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RPS 1 2018

Il numero 1 2018 in uscita ad aprile, dedica la sezione monografica a genere e welfare, con un focus sull’Italia in prospettiva comparata.

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mercato del lavoro

La governance in un mercato del lavoro incerto: verso una nuova agenda di ricerca

Articolo scritto da:

La crisi del modello keynesiano, gli stravolgimenti conseguenti alla deindustrializzazione e alla globalizzazione e la crescente importanza della flessibilità del lavoro riportano con urgenza il problema dell’incertezza tra le questioni di politica sociale. Il saggio considera la governance dell’incertezza intorno a cui si vanno definendo nuovi giochi politici tra governi, imprese e partner sociali. Esso definisce l’incertezza e il rischio, propone un primo schema teorico di lettura di queste dinamiche; auspica un nuovo programma di ricerca e nuovi approcci ai cosiddetti modelli sociali perché includano queste dimensione nelle loro analisi.
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Italia. L’occupazione femminile in tempo di crisi: nuove segmentazioni e vecchie contraddizioni

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Occupazione e capitale umano

L’articolo indaga gli andamenti del lavoro femminile a fronte della crisi economica mondiale che ha investito il paese. L’intento è porre in evidenza come, nello scenario attuale, a crescere non siano soltanto le disuguaglianze di genere, proprie delle tendenze degli ultimi quindici anni, ma anche quelle tra le stesse donne. In un contesto dove forti sono le difficoltà occupazionali, l’ineguale distribuzione delle opportunità, tanto a livello territoriale quanto a livello sociale, produce, infatti, ulteriore frammentazione. Al contempo, ad emergere è la «necessità» del lavoro delle donne per ridurre la vulnerabilità economica della famiglia, date le rilevanti implicazioni su benessere economico e spese per i figli. Nelle conclusioni, l’accento è posto sul rischio evidente di allargare la frattura tra un Nord, in possibile ripresa, e un Sud, nel quale potrebbero consolidarsi quei fenomeni regressivi che, di fatto, costringono le donne in un anacronistico ruolo di casalinghe ed escludono i giovani da percorsi di lavoro e professionalizzazione.
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Regolazione dei flussi migratori e strategie di reclutamento

Nel numero

Migrazioni

Nella Sezione: Immigrare in Italia. Il mercato del lavoro

L’articolo si propone di analizzare l’impatto del sistema italiano di regolazione dei flussi migratori sulle scelte di reclutamento delle aziende, facendo riferimento ai risultati di una ricerca relativa ai settori delle costruzioni, della sanità e dell’Information Technology (Ict). L’indagine, sviluppata nell’ambito di un progetto internazionale, ha la peculiarità di guardare ai flussi migratori adottando il punto di vista della domanda di lavoro, ovvero delle aziende. Il sistema di regolazione e contingentamento dei flussi di ingresso, infatti, condiziona le scelte strategiche delle aziende che utilizzano forza lavoro extracomunitaria, influendo quindi sui movimenti migratori che queste possono contribuire ad attivare.
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Belgio - Carriere, obblighi e scelte

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Casi nazionali

Questo articolo affronta il tema della partecipazione al mercato del lavoro in Belgio, del sistema belga di sicurezza sociale e dei cambiamenti in corso nel mercato del lavoro. Più precisamente l’articolo si occupa di orientamento alla professione e della consulenza nei percorsi di carriera e analizza in che misura il modello dell’approccio individuale orientato alla domanda sia applicabile alla situazione belga. In tale modello la persona in cerca di occupazione impara a esaminare la propria situazione e stabilisce in piena autonomia a quale lavoro e a quali condizioni di impiego possa realisticamente aspirare. In Belgio, però, l’interesse degli operatori per le condizioni sociali o i progetti di vita delle persone in cerca di occupazione sembra essere limitato. Da questo punto di vista la pratica sembra discostarsi dal modello teorico dell’approccio individuale orientato alla domanda.
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Emersione e definizione del ruolo della formazione degli adulti - Un excursus

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Italia. Educazione degli adulti e formazione continua

Il sapere è divenuto un fattore competitivo molto importante tanto per le imprese che per le economie locali e nazionali, di conseguenza la formazione ha acquistato un carattere centrale. Allo stesso tempo, dati i ritmi dello sviluppo tecnologico che rendono le conoscenze rapidamente obsolete, il ruolo stesso della formazione appare uno strumento di garanzia della qualità del lavoro e, ancora prima, una condizione per il mantenimento stesso dell’occupazione. In Italia sono state avviate diverse riforme del sistema educativo che hanno dato vita a forme inedite di collaborazione tra le parti sociali. L’impostazione concertativa è infatti una delle forme con cui si è cercato di dare risposte alle esigenze di qualificazione e riqualificazione dei lavoratori, partendo dalla definizione stessa del concetto per stabilire le determinanti della qualità dei percorsi e per individuare una forma adeguata di sapere non avulso dalla sua dimensione contestuale e di utilizzo.
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Differenze di genere nel mercato del lavoro dei paesi della Ue-15

Articolo scritto da:

Nel numero

Donne e welfare

Nella Sezione: Italia e Europa. Condizioni e caratteristiche dell’occupazione femminile

Nel presente lavoro si valutano, mediante una pluralità di indicatori, i differenziali di genere sul mercato del lavoro nei paesi dell’Unione europea a quindici, anche al fine di verificare se, relativamente ai differenziali in questione, essi si raggruppano coerentemente con l’usuale distinzione dei regimi di welfare state. Le elaborazioni sono condotte sui micro-dati dell’indagine Eu-Silc del 2006.
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I working poor. Una rassegna degli studi sociologici

Articolo scritto da:

Nel numero

I lavoratori poveri

Nella Sezione: Il fenomeno: analisi sociologiche e politiche europee

L’articolo si propone di tracciare i contorni della questione dei working poor, mettendo a tema alcune chiavi di lettura, individuando diverse prospettive e richiamando l’attenzione su alcuni elementi importanti di analisi selezionati dalla letteratura sull’argomento. Le ricerche prese in esame mostrano la complessità e multidimensionalità del fenomeno. È la compresenza di più fattori di rischio, a livello micro e a livello macro, a generare la povertà da lavoro mediante effetti sia di tipo diretto che indiretto. L’articolo argomenta infine la rilevanza sociale e la grande attualità della tematica e invita a farne uno specifico oggetto di ricerca empirica.
Parole chiave: mercato del lavoro :: povertà :: vulnerabilità ::
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Immigrazione irregolare. Definizioni, percorsi, politiche

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Statuti della cittadinanza

L’immigrazione irregolare è un fenomeno difficile da definire in modo preciso giacché dipende dalle legislazioni nazionali che a loro volta sono eterogenee e spesso ambigue. Le sue cause rimandano ad una molteplicità di fattori: le sollecitazioni dei sistemi economici e dei mercati del lavoro, comprese le famiglie in quanto datrici di lavoro; la produzione istituzionale di illegalità da parte di sistemi regolativi che innalzano i requisiti richiesti per l’ingresso legale (ricongiungimenti familiari) e per la permanenza sul territorio; a carenza delle risorse che sarebbero richieste da politiche repressive più efficaci; il «vincolo liberale» che obbliga gli Stati democratici al rispetto dei diritti umani e all’accoglienza dei rifugiati; l’azione delle lobby umanitarie; l’aggiramento delle regole il favoreggiamento degli ingressi da parte delle reti di parenti e connazionali. Si rendono pertanto necessarie, a dispetto delle retoriche, manovre di vario tipo, volte a far emergere la componente sommersa della popolazione immigrata: 23 su 27 paesi dell’Unione europea ne hanno adottate negli ultimi dieci anni, e almeno 5 milioni di persone hanno potuto regolarizzare il proprio status.
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Gli effetti dell'allargamento a Est sull'immigrazione e sul mercato del lavoro

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Scelte di policy e casi nazionali

Le politiche dell’immigrazione europee si trovano davanti a grandi sfide. Dopo molti anni di afflusso per lo più non regolato di stranieri nell’Ue è ora giunto il momento di impostare la questione in modo diverso, concentrandosi sui criteri economici e tenendo conto delle nuove realtà sociali ed economiche esistenti nell’Unione europea. Il reperimento di «potenzialità elevate» - che fino a questo momento hanno preferito l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti - deve diventare una pietra angolare della nuova politica dell’immigrazione dell’Ue. In vista dell’allargamento a Est, l’Unione deve concordare nuove normative o quote d’immigrazione per le persone altamente qualificate dell’Europa orientale. Chiudere le frontiere ai cittadini dei nuovi Stati membri per altri sette anni comporterebbe una perdita di capitale umano importante necessario a rafforzare ulteriormente la competitività di un’Unione europea più grande nell’economia mondiale.
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La via francese alla riduzione della durata del lavoro e le ragioni di uno scacco

Articolo scritto da:

Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Evoluzione delle logiche nazionali di organizzazione e gestione dei tempi di lavoro

L’orario di lavoro è sempre stato considerato in Francia una materia di responsabilità dello Stato. La legge sulle 35 ore settimanali è il frutto di una lunga tradizione di interventi statali sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro. Questa modalità di gestione degli orari di lavoro non ha riscontro in altri paesi europei. In questo saggio viene presentata la specificità francese: una logica di partecipazione al mercato del lavoro sostenuta dallo Stato. L’obiettivo di creare occupazione attraverso una riduzione per legge dell’orario di lavoro ha portato il governo a redigere un insieme complesso di atti che non solo definiscono la durata del lavoro, ma riducono anche il contributo sociale, definendo un quadro preciso di negoziazione degli accordi collettivi. La maggior parte delle valutazioni sulle conseguenze della legge sulle 35 ore mostrano che i suoi effetti sull’occupazione sono limitati, di contro le relazioni tra le parti sociali non sono migliorate e le disuguaglianze tra lavoratori sono peggiorate. Si può affermare che la via francese si fonda sul presupposto del potere assoluto dell’azione pubblica e della razionalità dello Stato e sulla sfiducia nelle parti sociali.
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