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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)

In un tempo in cui l’incertezza sul futuro condiziona drammaticamente l’Unione Europea la conferenza si interroga sulla sua integrazione sociale e politica.

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19-21 settembre 2013, Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS)
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Europa

I seminari di «Rps» - Atkinson e il futuro del welfare europeo

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Fuori dal tema

Europa e scelte sono le due parole chiave emerse nel corso del convegno organizzato da «La Rivista delle Politiche Sociali» il 22 marzo scorso presso la Cgil Nazionale, incentrato sulla presentazione dell’ultimo paper di Atkinson sul futuro delle politiche sociali europee, dove sono esposte e respinte le critiche al welfare relative alle distorsioni fiscali, ai disincentivi e alle differenze tra Europa e Usa. Il supposto trade-off tra equità sociale ed efficienza economica non sembra valere né sul piano teorico né su quello empirico, e sono numerose le analisi che al contrario mostrano come il sistema di welfare, se ben disegnato, possa rappresentare un fattore produttivo per l’economia globale. Ma per realizzare ciò serve sia che l’Europa cresca come entità politica e come soggetto attivo del nuovo welfare, al contrario di quanto sta accadendo con il ridimensionamento della strategia di Lisbona, sia che convergano in tale direzione gli sforzi dei governi e le aspirazioni dei cittadini.
Parole chiave: Europa :: politiche sociali :: welfare :: scelte :: Anthony Atkinson ::
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documentazione

L’approccio europeo a welfare e corso di vita

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Nel numero

Corso di vita

Nella Sezione: Rubriche

Il concetto di corso di vita sta destrutturando progressivamente l’approccio neoclassico all’organizzazione temporale e spaziale della vita, favorendo l’abbandono della duplice idea generale, tipica della società industriale, secondo la quale il corso di vita delle persone sarebbe fondato su tempi e fasi ben distinti tra loro e le politiche pubbliche dovrebbero, per conseguenza, rispecchiare quest’organizzazione. Da qualche anno, anche gli stati e le istituzioni dell’Unione europea cercano quindi di tenere conto delle traiettorie di vita o, più in generale, del corso temporale della vita delle persone e dei gruppi sociali, senza che tuttavia questo rappresenti un filo conduttore coerente nella politica sociale europea. L’articolo si conclude con una breve analisi delle condizioni di metà della popolazione europea, le donne, attraverso il mercato del lavoro e fino al diritto alla pensione, per dimostrare come quest’ultima non sia che il risultato di un insieme ben più complesso di fattori (e discriminazioni) che accompagnano tutta la vita delle persone, fin dalla nascita.
Parole chiave: Europa :: politiche sociali :: welfare :: corso di vita ::
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La riforma del long-term care in Austria: emersione e sviluppo di un nuovo pilastro del welfare state

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Nella Sezione: Trasformazioni e lente evoluzioni nei regimi a tradizione assicurativa

L’articolo delinea l’ampio contesto delle riforme che si sono affermate in Austria negli ultimi due decenni nell’ambito della long-term care. Nello specifico si concentra sulla riforma del «cash-for-care» del 1993, guardando al suo contenuto, ai meccanismi concreti che hanno consentito il cambiamento istituzionale, alle coalizioni di attori che hanno spinto per esso. Inoltre, negli ultimi anni è stata introdotta un’importante, nuova, riforma che, senza intervenire sul più ampio contesto della Ltc, si è concentrata esclusivamente sulla regolazione della cura della persona all’interno delle famiglie, prendendo in considerazione i fattori di traino del crescente mercato della cura da parte dei migranti, i meccanismi che hanno permesso il cambiamento istituzionale, e in esso il ruolo del governo, dei media e del movimento dei disabili.
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La cultura politica come fattore determinante per il futuro dell’«Europa sociale»

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Nella Sezione: Politiche sociali, cultura e cittadinanza

Dalla letteratura comparativa sulla protezione sociale emerge con evidenza l’importanza delle diversità nazionali per l’analisi dei problemi e per l’individuazione delle soluzioni. In tal senso, è possibile trarre alcuni insegnamenti importanti dagli ultimi quindici anni, in cui c’è stato il tentativo di costruire un’effettiva «Europa sociale», a partire dalle iniziative dei primi anni 90. Il rigetto del Trattato costituzionale in Francia e Olanda ha però portato questo processo sull’orlo del collasso. A ben vedere il fallimento del progetto costituzionale ha radici culturali e politiche molto più profonde. In mancanza di un processo «sociale», la sostanza del discorso del coordinamento a livello europeo è rapidamente tornata ad essere quella del buon vecchio «economicismo» mainstream e, d’altra parte, una scarsa attenzione è stata dedicata alla necessità di una «migliore comunicazione». Perché l’Europa sociale possa progredire, gli europei devono comprendere che la reciproca conoscenza delle diverse culture è indispensabile; da qui si apre un programma di ricerca sul ruolo della cultura che può rivelarsi molto fruttuoso negli studi comparativi sui sistemi di welfare europei.
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Le politiche per la non autosufficienza in Spagna: un sistema ibrido tra cura familiare e istituzionalizzazione del rischio

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Nella Sezione: Trasformazioni e processi inerziali nei regimi familistici di cura

