Regimi di welfare e modello ungherese
Nella Sezione: Scelte di policy e casi nazionali
Dopo il crollo del regime socialista i paesi che facevano parte del blocco hanno dovuto costruire istituzioni e creare attività che fino a quel momento non esistevano: questo contributo esamina le modalità con cui sta emergendo in Ungheria il nuovo modello di welfare e gli elementi che lo caratterizzano. Esso analizza il modello sociale ungherese alla luce delle strategie di politica sociale perseguite per affrontare sia i problemi ereditati dal passato che quelli emersi in seguito al processo di trasformazione e del forte coinvolgimento
della società civile nella creazione e gestione dei servizi.
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L'allargamento a Est e le ambiguità della nuova frontiera
Nella Sezione: Verso l'Europa a 25. Riflessioni sul grado di diversità sostenibile
Con il 2004 l’Unione europea compie un passo decisivo in direzione della nuova frontiera orientale: si apre una fase nuova destinata a cambiare radicalmente la geografia politica ed economica dell’Unione europea. Ma vi sono grandi difficoltà del processo in corso e rischi di deragliamento che lo insidiano. Con l’apertura della nuova frontiera orientale, mentre fallisce il tentativo di dare all’Europa un assetto istituzionale più efficace e credibile, lo scenario si complica. Si ripropone lo schema di un’Europa a due velocità, di un blocco trainante, in alternativa alla dilatazione di un’area che, lungi da una fisionomia politica comune, è attraversata da rivalità e conflitti fra gruppi di paesi. Senza una Costituzione la nuova frontiera orientale rischia di aprire la strada a uno spazio sempre più grande, ma selvaggio, nel cui ambito saranno ammesse alleanze più o meno provvisorie e contrastanti.
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Gli effetti dell'allargamento a Est sull'immigrazione e sul mercato del lavoro
Nella Sezione: Scelte di policy e casi nazionali
Le politiche dell’immigrazione europee si trovano davanti a grandi sfide. Dopo molti anni di afflusso per lo più non regolato di stranieri nell’Ue è ora giunto il momento di impostare la questione in modo diverso, concentrandosi sui criteri economici e tenendo conto delle nuove realtà sociali ed economiche esistenti nell’Unione europea. Il reperimento di «potenzialità elevate» - che fino a questo momento hanno preferito l’Australia, il Canada e gli Stati Uniti - deve diventare una pietra angolare della nuova politica dell’immigrazione dell’Ue. In vista dell’allargamento a Est, l’Unione deve concordare nuove normative o quote d’immigrazione per le persone altamente qualificate dell’Europa orientale. Chiudere le frontiere ai cittadini dei nuovi Stati membri per altri sette anni comporterebbe una perdita di capitale umano importante necessario a rafforzare ulteriormente la competitività di un’Unione europea più grande nell’economia mondiale.
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La diversità come ricchezza nell'Ue allargata
Nella Sezione: Verso l'Europa a 25. Riflessioni sul grado di diversità sostenibile
Il saggio esamina le dimensioni delle diversità che derivano dall’ingresso nell’Unione di otto nuovi Stati membri dell’Europa orientale. Esso cerca inoltre di identificare e valutare le implicazioni dell’accresciuta differenziazione tra gli Stati sul processo di integrazione europea. La mappa dell’unità e della diversità nell’Ue allargata risulta estremamente complessa, e non corrisponde semplicemente alla vecchia divisione Est-Ovest. Inoltre si possono facilmente mettere in discussione i diversi assunti teorici sul significato della diversità nel processo di integrazione europea. Non tutti i tipi di diversità sono necessariamente dannosi
nel cammino verso una completa armonizzazione, e una diversificazione esisteva già nell’Unione composta da 15 Stati. La diversità può avere connotazioni positive o negative a seconda del contesto e degli obiettivi: una Unione più diversificata assomiglierà più a un impero neo-medievale che a uno Stato neo-westfaliano, ma ciò non comporta necessariamente la fine dell’integrazione europea.
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I sistemi di sicurezza sociale nei paesi dell'Europa centrale e orientale
Nella Sezione: Rubriche
Il presente lavoro analizza i sistemi di protezione sociale dei paesi dell’Europa centrale e orientale e affronta il tema della compatibilità e armonizzazione delle politiche di welfare al modello europeo. Nelle schede qui presentate si distingue tra organizzazione e struttura del sistema di protezione sociale, fonti di finanziamento, prestazioni erogate (pensioni, di vecchiaia, anzianità, invalidità e ai superstiti, e disoccupazione). Le informazioni in esse contenute sono tratte dal documento Missceec II del 1° gennaio 2002 redatto dall’Istituto europeo di sicurezza sociale sulla base delle informazioni raccolte in collaborazione con le autorità nazionali dei relativi paesi.
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Dopo la transizione: povertà, disuguaglianze e sistemi assistenziali nell'Europa dell'Est
Nella Sezione: Scelte di policy e casi nazionali
La povertà nei paesi post-comunisti dell’Europa orientale è stata il risultato non solo della transizione all’economia di mercato, ma anche dell’ascesa di una nuova classe di governo incapace e corrotta, delle priorità politiche dei governi e degli interventi di politica sociale incoerenti. Tra le conseguenze più evidenti di questa trasformazione vi è un incremento della povertà e della disparità di reddito. Esistono di fatto forti differenze nazionali e sub-regionali. La situazione è più critica nella Comunità degli Stati indipendenti e nei paesi dell’Europa sud-orientale, mentre lo è meno nei paesi dell’Europa centro-orientale. Gli interventi volti a ridurre la povertà finora attuati si sono dimostrati inefficienti e inefficaci. Gran parte della riforma del welfare si è concentrata sulla riforma delle pensioni. In vista dell’allargamento, un’influenza sempre maggiore dovrebbe poter avere il modello sociale europeo: il punto centrale sembra vertere sulla questione di quale soggetto politico, sociale, istituzionale, possa avviare una riforma più ampia del welfare state.
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Il nuovo quadro delle nazionalità e dei lavori degli immigrati in Italia
Nella Sezione: Immigrare in Italia. Il mercato del lavoro
L’incidenza della popolazione immigrata sulla popolazione nazionale in Italia è ancora molto modesta rispetto a quella di altri paesi europei e si colloca al di sotto della media Ue; tuttavia l’entità dell’aumento realizzatosi negli ultimi anni è davvero notevole. Partendo da questo dato il contributo analizza la composizione della presenza immigrata e i cambiamenti che essa ha presentato nel corso dell’ultima regolarizzazione sancita dalla legge Bossi-Fini. A questo riguardo gli autori si soffermano sugli elementi di novità emersi in questo contesto: in particolare lo spostamento dell’asse geografico delle migrazioni, con una crescente affermazione dell’immigrazione proveniente dai paesi dell’Est, la forte crescita della componente femminile, la crescente presenza di processi di stabilizzazione nella società italiana da parte degli immigrati, rilevata soprattutto nel mercato del lavoro.
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