Dai padri ai figli: la mobilità dei redditi in Italia
Nella Sezione: Persisistenze di disuguaglianza e violazioni del merito. Analisi comparative e il caso italiano
Il lavoro fornisce una misura del grado di ereditarietà dei redditi tra le generazioni in Italia. I problemi legati all’indisponibilità di un appropriato dataset che contenga simultaneamente i redditi dei figli e dei loro genitori
sono stati superati adottando un metodo a due stadi e con due campioni. L’analisi è basata sull’Indagine
sui bilanci delle famiglie italiane della Banca d’Italia. I risultati mostrano che il nostro paese è, tra i paesi sviluppati per i quali sono disponibili delle stime, quello con la minore mobilità intergenerazionale. Inoltre
la mobilità è più bassa sulle code della distribuzione e, in particolare, per quanto riguarda l’accesso
alle classi di reddito più elevate.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Criteri di accesso all'edilizia sociale: le agenzie regionali e il patrimonio abitativo comunale
Nella Sezione: Le politiche abitative in Italia: sedimentazioni storiche e articolazioni del presente
Il confronto fra l’analisi della provvedimentazione regionale in materia di edilizia sociale e alcuni elementi emergenti nella ridefinizione delle politiche sociali nazionali consente di comprendere e misurare lo spazio concreto di esercizio per un più avanzato livello d’integrazione fra politiche di sostegno ai bisogni abitativi e più generali politiche di produzione del welfare locale. L’autore analizza il livello di diversificazione dei contesti
regionali e si sofferma su alcune differenze che, se contribuiscono a rendere il quadro complesso, non sempre trovano riscontro in una lettura del quadro locale o della mutata realtà sociale. Si evidenzia così una distanza fra la concezione universalistica del livello centrale e la concretezza della diversificazione del reale, e, di conseguenza, crescenti contraddizioni e disparità fra piano nazionale e condizioni territoriali/amministrative.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Il welfare italiano secondo il Libro Bianco: riduzione dello spazio pubblico, largo agli accordi categoriali e al privato
Nella Sezione: FORUM 2009 Welfare. Geografie della crisi Approfondimenti sul caso italiano in prospettiva comparata
L’attuale governo ha mostrato sin dal suo insediamento l’intenzione di voler procedere verso un deciso cambiamento nel sistema di welfare. Dopo il Libro Verde sul futuro del modello sociale (estate 2008) in cui veniva lanciato un attacco frontale al welfare delle responsabilità collettive e della cittadinanza, il Libro Bianco «La vita buona nella società attiva» del maggio 2009 rappresenta il tentativo assai insidioso di costruire la cornice entro la quale collocare le scelte governative di politica sociale, dalla sanità alle pensioni alle politiche del lavoro, verso un welfare pubblico ridotto,basato sempre di più su tratti categoriali-corporativi e privatistici. La premessa da cui il documento parte è che il welfare state italiano abbia fallito nei suoi obiettivi fondamentali, quindi partendo da assunti non dimostrati, e anzi talvolta fondati su assunzioni errate, va alla ricerca – celandoli sotto «insegne» ammiccanti – di approdi collocati in «territori» assai lontani da quelli in cui ha messo radici il welfare della cittadinanza. Il saggio discute di questo, con particolare riferimento alle politiche della formazione e del lavoro e al nuovo protagonismo degli enti bilaterali.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Gli indirizzi del governo sul welfare. Il commento critico della Cgil
Nella Sezione: Welfare italiano: temi emergenti
Negli ultimi anni il confronto tra due prospettive sui sistemi di welfare si è fatto serrato: da un lato c’è chi sostiene che la valorizzazione del lavoro, la conoscenza, siano fattori determinanti per la crescita e lo sviluppo; dall’altro chi afferma che crescita, sviluppo, produttività siano alternativi e incompatibili con i sistemi di welfare. Il governo italiano ha presentato recentemente provvedimenti orientati verso questa seconda posizione. L’articolo discute i contenuti del Libro Verde sul welfare che detta le linee guida che orienteranno le scelte strategiche sulle politiche sociali.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
I Fondi interprofessionali per la formazione continua
Nella Sezione: Italia. Educazione degli adulti e formazione continua
L’articolo delinea l’itinerario che ha portato dalla genesi alla operatività dei Fondi interprofessionali per la formazione, nati da accordi tra governo e parti sociali nei primi anni ’90 ma attivi solo dal 2003, tracciandone
un primo bilancio e mettendo in rilievo la potenzialità di questi strumenti. Dall’analisi proposta emerge l’importanza, per un loro pieno ed efficace sviluppo, di alcuni fattori tra cui la coerenza delle linee di programmazione strategica generale, il rilancio del ruolo della ricerca e della formazione nel paese, l’individuazione di scenari innovativi della politica industriale e dei servizi; la forte sinergia tra politiche
nazionali e regionali in particolare su ricerca e formazione; il rilancio del ruolo della formazione nelle relazioni industriali e nelle politiche contrattuali.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Lavoro di cura e donne straniere: riflessioni sui diritti e sulle dinamiche di emersione - I
Nella Sezione: Immigrare in Italia. Gli stranieri utenti e fornitori di Welfare
La Legge «Bossi-Fini» ha portato alla luce uno degli aspetti piùm rilevanti dell’immigrazione in Italia, quello delle colf e delle badanti. Il dibattito su quale sia, a questo proposito, la posizione più corretta è tuttora aperto. L’autore del contributo avanza alcune proposte e presenta una lettura dei vantaggi a queste legati.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Il ruolo del costo standard nella riforma federalista del welfare
Nella Sezione: L'Italia delle Regioni
L’articolo prende in esame una delle componenti dei progetti di attuazione della riforma in senso federalista dell’ordinamento italiano: il ricorso al costo standard come criterio per sostituire, insieme al fabbisogno standard, quello della spesa storica. Partendo dalla constatazione che, pur nella differenza, tutti i disegni di attuazione dell’articolo 119 della Costituzione hanno fatto perno sulla nozione di costo standard, l’articolo intende mettere in luce la complessità sia di natura tecnica e metodologica, sia di natura politica, della messa a regime del nuovo sistema, anche ricorrendo alle esperienze - specie nel settore sanitario - che possono fornire indicazioni utili. Inoltre si intende portare l’attenzione su quanto un aspetto di natura apparentemente strumentale, come il costo standard, contribuisca in maniera determinante a definire il tipo di federalismo che sarà attuato nel paese e, con riferimento alle politiche di welfare, come esso possa costituire uno dei discrimini tra un sistema che riduca i margini di autonomia dei territori e uno che li garantisca, ma incorporando i rischi di un minore controllo dei differenziali già oggi drammaticamente esistenti.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Le banche dati sulla salute - Verso la costruzione di un’epidemiologia assistenziale
Nella Sezione: Sessione II - Capacità informativa, ruolo e utilizzo dei dati nei processi di policy making
Tra le diverse chiavi di lettura del sistema socio-sanitario in Italia il dedicare uno spazio al tema informativo, della politica dei dati è già dichiararne la sua criticità e particolare problematicità. Infatti, a fronte di un crescente numero di rapporti, informazioni, rilevazioni, statistiche, descrizioni, proiezioni sui tanti aspetti socio-sanitari del nostro paese, diveniamo man mano sempre più coscienti dei loro limiti. A titolo meramente esemplificativo basti citare, tra le diverse fonti nazionali di facile e libero accesso, tutti i siti e/o banche – di dati (Bdd) istituzionali quali l’Istat (si consulti ad esempio l’Annuario statistico italiano 2006 di recente pubblicazione); il Ministero della Salute; l’Agenzia italiana del farmaco; l’Istituto superiore di sanità; l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro; Cineca - Rapporto Arno.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Governance delle politiche di individualizzazione e attivazione: un confronto tra Italia e Olanda
Nella Sezione: Casi nazionali
Il saggio affronta inizialmente il tema delle riforme di attivazione dei sistemi di welfare e le implicazioni di questa tendenza sul contenuto delle politiche sociali. In seguito analizza brevemente il contesto storico dei sistemi di welfare in Italia e nei Paesi Bassi, soffermandosi anche sull’introduzione delle politiche di attivazione nei due paesi e sulle questioni sostanziali (che tipo di politiche sono le politiche di attivazione) e su quelle amministrative/organizzative (in che modo la loro introduzione e implementazione è organizzata
e gestita). La sezione finale dell’articolo considera il modo in cui l’introduzione delle politiche di attivazione è stata influenzata dai nuovi modelli di governance e ha a sua volta influenzato tali modelli nei due paesi. Vengono quindi considerati alcuni temi centrali del dibattito sui nuovi modelli di governance, a partire dalle analogie e dalle diversità delle tendenze istituzionali, con particolare attenzione a tre modelli fondamentali di relazioni: fra Stato centrale (nazionale) e amministrazione locale; fra Stato, mercato e società civile; fra utenti e fornitori di servizi sociali di attivazione.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati
Il ruolo di interesse pubblico del sindacato italiano
Nella Sezione: Il ruolo pubblico del sindacato nella gestione del welfare. Casi nazionali
I sindacati sono nati e si sono sviluppati come organizzazioni di difesa di interessi professionali, tuttavia, in alcuni paesi, a questo scopo fondamentale se ne è aggiunto un secondo relativo al perseguimento di interessi generali. In alcuni casi sono gli stessi ordinamenti nazionali che affidano ai sindacati lo svolgimento di attività nell’interesse dell’intera collettività, in altri sono stati i sindacati ad iniziare a svolgere spontaneamente tali attività. Il fenomeno, diffuso nell'Europa continentale, è sempre stato particolarmente intenso in Italia. ll saggio prende in esame l'anima pubblicistica dei sindacati italiani e ne esamina le origini e lo sviluppo, le aree principali nelle quali esso si esprime, i vantaggi e gli svantaggi di questa modalità di perseguimento degli interessi pubblici. La conclusione è volta a evidenziare il beneficio che deriverebbe da una più piena attuazione dei principi costituzionali.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati