Il ruolo del costo standard nella riforma federalista del welfare
Nella Sezione: L'Italia delle Regioni
L’articolo prende in esame una delle componenti dei progetti di attuazione della riforma in senso federalista dell’ordinamento italiano: il ricorso al costo standard come criterio per sostituire, insieme al fabbisogno standard, quello della spesa storica. Partendo dalla constatazione che, pur nella differenza, tutti i disegni di attuazione dell’articolo 119 della Costituzione hanno fatto perno sulla nozione di costo standard, l’articolo intende mettere in luce la complessità sia di natura tecnica e metodologica, sia di natura politica, della messa a regime del nuovo sistema, anche ricorrendo alle esperienze - specie nel settore sanitario - che possono fornire indicazioni utili. Inoltre si intende portare l’attenzione su quanto un aspetto di natura apparentemente strumentale, come il costo standard, contribuisca in maniera determinante a definire il tipo di federalismo che sarà attuato nel paese e, con riferimento alle politiche di welfare, come esso possa costituire uno dei discrimini tra un sistema che riduca i margini di autonomia dei territori e uno che li garantisca, ma incorporando i rischi di un minore controllo dei differenziali già oggi drammaticamente esistenti.
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Le banche dati sulla salute - Verso la costruzione di un’epidemiologia assistenziale
Nella Sezione: Sessione II - Capacità informativa, ruolo e utilizzo dei dati nei processi di policy making
Tra le diverse chiavi di lettura del sistema socio-sanitario in Italia il dedicare uno spazio al tema informativo, della politica dei dati è già dichiararne la sua criticità e particolare problematicità. Infatti, a fronte di un crescente numero di rapporti, informazioni, rilevazioni, statistiche, descrizioni, proiezioni sui tanti aspetti socio-sanitari del nostro paese, diveniamo man mano sempre più coscienti dei loro limiti. A titolo meramente esemplificativo basti citare, tra le diverse fonti nazionali di facile e libero accesso, tutti i siti e/o banche – di dati (Bdd) istituzionali quali l’Istat (si consulti ad esempio l’Annuario statistico italiano 2006 di recente pubblicazione); il Ministero della Salute; l’Agenzia italiana del farmaco; l’Istituto superiore di sanità; l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro; Cineca - Rapporto Arno.
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Governance delle politiche di individualizzazione e attivazione: un confronto tra Italia e Olanda
Nella Sezione: Casi nazionali
Il saggio affronta inizialmente il tema delle riforme di attivazione dei sistemi di welfare e le implicazioni di questa tendenza sul contenuto delle politiche sociali. In seguito analizza brevemente il contesto storico dei sistemi di welfare in Italia e nei Paesi Bassi, soffermandosi anche sull’introduzione delle politiche di attivazione nei due paesi e sulle questioni sostanziali (che tipo di politiche sono le politiche di attivazione) e su quelle amministrative/organizzative (in che modo la loro introduzione e implementazione è organizzata
e gestita). La sezione finale dell’articolo considera il modo in cui l’introduzione delle politiche di attivazione è stata influenzata dai nuovi modelli di governance e ha a sua volta influenzato tali modelli nei due paesi. Vengono quindi considerati alcuni temi centrali del dibattito sui nuovi modelli di governance, a partire dalle analogie e dalle diversità delle tendenze istituzionali, con particolare attenzione a tre modelli fondamentali di relazioni: fra Stato centrale (nazionale) e amministrazione locale; fra Stato, mercato e società civile; fra utenti e fornitori di servizi sociali di attivazione.
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Il ruolo di interesse pubblico del sindacato italiano
Nella Sezione: Il ruolo pubblico del sindacato nella gestione del welfare. Casi nazionali
I sindacati sono nati e si sono sviluppati come organizzazioni di difesa di interessi professionali, tuttavia, in alcuni paesi, a questo scopo fondamentale se ne è aggiunto un secondo relativo al perseguimento di interessi generali. In alcuni casi sono gli stessi ordinamenti nazionali che affidano ai sindacati lo svolgimento di attività nell’interesse dell’intera collettività, in altri sono stati i sindacati ad iniziare a svolgere spontaneamente tali attività. Il fenomeno, diffuso nell'Europa continentale, è sempre stato particolarmente intenso in Italia. ll saggio prende in esame l'anima pubblicistica dei sindacati italiani e ne esamina le origini e lo sviluppo, le aree principali nelle quali esso si esprime, i vantaggi e gli svantaggi di questa modalità di perseguimento degli interessi pubblici. La conclusione è volta a evidenziare il beneficio che deriverebbe da una più piena attuazione dei principi costituzionali.
