Politica economica e scelte di welfare: l'analisi della Cgil
Nella Sezione: Trascorsi, tendenze, confronti
Nei prossimi mesi verranno prese decisioni importanti di politica economica: la manovra di aggiustamento di bilancio a fronte dello sfondamento del tetto del tre per cento, la predisposizione del Dpef, l’annunciato provvedimento di riduzione delle tasse. Per quanto il governo tenterà di mascherare il costo sociale delle proprie scelte, risulterà comunque evidente su quali ceti sociali graverà il costo più elevato. Nel contempo non si registrano segni di ripresa economica, il tasso di sviluppo per il 2004 è di poco superiore allo zero, il tasso d’inflazione in Italia è superiore alla media europea, la crisi dell’apparato produttivo si aggrava, la povertà aumenta. Il bilancio non è solo negativo, ma catastrofico. Il sindacato, ribadendo la sua idea di stato sociale universalistico e di qualità, si prepara a contrastare duramente le politiche del governo.
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Opzioni a confronto su fiscalità e redistribuzione: un contributo alla lettura
Nella Sezione: Modelli di redistribuzione
Il sindacato ha un ruolo fondamentale di salvaguardia del tenore di vita dei lavoratori, per questo è quindi di cruciale importanza l’azione distributiva del settore pubblico, come anche la valutazione dell’efficacia dei diversi strumenti di redistribuzione. In questo contributo viene evidenziata la necessità di una nuova politica dei redditi che sappia marcare una discriminante tra le posizioni della destra e quelle della sinistra. In particolare nei confronti dell’ipotesi di riduzione del prelievo fiscale, che trova anche nel centro-sinistra accesi sostenitori. Non è questa la posizione del sindacato, per il quale le politiche attive, l’alta qualità dei servizi pubblici rappresentano l’unico strumento di garanzia di estensione dei diritti di cittadinanza e del rafforzamento della coesione sociale.
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Isee - Un'analisi dell'efficacia in un contesto universitario
Nella Sezione: Rubriche
Il saggio rappresenta un contributo all’analisi delle problematiche che si pongono nell’utilizzo di strumenti di politica sociale particolarmente delicati quale l’Indicatore della situazione economica. Dall’esame di oltre tremila modelli di autocertificazione Ise, emerge come i limiti supposti ex-ante trovino, nell’applicazione pratica, una puntuale conferma. In un paese in cui le forme di evasione ed elusione sono ancora ampiamente diffuse e non sanzionate, una politica sociale selettiva estesa anche a segmenti quali l’istruzione universitaria (e non solo) non ha ragion d’essere e anzi fa emergere l’iniquità dell’architettura del nuovo strumento di valutazione.
temuto l’Ise, nella sua applicazione
e nelle attività di controllo, penalizza
coloro che con più difficoltà possono
sottrarsi ai prelievi fiscali e favorisce
coloro che più agevolmente
possono ignorare il fisco.
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La legittimità democratica della tassazione
Nella Sezione: Fisco, etica pubblica e sviluppo
Attraverso la tassazione, gli Stati moderni hanno finanziato le due basilari funzioni che hanno caratterizzato la storia delle democrazie nel ’900: l’erogazione di servizi e la redistribuzione del reddito attraverso il principio della progressività. L’odierno oltranzismo anti-tasse propugnato dalle destre di tutto il mondo non ha un fine economico, ma politico: ridurre le entrate fiscali e, a partire da esse, i servizi pubblici, e per questa via incrementare il senso di disaffezione dei cittadini dallo Stato e diminuire il senso di responsabilità collettiva. Dunque, non si può discutere del finanziamento del welfare state senza riportare al centro del dibattito politico la questione della legittimità democratica della tassazione. Spesso, infatti, le forze riformatrici sono sembrate subalterne, accettando di misurarsi sulla questione fiscale nei termini angusti imposti dai conservatori, al punto che sembra essere scomparsa la discriminante destra/sinistra, apparendo dominante da entrambi i lati un unico slogan: diminuire le tasse sempre e comunque.
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Sostegno alle responsabilità familiari e contrasto della povertà: ipotesi di riforma - II
Nella Sezione: Modelli di redistribuzione
Alla luce delle insufficienze degli attuali istituti di sostegno ai redditi bassi e alle responsabilità familiari, vengono discusse le possibili linee di riforma. La tesi di fondo è che occorra puntare a una riforma congiunta di Irpef e assegni familiari strutturata su: l’introduzione di detrazioni da lavoro e assegni per figli minori indipendenti dal reddito e corrisposti come trasferimento di reddito (imposta negativa) nel caso di incapienza fiscale; una più accentuata progressività dell’Irpef che recuperi dai redditi alti le risorse necessarie al finanziamento di assegni e detrazioni. Di questa riforma vengono messi in luce gli effetti redistributivi a favore delle famiglie a reddito basso e medio e gli effetti di sostegno ai giovani in forme incentivanti il lavoro.
