La flexicurity come idea centrale del Modello sociale europeo
Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Intersezioni-chiave
È noto come la flexicurity sia gradualmente divenuta una questione centrale nelle iniziative di riforma a livello comunitario nelle politiche sociali e dell’occupazione. Il termine flexicurity – combinazione tra flessibilità e sicurezza – coglie con efficacia l’essenza del processo decisionale della politica economica europea sin dalle sue origini ed esemplifica efficacemente il carattere del modello sociale europeo: un bilanciamento di interessi economici e sociali che intende la politica sociale e dell’occupazione come parte integrante della politica economica e come importante fattore di produzione nell’economia europea. Le politiche di flessicurezza costituiscono inoltre un caso paradigmatico del nuovo approccio adottato dall’Unione europea in materia di regolazione della legislazione sociale e dell’occupazione; sono parte degli sforzi che mirano ad introdurre nuove modalità di governance e a confidare di più su strumenti di soft law nel processo decisionale europeo. Il saggio riflette sull’evoluzione del processo decisionale a livello sovranazionale e su come questo presenti elementi crescenti di riflessività. La tesi centrale è che, per rendere efficaci le forme soft di gover
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Pubblico e governance nelle politiche ambientali
Nella Sezione: Politiche
L’articolo affronta il tema del rapporto tra governance e pubblico, centrando l’attenzione sulle politiche ambientali. La governance promuove relazioni orizzontali e partecipazione ai processi di policy e dovrebbe rafforzare ed espandere la sfera pubblica. Tuttavia, ciò avviene secondo modalità tali da contraddire la nozione stessa di pubblicità. Questo paradosso riproduce in forma nuova una antinomia profonda della modernità politica. Per sviluppare la questione viene dapprima proposta una nozione di pubblico, inteso come terza parte coinvolta in transazioni sociali. Viene poi discussa l’ultima generazione di strumenti di policy, basati su regolazione volontaria e autoregolazione. La considerazione che ne emerge è che lo spazio pubblico si espande solo nella misura in cui vengono soddisfatte due condizioni: manca il vincolo alla reciprocazione e non si è in presenza di un legame chiuso, definito una volta per tutte.
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Governance europea delle politiche sociali - Il coinvolgimento dei partner sociali e l’influenza nazionale
Nella Sezione: Europa. Governance delle riforme e sindacato
L’articolo propone una breve rassegna di alcuni dei principali strumenti a disposizione dell’Unione europea per intervenire in materia di politiche sociali e del lavoro. Tale analisi ha l’obiettivo di illustrare i temi oggetto del dialogo sociale europeo, della Strategia europea per l’occupazione e del processo di coordinamento delle politiche previdenziali conosciuto come Metodo aperto di coordinamento. Per ognuno di questi strumenti l’articolo propone una valutazione del grado di partecipazione dei partner sociali, con particolare riferimento al movimento sindacale. Al di là della retorica europea basata sul «partenariato sociale», la concreta evoluzione dei tre processi illustra un limitato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nella governance europea, con il rischio di rendere marginale la loro influenza sull’agenda europea in materia di politiche sociali e del lavoro.
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La crisi come fattore di riassetto del welfare locale: il caso delle Marche
Nella Sezione: Italia. Migrazioni interne processi di impoverimento e percorsi di ridefinizione del welfare
L’articolo esamina le trasformazioni degli assetti regolativi e istituzionali del sistema delle politiche sociali a seguito della crisi economica attraverso il caso studio della Regione Marche. Muove dall’ipotesi secondo la quale contesti istituzionali meno strutturati risentono in maniera più marcata della crisi economica e tendono ad assumere scelte caratterizzate da elementi di frattura rispetto al percorso sviluppato negli ultimi dieci anni. Il cambiamento di paradigma istituzionale in atto nelle Marche suggerisce una serie di riflessioni, di respiro nazionale, sulle potenzialità e sui limiti delle esperienze di governance e di organizzazione territoriale promosse dalla 328/2000, mettendo in luce alcuni dei suoi principali limiti e potenzialità nei processi di apprendimento istituzionale realizzati a livello locale.
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«Governance»
Nella Sezione: Rubriche
Il concetto di governance fa riferimento ad una specifica modalità di gestione del governo nata con l’obiettivo di rispondere alla crisi di governabilità determinata dalla crescente incertezza e complessità della società contemporanea. L’articolo analizza, attraverso una ricostruzione delle fasi che hanno condotto alla sua affermazione, il passaggio dal government alla governance letto da una parte attraverso il processo e le ragioni del decentramento, dall’altra con riferimento alle trasformazione del sistema fordista di produzione economica e del corrispondente modello di welfare. Una volta fornito tale quadro di riferimento, il concetto
di governance viene presentato e analizzato dal punto di vista teorico-concettuale e, in ultimo, calato nella realtà italiana.
