Il mondo che abbiamo dimenticato: una rassegna storica del corso di vita
L’articolo, uscito per la prima volta nel 1986, con lo stesso titolo come capitolo del volume Later life: The social psychology of aging, curato da V.W. Marshall, viene presentato qui in una versione leggermente abbreviata e aggiornata da una post-fazione dell’autore. Esso rappresenta nella letteratura mondiale il primo, o almeno il più significativo, contributo che si concentra sull’esigenza di considerare i processi del corso della vita come dimensione indipendente della struttura sociale, come fatto sociale, ovvero uno schema di regole che disciplina una dimensione fondamentale della vita e che può essere teorizzato in termini di istituzione sociale. Nei vent’anni trascorsi l’approccio basato sul corso della di vita è diventato un’ottica ampiamente accettata e praticata; e anzi esso è divenuto indispensabile per quanti desiderino analizzare la struttura sociale al livello di azione individuale. L’articolo percorre le ragioni teoriche del passaggio, considerando i processi di strutturalizzazione della dimensione dell’età, di standardizzazione e destandardizzazione, di individualizzazione, e le diverse ottiche e prospettive (posizione, carriera, biografia).
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Una nuova gestione delle età in una società longeva
Nella Sezione: Generazioni, età e cambiamento sociale
L’allungamento della vita mette in discussione il modello culturale dell’organizzazione delle età e dei tempi sociali; del resto il modello del ciclo di vita a tre tempi è stato progressivamente sconvolto dalle trasformazioni sociali intervenute negli ultimi decenni. In questo contesto l’impianto tradizionale del welfare state, che ricalca la suddivisone per età, non è più in grado di assicurare in modo adeguato la protezione sociale. L’autrice analizza le strategie di gestione del cambiamento adottate da alcuni paesi con un riferimento particolare alla Francia, criticandone logiche e modalità di gestione che si sono rivelate incapaci di rispondere ai nuovi bisogni di sicurezza e che hanno generato una spirale di effetti perversi rafforzando le barriere e gli stereotipi fondati sull’età ed incoraggiando logiche discriminatorie basate sull’età. Occorrono nuove politiche di gestione del ciclo di vita: la sfida è inventare una nuova forma di sicurezza in grado di conferire continuità a traiettorie di vita individualizzate ed incerte.
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La ridefinizione sociale delle età: come cambiano i calendari di vita degli individui
Nella Sezione: Rubriche
A seguito del processo noto con il nome di seconda transizione demografica, le società occidentali, Italia compresa, stanno sperimentando una progressiva traslazione di tutte le tappe fondamentali dell’esistenza,
in particolare per quanto concerne la transizione allo stato adulto. Più in generale l’età alla quale gli individui sperimentano un determinato evento subisce un processo di adeguamento alle trasformazioni socio-culturali e demografiche che si realizzano nella popolazione di riferimento. In questo contesto, l’età cronologica, pur rimanendo un importante indicatore nel corso della vita delle persone, non consente più da sola di cogliere tutte le sequenze e le trasformazioni che caratterizzano i nuovi calendari di vita. Occorre, dunque, fare riferimento a nuove categorie esplicative, come quella di età sociale, che consentono di tenere conto del processo di modellamento delle biografieindividuali ai fenomeni collettivi.
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