La conciliazione come elemento chiave nella costruzione di un nuovo welfare: uno studio di caso
Nella Sezione: Riduzione degli orari e conciliazione dei tempi di vita
Dall’analisi delle ultime tendenze dell’occupazione femminile e della specifica contraddizione tra la volontà/necessità delle donne di entrare e rimanere nel mercato del lavoro e l’organizzazione complessiva del mercato, così come si è venuto strutturando, discende l’urgenza di mettere a punto politiche di conciliazione. Queste non vanno intese non come misure «aggiustative» a valle per permettere alle donne, pur a prezzo di defatiganti equilibrismi, di svolgere il triplice ruolo di mogli, madre, lavoratrici, ma come politiche innovative e trasversali a monte, come perno centrale di un nuovo welfare. Questa tesi viene
supportata nel saggio attraverso l’analisi di un «case study» di costruzione di una coalizione territoriale nel territorio della provincia di Arezzo e il richiamo alle più recenti raccomandazioni europee sul tema della conciliazione.
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Italia - Orari e conciliabilità come componenti della qualità del lavoro
Nella Sezione: Rubriche
Il contributo analizza la qualità del lavoro in Italia in relazione alla dimensione temporale, a partire dagli esiti di un’indagine Isfol sull’argomento. In particolare, facendo riferimento alla soddisfazione espressa dai lavoratori quale misura della qualità percepita del lavoro, vengono analizzate le caratteristiche dei tempi di lavoro (durata, regolarità, atipicità oraria, ecc.) in rapporto alla tipologia di impiego (temporanea vs. permanente, indipendente vs. dipendente) e ad altri aspetti dell’occupazione. Inoltre, si esamina il rapporto
tra il tempo di lavoro e gli altri aspetti dell’esistenza (con i problemi e la percezione di conciliabilità collegati) in relazione alle diverse condizioni di vita e di utilizzo del tempo libero (nel rapporto con la famiglia, nell’impegno sociale, nelle attività ricreative e così via).
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Europa - Modelli di conciliazione dei tempi
Nella Sezione: Riduzione degli orari e conciliazione dei tempi di vita
L’analisi comparata delle politiche di conciliazione promosse dai paesi europei evidenzia la presenza di diversi modelli di intervento. I dati suggeriscono di diversificare gli strumenti di conciliazione per venire incontro alle preferenze espresse da modelli famigliari e di vita sempre più eterogenei, ma anche la centralità di azioni di sistema che puntino sull’offerta di servizi pubblici di cura con orari flessibili, di buona qualità e a costi contenuti, che contrastano la divisione di genere del lavoro di cura rinforzata, invece, da politiche centrate solo sull’estensione dei congedi parentali. L’intervento pubblico consente, inoltre, di ridurre i costi che dovrebbero altrimenti sostenere le imprese e ha l’effetto, nel lungo periodo, di ridurre la povertà e le disuguaglianze sociali, oltre che di aumentare la produttività, per gli effetti positivi sulle capacità di apprendimento e le condizioni di vita delle nuove generazioni.
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I giovani adulti spagnoli tra lavoro e famiglia. Conciliazione ed emancipazione in prospettiva comparata e di genere
Nella Sezione: Confronti europei
Lavorare e formare una famiglia è una questione problematica per gli spagnoli, in modo particolare
per la popolazione «giovane-adulta» con un’età compresa tra 20 e 29 anni. Negli ultimi anni si sono accentuate le difficoltà di emancipazione e di conciliazione per i ragazzi e le ragazze di questa coorte a causa
dell’instabilità economica, della precarietà del lavoro e del deficit di politiche sociali efficaci a favore
dei nuovi nuclei familiari che essi compongono. In questo scenario le strategie adottate per rendere compatibili gli impegni professionali con la cura dei figli riproducono le differenze di genere esistenti.
Tale dinamica, a sua volta, rafforza il familismo come struttura socioculturale e istituzionale basata sulla
scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e su una loro maggiore prerogativa nell’ambito
casalingo e riproduttivo.
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Italia - Fasi e tipologie delle politiche di conciliazione
Nella Sezione: Riduzione degli orari e conciliazione dei tempi di vita
Partendo dal presupposto che per favorire la conciliazione lavoro/famiglia occorre intervenire su vari piani – la condivisione e la redistribuzione del lavoro di cura, le modalità di lavoro per il mercato, l’organizzazione dei servizi territoriali, i tempi e la fruibilità dei luoghi del vivere – il saggio prende in esame il caso italiano, mostrando in quale contesto le politiche di conciliazione si siano sviluppate e consolidate, grazie anche all’impulso dell’Unione Europea e all’importanza di un nucleo di norme, tra cui è centrale la legge 53/2000. La varietà delle esperienze svolte viene ricondotta a tre successive fasi di intervento e ad una tipologia di «misure» di conciliazione, integrata da alcune proposte. Infine vengono evidenziate alcune criticità per lo sviluppo di queste politiche e prospettato il ruolo positivo – anche ai fini della conciliazione – dell’innovazione organizzativa e del ricorso a modelli più evoluti di gestione della flessibilità.
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Le reti territoriali di conciliazione in Lombardia
Nella Sezione: Esperienze.
Nell’era dell’austerità permanente,
in diversi contesti nazionali i livelli
di governo sub-nazionali, hanno messo in luce grandi
potenzialità nell’individuare soluzioni
innovative ai nuovi rischi e bisogni
lasciati irrisolti dagli schemi di
welfare nazionale di stampo
tradizionale. Tali soluzioni spesso
prevedono la partecipazione di attori
non pubblici nella co-progettazione
e co-produzione delle misure
di welfare, rientrando
in quell’area che è stata recentemente
definita «secondo welfare».
In questa prospettiva, l’esperienza
della Regione Lombardia in materia
di politiche di conciliazione appare
un caso particolarmente interessante.
La Regione ha infatti recentemente
avviato una strategia ambiziosa,
uno dei cui ingredienti principali
consiste nella costruzione delle Reti
territoriali per la conciliazione (Rtc).
Dopo aver illustrato lo scenario
in cui si inserisce la
sperimentazione delle reti, l’articolo
cerca di far luce sugli esiti del primo
anno di attività indagandone due
dimensioni salienti: la costruzione
di una governance multi-livello
e multi-attore e la co-produzione
di nuove misure nell’ambito della
conciliazione.
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