Europa-Usa: modelli occupazionali a confronto
Nella Sezione: Flessibilità e produttività: introduzione al numero
Per rispondere al quesito sull’entità dell’impegno lavorativo degli italiani, si analizzano in una prospettiva di comparazione internazionale gli orari di lavoro in Italia, in Europa e negli Stati Uniti e si individua come essi costituiscono un elemento portante del modello occupazionale. Una volta accertato che il modello occupazionale italiano garantisce un livello di impegno lavorativo superiore alla media europea, si approfondisce il tema dei suoi risultati in termini di produttività e prodotto pro capite. Dal quadro comparato emerge la netta perdita di vantaggio dell’economia italiana e il lavoro si conclude indicando alcune misure di politica degli orari e mirate alla riorganizzazione dei luoghi di lavoro necessarie per la ripresa della produttività.
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Povertà e benessere - Una geografia delle disuguaglianze in Italia
Nella Sezione: Rubriche
Nel nostro paese, siamo spesso soggetti ad una curiosa dissociazione. Da un lato, i concetti di deprivazione e multidimensionalità della povertà sono sempre più citati nel dibattito pubblico. Dall’altro, quando ci si occupa di politiche contro la povertà, il riferimento più diffuso tende a ridursi ad una definizione monetaria e relativa della povertà, secondo cui i poveri sono coloro le cui risorse sono al di sotto di una data soglia (sostanzialmente omogenea, a prescindere dalle condizioni in cui ci si trova, con l’eccezione delle dimensioni familiari), e l’obiettivo delle politiche è quello di avvicinare/portare alla soglia oltre la quale non si sarebbe più poveri.
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Introduzione
Ritengo questa prima edizione del Forum sul Welfare italiano - L'Europa nonostante tutto - molto importante così come lo è "La Rivista delle Politiche Sociali". A distanza di un anno possiamo dirci soddisfatti. Per la verità, forse più per l'attenzione che ha suscitato all'esterno del sindacato, cosa che evidentemente ci fa alquanto piacere, che per la diffusione al nostro interno. Il succeso della "Rivista" è sicuramente merito dela sua direttrice che ha, al meglio, tradotto il bisogno che sentivamo di uno strumento d'incontro tra sindacato e intellettualità, fra azione concreta di rappresentanza e, per quanto ci è possibile, di cambiamento, e competenze, e saperi. Un incontro in grado di rafforzare e meglio attrezzare il nostro compito, specie per il futuro, di indirizzare il nostro agire concreto.
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Per una critica del populismo postmoderno
Nella Sezione: Italia. Populismi: radici storiche e problemi della democrazia
Il contributo evidenzia come, con
la caduta dei partiti, il populismo
da semplice devianza diventi
il contrassegno di una democrazia
fragile che si affida alle
ingannevoli narrazioni di capi.
La personalizzazione, il capo
carismatico, il corpo che seduce
attraverso l’immaginario, sono
il risultato di una assenza profonda:
la mancanza di una costruzione
politica di soggettività sociale.
L’autore rintraccia l’origine del
neopopulismo italiano
nell’intreccio tra politica
ed economia e ne imputa la vittoria
all’assenza sia di soggetti sociali
capaci di dare forme nuove al
conflitto, sia di organismi di partito
capaci di mediare tra Stato e società.
In tal senso, si sottolinea che
l’alternativa al populismo è, da
un lato, la ritrovata capacità di
tornare alla mediazione; dall’altro,
la riscoperta della differenziazione
funzionale tra politica ed economia.
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La rimozione della cittadinanza. Il futuro del modello sociale secondo il Libro Bianco
Nella Sezione: Rubriche
Il Libro Bianco sul futuro del modello sociale «La vita buona nella società attiva» presentato, come naturale seguito del Libro Verde, il 6 maggio 2009 dal ministro del Lavoro italiano, è stato largamente criticato per la genericità delle posizioni e per lo scarto tra buoni propositi enunciati e linee d’azione effettive. Nel saggio si sostiene che le questioni sollevate dal documento non riguardino solo la genericità o l’astrattezza, ma che siano rilevabili elementi di nocività e fallacia di alcuni propositi, oltreché di ambiguità delle enunciazioni.
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Politiche della casa - Ottiche adottate, aspetti inevasi e spunti prospettici
Nella Sezione: Le politiche abitative in Italia: sedimentazioni storiche e articolazioni del presente
Il saggio rappresenta un contributo per ricostruire il profilo storico della politica per la casa in Italia, a partire dalle prime azioni pubbliche per rilevare, definire e affrontare il problema del disagio abitativo. La questione ha importanti connotazioni ideologiche, ed è stata affrontata con strumenti distributivi come regolativi. Si segnalano alcune questioni irrisolte e non facilmente risolvibili – la conoscenza puntuale del disagio abitativo, la difficile gestione del patrimonio pubblico, i limiti all’espansione delle città – e il nocciolo duro del problema:
la duplice natura della casa, quale bene economico e bene sociale al tempo stesso.
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Sociologia delle migrazioni
Nella Sezione: Rubriche
Com'era ovvio attendersi data la crescente importanza del fenomeno, gli studi sull'immigrazione hanno avuto in Italia un notevole sviluppo negli ultimi anni. Lo sviluppo non è stato solo quantitativo. Infatti, anche se sono proliferate le ricerche meramente descrittive di situazioni locali, sociologi, economisti, demografi e antropologi hanno cominciato a pubblicare solide analisi interpretative dei modi di inserimento degli immigrati nella società italiana e dei problemi che ne sono sorti. Senza alcuna pretesa di essere esaustivo, vorrei ricordare i lavori di Ambrosini, Venturini, Pugliese, i volumi dell'Istituto Cattaneo curati da Colombo e Sciortino, i due rapporti della Commissione integrazione editi da Giovanni Zincone, alcuni volumi della collana Ismu.
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Regionalizzazione e politiche per la non autosufficienza
Nella Sezione: Italia. Processi di regionalizzazione e settori di policy
L’articolo si basa sulla rilettura di alcuni dei principali risultati di un’indagine condotta dall’Ires nazionale sulle caratteristiche dei sistemi locali di offerta di servizi sociali per gli anziani non autosufficienti. Pur mettendo in luce alcune buone pratiche diffuse sul territorio nazionale, lo studio - condotto nei 100 Comuni capoluogo di provincia - conferma la diffusione di servizi per la non autosufficienza ancora di stampo tradizionalistico. Si pone la questione dell’istituzione dei «Fondi per la non autosufficienza» - oggi sempre più su base regionale in aggiunta a quello nazionale - intesi come risposta propriamente «sociale» in grado di convogliare e contenere lo sforzo economico che inevitabilmente viene posto dalla nuova sfida. Il lavoro propone più in dettaglio il caso di quattro Regioni - Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Abruzzo e Sardegna.
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Il finanziamento dell'istruzione superiore
Nella Sezione: Modelli di welfare e logiche di finanziamento dell’educazione
Lo sviluppo dell’istruzione superiore tramite – e oltre – l’Ocse è necessario e auspicabile. Ma è anche costoso e deve confrontarsi con la necessità di contenere la spesa pubblica per ragioni di competitività. Il finanziamento dell’istruzione superiore è dunque un aspetto decisivo. A tutt’oggi, però, non tutti i paesi ne sono pienamente consapevoli, seppure il tema abbia assunto un significato politico assai delicato. Questo saggio espone le principali indicazioni in materia di finanziamento dell’istruzione superiore che derivano dalla teoria economica e le pone a confronto con quelle che derivano dall’esperienza inglese. Le stesse riforme annunciate nel Regno Unito nel 2004 sono valutate alla luce di questi due elementi. La sezione conclusiva riassume brevemente le questioni che restano ancora aperte.
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Il nuovo quadro delle nazionalità e dei lavori degli immigrati in Italia
Nella Sezione: Immigrare in Italia. Il mercato del lavoro
L’incidenza della popolazione immigrata sulla popolazione nazionale in Italia è ancora molto modesta rispetto a quella di altri paesi europei e si colloca al di sotto della media Ue; tuttavia l’entità dell’aumento realizzatosi negli ultimi anni è davvero notevole. Partendo da questo dato il contributo analizza la composizione della presenza immigrata e i cambiamenti che essa ha presentato nel corso dell’ultima regolarizzazione sancita dalla legge Bossi-Fini. A questo riguardo gli autori si soffermano sugli elementi di novità emersi in questo contesto: in particolare lo spostamento dell’asse geografico delle migrazioni, con una crescente affermazione dell’immigrazione proveniente dai paesi dell’Est, la forte crescita della componente femminile, la crescente presenza di processi di stabilizzazione nella società italiana da parte degli immigrati, rilevata soprattutto nel mercato del lavoro.
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