Nota del direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Con il fascicolo 3-08 RPS torna sul tema del welfare territoriale. L’ottica adottata in questo caso è il territorio inteso come dimensione istituzionale. L’obiettivo è fornire materiali di informazione e studio su alcuni dei temi oggi più interessanti o ricorrenti nel dibattito sulle riforme socio-istituzionali.
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Nota del direttore
Nella Sezione: nota del direttore
Il fascicolo è dedicato alla pubblicazione di alcuni saggi presentati in recenti conferenze sul welfare. In questo caso gli eventi di riferimento sono due: il Forum annuale di «Rps» e la VII Conferenza europea del network Espanet. Anche in ragione di ciò il numero è suddiviso in due sezioni. Nella prima parte tutti i saggi, conformemente al tema del Forum, concorrono all’analisi dei tipi di riassetto del sistema sociale italiano per come determinati dall’azione della crisi finanziaria internazionale e dall’azione nazionale di governo. La seconda sezione ricalca il tema della VII Conferenza europea ESPAnet, il cui focus è stata una riflessione complessiva sul futuro del welfare, rintracciandone i percorsi di innovazione che si delineano fra limiti e opportunità. La, difficile, selezione dei contributi operata da «Rps» è stata orientata soprattutto dall’ampiezza di sguardo e compiutezza argomentativa, nonché dalla loro originalità tematica.
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Orario di lavoro - La disciplina comunitaria e dei paesi europei
Nella Sezione: Rubriche
Il contributo dà conto della legislazione sull'orario di lavoro in Europa, con particolare riferimento alla normativa comunitaria e alle sue recenti proposte di modifica, e di alcuni Paesi dell'Unione europea (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania e Inghilterra). L'analisi condotta rileva, da un lato, le debolezze interne alla prima quanto a standard di protezione dei lavoratori e a possibilità di deroga. Dall’altro, dopo aver esaminato alla luce di questa gli istituti fondamentali delle discipline nazionali, conclude per la sua debole influenza sugli ordinamenti degli Stati membri, constatando piuttosto il suo effetto di incentivo al «ribasso» delle tutele vigenti.
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Introduzione
Ritengo questa prima edizione del Forum sul Welfare italiano - L'Europa nonostante tutto - molto importante così come lo è "La Rivista delle Politiche Sociali". A distanza di un anno possiamo dirci soddisfatti. Per la verità, forse più per l'attenzione che ha suscitato all'esterno del sindacato, cosa che evidentemente ci fa alquanto piacere, che per la diffusione al nostro interno. Il succeso della "Rivista" è sicuramente merito dela sua direttrice che ha, al meglio, tradotto il bisogno che sentivamo di uno strumento d'incontro tra sindacato e intellettualità, fra azione concreta di rappresentanza e, per quanto ci è possibile, di cambiamento, e competenze, e saperi. Un incontro in grado di rafforzare e meglio attrezzare il nostro compito, specie per il futuro, di indirizzare il nostro agire concreto.
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I nodi istituzionali del welfare tra Europa e territorializzazione
Nella Sezione: Sessione I - Dopo la 328/2000. Riflessioni su sviluppi e criticità del nuovo paradigma istituzionale
Stato sociale è una nozione dal contenuto tipicamente polisemico e le varie scienze sociali ne hanno dato definizioni diverse, sottolineando ciascuna questo o quell’aspetto in conseguenza dell’atteggiamento epistemologico di settore. Negli studi di teoria dello stato e di diritto costituzionale per «forma di stato sociale» si intende uno stato di derivazione liberale che, mediante lo strumento fiscale, assume nelle politiche pubbliche un orientamento interventista e allo stesso tempo redistributivo della ricchezza in modo da garantire un livello minimo di benessere a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro capacità di produrre reddito (Mortati, 1973): si tratta, evidentemente, di una definizione che corrisponde ad una prospettiva storico-istituzionale, che nel quadro dell'evoluzione delle forme di stato sottolinea la trasformazione dello stato "neutrale" liberale, sotto la spinta dei partiti di massa e dei movimenti politici e sindacali riformatori, nello stato "interventista" (generato dalla lotta per la cosiddetta libertà dal bisogno).
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Il processo di riforma nelle politiche per la non autosufficienza nei paesi dell’Unione Europea: un tentativo di interpretazione
Nella Sezione: Comparazioni e conclusioni
Il saggio offre una interpretazione generale dei cambiamenti avvenuti nel campo delle politiche per
la non autosufficienza negli ultimi venti anni in Europa. Più specificamente il lavoro si concentra
su tre aspetti di tali riforme. Il primo riguarda l’impatto che i cambiamenti nelle politiche per
la non autosufficienza hanno avuto in termini di copertura dei bisogni di cura. Il secondo riguarda l’analisi
dei meccanismi politico-istituzionali attraverso i quali sono avvenuti i cambiamenti nelle politiche,
nonostante i vincoli finanziari e istituzionali all’innovazione. L’ultimo aspetto affrontato nel saggio riguarda gli effetti delle riforme sui lavoratori e sulle organizzazioni che offrono servizi di cura.
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Globali o locali? Un’indagine su dirigenti e cadres supérieurs a Milano e Parigi
Nella Sezione: Slittamenti di status e vulnerabilità sociale
Il contributo illustra i primi risultati parziali e preliminari di una ricerca esplorativa comparata su quadri
e dirigenti in alcune città europee, focalizzando l’attenzione sulle città di Milano e Parigi. L’ipotesi di partenza che la ricerca ha indagato è la messa in atto da parte di un segmento particolare della popolazione, i quadri e dirigenti appunto, di strategie di «exit» o «exit parziale» (di uscita), cioè di comportamenti e pratiche che si articolano ad un livello diverso da quello nazionale e locale.
La questione è affrontata da una prospettiva micro-sociologica, guardando alle esperienze degli individui, alle loro narrative e focalizzando l’attenzione su una dimensione particolare: la socialità.
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Percorsi di trasformazione delle politiche per la non autosufficienza in Danimarca
Nella Sezione: Trasformazioni e processi di ricalibratura nei regimi ad orientamento universalistico
In materia di non autosufficienza, la Danimarca è, insieme alla Norvegia, il paese scandinavo dotato
delle politiche più universalistiche in termini di copertura. Inoltre, a differenza di altri paesi scandinavi,
la Danimarca ha combinato i processi di trasformazione istituzionale dal basso (trasformazioni di natura non
legislativa), con quelli di trasformazione dall’alto (di natura legislativa). Il saggio ripercorre tali processi, orientati alla mercatizzazione dei servizi e a una maggiore personalizzazione in f unzione dei bisogni individuali.
Nell’insieme, le due tendenze – in quanto all’insegna tanto della standardizzazione che della flessibilità – hanno portato a sviluppi contraddittori. Alla luce di ciò, l’analisi qui presentata evidenzia la
compresenza di due aspetti potenzialmente contraddittori nel processo di innovazione: esso è stato
infatti orientato sia alla «messa in sicurezza» che «all’ampliamento» dei diritti di welfare, e le misure
introdotte hanno così riguardato tanto la sfera del controllo quanto quella della libertà di scelta.
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Dal welfare state alle welfare regions: la riconfigurazione spaziale della protezione sociale in Europa
Nella Sezione: Europa. Tra federalismo e «riaccentramento»
Nel corso dell’ultimo ventennio le unità territoriali di livello sub-nazionale hanno accresciuto il proprio ruolo e la propria rilevanza in molti ambiti della protezione sociale: dalla sanità ai servizi sociali, dalle politiche attive del lavoro all’inclusione. Questa tendenza è connessa a due macro-fattori. Il primo è di natura endogena ed è connesso alle crescenti difficoltà dei governi centrali nel gestire le politiche sociali sul piano finanziario e organizzativo, peraltro in presenza di nuovi orientamenti e movimenti neo-localistici. Il secondo fattore è l’integrazione europea, che ha progressivamente attenuato le «cinture di protezione» regolativa attorno agli stati nazionali e fornito incentivi e risorse capaci di attivare processi di «region building», in buona misura imperniati proprio sulla differenziazione territoriale delle politiche. Gli esiti di questi processi sono per ora aperti.
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Paradigmi economici e riforma del welfare nelle politiche europee
Nella Sezione: Fuori dal tema
Il modello tradizionale del welfare state è entrato in crisi, per fattori demografici, per il ruolo della donna nella società, per il passaggio da un’economia industriale ad una di servizi, e, soprattutto, per gli effetti della globalizzazione. Quest’ultima porterà a esiti positivi o negativi? Sono in atto tendenze che porteranno ad un nuovo modello di welfare europeo? Liberisti e marxisti danno una lettura deterministica di tali processi, ottimistica, la prima, pessimistica, la seconda. Più variegate e potenzialmente interessanti le posizioni degli istituzionalisti euro-ottimisti, che ritengono, nell’ambito di una visione che resta tuttavia condizionata dall’economia neoclassica, che vi sia spazio per un ruolo positivo delle istituzioni, europee in particolare, per uscire dalla crisi. Una lettura disincantata del processo di Lisbona mostra però che l’Europa si muove troppo
lentamente e su linee fondamentalmente liberiste. È necessario fare riferimento a politiche macroeconomiche
europee più coraggiose e ad un insieme di valori nuovi, il welfare dello sviluppo umano, e sulla base dei principi ispiratori di tale visione definire le nuove politiche sociali.
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