a loro stessi e ai poteri illegali, con politiche sociali spesso non in grado neppure di incarnare il loro ruolo più consueto e limitato: quello di tamponamento del peggio.
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Stime locali della povertà in Italia: caratteristiche e fattori determinanti
Nella Sezione: Rubriche
Oggetto di questo articolo è l’analisi delle caratteristiche della povertà in alcuni contesti territoriali italiani. Il presupposto sul quale si fonda è che, in un paese segnato da profonde differenze territoriali nei livelli di benessere socio-economico, limitare la rilevazione della povertà ad un’unica soglia nazionale tenda a nascondere aspetti del fenomeno presenti anche nelle zone a maggiore diffusione del benessere. L’analisi viene quindi condotta con riferimento a due diverse soglie di povertà, una fissata a livello nazionale e una calcolata in funzione del livello locale dei redditi, utilizzando i dati dell’archivio Disrel su varie realtà locali italiane. I risultati di questo esercizio confermano l’opportunità di questa doppia prospettiva, evidenziando come nel passaggio dalla soglia nazionale alle soglie locali emergano con maggiore chiarezza i differenti profili di rischio nelle aree prese in esame.
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Bisogni sociali e strategie familiari - Un modello di indagine
Nella Sezione: Rubriche
Le indagini sui bisogni sociali delle famiglie possono risultare di maggior utilità per i policy maker se condotte con specifiche metodologie mirate alle esigenze conoscitive insite nella programmazione sociale degli interventi e delle prestazioni. L’articolo illustra una proposta di modello di social survey, già applicato a varie esperienze regionali. La peculiarità del modello di indagine è rappresentata da un approccio per coorti di donne.
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