Diritti di cittadinanza nella società della proprietà
Nella Sezione: Campi di ricerca sulle trasformazioni del pubblico
I diritti sociali, definiti da Marshall mezzo secolo fa come una conquista del Novecento e come una terza fase dell’evoluzione della cittadinanza, sembrano sempre meno garantiti pubblicamente. L’erogazione sostanzialmente gratuita delle risorse in cui quei diritti si concretarono, presto potrebbe dover ridursi a casi residuali, perdendo nettamente di qualità e di significato. E ciò proprio quando la durata e la protezione del lavoro si fanno più esigue; mentre il lavoratore, nelle retoriche che formano la pubblica opinione, viene invitato ad «attivizzarsi» per suo conto, e contemporaneamente orientandosi sempre più verso forme di previdenza private. Sembra prospettarsi una nuova forma di struttura sociale basata sulla proprietà privata. Tuttavia il rapporto proprietario galleggia su un oceano di rischio, ambiguità e instabilità.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
L’imperativo del developmental welfare per l’Europa
Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa
A partire dalla fine degli anni ’70 tutti i più avanzati sistemi di welfare dell’Ue hanno riformato il mix di politiche su cui erano stati edificati i sistemi nazionali di protezione sociale dopo il 1945. La crescita della competizione globale, la ristrutturazione industriale, l’austerity di bilancio, il cambiamento delle relazioni familiari e l’invecchiamento demografico hanno messo in discussione i sistemi di welfare dell’età dell’oro. Recentemente, inoltre, le questioni nazionali relative al lavoro e al welfare si sono sempre più intrecciate con i processi di integrazione politica ed economica dell’Europa. Le numerose forze in gioco hanno generato una spinta al cambiamento politico e alla trasformazione del sistema che supera di gran lunga la nozione comune di «ridimensionamento» del welfare. Il saggio cerca di cogliere il carattere globale dell’attuale sforzo volto a rifondare l’architettura del contratto sociale post-bellico sulla base del concetto di «ricalibratura» del welfare a scopo sia euristico sia prescrittivo.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Riforme della sfera pubblica e approccio della capacitazione - L'esperienza delle politiche dell'impiego
Nella Sezione: Politiche
Negli ultimi decenni le politiche pubbliche hanno subito importanti trasformazioni, mirate a reinventare l’azione pubblica attraverso l’incorporazione delle regole del mercato e del contrattualismo nel settore pubblico. Questa tendenza alla contrattualizzazione dell’azione pubblica si manifesta in due modi: l’accordo di fornitura fra il livello centrale e quello locale della sfera pubblica; il contratto fra l’agente locale e l’utilizzatore o il beneficiario finale dell’azione pubblica. Il postulato alla base di questa concezione è che la realizzazione dei principi della Nuova amministrazione pubblica si traduce in una migliore fornitura di servizi per tutti. Il saggio tratteggia uno scenario analitico e normativo di queste trasformazioni allo scopo di valutarle sul terreno del welfare e delle politiche del lavoro. Basandosi sul concetto di capacitazione elaborato da Sen, il saggio mette a fuoco i due concetti chiave della capacità di lavoro e della capacità di espressione e identifica i principali temi chiamati in causa dalle politiche attive del mercato del lavoro.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Osservazioni e inquietudini sulla formazione del welfare nei paesi post-comunisti
Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa
L’articolo intende dimostrare che per il nuovo welfare state i quasi due decenni appena trascorsi di trasformazione post-comunista hanno determinato un notevole allontanamento dell’Europa centrale dal percorso seguito dagli eventi in Occidente. Oltre al costante rallentamento della crescita economica dalla fine degli anni ’90, uno sguardo ai principali indicatori di sviluppo sociale rivela l’emergere - nelle nuove strutture sociali - di spaccature profonde prima sconosciute. Si sostiene che mentre l’attesa e rapida «ristrutturazione occidentale» ha funzionato come leva principale per il passaggio al mercato, la realtà effettiva delle trasformazioni del sistema che si sono verificate dopo il 1990 ha provocato una disintegrazione ancora più visibile dei rapporti sociali quotidiani. Illustrando il caso dell’Ungheria si dimostra che le nuove riforme del welfare state hanno agevolato l’integrazione nel mercato delle persone benestanti, mentre quelle stesse riforme hanno determinato un’ulteriore emarginazione ed esclusione sociale delle persone veramente povere.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
«Privatizzazione»
Nella Sezione: Rubriche
Nell’articolo vengono presentate e discusse tre accezioni del termine «privatizzazione» riferito al sistema
di welfare: sul versante dei meccanismi di finanziamento, sul versante del ruolo dei corpi intermedi, sul versante della erogazione delle prestazioni. La prima opzione – sostituzione in misura più o meno ampia degli
attuali sistemi di assicurazione pubblica con sistemi di assicurazione privata – in realtà peggiora la sostenibilità macroeconomica della spesa e ha implicazioni negative rispetto agli obiettivi del welfare.
La seconda accezione – una Big society basata sul trasferimento dallo Stato ai corpi intermedi della titolarità degli interventi di politica sociale – prefigura una idea premoderna di cittadinanza, frammentata in funzione delle appartenenze di gruppo o categoria. L’articolo si conclude presentando la terza accezione e collocandola nel quadro di un intervento pubblico di governo del sistema che valorizza il ruolo del mercato e dell’iniziativa privata nel campo dell’erogazione dei servizi, per migliorarne l’efficienza e l’aderenza ai bisogni.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Per una critica del darwinismo normativo
Nella Sezione: Campi di ricerca sulle trasformazioni del pubblico
Dopo il trauma della seconda guerra mondiale, diversi strumenti giuridici, tra cui la Dichiarazione di Filadelfia,
avevano cercato di subordinare le regole della finanza e del commercio internazionale ai principi di dignità, libertà, sicurezza economica e uguaglianza degli scambi. In contrasto con tali principi si tende oggi a fare del mercato il fondamento di ogni ordine giuridico e a trattare i diritti nazionali come prodotti in competizione all’interno di un mercato delle norme. Questo darwinismo normativo è promosso dalla Banca mondiale, che ha elaborato in questo senso batterie di indicatori volti a far considerare tali diritti in maniera favorevole alle aspettative degli investitori finanziari. Il darwinismo normativo è realista solo in apparenza e contribuisce a rinchiudere i quadri dirigenti in circuiti autoreferenziali, tagliandoli fuori dalle condizioni reali di vita delle popolazioni. Fare della lotta di tutti contro tutti il principio ultimo dell’ordine giuridico mondiale non potrà che generare violenza.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati