I livelli essenziali come condizione di cittadinanza sociale
Nella Sezione: Fisco, etica pubblica e sviluppo
Il contributo esamina le motivazioni e i percorsi che hanno caratterizzato il dibattito sui livelli essenziali di assistenza (Lea), sia in sanità che per i servizi sociali, partendo dal concetto di «universalismo selettivo» come garanzia dell’esercizio dei diritti di cittadinanza, ma anche come possibilità di controllo della spesa sociale. Viene evidenziata la differenza di percorso attraverso cui si è giunti alla definizione dei Lea sanitari, nei quali è stato recepito il principio di «universalismo selettivo» e la garanzia per tutti a prestazioni «essenziali e appropriate», e quella dei Lea sociali, ispirati piuttosto alla garanzia di un «livello minimo di prestazione sociale» ritenuto irrinunciabile, e per i quali nel documento non ancora pubblico, nulla si dice rispetto alle responsabilità dello Stato di garantire l’uniformità dell’esercizio dei diritti di cittadinanza sociale.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati