login_rps_multi

Username:

Password:

Hai perso la password?

Username:

Password:

Retrieve lost password

calls
firefox
Valid XHTML 1.0 Strict

Che «genere» di welfare?

L’Italia in prospettiva comparata

1

2018

Gennaio - Marzo

Presentazione

La sezione monografica di questo numero di RPS esplora vari aspetti del welfare state italiano, mostrando e riflettendo sulle sue connotazioni e implicazioni di genere. Lo fa attraverso tre blocchi di contributi, ognuno dei quali si concentra su uno dei nodi sollevati dal dibattitto su genere e welfare. Il primo blocco si rivolge al nodo del diritto al lavoro, quello retribuito, come canale di indipendenza delle donne (e degli uomini), che per essere raggiunta richiede innanzitutto politiche di sostegno alla conciliazione. Il secondo blocco di contributi guarda al nodo del diritto alla cura, sia data che ricevuta, e sia per donne che per uomini. Il terzo blocco, sul diritto all’autonomia e alla diversità, sposta l’attenzione dalla questione della conciliazione e della cura per ragionare sui rischi di povertà (la cui struttura di genere è connessa alla questione della conciliazione e della cura ma non solo), o per concentrarsi su un’altra fase del corso di vita o su altri tipi di famiglia. La sezione Attualità affronta il tema dell’alternanza scuola-lavoro mente il Dibattito si concentra sul Bes e il rapporto tra benessere e politiche.
Prezzo:25.00€
Ops, potresti aver disabilitato i javascripts. in questo caso potrai comunque vedere tutti i contenuti ma alcune funzionalità non saranno attive

TEMA: Genere e diritti sociali

Un percorso di genere sui diritti sociali in Italia. Nota introduttiva

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Come noto, nella storia del pensiero occidentale e nelle scienze umane per lungo tempo l’appartenenza e le differenze di genere sono state assenti: non nominate, trascurate nelle analisi, date per scontate. È a partire dagli anni settanta che il concetto di genere entra in scena e inizia a contaminare il lessico, gli apparati teorici, gli oggetti di studio utilizzati fino a quel momento (Di Cori, 1987; Piccone Stella e Saraceno, 1996). Pur con tutte le sue articolazioni interne, anche sotto alcuni aspetti in contesa tra di loro, il concetto di genere parte dalla premessa che «quando parliamo di “genere” non stiamo parlando di semplici differenze o di categorie fissate una volta per tutte: parliamo di relazioni, di linee di confine, di pratiche, di identità e di immagini attivamente create nel corso di processi sociali; si tratta di qualcosa che emerge in specifiche circostanze storiche, modella la vita delle persone in maniera profonda e spesso contraddittoria, ed è soggetto al conflitto e al cambiamento storico» (Scott, 2013, p. 65). [...]
Tra famiglia e lavoro, quattro sistemi a confronto. I casi di Australia, Stati Uniti, Italia e Giappone

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Nel corso degli ultimi decenni, dall’Europa, agli Stati Uniti, all’Asia, all’Oceania, si è assistito, ad un progressivo avvicinamento dei corsi di vita delle donne e degli uomini, soprattutto per i cambiamenti sul versante occupazionale delle donne e per la convergenza verso percorsi di lavoro sempre più instabili e precari. Utilizzando le informazioni contenute nei principali database internazionali, l’articolo si propone di analizzare gli aspetti di convergenza (o mancata convergenza) in Italia, Giappone, Stati Uniti e Australia, proponendo una lettura incrociata per identificare specifiche similarità e differenze e contribuire al dibattito in corso.
Le interruzioni lavorative delle donne migranti in transizione alla genitorialità in Italia

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
L’articolo presenta uno studio quali-quantitativo volto ad analizzare se e come le donne migranti che vivono in Italia interrompano la loro partecipazione lavorativa quando nasce un figlio, se l’istruzione o l’area geografica di provenienza facciano differenza e che narrazioni vengano date delle pratiche seguite. I dati dell’indagine campionaria sulle nascite mostrano che, nel contesto del «familismo by default» italiano, le madri straniere hanno rischi di esclusione dal mercato del lavoro più elevati di quelli delle madri italiane, soprattutto perché più spesso lavoratrici in nero o a tempo determinato pre-gravidanza. Inoltre, per effetto di dequalificazione o non riconoscimento formale, il titolo di studio pare contare meno rispetto alle native. L’analisi delle interviste qualitative, alcune anche longitudinali, mostra come vincoli strutturali e istituzionali si intreccino con modelli culturali, spesso rinforzandoli, ma anche, a volte, indebolendoli. Le pratiche di lavorofamiglia delle migranti rispondono a ideali di maternità intensiva, ma paiono pure fortemente plasmate dalle collocazioni marginali nel mercato del lavoro, dal conseguente limitato accesso alle misure di conciliazione e dalla frequente assenza delle reti famigliari, tutti fattori che, se da un lato tendono a rafforzare il ruolo della cura materna, dall’altro in alcuni casi possono spingere i padri ad essere più presenti, aprendo a possibili trasformazioni dei modelli di genere.
La riforma dei servizi per l’infanzia e il lavoro di cura dei bambini tra residualità e universalismo

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
La riforma dei servizi per l’infanzia, introdotta dal decreto legislativo 65/2017, si propone sia di espandere l’accesso e la copertura dei servizi per l’infanzia, sia di elevare la qualità dell’offerta complessiva, pubblica e privata. In questo senso essa può avere conseguenze molto rilevanti non solo sull’occupazione femminile, ma anche sulla qualificazione del lavoro educativo e di cura dei bambini, che rappresenta un aspetto centrale nella riforma. L’articolo discute criticamente potenzialità e limiti della riforma, evidenziando in particolare come i servizi per l’infanzia dei Comuni, chiamati a esercitare un ruolo cardine nella governance del nuovo sistema integrato dei servizi, siano attraversati da difficoltà e da trasformazioni organizzative e nel lavoro, accentuate dalle politiche di austerità degli ultimi dieci anni. Tali difficoltà, unite alle carenze strutturali dello Stato nel settore, potrebbero indebolire se non inficiare la capacità della riforma di far uscire i servizi per l’infanzia dalla tradizionale posizione di residualità fra le istituzioni del welfare italiano verso l’acquisizione di una dimensione più universalistica.
Disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro: l’impatto del Bonus Infanzia e del congedo di paternità

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Le disuguaglianze di genere sul mercato del lavoro rimangono significative in molti paesi. L’impatto diseguale della nascita di un figlio su uomini e donne sembra esserne una delle cause principali. Le politiche familiari possono incoraggiare l’offerta di lavoro femminile e rendere più semplice la conciliazione di vita e lavoro. La maggiore offerta di asili nido e di servizi per la prima infanzia e la disponibilità di congedi parentali risultano strumenti efficaci per aumentare l’offerta di lavoro delle donne. L’introduzione di congedi di paternità può incentivare una migliore distribuzione del carico familiare, promuovendo una più equa condivisione della genitorialità. In Italia, l’introduzione del congedo obbligatorio di paternità non ha raggiunto l’intera platea di beneficiari potenziali né ha portato un maggior uso da parte dei padri del congedo facoltativo. Il Bonus Infanzia, introdotto per incoraggiare congedi parentali più brevi, non sembra aver apportato benefici di lungo periodo alle beneficiarie, né in termini di offerta di lavoro né di retribuzioni. D’altra parte, l’analisi suggerisce che il Bonus abbia ridotto il rischio di abbandono del mercato del lavoro.
La dimensione di genere nell’analisi del welfare e nelle proposte di riforma

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
L’articolo riflette sul modo in cui i contributi teorici e conoscitivi delle analisi di genere sono stati integrati nelle teorie e nelle proposte per un nuovo welfare. Sollecitate soprattutto dai cambiamenti nel mercato del lavoro in un contesto caratterizzato da quelli che sono stati chiamati «nuovi rischi sociali», le proposte di nuovi modelli di welfare devono anche fare i conti con i nuovi comportamenti femminili e con una crescente domanda di uguaglianza di genere. Il contributo analizza come la prospettiva di genere è stata integrata nei due approcci alla riforma del welfare più noti e dibattuti: quello dei mercati del lavoro transizionali e quello dell’investimento sociale. Segnala come entrambi, pur nelle loro differenze, mettano a fuoco la necessità di sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro piuttosto che le pari opportunità in questo e un riequilibrio nel lavoro familiare tra uomini e donne. Entrambi, inoltre, e soprattutto l’approccio dell’investimento sociale, sottovalutano sia il valore umano e sociale del lavoro di cura sia i rischi, per le donne, di tale sottovalutazione, unita a una persistente asimmetria nella sua attribuzione. [...]
Congedi parentali e paternità: ambivalenze delle politiche tra Italia ed Europa

