Il welfare italiano secondo il Libro Bianco: riduzione dello spazio pubblico, largo agli accordi categoriali e al privato
Nella Sezione: FORUM 2009 Welfare. Geografie della crisi Approfondimenti sul caso italiano in prospettiva comparata
L’attuale governo ha mostrato sin dal suo insediamento l’intenzione di voler procedere verso un deciso cambiamento nel sistema di welfare. Dopo il Libro Verde sul futuro del modello sociale (estate 2008) in cui veniva lanciato un attacco frontale al welfare delle responsabilità collettive e della cittadinanza, il Libro Bianco «La vita buona nella società attiva» del maggio 2009 rappresenta il tentativo assai insidioso di costruire la cornice entro la quale collocare le scelte governative di politica sociale, dalla sanità alle pensioni alle politiche del lavoro, verso un welfare pubblico ridotto,basato sempre di più su tratti categoriali-corporativi e privatistici. La premessa da cui il documento parte è che il welfare state italiano abbia fallito nei suoi obiettivi fondamentali, quindi partendo da assunti non dimostrati, e anzi talvolta fondati su assunzioni errate, va alla ricerca – celandoli sotto «insegne» ammiccanti – di approdi collocati in «territori» assai lontani da quelli in cui ha messo radici il welfare della cittadinanza. Il saggio discute di questo, con particolare riferimento alle politiche della formazione e del lavoro e al nuovo protagonismo degli enti bilaterali.
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