L’impatto della crisi sui lavoratori stranieri. Migrazioni di ritorno in Campania
Nella Sezione: Italia. Migrazioni interne processi di impoverimento e percorsi di ridefinizione del welfare
Il saggio analizza le migrazioni interne «di ritorno» al Sud degli immigrati aventi come destinazione prevalente la Campania. La regione, dopo aver svolto il duplice ruolo di area di transito e di stabilizzazione, diviene oggi meta prevalente degli immigrati licenziati in seguito alla crisi. In particolare, si approfondisce l’impatto che questi nuovi flussi interni hanno sulla coesione sociale sia nelle regioni di partenza che nel mercato del lavoro campano. Mediante interviste a testimoni privilegiati e immigrati si ricostruiscono i percorsi di skidding e di impoverimento nel quadro della crisi del modello napoletano di sopravvivenza che aveva garantito in passato forme di accoglienza, sia pure scadenti, anche agli immigrati in condizioni più precarie.
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Élite senza leadership. Note su élite e classi dirigenti meridionali
Nella Sezione: Regolazione politica ceti sociali classi dirigenti
L’articolo analizza i fattori storici, socio-culturali ed economici che evidenziano la debolezza delle élite locali e degli attori sociali nell’Italia meridionale. L’articolo concentra in particolare l’attenzione sulle odierne élite locali. Secondo l’autore, la debolezza di tali élite consiste nel non rappresentare adeguatamente un moderno pluralismo sociale. Anche a causa di una sostanziale assenza di élite economiche nel Mezzogiorno, le élite locali sono dominate da quelle politiche che manovrano i potenti mercati politici locali controllandoil territorio. Il consenso politico rappresenta di fatto la principale risorsa per il Sud e sono le élite politiche locali a fare da intermediarie per conto del governo centrale. In ragione di quanto argomentato, l’Italia meridionale non risente solamente di uno sviluppo (socioeconomico) «dimezzato» ma allo stesso tempo di una autonomia (istituzionale) «dimezzata».
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Benessere e welfare alla luce del rapporto Stiglitz-Sen-Fitoussi: un confronto territoriale tra Nord e Sud dell’Italia
Nella Sezione: Disagio e politiche sociali
L’articolo sviluppa una serie di riflessioni a partire dalla lettura del Rapporto della Commissione sulle misure di performance economica e progresso sociale, coordinato nel 2009 per la presidenza francese da Stiglitz, Sen e Fitoussi. Focalizzando l’attenzione sul concetto di qualità della vita così come trattato nel rapporto, gli autori incrociano alcune di queste dimensioni con i sistemi di welfare delle regioni italiane, in particolare con quelli del Mezzogiorno. I dati utilizzati sono quelli dell’indagine multiscopo Istat Aspetti della vita quotidiana 2008 e quelli della survey Eu-Silc.
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Mezzogiorno e politiche di sviluppo regionale 1998-2008: assunti, esiti, insegnamenti
Nella Sezione: L'economia del Mezzogiorno fra divario territoriale e disuguaglianza interna
L’articolo analizza le politiche di sviluppo regionale che sono state realizzate in Italia nel decennio 1998-2008. Si apre con un breve inquadramento della questione meridionale; prosegue ricordando i principali assunti e le iniziative prese nell’ambito della cosiddetta «nuova programmazione»; prova a ricordare la discussione che si è avuta nel periodo più recente sui suoi risultati. Nel prosieguo del lavoro si cerca di misurarne in maniera scientifica alcuni effetti, occupandosi della sua dimensione finanziaria, della qualità della spesa e degli interventi programmati e realizzati, per poi concludere l’analisi mostrando alcuni risultati raggiunti. Il giudizio complessivo che è possibile formulare sulla base dei dati disponibili consente di dire che i risultati raggiunti sono stati inferiori alle attese e complessivamente modesti ma non irrilevanti. Il lavoro si conclude con un tentativo di trarre brevemente alcune lezioni dall’esperienza del decennio.
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Regolazione sociale, concezioni della solidarietà e della produzione del benessere nel Mezzogiorno
Nella Sezione: Regolazione politica ceti sociali classi dirigenti
Il saggio si propone di analizzare le interazioni tra modernizzazione, politica e produzione del benessere nelle regioni meridionali, area in cui alcuni fenomeni negativi determinati da queste relazioni appaiono in maniera radicale e particolarmente visibile, senza per questo essere esclusivi del Sud. Dopo un excursus storico sulle principali modalità della modernizzazione meridionale e a partire da alcune ipotesi e constatazioni fondamentali – fra cui quelle del legame profondo tra regolazione sociale, welfare e produzione di benessere e della persistenza del connotato assistenzialistico nel welfare meridionale – il saggio descrive alcuni significativi legami tra politica, mercato, comunità, gruppi d’interesse e welfare, riflettendo sulle forme assunte dalla politica nella sua incapacità di favorire reali processi di organizzazione istituzionale e di redistribuzione della ricchezza.
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Considerazioni provvisorie sul «sociale meridionale»
Nella Sezione: Discussione
Nella prima parte l’articolo prende in esame le concezioni, gli ambiti di operatività e i paradossi sottesi all’idea stessa di «politiche sociali», secondo l’autore un corpo di politiche pubbliche non in grado – per sua stessa natura – di giungere a toccare le ragioni profonde dei mali di cui si occupa e disomogeneo rispetto alla logica formale e razionalista del policy process. Nella seconda parte la riflessione viene portata sui grandi temi del difficile (e familistico) sociale meridionale, usciti dall’agenda delle strategie nazionali di sviluppo e oggi abbandonati a loro stessi e ai poteri illegali, con politiche sociali spesso non in grado neppure di incarnare il loro ruolo più consueto e limitato: quello di tamponamento del peggio.
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Disuguaglianza dei redditi e divari territoriali: l’eccezionalità del caso italiano
Nella Sezione: L'economia del Mezzogiorno fra divario territoriale e disuguaglianza interna
Il divario territoriale è ampio in Italia non solo nei redditi medi, ma anche nella loro distribuzione, assai più sperequata nel Mezzogiorno. L’Italia è l’unico tra i paesi avanzati a mostrare divari territoriali di questa portata: se il livello e la distribuzione dei redditi equivalenti nelle regioni povere fossero uguali a quelli delle regioni ricche, la disuguaglianza totale si ridurrebbe del 25%, rispetto al 9% in Spagna e a una sostanziale stabilità in Germania, due paesi europei caratterizzati da grandi disparità regionali. Le differenze territoriali sono solo in parte attenuate da un costo della vita più basso nel Mezzogiorno.
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Sanità nel Mezzogiorno. Carenze strutturali e cultura della dirigenza
Nella Sezione: Regolazione politica ceti sociali classi dirigenti
Il contributo mira a rendere conto di alcune evidenze empiriche tratte da recenti lavori di ricerca, che documentano da un lato le differenze macroscopiche nelle carenze strutturali tra Regioni meridionali e resto del paese, e dall’altro le caratteristiche qualitative della cultura gestionale e amministrativa dei vertici strategici della sanità locale nelle varie aree del paese, con particolare attenzione per il contesto sanitario meridionale. Ne emerge un quadro di difficoltà, che rimanda in molti casi alla debolezza di quello che può essere considerato l’hardware o il core-business del sistema, e cioè le strutture ospedaliere e ambulatoriali, le apparecchiature e il personale specializzato. Ma spesso va chiamato in causa anche il software gestionale, cioè le funzioni manageriali, quelle funzioni che sovrintendono ad aspetti cioè di tipo aziendale e organizzativo, che assumono una valenza speciale in un contesto particolare e delicato, quale quello sanitario, in quanto da esse dipendono la vita e la morte delle persone e la tutela del diritto costituzionale alla salute, che si presenta spesso con carattere di urgenza e non rimandabilità.
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Il Mezzogiorno e l’Unità d’Italia
Nella Sezione: Rubriche
Si è costituito un fronte antirisorgimentale rappresentato dalla Lega Nord e da una variopinta schiera di circoli neo-borbonici e neo-guelfi che provano a riscrivere la storia. Questi tentativi di revisionismo storiografico vanno contrastati con una riflessione sulle vicende seguite all’Unità d’Italia capace «di consentire un bilancio persuasivo da far valere fino ai nostri giorni», dice il Presidente Napolitano nel discorso pronunciato all’Accademia dei Lincei il 13 febbraio 2010. Senza il Risorgimento, l’Italia non avrebbe mai potuto diventare uno dei paesi più ricchi e sviluppati del mondo. La nostra unità nazionale va rilanciata anche perché lo sviluppo del paese non è un gioco a somma zero (se vanno più risorse al Sud ci rimette il Nord o viceversa). Il Mezzogiorno, infatti, oltre a restare un fondamentale mercato di sbocco per i prodotti del Nord, costituisce la riserva capace di garantire uno sviluppo più equilibrato del paese.
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Il Mezzogiorno come realtà disomogenea e le implicazioni della disuguaglianza interna
Nella Sezione: L'economia del Mezzogiorno fra divario territoriale e disuguaglianza interna
Questo lavoro nasce dalla convinzione che sia urgente e necessario affrontare l’analisi del Mezzogiorno prestando attenzione alla sua misconosciuta varietà. I dati che il lavoro presenta sui redditi e le condizioni di vita esaminano congiuntamente divario e varietà meridionale, illustrando – fra l’altro – come la disuguaglianza sia, in questa parte del paese, tendenzialmente più elevata che altrove e come le differenze tra regioni siano, sotto diversi aspetti, significative e interessanti anche nell’ottica di un ripensamento delle politiche di sviluppo. I paragrafi dello studio dedicati all’analisi di alcune caratteristiche del mercato del lavoro comprendono simulazioni su possibili misure di policy riguardanti il lavoro dipendente e gli effetti che queste avrebbero sulla disuguaglianza nei redditi disponibili.
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