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Giovedì, 25 Gennaio 2018 - 10:14 Sala delle Regioni, via dei Frentani 4/a, Roma

Se ne discute il 25 gennaio in occasione della presentazione del Volume n.

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Giovedì, 25 Gennaio 2018 - 10:14 Sala delle Regioni, via dei Frentani 4/a, Roma
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economia

Ripensando la global governance: attori economici e responsabilità sociale

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Attori internazionali e policymaking sociale

Sebbene la globalizzazione non sia una forza anonima e irresistibile, si dice o si percepisce che gli Stati-nazione stiano perdendo quote della loro autonomia di direzione delle politiche (sociali) nazionali. Teoricamente la perdita di capacità di governance potrebbe essere compensata attraverso un sistema basato su attori internazionali o transnazionali. In questo saggio ci soffermeremo in particolare sulle pratiche di accountability nella sfera politica transnazionale emergente che vadano al di là dei meccanismi di democratic accountability. Mentre la democratic accountability potrebbe essere una delle diverse forme di accountability, quali sono le altre potenziali forme e le loro origini e estensioni? Tali questioni teoriche saranno elaborate attraverso l’analisi delle attività di politica sociale delle aziende multinazionali. In tal modo questo studio si propone di integrare due diversi dibattiti accademici relativi da una parte al tema della global governance o delle politiche del sistema internazionale, legate alle relazioni internazionali e, dall’altra, alla politica sociale transnazionale inserita negli studi sulla politica sociale ed il management.
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Un lungo addio a Bismarck? Le riforme del welfare nell'Europa continentale

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa

Nel tentativo di andare oltre l’idea che il modello bismarckiano di welfare capitalism sia immobile, l’articolo analizza le traiettorie di riforma dei sistemi di welfare dell’Europa continentale. Comparando le tendenze di riforma in diversi paesi e settori, esso mostra che è possibile identificare nel corso degli ultimi 25 anni quattro fasi successive di riforma (riforme mirate a proteggere il lavoratore garantito di sesso maschile, quindi incentrate sulla ristrutturazione delle prestazioni, dei finanziamenti e modalità degli assetti della governance). L’articolo sottolinea che la traiettoria seguita da questi sistemi è fortemente determinata dalle istituzioni bismarckiane di welfare, ma che essa è stata allo stesso tempo caratterizzata da un processo di apprendimento. L’articolo conclude che le conseguenze di questi cambiamenti approfondiscono la frattura insider/outsider.
Parole chiave: Europa :: welfare :: economia :: modello bismarckiano ::
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Questione salariale: lavoratori dipendenti e disuguaglianze generazionali

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Lavoro. Disuguaglianza e insicurezza in prospettiva economica

Negli anni duemila le retribuzioni dei lavoratori italiani hanno perso terreno su diversi fronti, tanto da far emergere con forza una questione salariale. La «rincorsa» dei salari all’inflazione, nel periodo 2002-2007, non è stata sufficiente a garantire la tenuta del potere d’acquisto e, dunque, la crescita delle retribuzioni reali. Le difficoltà a sostenere i consumi di base, a rispondere all’esigenza di un’autonomia (non solo) economica, a condurre una vita sociale e professionale adeguata riguardano soprattutto le nuove generazioni e i «nuovi lavoratori». Le ragioni di una questione salariale tutta italiana vengono rimarcate dall’amplificarsi dei differenziali retributivi e di produttività con gli altri principali paesi europei. L’articolo ne ripercorre i termini avanzando obiettivi e percorsi di soluzione. Oltre che nella composizione del tessuto imprenditoriale, le criticità del nostro sistema-paese risiedono in una scarsa propensione all’innovazione e in una mancata redistribuzione della produttività al lavoro. Crescita dei salari reali, e riforma del Protocollo del 1993 definiscono le basi per una concertazione che abbia per oggetto una nuova politica dei redditi.
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Riconsiderando il welfare developmentalism: riforme economiche e traiettorie di politica nell’East Asia

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Scenari di welfare nel mondo

Prima della crisi della fine degli anni ’90, lo stato sociale dei paesi dell’Asia orientale si fondava su due ordini di idee: sul welfare developmentalism, in base al quale la politica sociale viene principalmente vista come strumento di crescita economica, e sul familismo confuciano, che vedeva nella famiglia il luogo principale dell’offerta di cura. La debolezza di questo approccio è emersa drammaticamente durante la crisi economica della fine degli anni ’90. Successivamente molti paesi dell’Asia orientale hanno rafforzato ed esteso l’offerta di servizi sociali. Questo articolo esamina le traiettorie - in alcuni casi opposte - dell’evoluzione dei sistemi sociali in Asia orientale, mettendo in evidenza le modalità attraverso cui il contesto rappresentato dalle riforme economiche e la stessa dinamica politica delle riforme stanno configurando risultati in termini di assetti di welfare.
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L'annus horribilis 2003

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Verso l'Europa a 25. Riflessioni sul grado di diversità sostenibile

Il 2003 è stato un anno difficile che si è aperto con le divisioni sull’Iraq e si è concluso col fallimento della Conferenza intergovernativa di Bruxelles. Ma l’annus horribilis è stato meno orribile di quanto non si pensi: sono stati compiuti importanti passi avanti sul problema dell’identità politica dell’Unione allargata, sono stati compiuti progressi in materia di sicurezza e difesa, ma anche in politica estera. Le linee del dibattito sull’Europa allargata appaiono oggi più chiare e non è escluso che un accordo sull’impianto costituzionale venga gradualmente ricostruito nel corso del 2004 anche se è evidente che l’Europa non avrà le caratteristiche di una vera e propria Unione politica. In ogni caso con l’allargamento lo scenario non potrà che complicarsi e rinunciare al Trattato costituzionale sarebbe per l’Unione allargata altamente dannoso. In generale l’integrazione differenziata resterà la chiave del futuro. Ma perché ciò non si traduca in un elemento di disgregazione è indispensabile che le cooperazioni rafforzate restino aperte e siano gestite in una logica inclusiva; ed è essenziale che i paesi maggiori riconoscano la necessità di accordi politici con i paesi minori.
Parole chiave: Unione europea :: economia :: 2003 :: politica estera ::
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Politiche sociali di sviluppo in un mondo globalizzato

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Attori internazionali e policymaking sociale

La globalizzazione senza politiche sociali globali e nazionali che ne rendano comparabili i costi sociali e i benefici non può essere accettabile e sostenibile nel lungo periodo. L’idea di politiche sociali ampie e fondate sul diritto era fortemente presente quando fu scritta la Dichiarazione dei diritti dell’uomo delle Nazioni unite. La svolta neoliberista degli anni ’80 e ’90 mise al centro la crescita economica e il mercato e rese effettivamente marginali il governo e la politica sociale, ma il Social summit delle Nazioni unite di Copenhagen nel 1995 ha reintrodotto l’idea di «società per tutti» nell’agenda politica dello sviluppo globale. L’Oil ha avuto un ruolo strategico nella ricomposizione dello scollamento tra «economico» e «sociale», con l’introduzione dei concetti di «dimensione sociale della globalizzazione» e di «agenda per un lavoro dignitoso».
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L’imperativo del developmental welfare per l’Europa

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Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa

A partire dalla fine degli anni ’70 tutti i più avanzati sistemi di welfare dell’Ue hanno riformato il mix di politiche su cui erano stati edificati i sistemi nazionali di protezione sociale dopo il 1945. La crescita della competizione globale, la ristrutturazione industriale, l’austerity di bilancio, il cambiamento delle relazioni familiari e l’invecchiamento demografico hanno messo in discussione i sistemi di welfare dell’età dell’oro. Recentemente, inoltre, le questioni nazionali relative al lavoro e al welfare si sono sempre più intrecciate con i processi di integrazione politica ed economica dell’Europa. Le numerose forze in gioco hanno generato una spinta al cambiamento politico e alla trasformazione del sistema che supera di gran lunga la nozione comune di «ridimensionamento» del welfare. Il saggio cerca di cogliere il carattere globale dell’attuale sforzo volto a rifondare l’architettura del contratto sociale post-bellico sulla base del concetto di «ricalibratura» del welfare a scopo sia euristico sia prescrittivo.
Parole chiave: welfare :: Unione europea :: economia :: politica :: mercato ::
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Verso un’analisi della ristratificazione sociale - Note programmatiche

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Slittamenti di status e vulnerabilità sociale

L’articolo, che si pone in un solco di ripensamento del capitalismo sociale, prende sinteticamente in esame i cambiamenti che hanno investito la stratificazione sociale italiana negli ultimi anni. A tale scopo, l’analisi innanzitutto si indirizza ad apprezzare i cambiamenti avvenuti nella dimensione socioeconomica, esaminando le due proxies fondamentali della stratificazione (reddito/ricchezza e struttura occupazionale), per poi indirizzarsi a rilevare i mutamenti in corso nei valori e nell’arena civica dei diritti e doveri di cittadinanza. L’articolo suggerisce propriola maggiore centralità di queste due ultime dimensioni nell’analisi di una stratificazione sociale ormai orfana di classi, ceti e blocchi sociali, ma nonostante questo, sempre più diseguale.
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America latina: verso una nuova agenda sociale?

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Scenari di welfare nel mondo

In America latina i diversi processi in corso sembrano indicare l’emergere di nuove agende sociali e, più in generale, di nuove strategie di sviluppo economico e sociale. Manifestazioni di questa tendenza possono rintracciarsi da un lato nella critica crescente al cosiddetto paradigma neoliberista che ha governato la regione nell’ultimo quarto di secolo; dall’altro, in anni più recenti, nella vittoria elettorale di leader di sinistra e di centro-sinistra, che si ritiene si affidino a differenti e più progressiste alternative sociali di crescita economica e di inserimento nel sistema internazionale; infine manifestazioni in questa direzione possono essere riconosciute nelle riforme della sicurezza sociale e dell’istruzione iniziate in Cile nel 2006. Il problema centrale è se il modello di crescita che ha orientato la regione nel più recente passato stia raggiungendo il suo limite; in questo caso, quale sarà la prossima fase di sviluppo della regione? E che tipo di regolazione sociale vigerà? E ancora, nello specifico, che ruolo avranno le politiche sociali e quali saranno le differenze e i punti in comune tra i diversi modelli che sembrano emergere?
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Nota del Direttore

Articolo scritto da:

Nella Sezione: nota del direttore

Quando abbiamo programmato questo fascicolo sulla ristratificazione sociale eravamo consapevoli di accingerci ad un compito arduo. Nonostante l’evidenza di alcuni dei più importanti cambiamenti avvenuti o in corso, frutto di molteplici cause (prime fra tutte la globalizzazio-ne economica, l’intensità informativa, la finanziarizzazione dell’economia), e l’apparente chiarezza di una serie di «slittamenti» (di redditività, di habitus e di sicurezza sul presente e sul futuro che ormai riguardano in maniera diversa i gruppi sociali a seconda dell’appartenenza occupazionale, professionale, territoriale e generazionale) un primo frutto dell’attività di scandaglio scientifico e redazionale fatta sul tema è stato il riconoscere di lavorare ad un puzzle.
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