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Ammortizzatori sociali - L’ordinamento italiano tra condizionalità crescente e polverizzazione della governance
Nella Sezione: Gli ammortizzatori sociali in Italia
Nell’ambito del dibattito scientifico e politico attorno alla più volte annunciata riforma degli ammortizzatori sociali, l’introduzione di meccanismi di workfare viene spesso presentata come la «panacea» in grado di risolvere i più gravi difetti sperequativi dell’attuale sistema. Nel breve scritto che segue si tenterà di dimostrare come allo stato, almeno formalmente, l’ordinamento giuridico, per larghi tratti, già si presenta conforme rispetto a tale obiettivo. In particolare negli ultimi anni sono segnalabili diversi interventi legislativi che, seppur confusamente, tentano di agire dal lato dell’inasprimento della condizionalità e da quello della incentivazione della partecipazione lavorativa. Nella prospettiva della riforma, oltre chiaramente alla necessità di colmare il distacco tra l’astratta previsione normativa e la sua concreta applicazione, appare invece pressante l’esigenza di intervenire per rafforzare la governance del sistema che, anche per effetto di processi ispirati alla sussidiarietà verticale ed orizzontale, appare «polverizzato» fra le competenze di svariati attori.
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Metodo aperto di coordinamento
Il metodo aperto di coordinamento rappresenta una terza via tra cooperazione intergovernativa e metodo comunitario, in quanto lascia un ampio margine di manovra agli Stati membri assicurando allo stesso tempo all’Unione un ruolo di guida attraverso una procedura di confronto tra le azioni dei paesi europei in un contesto di apprendimento reciproco. Il Mac era stato disegnato per assicurare le necessarie trasformazioni istituzionali e una rinnovata legittimità democratica all’Unione; tuttavia, come molta letteratura evidenzia, l’estensione del metodo aperto di coordinamento non sembra aver raggiunto questi obiettivi. Inoltre, se nel nuovo Trattato sono istituzionalizzate le competenze di coordinamento dell’Unione, non viene realizzata una compiuta costituzionalizzazione del Mac. L’incorporazione della Carta di Nizza nel diritto primario europeo mette in luce però l’avanzamento del processo di «costituzionalizzazione dell’“Europa sociale”»: i diritti sociali assurgono ora a valori fondanti del processo d’integrazione. Ciononostante, le garanzie accordate a livello nazionale ai diritti sociali dai giudici e dalle Corti costituzionali, non possono ritenersi fungibili con quelle accorda
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Nota del Direttore
Nella Sezione: nota del direttore
C’era stata come una festa nel sistema italiano di servizi sociali quando, ormai quasi cinque anni fa, fu varata la legge di riforma n. 328/2000. Si trattava di dar vita ad un sistema imperniato sulla pratica della programmazione, sia centrale che diffusa, e sul criterio guida dell’integrazione, capace dunque di superare i principali limiti del sistema italiano, storicamente caratterizzato da accentuate disuguaglianze territoriali, discrezionalità nell’individuazione delle priorità e categorialismo degli interventi. Rispetto ad allora il tempo trascorso sembra essere stato lungo, forse perché segnato da eventi di segno contraddittorio e nel loro insieme penalizzanti le spinte e le aspettative di quell’impostazione di riforma. Questo numero di Rps dedicato al welfare locale non intende fare bilanci di quell’esperienza.
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La dimensione territoriale delle politiche sociali in Europa: alcune riflessioni sui processi di rescaling e governance
Nella Sezione: Europa. Tra federalismo e «riaccentramento»
L’articolo ripercorre i cambiamenti nei sistemi di welfare di otto paesi europei, considerando come punto di osservazione privilegiato i processi di riorganizzazione territoriale (impliciti ed espliciti) delle politiche sociali. Tali processi hanno implicato nuove configurazioni territoriali e il coinvolgimento di attori pubblici e privati nell’organizzazione e nel finanziamento di diverse politiche sociali. L’analisi verticale e orizzontale di tali cambiamenti evidenzia una interazione notevole fra queste due dimensioni che porta ad esiti coerenti, ma specifici. Infatti, la convergenza delle tendenze di rescaling e governance, porta ad esiti legati alle caratteristiche dei modelli nazionali e locali di welfare che adattano i cambiamenti alle condizioni contestuali di riferimento.
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Terzo settore: dall’integrazione alla sostituzione del pubblico?
Nella Sezione: Italia: scenari evidenze diversificazioni nel rapporto pubblico-privato
L’articolo presenta un quadro che vede l’incidenza determinante di tre dimensioni legate al ruolo del terzo settore nelle politiche sociali: la visione dei politici del non-profit, le procedure di affidamento dei servizi sociali e le modalità di partecipazione e di progettazione locale delle politiche sociali. In base all’evoluzione dei tre ambiti individuati, quasi in maniera naturale, i processi di sussidiarizzazione del welfare vanno a modificare i ruoli degli attori presenti, verso spazi di nuova privatizzazione dell’intervento sociale, che tradiscono le finalità istitutive del non-profit.
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