Lavoro e disuguaglianza
Nella Sezione: Parola chiave
La disuguaglianza che si genera nel mercato del lavoro spiega una quota molto elevata della
disuguaglianza complessiva nei redditi disponibili. Partendo da questa osservazione, il saggio
presenta un quadro sintetico delle caratteristiche della disuguaglianza nei redditi da lavoro, anche
allo scopo di verificare, assumendo come prospettiva proprio la disuguaglianza, se il funzionamento di questo mercato sia conforme a quanto ipotizzato dai prevalenti approcci teorici oppure se ne discosti in modo non secondario, con conseguenze potenzialmente molto rilevanti per le caratteristiche e l’accettabilità della disuguaglianza oltre che per il disegno delle politiche di contrasto più efficaci.
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Europa - Politiche sociali nazionali e outcome redistributivi
Nella Sezione: Istituzioni di welfare e stratificazione sociale
Gli studi comparativi sulla disuguaglianza risentono di alcuni gravi problemi metodologici, per cui gli interrogativi legati alle cause delle differenze della disuguaglianza tra diversi paesi rimangono irrisolti. Nella ricerca comparativa sui sistemi di welfare l’attenzione si è concentrata sui dati relativi alla spesa e ciò ha fatto sì che lo stesso welfare sia rimasto una scatola nera. Prendendo in esame nuovi dati comparativi sulle istituzioni di politica sociale e sulla disuguaglianza di reddito tra diversi gruppi di popolazione, questo studio intende fornire una base empirica più precisa per valutare le diverse, e divergenti, teorie sui sistemi di welfare e sulla eguaglianza. Saranno presentati tre casi esemplificativi: la politica per la famiglia e la povertà infantile, le indennità di disoccupazione e la povertà tra i lavoratori maturi, le pensioni di vecchiaia e la povertà tra gli anziani. I risultati suggeriscono che la chiave per comprendere gli effetti del welfare si trova nel sistema istituzionale nel livello e nella distribuzione dei diritti sociali. Il peso del welfare sulla stratificazione sociale merita maggiore attenzione da parte della ricerca sociologica.
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Dopo la transizione: povertà, disuguaglianze e sistemi assistenziali nell'Europa dell'Est
Nella Sezione: Scelte di policy e casi nazionali
La povertà nei paesi post-comunisti dell’Europa orientale è stata il risultato non solo della transizione all’economia di mercato, ma anche dell’ascesa di una nuova classe di governo incapace e corrotta, delle priorità politiche dei governi e degli interventi di politica sociale incoerenti. Tra le conseguenze più evidenti di questa trasformazione vi è un incremento della povertà e della disparità di reddito. Esistono di fatto forti differenze nazionali e sub-regionali. La situazione è più critica nella Comunità degli Stati indipendenti e nei paesi dell’Europa sud-orientale, mentre lo è meno nei paesi dell’Europa centro-orientale. Gli interventi volti a ridurre la povertà finora attuati si sono dimostrati inefficienti e inefficaci. Gran parte della riforma del welfare si è concentrata sulla riforma delle pensioni. In vista dell’allargamento, un’influenza sempre maggiore dovrebbe poter avere il modello sociale europeo: il punto centrale sembra vertere sulla questione di quale soggetto politico, sociale, istituzionale, possa avviare una riforma più ampia del welfare state.
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Povertà e benessere - Una geografia delle disuguaglianze in Italia
Nella Sezione: Rubriche
Nel nostro paese, siamo spesso soggetti ad una curiosa dissociazione. Da un lato, i concetti di deprivazione e multidimensionalità della povertà sono sempre più citati nel dibattito pubblico. Dall’altro, quando ci si occupa di politiche contro la povertà, il riferimento più diffuso tende a ridursi ad una definizione monetaria e relativa della povertà, secondo cui i poveri sono coloro le cui risorse sono al di sotto di una data soglia (sostanzialmente omogenea, a prescindere dalle condizioni in cui ci si trova, con l’eccezione delle dimensioni familiari), e l’obiettivo delle politiche è quello di avvicinare/portare alla soglia oltre la quale non si sarebbe più poveri.
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Disuguaglianza dei redditi e divari territoriali: l’eccezionalità del caso italiano
Nella Sezione: L'economia del Mezzogiorno fra divario territoriale e disuguaglianza interna
Il divario territoriale è ampio in Italia non solo nei redditi medi, ma anche nella loro distribuzione, assai più sperequata nel Mezzogiorno. L’Italia è l’unico tra i paesi avanzati a mostrare divari territoriali di questa portata: se il livello e la distribuzione dei redditi equivalenti nelle regioni povere fossero uguali a quelli delle regioni ricche, la disuguaglianza totale si ridurrebbe del 25%, rispetto al 9% in Spagna e a una sostanziale stabilità in Germania, due paesi europei caratterizzati da grandi disparità regionali. Le differenze territoriali sono solo in parte attenuate da un costo della vita più basso nel Mezzogiorno.
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Disuguaglianze economiche e non solo: l’Italia del «malessere sociale»
Nella Sezione: Lavoro. Disuguaglianza e insicurezza in prospettiva economica
L’Italia è diffusamente percepita come un paese che vive una fase di «malessere», in larga parte riconducibile a questioni economiche. Eppure, tale «malessere» non sembra emergere dagli indicatori che dovrebbero rilevarlo. Disuguaglianza dei redditi e povertà sono sostanzialmente ferme da diversi anni. Queste note, dopo avere ricostruito l’evoluzione della disuguaglianza negli ultimi due decenni, si propongono di illustrare alcuni fenomeni in grado di dare conto della diffusa percezione di «malessere sociale» e che sfuggono ai tradizionali indicatori. In particolare, si considereranno: la crescente variabilità dei redditi nel tempo, che genera insicurezza; la tendenza alla polarizzazione dei redditi, che concorre alla segmentazione sociale e la persistenza delle disuguaglianza tra generazioni, che frena la mobilità sociale.
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Italia - Disuguaglianze locali nella cura dell’infanzia
Nella Sezione: Evoluzione del modello di «famiglia forte» e temi emergenti
Il saggio analizza lo sviluppo delle politiche di cura per la prima infanzia in Italia. Nell’ultimo decennio si osservano due tendenze: l’ampliarsi del gap tra domanda e offerta e la forte diversificazione dei fornitori. In particolare, la diffusione dei servizi privati è avvenuta sia per una legge di mercato, sia grazie a incentivi pubblici nazionali e locali, il cui obiettivo è ampliare l’offerta totale contenendo la spesa pubblica. Queste due tendenze si innestano su un’articolazione territoriale fortemente differenziata, con una frattura fra Centro-Nord e Sud, e combinazioni locali di pubblico, privato for profit e privato sociale variabili. Attraverso tre casi locali – Monza, Pesaro e Cosenza – l’articolo analizza come differenti configurazioni locali dell’offerta strutturano tensioni e disuguaglianze differenti nell’accesso ai servizi.
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La Big Society, il welfare state e la disuguaglianza
Nella Sezione: Paradigma critico: la Big Society
Il dibattito seguito al progetto del Primo ministro britannico Cameron sull’opportunità di puntare sulla Big Society riserva un’inadeguata attenzione alle questioni di eguaglianza. Nell’articolo si propongono, in primo luogo, alcune riflessioni su questo tema e si individua il rischio che la Big Society determini un forte aumento
delle disuguaglianze, quale che sia il grado di generosità che essa potrà esprimere. Ponendo ancora l’attenzione sulle disuguaglianze, vengono poi ricordati i possibili limiti di una soluzione basata esclusivamente sul welfare pubblico, anche indipendentemente dal problema delle risorse di cui potrà disporre. Infine, si delineano brevemente alcune ipotesi – ispirate al lavoro di Lord Beveridge sull’azione volontaria – di integrazione tra welfare e società in grado di contrastare il rischio di disuguaglianze eccessive
e non giustificabili.
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Tra vecchie e nuove disuguaglianze: la vulnerabilità nella società dell’incertezza
Nella Sezione: Slittamenti di status e vulnerabilità sociale
I processi economici e sociali in atto in Italia e in Europa stanno trasformando rapidamente le caratteristiche e le dimensioni della questione sociale. Se sino a pochi anni fa le preoccupazioni maggiori erano concentrate intorno al problema della povertà e dell’esclusione sociale, oggi si nota il progressivo venir meno dei principali pilastri intorno a cui si è costruito il cosiddetto «modello europeo»: forte stabilità occupazionale, ampiezza e generosità dei programmi di welfare, persistenza di forti legami familiari. L'articolo identifica quattro fenomeni nuovi: la diffusione dell’instabilità reddituale, la crescita dei lavori temporanei, le difficoltà di conciliazione tra caring and working, l’esplodere della non autosufficienza. Le trasformazioni determinano un senso di instabilità e di vulnerabilità che colpisce ceti sociali tradizionalmente «garantiti». Il fenomeno della vulnerabilità sociale introduce così una nuova dimensione della disuguaglianza sociale che si sviluppa trasversalmente alla stratificazione sociale.
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Lotta alle diseguaglianze ed efficienza della spesa sociale
Nella Sezione: Fisco, etica pubblica e sviluppo
Obiettivo di questo lavoro è quello di presentare ragioni, in primis di equità, ma anche di efficienza, a favore non solo della fornitura pubblica di servizi sociali, ma addirittura di uno spazio per la produzione pubblica. Naturalmente, ciò non implica la messa in discussione di tutti i trasferimenti monetari: un sistema di reddito di ultima istanza, per esempio, è urgente per il nostro paese. Va, però, messo in discussione il convincimento, diffuso anche a sinistra, che la fornitura e la produzione pubbliche di servizi debbano necessariamente essere ridimensionate.
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