La legge spagnola n. 39 del 14 dicembre 2006 sulla promozione dell’autonomia personale e della cura alle persone non autosufficienti ha rappresentato un ulteriore passo nel solco delle riforme intraprese negli anni ottanta nei paesi scandinavi e proseguite a metà anni novanta negli altri paesi europei. Anche se l’attuale crisi economica potrebbe aver ridotto le risorse e limitato il raggio d’azione di queste riforme, certamente provvedere a queste necessità sta gradualmente divenendo un diritto soggettivo in un numero crescente di paesi europei. La Spagna è un esempio tipico in tal senso, in quanto condivide alcuni dei tratti distintivi di un modello presente nell’Unione europea (alta percentuale di lavoro di cura informale, prevalentemente a carico delle donne, pluralità e decentramento nell’erogazione dei servizi, ecc.); tratti che sono a loro volta parte integrante del sistema tradizionale di cura: un sistema finanziato nel quadro della sicurezza sociale, incentrato sulla famiglia, nonché erogato da una molteplicità di soggetti (pubblici, privati, non-profit) secondo uno schema multilivello (amministrazione centrale, regioni autonome, enti locali).
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Il ruolo delle parti sociali nelle riforme pensionistiche europee: passato e presente

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Nella Sezione: Europa. Governance delle riforme e sindacato

Le parti sociali, tanto i datori di lavoro quanto i sindacati, hanno avuto un ruolo importante nelle «vecchie politiche» di espansione dei sistemi pensionistici in Europa, e sono ancora attive nelle «nuove politiche» di riforma dei sistemi pensionistici. Tenendo conto di aspetti come l’impatto elettorale e il veto politico, i governi possono cercare di superare, attraverso la ricerca di consenso sociale, il blocco anti-riforme nel processo politico decisionale e in quello esecutivo. Oltre alle strategie basate sugli interessi politici, sono presi in considerazione diversi tipi di governance sociale: la consultazione istituzionale dei gruppi sociali, la concertazione tripartita fra governi e parti sociali, le forme istituzionalizzate di autogestione della previdenza e l'autoregolazione attraverso la negoziazione delle pensioni integrative.
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Seminario Inca - Bruxelles, 23-24 giugno 2005 - Politiche pensionistiche e modello sociale europeo

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Tempi e orari

Nella Sezione: Fuori dal tema

La riforma dei sistemi pensionistici nei diversi paesi europei è ormai da anni al centro del dibattito politico e scientifico. La necessità di far fronte al nuovo contesto socio-economico ha determinato ovunque l'introduzione di nuove misure per il riordino delle istituzioni. Per promuovere un'ampia discussione sulle innovazioni legisltive già introdotte e sulle prospettive di ulteriore impegno per la modernizzazione dei sistemi pensionistici, il seminario svoltosi a Bruxelles il 23-24 giugno 2005, dal titolo «Politiche pensionistiche e modello sociale europeo» organizzato da Inca, Cgil e Ferpa (Federazione europea delle persone anziane e dei pensionati), con la collaborazione dell'Observatoire social européen, ha sviluppato il confronto tra esperti del settore e parti sociali. Qui vengono pubblicati due lavori presentati in quell'occasione.
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La famiglia e l’infanzia come «affari di Stato» - Le politiche familiari in Francia e in Europa

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Nella Sezione: Casi nazionali

L’infanzia e la famiglia hanno rappresentato nel corso del XX secolo tematiche importanti per i poteri pubblici, in modo diverso nei diversi paesi. È difficile, tuttavia definire con precisione cosa racchiuda la nozione di politica familiare, soprattutto nella prospettiva di un raffronto internazionale. Questo articolo si propone, in primo luogo, di passare in rassegna gli ostacoli che si frappongono ad una definizione a priori di questo ambito di azione pubblica. In un secondo momento, mostra, a partire dal caso francese, come una strategia di lettura genealogica della politica familiare permetta di comprendere le modalità attraverso cui la storia nazionale partecipa alla sua progressiva definizione. Si tornerà, infine sul ruolo che può svolgere il dibattito europeo sulla strutturazione di queste politiche pubbliche.
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It's a long way to Copenhagen - Modelli di formazione professionale in Europa

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Nella Sezione: Ue e confronti nazionali. La certificazione delle competenze

Cambiamenti e prudenza riformatrice caratterizzano l’evoluzione delle politiche europee nel campo della formazione professionale. Coordinamento e permeabilità dei sistemi formativi e ruolo chiave del dialogo sociale sono i due pilastri del processo di Copenhagen, con l’intento di promuovere una maggiore cooperazione europea in materia di istruzione e formazione professionale. Le trasformazioni vengono attuate secondo il principio del consenso. L’articolo presenta in termini comparativi l’evoluzione dei principali Vet system nazionali, evidenziando le convergenze in atto (affermarsi degli approcci in termini di competenza e di lifelong learning, decentramento istituzionale) e la permanenza di valori, culture e assetti differenti nei vari paesi, che condizionano la transizione e rallentano lo sforzo di omogeneizzazione.
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Sostenere il reddito dei lavoratori poveri. Una rassegna delle principali misure utilizzate in sede Ue

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I lavoratori poveri

Nella Sezione: Il fenomeno: analisi sociologiche e politiche europee

L’articolo si concentra sui cosiddetti in-work benefits, o employment-conditional benefits, ovvero misure di sostegno al reddito circoscritte ai lavoratori poveri. Si tratta di programmi tesi da un lato a ridurre la povertà dei lavoratori e/o delle loro famiglie, in particolare se con bambini, ridistribuendo risorse verso le classi a basso reddito, e dall’altro a incentivare l’occupazione. A partire dalla letteratura in materia, il contributo dapprima passa in rassegna i programmi di questo tipo adottati dai paesi europei per poi indagare le misure di sostegno al reddito promosse da Regno Unito, Irlanda, Belgio e Francia. In particolare, l’attenzione viene posta sul tipo di benefit, sui beneficiari dei programmi, sulle condizioni di eleggibilità e sulle loro principali caratteristiche.
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