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RPS 1 2018

Il numero 1 2018 in uscita ad aprile, dedica la sezione monografica a genere e welfare, con un focus sull’Italia in prospettiva comparata.

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occupazione

La precarizzazione del lavoro e gli effetti del Jobs Act

Articolo scritto da:

Nella Sezione: TEMA: Disuguali e disintegrati. L'Italia al tempo della crisi

La legge 183/2014, il Jobs Act, ha determinato un profondo cambiamento nelle relazioni industriali italiane. Nel contributo, il Jobs Act viene inquadrato all’interno di un ventennale processo di riforma del mercato del lavoro che ha avuto inizio a metà degli anni novanta. Da una preliminare valutazione dei dati di fonte amministrativa e campionaria, relativi al periodo successivo all’implementazione del Jobs Act, emergono i seguenti risultati: l’atteso incremento occupazionale è stato esiguo, piuttosto si è verificato un aumento della quota di contratti a tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato e fra questi ultimi aumentano i contratti a tempo ridotto (part-time).
Parole chiave: Jobs Act :: occupazione :: produttività :: mercato lavoro ::
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La via all'individualizzazione nelle politiche di attivazione finlandesi

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Casi nazionali

Nei paesi del nord Europa – in particolare in Svezia e Finlandia –, in risposta alla crisi occupazionale e economica degli anni ’90, le politiche di attivazione sono state modificate e rafforzate. L’articolo analizza e descrive questi sviluppi in Finlandia, in particolare dopo la riforma del 2001 (Act on Rehabilitative Work Experience). L’attenzione viene posta sulla prospettiva e il contenuto dell’approccio personalizzato, centrato sull’utente, proposto dai recenti interventi legislativi. Vengono inoltre descritti il contesto attuativo e il dibattito che hanno accompagnato la riforma e le sue principali caratteristiche. L’articolo mette in luce come con l’Act on Rehabilitative Work Experience l’attivazione dei disoccupati sia divenuta una responsabilità condivisa tra le autonomie locali e i servizi statali per l’impiego, e in che misura questa riforma abbia contribuito a definire nuove pratiche locali e una struttura di attivazione coerente a livello nazionale. I dati provengono da uno studio di monitoraggio e valutazione sull’efficacia della riforma, condotto da Stakes (National Research and Development Centre for Welfare and Health) nel 2001-2004.
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Dalla flessibilità oraria alla flessibilità numerica? Considerazioni sull'azione governativa e l'intervento del sindacato

Articolo scritto da:

Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Fra passato e futuro. La contrattazione degli orari e la flessibilità

L’articolo esamina i risultati dell’implementazione della legge 30/03 alla luce degli andamenti della contrattazione collettiva successiva alla sua emanazione, e verificandone gli esiti in riferimento alle scelte assunte dalla Cgil in proposito. Successivamente viene svolto un commento di alcune indagini Istat e di altri istituti sull’incidenza delle disposizioni della legge 30 sul mercato del lavoro italiano. I risultati desunti sonoche la contrattazione ha ottemperato in larga misura le indicazioni elaborate dalla Cgil, e che tuttavia si iniziano a scorgere possibili indizi di un indebolimento complessivo della tenuta dell’occupazione italiana, in larga misura dovuti al crescente peso dei rapporti a termine (specie per l’occupazione femminile). Di qui la necessità di porre mano radicalmente alle legislazione vigente.
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strumenti

I sistemi di riconoscimento delle qualifiche in Europa

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Rubriche

L’articolo offre un contributo all’inquadramento del problema del riconoscimento delle qualifiche, acquisite dagli individui sia in percorsi strutturati di studio e formazione sia sul lavoro e in altri contesti di vita. A tal fine si analizza il ruolo di indirizzo e di analisi dell’Unione europea e si presentano alcuni dei sistemi nazionali che, in particolare negli ultimi anni, stanno cercando di affrontare questo problema. Il riconoscimento delle qualifiche, nella sua dimensione di comparazione europea, rappresenta infatti un imprescindibile elemento a sostegno della mobilità e dell’aumento dell’occupabilità dei lavoratori anche in previsione dell’allargamento dell’Unione.
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Il ruolo dei network sociali nel mercato del lavoro italiano: evidenza e ipotesi interpretative

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Persisistenze di disuguaglianza e violazioni del merito. Analisi comparative e il caso italiano

Il saggio esamina l’importanza dei network sociali (reti di familiari, parenti e amici) nella ricerca di un posto di lavoro e la diffusione della trasmissione dei posti di lavoro da padre in figlio (persistenza intergenerazionale). Tali fenomeni sono dapprima analizzati da un punto di vista statistico, mettendone in rilievo l’ampia diffusione nel mercato del lavoro italiano. Nella seconda parte del lavoro si offre una rassegna della letteratura che mira a spiegare le motivazioni economiche dell’uso dei network sociali. Se da un lato i network sociali possono essere il segnale di distorsioni del mercato del lavoro e di un sistema scarsamente basato sulla meritocrazia, dall’altro possono svolgere un ruolo positivo nella trasmissione di informazioni e nella soluzione di problemi di agenzia legati alle asimmetrie informative.
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parola chiave

«Processo di armonizzazione»

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Rubriche

Questo contributo presenta una serie di riflessioni utili a comprendere se e quanto il processo di armonizzazione con riferimento alle politiche sociali e dell’occupazione in ambito comunitario si sia sviluppato e attraverso quali chiavi di lettura interpretare il suo corso. L’analisi propone alcune considerazioni/definizioni del termine stesso «armonizzazione», focalizzando l’attenzione su due aspetti principali: in primo luogo, il processo di armonizzazione in rapporto alla creazione/stabilizzazione del cosiddetto «modello sociale europeo»; in secondo luogo il processo di armonizzazione in relazione al processo di allargamento dell’Ue, indagando in che modo i paesi futuri entranti sono stati aiutati/supportati nell’armonizzare le proprie politiche in ambito sociale e dell’occupazione e in che direzione tale processo di armonizzazione è stato diretto, verso quali risultati/prospettive.
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Occupabilità e capability: il ruolo delle agenzie locali nell'attuazione delle politiche sociali

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Nella Sezione: Riflessioni sull’attivazione e sull’individualizzazione delle politiche sociali in Europa

L’articolo prende in esame le politiche di inserimento sociale nei paesi ricchi, ovvero tutti gli interventi che mirano a contrastare l’esclusione sociale dei soggetti più svantaggiati nel mercato del lavoro. Nell’analizzare le politiche del mercato del lavoro si possono evidenziare due distinte, e politicamente orientate, «basi informative di giudizio sulla giustizia». Una che fa riferimento alle capacità e l’altra all’occupabilità. Esse contribuiscono a dar forma alla realtà sociale e influenzano profondamente il modo in cui vengono concepite e implementate le politiche pubbliche di contrasto all’esclusione sociale. In entrambi gli approcci il ruolo delle istituzioni che attuano tali politiche a livello locale è della massima importanza. Tuttavia viene avanzata una critica alle politiche strettamente basate sull’occupabilità, argomentando come il nesso causale tra occupabilità e capacità, da un lato, e accesso all’occupazione e all’integrazione sociale dall’altro, continui ad essere questione controversa.
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Dopo il fordismo - Considerazioni sull'attivazione delle politiche sociali e del lavoro

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione II

Vorrei innanzitutto premettere, al di là delle riflessioni che proporrò in questo intervento, che sono molto sensibile alle provocazioni che il presidente di questa sessione ha sollevato introducendo il dibattito: credo che non si tratti di temi estranei alla riforma del welfare, quanto di un richiamo ad una lettura laica e non mistificata delle trasformazioni con le quali ci stiamo misurando. Entrando poi più nel merito del tema, intendo innanzitutto affermare che sento l'analisi della portata della crisi del modello fordista come un passaggio ancora non risolto nel dibattito all'interno del mondo politico e del mondo delle organizzazioni sociali. E però non c'è dubbio che la crisi del modello lavorativo e sociale fordista determina modalità sempre più flessibili di gestione dell'impresa e una crescente mobilità del lavoro, dentro e fuori l'impresa.
Parole chiave: welfare :: occupazione :: post-fordismo :: precarizzazione ::
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Il caso italiano: dalla regolazione dei contratti alla riforma del welfare?

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Nella Sezione: Le riforme del mercato del lavoro in Europa

L’articolo analizza le tappe del processo di riforma del mercato del lavoro alla luce delle condizioni peculiari che, nella comparazione europea, ancora contraddistinguono il caso italiano caratterizzato da evidenti forme di segmentazione. A partire dagli anni ’90 il sistema d’intervento nel mercato del lavoro inizia faticosamente a modificarsi in risposta alle sfide poste dall’Ue e dalla crescente pressione competitiva: aumenta il ruolo delle politiche attive del lavoro, si procede ad una revisione del sistema di regolazione dei contratti di lavoro e della contrattazione salariale verso una maggiore flessibilità. Contestualmente, la mancanza di una revisione complessiva dei regimi di protezione del lavoro e di sostegno del reddito contribuisce a cristallizzare le differenze di trattamento fra i lavoratori, di cui una parte ormai consistente presenta dei profili occupazionali frammentati, protezioni sociali molto basse o difficilmente utilizzabili generando effetti negativi non soltanto sul piano della giustizia sociale, ma anche sul piano dell’efficienza economica.
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Universalità del sistema sanitario italiano e invecchiamento demografico. Il futuro è sostenibile?

Articolo scritto da:

Nella Sezione: ATTUALITÀ: Tutela della salute e sanità pubblica

L’universalismo dei servizi sanitari è messo in discussione a causa della lievitazione annuale della spesa superiore alla crescita del Pil. I fattori della crescita sono numerosi e complessi. Uno dei principali è l’invecchiamento della popolazione. Non sono tanto i costi dovuti all’allungamento della vita individuale a doverci impensierire, quanto la crescente quota di popolazione anziana rispetto al totale della popolazione. In Italia la popolazione in età lavorativa ha bassi livelli di occupazione soprattutto femminile e in particolare nel Mezzogiorno. Il mantenimento dell’universalismo sanitario richiede quindi politiche strutturali di incremento della partecipazione al lavoro. Prevenzione sanitaria e sociale senza eccessi di medicalizzazione, riorganizzazione dei servizi primari, uso virtuoso delle nuove tecnologie ed economie di scala possono aiutare a contenere i costi e salvare l’universalità. Ma per mettere in campo oggi le scelte che serviranno domani serve uno sguardo lungo. La competizione politica è invece dominata dal breve periodo e la comunicazione è orientata alle emozioni più che ai ragionamenti.
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