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Martedì, 1 Marzo 2011 (All day) Roma

Dal seme gettato con il "Manifesto.

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Case difficili

Le politiche abitative fra dimensioni sociali e dilemmi dell'agenda pubblica

N3

2006

Luglio - Settembre

nota del direttore

Nota del Direttore

Nonostante la presenza di una vastissima quota di proprietari, la questione abitativa in Italia resta un nodo irrisolto sia sul piano delle politiche dell’offerta, sia sul piano della domanda di case o di qualità dell’abitare e del vivere. Le recenti questioni di cronaca riguardanti gli sfratti in importanti città e i provvedimenti annunciati dal governo (di cui si dà conto nella sezione documentazione) ne rappresentano una parziale testimonianza. Sui problemi delle relazioni fra disagio abitativo e sociale si soffermano, in particolare, alcuni dei contributi che compongono il fascicolo. Secondo Antonio Tosi il ritorno della questione abitativa nell’agenda politica in Italia non è privo d’incertezze: in larga misura i problemi derivano dalla sottovalutazione del ruolo che nella nuova questione abitativa viene esercitato dai processi di impoverimento e di precarizzazizzazione sociale.
Prezzo:20.00€
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Le politiche abitative in Italia: sedimentazioni storiche e articolazioni del presente

Politiche della casa - Ottiche adottate, aspetti inevasi e spunti prospettici

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Il saggio rappresenta un contributo per ricostruire il profilo storico della politica per la casa in Italia, a partire dalle prime azioni pubbliche per rilevare, definire e affrontare il problema del disagio abitativo. La questione ha importanti connotazioni ideologiche, ed è stata affrontata con strumenti distributivi come regolativi. Si segnalano alcune questioni irrisolte e non facilmente risolvibili – la conoscenza puntuale del disagio abitativo, la difficile gestione del patrimonio pubblico, i limiti all’espansione delle città – e il nocciolo duro del problema: la duplice natura della casa, quale bene economico e bene sociale al tempo stesso.
Proprietà della casa, disuguaglianze sociali e vincoli del sistema abitativo

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La proprietà della casa rappresenta un argomento poco sviluppato nell’ambito della ricerca sulle disuguaglianze e sui processi di stratificazione sociale. L’articolo introduce le principali coordinate del dibattito su questo tema e ricostruisce schematicamente l’espansione della proprietà della casa in Italia, focalizzandosi sui fattori che a livello macro l’hanno sostenuta. Viene evidenziato, in particolare, il contributo del nostro sistema abitativo – centrato sulla soluzione proprietaria – allo strutturarsi di disuguaglianze sociali e alla loro riproduzione.
Criteri di accesso all'edilizia sociale: le agenzie regionali e il patrimonio abitativo comunale

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Il confronto fra l’analisi della provvedimentazione regionale in materia di edilizia sociale e alcuni elementi emergenti nella ridefinizione delle politiche sociali nazionali consente di comprendere e misurare lo spazio concreto di esercizio per un più avanzato livello d’integrazione fra politiche di sostegno ai bisogni abitativi e più generali politiche di produzione del welfare locale. L’autore analizza il livello di diversificazione dei contesti regionali e si sofferma su alcune differenze che, se contribuiscono a rendere il quadro complesso, non sempre trovano riscontro in una lettura del quadro locale o della mutata realtà sociale. Si evidenzia così una distanza fra la concezione universalistica del livello centrale e la concretezza della diversificazione del reale, e, di conseguenza, crescenti contraddizioni e disparità fra piano nazionale e condizioni territoriali/amministrative.
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Il ruolo della casa tra stratificazione sociale e rischio di povertà

Povertà e domanda sociale di casa: la nuova questione abitativa e le categorie delle politiche

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Il ritorno della questione abitativa nell’agenda politica in Italia non è privo di incertezze: gli schemi concettuali e operativi nei quali l’innovazione viene rinchiusa rischiano di ostacolare la svolta necessaria per fronteggiare in tutta la loro gravità le nuove forme del disagio e dell’esclusione abitativa. In larga misura i problemi derivano dalla sottovalutazione del peso e del ruolo che nella nuova questione abitativa viene esercitato dai processi di impoverimento e di precarizzazione sociale che interessano da alcuni decenni la nostra come le altre società industrializzate. L’articolo sviluppa l’idea che l’intreccio tra questi processi e le dinamiche della povertà abitativa debba essere oggi la base per l’innovazione delle politiche. A partire da questa idea, ripresa dal dibattito sulla casa in Europa, vengono discussi alcuni aspetti delle politiche abitative in Italia.
Il rischio abitativo: riflessioni fra teoria e ricerca empirica

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L’articolo offre alcuni spunti di riflessione sul rapporto tra i problemi abitativi e le loro determinanti sociali più ampie, a partire dalla nozione di rischio. A monte della questione vi è il problema della relazione irrisolta tra le dinamiche di progressiva fragilizzazione e precarizzazione sociale degli individui e delle famiglie e le dimensioni, i fattori specifici che contribuiscono a determinarle. In che misura i problemi abitativi rappresentano specifici aspetti di fragilità o, viceversa, sono da guardare in relazione ad un quadro più ampio di problemi? Come incide la casa su traiettorie socialmente vulnerabili? L’ambiguità di questa relazione si riflette in Italia nella storica separazione tra politiche abitative e politiche sociali, dove le prime si sono sviluppate secondo logiche e recinti propri che non sembrano assumere la circolarità tra dimensione abitativa e altre determinanti sociali dei problemi. Il caso delle transizioni alla vita adulta è portato come esemplificazione di questo intreccio, mostrando come il problema della casa sia una delle poste su cui si gioca una questione più ampia di integrazione sociale.
Le politiche della casa in un'ottica comparativa

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La gran parte degli studi comparati sulle politiche per la casa prende in considerazione, come unità d’analisi, gli Statinazione. Mettere a confronto le politiche attuate nei vari paesi è certamente utile per la comprensione dell’uso fatto degli strumenti a disposizione dei policymakers. Di certo lo Statonazione è l’unità d’analisi più appropriata in vista di un ingresso a pieno titolo degli studi sull’housing in quelli che affrontano le origini e le evoluzioni dell’impalcatura del welfare state. Il presente contributo si propone di suggerire l’utilità di un’unità d’analisi subnazionale nello studio della politica per la casa; specialmente se l’approccio utilizzato è quello di politiche pubbliche. Naturalmente qualsiasi scelta comporta benefici e costi. In questo caso, verranno evidenziati quelli che comporta l’analizzare la politica per la casa in ambito urbano.
Il modello mediterraneo di housing e welfare e il caso di Roma

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Il saggio intende descrivere, attraverso una modellizzazione per sistemi di welfare, il percorso delle politiche abitative in Europa e gli attuali indirizzi oggi in atto. Le trasformazioni negli impianti di regolazione nazionale, il processo di integrazione europea, le profonde modificazioni socio-economiche e demografiche impongono una riflessione sull’emergere di nuove problematiche che in potenza interessano fasce di popolazione diverse da quelle tradizionalmente coinvolte e espongono le classi medie al rischio di marginalità o vulnerabilità abitativa. Particolare spazio viene dedicato al caso italiano nel panorama dell’Europa mediterranea, con un approfondimento delle problematiche individuate nella città di Roma.
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Vecchiaia e politiche della casa. Analisi e proposte

Anziani e contraddittorietà del bene immobiliare

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Aumenta in modo esponenziale nel nostro paese la presenza delle persone anziane che vivono in condizioni di crescente crisi delle relazioni sociali e in deficit di solidarietà familiare. Queste persone, spesso, vivono in case vecchie e prive di standard di sicurezza adeguati. Se in affitto, soffrono con particolare gravità la crisi del mercato immobiliare, o vivono sotto l’incubo delle sfratto. Anche quando proprietari di casa, vedono ridursi le proprie risorse in ragione degli alti costi di manutenzione e degli oneri a cui oggi è sottoposta la proprietà della casa. Il sistema abitativo è poco attento a ricomprendere al suo interno quei servizi e opportunità che rendono possibile l’integrazione sociale, soprattutto di quanti vivono una situazione di ridotta autonomia e un limitato sistema di relazionalità. La proprietà della casa per la popolazione anziana può costituire una risorsa strategica per migliorare la loro condizione alloggiativa, e insieme contribuire ad affrontare l’emergenza abitativa del nostro paese.
Dimensioni dell'immobilizzo patrimoniale e l'ipotesi di mutuo ipotecario

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Sempre più spesso gli anziani hanno redditi non sufficienti a finanziare i consumi e l’assistenza sanitaria. Tuttavia, molti di loro hanno un discreto patrimonio immobiliare. Gli inglesi riassumono questa situazione con il termine di house-rich/cash-poor. Il recente incremento dei valori immobiliari ha ulteriormente accentuato questo squilibrio; il costo della salute è aumentato e le riforme della previdenza hanno ridotto le rendite della sicurezza sociale. È prevedibile quindi una domanda crescente di liquidità da parte degli anziani. Il prestito vitalizio ipotecario autorizzato di recente in Italia risponde a questa esigenza; l’esperienza degli altri paesi suggerisce però che il suo sviluppo è fortemente limitato dai costi di transazione e di informazione tipici di questo mercato.
Il processo di acquisizione della casa fra risparmio e sicurezza della vecchiaia - Una proposta