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
La legge n. 53/2000 rappresenta in Italia un elemento di discontinuità nel discorso istituzionale sulla genitorialità perché è il primo provvedimento che chiama in causa i padri nella cura dei figli. Tuttavia questa legge si configura come un’occasione mancata. Da una parte c’è un contesto europeo che ha avuto un ruolo centrale nella promozione dell’introduzione dei congedi parentali, ma che promuove politiche sociali basate sul social investment finalizzate alla piena occupazione e a liberare gli individui dalla cura. Dall’altra c’è un contesto italiano che recepisce le direttive europee adattandole alla tipica impostazione familistica mother-centered del welfare italiano. Partendo dalla legge n. 53/2000 e arrivando alla Legge di stabilità per il 2018 gli uomini sono chiamati in causa nella cura solo in modo marginale. Mentre alcuni provvedimenti sono formulati in modo gender neutral o sono esplicitamente sbilanciati verso le madri, altri riconoscono agli uomini diritti autonomi, come nel caso del congedo di paternità obbligatorio, ma ritagliando loro un ruolo secondario. Tutti questi provvedimenti, dunque, sembrano andare nella direzione di un rafforzamento dell’ordine di genere
Coinvolgimento familiare e politiche per la non autosufficienza: modelli di defamilizzazione in Europa

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
L’articolo esamina la relazione tra le caratteristiche dei sistemi di Long-term care (Ltc) e le risorse familiari destinate alla cura della popolazione anziana non autosufficiente in quattordici paesi europei. L’analisi si concentra sul recente periodo di riforme innescato dal progressivo invecchiamento della popolazione e dai vincoli finanziari aggravati dalla crisi economica. L’obiettivo dell’analisi è definire tipologie basate sul grado di defamilizzazione dei sistemi di cura rivolti alla popolazione anziana, sia in termini di coinvolgimento familiare diretto – la fornitura di cure informali – che indiretto – l’acquisto di servizi nel mercato di cura –, partendo dall’analisi delle caratteristiche istituzionali dei sistemi di Ltc che determinano tale coinvolgimento. La tipologia identifica quattro modelli che ricalcano il gradiente Nord-Sud(Est) Europa relativo alla generosità delle politiche di welfare, evidenziando la correlazione tra i due tipi di coinvolgimento familiare considerati, ma anche tra questi ultimi e il livello di spesa sociale destinata ai settori di cura. Inoltre, l’analisi evidenzia che un marcato orientamento verso il finanziamento e utilizzo dei trasferimenti monetari comporta un incremento di entrambe le risorse private di cura.
L’Health Equity Audit per un welfare equilibrato: dalle disuguaglianze sociali e di genere alle capacità di controllo sulla salu

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
L’equità di salute è un obiettivo del welfare, essendo un macroindicatore degli effetti delle disuguaglianze sociali sulle capacità di controllo che donne e uomini riescono a esercitare sulla propria salute. A partire dalla letteratura, l’articolo avanza l’ipotesi secondo cui la persistenza delle disuguaglianze non deriva solo da limiti di conoscenza o da un’insufficienza delle politiche, ma scaturisce dalla riproposizione di relazioni asimmetriche di potere e di modelli culturali tradizionali connotati per genere. Essi operano sottotraccia, condizionano i nuovi interventi e resistono al cambiamento. Per fronteggiare le manifestazioni di un welfare «asimmetrico», il contributo suggerisce di potenziare i sistemi di osservazione istituzionale sulla dimensione di genere. Propone inoltre in questo ambito l’utilizzo sistematico e diffuso di strumenti di Health Equity Audit di genere, attuando forme di valutazione ex ante ed ex post, agili e praticabili nel contesto italiano delle politiche sociali e della salute.
Autonome ma prudenti. Differenze di genere nell’autonomia abitativa dei giovani single in Europa

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Le donne giovani acquisiscono l’autonomia abitativa prima degli uomini. L’uscita dalla casa dei genitori e il vivere da soli, senza un partner, può essere considerato rischioso ed è noto che le donne sono in generale in molti ambiti più avverse al rischio degli uomini. L’essere indipendenti si configura allora come uno dei pochi ambiti dove lo sono meno oppure vi sono caratteristiche del contesto che influenzano la diversa propensione di genere all’autonomia abitativa? Lo studio intende mostrare come anche nella decisione di essere autonome le donne sono prudenti e le differenze di genere nella probabilità di essere indipendenti sono fortemente correlate alla partecipazione femminile al mercato del lavoro e al grado di generosità del welfare e dei sussidi di disoccupazione. A questo fine sono analizzati i dati più recenti dell’European Union Statistics on Income and Living Conditions per 31 paesi europei seguendo un approccio multilivello a due step.
Genere e politiche di lotta alla povertà. Una riflessione sulle misure di reddito minimo

