Dopo la transizione: povertà, disuguaglianze e sistemi assistenziali nell'Europa dell'Est
Nella Sezione: Scelte di policy e casi nazionali
La povertà nei paesi post-comunisti dell’Europa orientale è stata il risultato non solo della transizione all’economia di mercato, ma anche dell’ascesa di una nuova classe di governo incapace e corrotta, delle priorità politiche dei governi e degli interventi di politica sociale incoerenti. Tra le conseguenze più evidenti di questa trasformazione vi è un incremento della povertà e della disparità di reddito. Esistono di fatto forti differenze nazionali e sub-regionali. La situazione è più critica nella Comunità degli Stati indipendenti e nei paesi dell’Europa sud-orientale, mentre lo è meno nei paesi dell’Europa centro-orientale. Gli interventi volti a ridurre la povertà finora attuati si sono dimostrati inefficienti e inefficaci. Gran parte della riforma del welfare si è concentrata sulla riforma delle pensioni. In vista dell’allargamento, un’influenza sempre maggiore dovrebbe poter avere il modello sociale europeo: il punto centrale sembra vertere sulla questione di quale soggetto politico, sociale, istituzionale, possa avviare una riforma più ampia del welfare state.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Gli effetti dell'allargamento a Est sull'immigrazione e sul mercato del lavoro
Nella Sezione: Scelte di policy e casi nazionali
Le politiche dell’immigrazione europee si trovano davanti a grandi sfide. Dopo molti anni di afflusso per lo più non regolato di stranieri nell’Ue è ora giunto il momento di impostare la questione in modo diverso, concentrandosi sui criteri economici e tenendo conto delle nuove realtà sociali ed economiche esistenti nell’Unione europea. Il reperimento di «potenzialità elevate» - che fino a questo momento hanno preferito l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti - deve diventare una pietra angolare della nuova politica dell’immigrazione dell’Ue. In vista dell’allargamento a Est, l’Unione deve concordare nuove normative o quote d’immigrazione per le persone altamente qualificate dell’Europa orientale. Chiudere le frontiere ai cittadini dei nuovi Stati membri per altri sette anni comporterebbe una perdita di capitale umano importante necessario a rafforzare ulteriormente la competitività di un’Unione europea più grande nell’economia mondiale.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Osservazioni e inquietudini sulla formazione del welfare nei paesi post-comunisti
Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa
L’articolo intende dimostrare che per il nuovo welfare state i quasi due decenni appena trascorsi di trasformazione post-comunista hanno determinato un notevole allontanamento dell’Europa centrale dal percorso seguito dagli eventi in Occidente. Oltre al costante rallentamento della crescita economica dalla fine degli anni ’90, uno sguardo ai principali indicatori di sviluppo sociale rivela l’emergere - nelle nuove strutture sociali - di spaccature profonde prima sconosciute. Si sostiene che mentre l’attesa e rapida «ristrutturazione occidentale» ha funzionato come leva principale per il passaggio al mercato, la realtà effettiva delle trasformazioni del sistema che si sono verificate dopo il 1990 ha provocato una disintegrazione ancora più visibile dei rapporti sociali quotidiani. Illustrando il caso dell’Ungheria si dimostra che le nuove riforme del welfare state hanno agevolato l’integrazione nel mercato delle persone benestanti, mentre quelle stesse riforme hanno determinato un’ulteriore emarginazione ed esclusione sociale delle persone veramente povere.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati