Mixité sociale
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Il saggio rappresenta un tentativo di lettura dei risultati della politique de la ville in termini di raggiungimento degli obiettivi di mixité sociale. La politique de la ville nasce in Francia negli anni ’80 per affrontare il problema dell’integrazione di minoranze etniche residenti nei quartieri di edilizia popolare. Pur riconoscendone la validità del principio, l’autore mette sotto accusa il metodo e i risultati cui questo ha condotto, rimprovera al discorso sulla mixité sociale di non essere stato in grado di rispondere al problema su cui fondava la propria legittimità, ma al contrario di aver prodotto un’ostilità crescente delle classi popolari nei confronti delle classi medie e nel progressivo innalzamento delle mura di cinta che proteggono le residenze delle classi medie in prossimità dei quartieri popolari. Migliori risultati, sostiene l’autore, si otterrebbero se, invece di imporre la mixité, si agevolasse la mobilità sociale, per questo egli suggerisce di agire sulle opportunità, aumentandole, così da agevolare la mobilità e ridurre le barriere che impediscono di migliorare le condizioni di vita delle persone.
I Contratti di quartiere
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I Contratti di quartiere, istituiti a cavallo di un processo di profonda revisione dei meccanismi di finanziamento delle politiche abitative, costituiscono un’interessante e innovativa procedura di riqualificazione urbana «condivisa». Per la prima volta in forme esplicite risorse del settore residenziale sono utilizzate per risanare aree della città, coniugando iniziative di riqualificazione edilizia con azioni di superamento del degrado sociale: in questa azione sono chiamati in causa non solo i tradizionali attori di edilizia residenziale pubblica, ma gli abitanti, i soggetti sociali e gli operatori privati in grado di accompagnare con interventi aggiuntivi processi di trasformazione urbana «partecipata». Tre edizioni della stessa procedura ci pongono tuttavia dinanzi a gravi problemi di applicabilità dello strumento; è essenziale che nella fase attuale di avvio dei CdQ II, si giunga rapidamente ad una valutazione critica degli impedimenti che ancora ostacolano la rapida conclusione delle iniziative avviate.
Equità e criteri di selettività dei beneficiari di edilizia residenziale pubblica in Emilia Romagna
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All’interno dei servizi di welfare erogati sia a livello locale che nazionale, le politiche abitative pubbliche assumono per loro natura i caratteri propri dei programmi selettivi, per i quali cioè si determina la platea dei beneficiari e il valore della prestazione (nel caso di prestazioni monetarie o di vouchers di spesa) o l’eventuale compartecipazione al costo (nel caso dei programmi in-kind) tramite una prova dei mezzi. L’utilizzo di strumenti di means testing deve essere effettuato assicurando il rispetto dei criteri di equità orizzontale e verticale nella selezione dei beneficiari. I risultati della ricerca qui presentati analizzano il sistema di selezione dei beneficiari e di determinazione dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica in Emilia-Romagna, allo scopo di verificare l’adeguatezza della normativa vigente ad assicurare
livelli adeguati di equità. L’insufficiente capacità della normativa nell’assicurare equità orizzontale e verticale ai criteri di selettività spinge a proporre alcune modifiche al sistema di determinazione dei canoni.
Senato della Repubblica - XV legislatura - Disegno di legge 623
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Onorevoli Senatori. – Tutte le ricerche indicano come le famiglie con abitazioni in affitto hanno, in gran parte, redditi medio bassi che sono assolutamente incompatibili con il mercato privato. L’intervento pubblico nelle politiche abitative limitato all’edilizia residenziale pubblica si è rilevato inadeguato sia dal punto di vista quantitativo (esiguo il numero di alloggi offerti) che qualitativo (il livello dell’offerta e i soggetti a cui si rivolge).
Così come, prendendo a riferimento l’Europa, non si può non rilevare che in tale contesto l’intervento pubblico nelle politiche abitative è questione assai più importante che in Italia. Non a caso l’Italia ha il triste primato di fanalino di coda dell’Europa nell’offerta di alloggi a canone sociale. In questo caso i dati parlano chiaro; in effetti, per ogni 100 famiglie, risultano in abitazione in affitto a canone sociale: in Italia 5; nel Regno Unito 26; in Olanda 36; in Francia 18; in Austria 23; in Svizzera 24.
Camera dei deputati numero 183
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Onorevoli colleghe e colleghi! – Con la presente proposta di legge intendiamo dare ai sindaci la possibilità di utilizzare uno strumento eccezionale e temporaneo, che tale deve rimanere, uno strumento già utilizzato anche nel recente passato, ma a sostegno del quale non erano previste forme di incentivi economici e fiscali.
Nelle grandi aree urbane, in particolare, l’emergenza abitativa ha assunto connotati anche drammatici. Anche i Comuni che hanno avviato programmi di intervento sul versante dell’aumento dell’offerta di alloggi in locazione sono pressati dal continuo verificarsi delle esecuzioni di sfratti, che ormai colpiscono anche famiglie in condizioni di disagio economico e sociale. Al contempo, troviamo scandaloso che decine di migliaia di alloggi, in particolare appartenenti a grandi proprietà immobiliari, restino chiusi e lasciati sfitti anche per decenni.