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Ammortizzatori sociali - L’ordinamento italiano tra condizionalità crescente e polverizzazione della governance
Nella Sezione: Gli ammortizzatori sociali in Italia
Nell’ambito del dibattito scientifico e politico attorno alla più volte annunciata riforma degli ammortizzatori sociali, l’introduzione di meccanismi di workfare viene spesso presentata come la «panacea» in grado di risolvere i più gravi difetti sperequativi dell’attuale sistema. Nel breve scritto che segue si tenterà di dimostrare come allo stato, almeno formalmente, l’ordinamento giuridico, per larghi tratti, già si presenta conforme rispetto a tale obiettivo. In particolare negli ultimi anni sono segnalabili diversi interventi legislativi che, seppur confusamente, tentano di agire dal lato dell’inasprimento della condizionalità e da quello della incentivazione della partecipazione lavorativa. Nella prospettiva della riforma, oltre chiaramente alla necessità di colmare il distacco tra l’astratta previsione normativa e la sua concreta applicazione, appare invece pressante l’esigenza di intervenire per rafforzare la governance del sistema che, anche per effetto di processi ispirati alla sussidiarietà verticale ed orizzontale, appare «polverizzato» fra le competenze di svariati attori.
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Responsabilità familiari e welfare regimes
Nella Sezione: Rubriche
Nell’articolo si ricostruisce come il tema delle responsabilità familiari sia emerso nella discussione sul ridisegno
del welfare in alcuni paesi prima che in altri e si cerca di precisare come la tematica si sia intrecciata al dibattito sulla modellistica comparativa dei welfare states. Risulta allora che la dimensione di familizzazione /defamilizzazione delle politiche sociali diventa un ambito cruciale di studio, in larga parte inesplorato, da considerare in parallelo a quella relativa alla commodificazione/decommodificazione, anche per poter progettare la difesa o il rilancio del welfare state in termini nuovi e adatti al nostro paese.
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I nuovi ceti popolari in Italia
Nella Sezione: Slittamenti di status e vulnerabilità sociale
Chi sta in basso nella «modernità liquida»? La trasformazione delle condizioni di lavoro, la centralità del consumo, il ruolo dei media, della religione e del territorio sono tutti fattori che concorrono a modificare le caratteristiche dei gruppi meno privilegiati e a spiegare perché a essere determinanti oggi sono forse più i fattori di ordine culturale che quelli economici.
I «nuovi ceti popolari» – fluidi, diversificati, politicamente e socialmente invisibili – si caratterizzano per la loro limitata capacità di comprendere il tempo nel quale vivono, oltre che per il loro complesso rapporto con la «tradizione» e il territorio, sentendo su di sé tutto il peso della precarietà sociale.
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Presentazione
Nella Sezione: Presentazione
In questo fascicolo pubblichiamo gli atti del primo Forum di «Rps», un approfondimento che vorremmo annuale e che in questo caso abbiamo strutturato in due giornate e quattro sessioni (Roma, 7-8 novembre 2005). Come si vedrà dagli atti a seguire, abbiamo concepito questa prima edizione del Forum come occasione per un’analisi a vasto raggio di alcuni dei principali temi al centro del cambiamento istituzionale e organizzativo già in essere nei sistemi di protezione sociale europei, rispetto a cui il confronto sulle possibili strategie e opzioni è quanto mai urgente. L’intera riflessione si è svolta grosso modo a cavallo fra la dimensione internazionale e quella italiana dei riassetti in corso o necessari e, a partire dalla vastità tematica degli argomenti affrontati e dall’elevato livello delle comunicazioni presentate, ci è sembrato che la pubblicazione in due lingue dei materiali potesse rappresentare un utile sviluppo della nostra impostazione, già caratterizzata dal consistente sforzo di «importazione» di esperienze e analisi provenienti da contesti nazionali ed istituzionali diversi.
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Come siamo diventati populisti?
Nella Sezione: Italia. Populismi: radici storiche e problemi della democrazia
Come all’Italia era toccata in sorte un’applicazione imperfetta della
democrazia consensuale, fondata su coalizioni tra partiti, e una
versione del neocorporativismo non meno imperfetta e incompiuta, così
le è toccata una versione parziale e abborracciata tanto di
neoliberalismo, quanto di democrazia postpartitica e maggioritaria.
Per descrivere tale imperfezione è diventato consueto ricorrere al
dilemma populismo/antipolitica, ravvisando in via esclusiva nella
politica le ragioni dei suoi malanni.
È una semplificazione fuorviante, perché tali ragioni sono ben più
profonde. Il cosiddetto populismo è figlio della problematica
transizione italiana, dal fordismo al postfordismo,
dai mutamenti da essa suscitati nel tessuto della società italiana,
così come dell’avventurosa transizione da una democrazia
consensuale a una maggioritaria.
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Il sistema educativo italiano fra deficit strutturali e riforme orientate al risparmio
Nella Sezione: Welfare italiano: temi emergenti
I riferimenti ai risultati più importanti di studi nazionali e di indagini comparative internazionali sull’andamento e sugli esiti del sistema educativo italiano consentono all’autore di mettere in evidenza i limiti delle politiche sull’istruzione e sulla formazione realizzate o ideate nel corso degli ultimi anni. Tra questi spicca l’incapacità della politica di interpretare le riforme educative come un tema di interesse condiviso perché riferite a un «bene comune», di costruire intese sulle priorità e sugli obiettivi, di dare continuità agli interventi attraverso i cambi di governo.
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