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Entro uno scenario di recessione economica che nell’ultimo decennio ha generato un consistente aumento della povertà assoluta, in particolare a partire dalla sopraggiunta crisi dei debiti sovrani del 2011-2012, l’articolo si sofferma, secondo una prospettiva di genere, sui principali caratteri della condizione di povertà in Italia tra mutamenti e persistenze, per poi dedicarsi alle politiche di reddito minimo attuate nel paese negli ultimi anni (Sostegno per l’inclusione attiva e Reddito di inclusione). In un contesto povero di informazioni sull’andamento dei principali programmi che combinano l’erogazione di un contributo economico con la predisposizione di progetti personalizzati di inclusione attiva, l’analisi intende mettere in evidenza peculiarità, limiti e prospettive dell’impianto ad oggi vigente, problematizzando la scarsa sensibilità delle principali statistiche oggettive in chiave di genere e ponendo l’accento in particolare sulla rilevanza delle politiche locali e sui loro meccanismi operativi per lo studio e il consolidamento della lotta alla povertà.
Un welfare italiano che non discrimini per orientamento sessuale e identità di genere

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Nel nostro paese l’arretratezza, i vuoti normativi, il pregiudizio e le ingerenze delle gerarchie cattoliche pongono una istanza particolarmente urgente per le persone con orientamento sessuale e identità di genere non conforme, istanza che, se trovasse buone risposte, porterebbe a un miglioramento generale nella qualità di vita per tutti. Anche se genera una grave disparità di trattamento, non prevedendo l’accesso al matrimonio per le coppie di persone dello stesso sesso, la legge sulle unioni civili, approvata in Italia nel maggio del 2016, ha rappresentato un passo decisivo verso la parità di accesso ai provvedimenti di un sistema di welfare «universale». Continuano tuttavia a mancare una parificazione dei diritti nella genitorialità e nella filiazione per le famiglie omogenitoriali, una legge avanzata che regoli le varie fasi del transessualismo, e poi servizi, consultori familiari, assistenza sociale in cui operi personale competente, professionale e informato, pronto a comprendere emergenze sanitarie e sociali e di solitudine anche per gay, lesbiche, intersex e trans.
Ops, potresti aver disabilitato i javascripts. in questo caso potrai comunque vedere tutti i contenuti ma alcune funzionalità non saranno attive

ATTUALITÀ: La via italiana dell’alternanza scuola-lavoro

Diventare «duali»? Struttura e riforme dei sistemi Vet in Italia e Germania

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
L’articolo analizza la configurazione istituzionale dei sistemi di istruzione e formazione professionale (Vocational education and training - Vet) e di apprendistato in Italia e in Germania. Per quanto riguarda il caso italiano l’attenzione si concentra sulle recenti riforme che hanno cercato di costituire, attraverso l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato, un «sistema duale» efficace nel combinare istruzione e lavoro. In seguito, l’articolo descrive le caratteristiche della formazione professionale e del sistema duale di apprendistato in Germania. I due paesi, e le relative forme di educazione «duale», sono posti a confronto, sottolineando le differenze nelle strutture istituzionali e nei conseguenti sviluppi di policy, al fine di chiarirne le diverse logiche sottostanti.
L’alternanza scuola-lavoro come politica di incremento della occupabilità?

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
La ricerca affronta il tema delle transizioni tra scuola e mondo del lavoro nelle Marche. Essa si è svolta attraverso un set di interviste qualitative a docenti di 15 istituti in tutte le province, due focus group con studenti del quarto e quinto anno di istituti di tutti gli indirizzi e l’analisi della letteratura e dei dati qualitativi e quantitativi prodotti sulla Alternanza scuola-lavoro dalle istituzioni scolastiche, regionali e statali. L’obbligatorietà di un alto numero di ore per tutti gli studenti ha costretto le scuole ad attivare molti tirocini il cui progetto formativo o la cui effettiva realizzazione presenta forti dislivelli sul piano della qualità. Le diverse condizioni territoriali e la diseguaglianza sociale presente nel capitale sociale familiare o indotta dai contesti socio-economici di riferimento possono riflettersi in una accentuata diseguaglianza delle opportunità formative anche nelle esperienze di tirocinio offerte agli studenti. In mancanza di contromisure istituzionali c’è il rischio che la scuola pubblica venga meno ad uno dei suoi obiettivi istituzionali: la riduzione delle diseguaglianze di opportunità di crescita sociale ed economica.
La versione italiana dell’alternanza scuola-lavoro ha fallito. Riflettiamo su un nuovo modello di integrazione

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Quali sono le ragioni del fallimento del modello italiano dell’alternanza scuola-lavoro, così come è stata imposta dalla legge 107 del 2015? Quali sono gli elementi della struttura produttiva nazionale che vanno analizzati per riformare la prassi dell’alternanza? Chiamandola magari con un altro nome, come ad esempio «integrazione scuola-lavoro», evitando di renderla obbligatoria, e sostituendola con quella prassi duale che già funziona in altre parti d’Europa. Il sistema produttivo deve convincersi che l’alternanza non è, né può essere intesa come un periodo di prova. E il percorso dell’alternanza non può neppure ricadere economicamente sulle famiglie, creando nuove fratture, nuove disparità, nuove disuguaglianze. Tuttavia, è questo il momento di affrontare il modo in cui l’insegnamento teorico si combina con l’esperienza lavorativa concreta all’interno dei sistemi educativi, evitando di buttare il bambino con l’acqua sporca. Il lavoro, per diventare parte integrante di un percorso educativo, deve essere in grado di mettere alla prova l’intelligenza dello studente. Deve essere visibile la sua utilità sociale, e deve aumentare le capacità cognitive di chi studia.
Ops, potresti aver disabilitato i javascripts. in questo caso potrai comunque vedere tutti i contenuti ma alcune funzionalità non saranno attive

DIBATTITO: Il Bes e il rapporto tra benessere e politiche

La politica del dato: la misura del benessere equo e sostenibile

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
L’articolo si sofferma sul Rapporto Bes 2017, evidenziando lo iato tra l’assunzione politica degli indicatori in funzione complementare e correttiva al Pil e la misura del Benessere equo e sostenibile (Bes), che presenta una ricchezza di contenuti decisamente più ampia e articolata. E tuttavia anch’essa non senza palesi e non trascurabili lacune, cui nell’edizione del 2017 si è in parte cercato di ovviare con la revisione di alcuni indicatori, e con ampliamento del set di indicatori sullo sviluppo sostenibile in linea con l’Agenda 2030 approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’articolo sottolinea infine come il tentativo di accostare al Pil una misura alternativa annovera punti di forza e di debolezza di cui è necessario tener conto.
Benessere, demografia e futuro

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Il contributo offre una riflessione sul rapporto tra benessere e politiche, evidenziando il beneficio derivante dall’assumere obiettivi condivisi e misurazioni oggettive del benessere come approccio per migliorare le condizioni generali di vita dei cittadini. Il Bes, in questa visione, non è solo un elenco di dimensioni e di indicatori, ma una lente nuova, che consente di vedere le politiche sociali da una prospettiva non scontata e ben mirata. Nel testo si mette in luce però anche come le politiche sul benessere debbano direttamente integrarsi e diventare esplicitamente funzionali con il modello di sviluppo e con il ruolo delle nuove generazioni. In quest’ottica va, coerentemente, ripensato anche il ruolo del welfare, che deve diventare lo strumento che consente alle persone, a partire dalla fase giovanile, di costruire in modo attivo il proprio percorso di vita, di fare oggi scelte che consentano di produrre e fruire di maggior benessere (individuale e collettivo) domani.
Ops, potresti aver disabilitato i javascripts. in questo caso potrai comunque vedere tutti i contenuti ma alcune funzionalità non saranno attive

APPROFONDIMENTO

Promuovere l’attivazione e l’inclusione attraverso l’abitare. L’esperienza di un progetto di autocostruzione

Scritto da:

Devi essere abbonato per poter vedere l'articolo completo
pdf
Le politiche per la casa rappresentano oggi un nodo cruciale per contrastare il disagio abitativo del cosiddetto «ceto medio impoverito» e per favorire processi di inclusione sociale. Tra i programmi innovativi sperimentati in questi ultimi anni, risultano particolarmente interessanti le iniziative di autocostruzione associata e assistita, sostenute da alcuni enti locali, che prevedono l’impegno diretto dei beneficiari. Se adeguatamente sostenute e gestite possono essere uno strumento di empowerment e contribuire alla costruzione di capitale sociale comunitario. In quest’ottica, viene presentato un intervento di autocostruzione rivolto a cittadini italiani ed extracomunitari, realizzato nella regione Marche.