Effetti della crisi e dinamiche occupazionali in Italia e in Europa
Nella Sezione: Occupazione e capitale umano
L’analisi considera le ricadute occupazionali della crisi in Italia nel biennio 2008-2009, nell’ipotesi che l'idefinizione dei caratteri della domanda di lavoro, e non solo il suo livello, sia una chiave di lettura adatta per cogliere le specificità nazionali. Confrontando la dinamica occupazionale italiana con quella degli altri paesi europei emerge, come in altri paesi, la maggiore debolezza dell’occupazione non standard ma anche – caso unico nel quadro comparativo – la contrazione dell’occupazione più qualificata a fronte di un aumento di quella non qualificata. Le ricadute di questo aggiustamento sono state socialmente differenziate e selettive, penalizzando soprattutto la componente giovanile e qualificata della forza lavoro, e risultando più gravi al Sud, dove più marginale sono stati il ruolo della Cassa integrazione e la dinamica compensativa del terziario. L’assetto frammentato e poco innovativo delle imprese italiane, nel quadro di una scarsa attenzione politica e istituzionale ai contesti dell’innovazione e della competitività, possono aver promosso strategie adattive e difensive sia nelle scelte di ridimensionamento che nella definizione dei fabbisogni occupazionali.
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