Le basi istituzionali del welfare locale - Processi di fissione e fusione prima e dopo la 328
Nella Sezione: Programmazione sociale e azioni di sistema
Vi è un deficit di tipo istituzionale nell’impianto della l. 328/2000, il quale emerge con forza soprattutto attraverso l’analisi di due diversi processi: il basso grado di integrazione sinora maturato tra servizi sociali e sanità innanzitutto; e, in secondo luogo, le frequenti difficoltà operative che caratterizzano la vita dei piani di zona, i quali dovrebbero assicurare invece la «rete» dei nuovi servizi. Incrociandosi con i processi di federalismo avviati dal nuovo Titolo V della Costituzione, queste tendenze stanno dando vita a una forte differenziazione del welfare locale, mettendo in tal modo implicitamente in discussione l’originario modello unitario e nazionale della cittadinanza sociale.
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Paolo Ferrero
Nella Sezione: Intersessione - Riflessioni e valutazioni del mondo sindacale e politico
Ringrazio innanzitutto per l’invito a contribuire a questo Forum. Mi pare che in questa sede siano emerse alcune problematiche, su cui vorrei provare a ragionare. Oltre a rilevare alcune criticità relative ad un discorso di organizzazione, mi preme porre l’attenzione principalmente su un nodo specifico, che è quello dei livelli essenziali di assistenza, riferito, in particolare, alla questione della non autosufficienza, volendo dar conto non solo di una impostazione culturale, ma anche di una impostazione di carattere politico, che dovrebbe vedere l’avvio di un percorso ai fini della sua attuazione nei prossimi mesi. Parto da un elemento di valutazione della situazione attuale. A me pare del tutto evidente che – concordando con i giudizi dati – il terreno sociale sia molto meno presidiato dal punto di vista costituzionale rispetto a quello sanitario.
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La valutazione sociale - Un excursus tra teoria e percorsi attuativi incerti
Nella Sezione: Programmazione sociale e azioni di sistema
L’articolo tenta un bilancio della valutazione delle politiche sociali a livello nazionale, sottolineando come l’assenza di un Piano sociale nazionale e la prevalenza dei trasferimenti monetari spieghino la scarsa attenzione a lungo prestata alla programmazione e alla valutazione delle politiche sociali nel loro complesso. Alcune norme significative (285/97, 49/99) hanno permesso di sviluppare la valutazione perché hanno specificamente previsto il finanziamento di questa attività; solo con la legge 328/2000 però si può parlare di reali opportunità di programmazione e valutazione complessive delle politiche sociali. Le peculiarità della valutazione nel campo dei servizi, grazie anche al contributo della valutazione basata sulla teoria, ne possono fare comunque un importante strumento di miglioramento delle politiche e di partecipazione democratica alla loro definizione.
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Mimmo Lucà
Nella Sezione: Intersessione - Riflessioni e valutazioni del mondo sindacale e politico
Vorrei esprimere qualche breve considerazione sulle tematiche introdotte in questa sede e sulle quali si è aperto un confronto, in qualità di presidente della Commissione Affari sociali della Camera, offrendo un punto di vista istituzionale relativamente al percorso da seguire. Mi riferisco, in particolare, alla legge sulla non autosufficienza, in discussione nella Commissione da me presieduta, che proviene da un fallimento della legislatura precedente. L’onorevole Zanotti se ne era già occupata nella scorsa legislatura, e anche questa volta, si rischia di non farcela a causa dello scoglio della copertura finanziaria. Tale legge si basa sulla costituzione del Fondo per la non autosufficienza, ed è evidente che se tale fondo non viene istituito in maniera adeguata, e quindi non sono disponibili le risorse necessarie per garantire un livello essenziale di servizi e di prestazioni, la legge non può essere approvata.
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Betty Leone
Nella Sezione: Intersessione - Riflessioni e valutazioni del mondo sindacale e politico
Ritengo assai importante la scelta di dedicare una sessione del Forum sulle politiche socio-sanitarie alle questioni relative alla corretta costruzione di un percorso informativo che trasferisca conoscenza tra gli operatori, dagli operatori ai cittadini e viceversa dai cittadini agli operatori, ed è per questo che vorrei concentrare il mio contributo su questo tema. Non si tratta di un dibattito nuovo, anzi, esso accompagnò negli anni ’70-80 tutta la stagione delle riforme dell’assistenza sanitaria e in seguito è stato ripreso durante la discussione di preparazione della legge n. 328/2000 (riforma dell’assistenza sociale). È infatti evidente che
questa tematica incrocia diverse esigenze.
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