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Le riforme Irpef 2003-2005: considerazioni e ipotesi di evoluzione
Nella Sezione: Fuori dal tema
Dopo un esame dei tratti salienti della nuova Irpef 2003 e della riforma del 2005, gli autori sviluppano due tipi di scenari per possibili riforme. Prima tratteggiando tipi di proposte che, nel solco delle impostazioni vigenti, darebbero luogo a correttivi ed integrazioni atti a migliorarne l’impatto. Nelle conclusioni, invece, si delineano scenari di riforma non più vincolati dall’impianto emerso dalla legge delega in scadenza: mantenimento della funzione redistributiva dell’Irpef, trasparenza della struttura impositiva mediante coincidenza di aliquote marginali effettive e legali, spese per carichi familiari ed altri oneri agevolati attraverso detrazioni fisse, elementi di superamento dell’incapienza a vantaggio dei più poveri.
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Il ruolo dell'Irap nel sistema fiscale italiano
Nella Sezione: Fisco, etica pubblica e sviluppo
Il lavoro inquadra il ruolo dell’Irap nel contesto del sistema dei prelievi. In particolare, esamina il ruolo avuto da quest’imposta nella riforma fiscale del 1997-98, alla luce degli obiettivi di semplificazione e razionalizzazione del sistema, di aumento della neutralità, di potenziamento dell’autonomia finanziaria delle Regioni e di riforma del loro finanziamento. Vengono anche esaminati gli sviluppi successivi, in particolare l’esercizio da parte delle Regioni degli spazi di autonomia previsti. La questione dell’annunciata abolizione dell’Irap viene discussa alla luce dei problemi di autonomia finanziaria delle Regioni e di copertura finanziaria.
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Nota del Direttore
Nella Sezione: nota del direttore
I temi al centro di questo numero di Rps sono di stringente attualità, incrociando in modo diretto il dibattito politico ed economico in corso sul ruolo del fisco come fattore di condizionamento piuttosto che di promozione della crescita e dello sviluppo. Abbiamo infatti inteso offrire ai nostri lettori uno strumento di approfondimento che agevolasse la comprensione di un dibattito non sempre di facile lettura, sottolineando - lo ammettiamo - le ragioni a favore della tassazione come strumento insostituibile ai fini della produzione di azioni di carattere equitativo e ai fini del miglioramento della qualità e coesione del sistema sociale complessivo.
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Le politiche di trasferimento monetario per la famiglia in Italia e in sede internazionale
Nella Sezione: Fuori dal tema
Il lavoro sviluppa un’analisi delle politiche di sostegno alle responsabilità familiari in ambito interno ed internazionale. In chiave interna, il focus è stato posto sulle modifiche apportate nell’ultimo decennio e sulle proposte di riforma dell’assetto vigente. A livello comparato, la scelta è caduta su cinque paesi, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Belgio e Francia, accomunati dal ricorso agli in-work benefit. Dall’analisi del quadro normativo italiano emerge come le politiche adottate nell’ultimo decennio a sostegno delle responsabilità familiari abbiano lasciato insoluti alcuni problemi di fondo del sistema, indebolendo l’efficacia stessa degli interventi. Le proposte di riforma analizzate, pur nelle rispettive specificità, si prefiggono di ripensare le politiche di sostegno del reddito secondo nuove modalità di interazione tra spesa e leva fiscale.
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Imposti e ostacoli allo sviluppo - Considerazioni su innovazione e produttività in Italia
Nella Sezione: Fisco, etica pubblica e sviluppo
Scopo principale di queste note è fornire argomenti a sostegno della tesi che in Italia l’ostacolo più serio alla costruzione di un’economia che sia competitiva ed equa è rappresentato dalla struttura produttiva, caratterizzata dalla netta prevalenza di piccole o piccolissime dimensioni aziendali e da una specializzazione produttiva largamente orientata a favore di produzioni tradizionali. Questa struttura produttiva agisce da freno alla utilizzazione del capitale umano e spinge verso strategie di crescita che non sono imperniate
sull’introduzione di innovazioni di varia natura, e perciò si rivelano fragili. La rimozione di questo ostacolo richiede interventi di policy ben diversi dal taglio alle imposte, dalla riduzione della spesa sociale e, anche, dalla perseveranza sulla strada della flessibilizzazione del mercato del lavoro.
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