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Il contributo illustra una proposta per una nuova strumentazione finanziaria finalizzata a sostenere l’acquisto di abitazioni, o la loro manutenzione, utilizzando come «leva» finanziaria il valore del patrimonio immobiliare esistente appartenente alle generazioni più anziane. Partendo da alcune considerazioni sulle caratteristiche di base degli assetti del mercato immobiliare e finanziario nel nostro paese, viene prospettata l’ipotesi di uno strumento finanziario che consenta di «scontare» in anticipo il valore totale o parziale dell’appartamento di proprietà di anziani, senza perderne il possesso, e finalizzandone l’utilizzo all’acquisizione di prime case per gli eredi, alla ristrutturazione e manutenzione della casa di abitazione, all’incremento di redditi pensionistici particolarmente bassi. Lo strumento proposto potrebbe invece avere un ruolo importante nella politica della casa visto anche che attualmente in Italia vi sono solo due strumenti che consentono di realizzare il valore degli immobili prima del trasferimento ereditario senza perderne il possesso: il trasferimento della nuda proprietà e il prestito ipotecario vitalizio.
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Rubriche

Mixité sociale

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Il saggio rappresenta un tentativo di lettura dei risultati della politique de la ville in termini di raggiungimento degli obiettivi di mixité sociale. La politique de la ville nasce in Francia negli anni ’80 per affrontare il problema dell’integrazione di minoranze etniche residenti nei quartieri di edilizia popolare. Pur riconoscendone la validità del principio, l’autore mette sotto accusa il metodo e i risultati cui questo ha condotto, rimprovera al discorso sulla mixité sociale di non essere stato in grado di rispondere al problema su cui fondava la propria legittimità, ma al contrario di aver prodotto un’ostilità crescente delle classi popolari nei confronti delle classi medie e nel progressivo innalzamento delle mura di cinta che proteggono le residenze delle classi medie in prossimità dei quartieri popolari. Migliori risultati, sostiene l’autore, si otterrebbero se, invece di imporre la mixité, si agevolasse la mobilità sociale, per questo egli suggerisce di agire sulle opportunità, aumentandole, così da agevolare la mobilità e ridurre le barriere che impediscono di migliorare le condizioni di vita delle persone.
I Contratti di quartiere

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I Contratti di quartiere, istituiti a cavallo di un processo di profonda revisione dei meccanismi di finanziamento delle politiche abitative, costituiscono un’interessante e innovativa procedura di riqualificazione urbana «condivisa». Per la prima volta in forme esplicite risorse del settore residenziale sono utilizzate per risanare aree della città, coniugando iniziative di riqualificazione edilizia con azioni di superamento del degrado sociale: in questa azione sono chiamati in causa non solo i tradizionali attori di edilizia residenziale pubblica, ma gli abitanti, i soggetti sociali e gli operatori privati in grado di accompagnare con interventi aggiuntivi processi di trasformazione urbana «partecipata». Tre edizioni della stessa procedura ci pongono tuttavia dinanzi a gravi problemi di applicabilità dello strumento; è essenziale che nella fase attuale di avvio dei CdQ II, si giunga rapidamente ad una valutazione critica degli impedimenti che ancora ostacolano la rapida conclusione delle iniziative avviate.
Equità e criteri di selettività dei beneficiari di edilizia residenziale pubblica in Emilia Romagna

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All’interno dei servizi di welfare erogati sia a livello locale che nazionale, le politiche abitative pubbliche assumono per loro natura i caratteri propri dei programmi selettivi, per i quali cioè si determina la platea dei beneficiari e il valore della prestazione (nel caso di prestazioni monetarie o di vouchers di spesa) o l’eventuale compartecipazione al costo (nel caso dei programmi in-kind) tramite una prova dei mezzi. L’utilizzo di strumenti di means testing deve essere effettuato assicurando il rispetto dei criteri di equità orizzontale e verticale nella selezione dei beneficiari. I risultati della ricerca qui presentati analizzano il sistema di selezione dei beneficiari e di determinazione dei canoni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica in Emilia-Romagna, allo scopo di verificare l’adeguatezza della normativa vigente ad assicurare livelli adeguati di equità. L’insufficiente capacità della normativa nell’assicurare equità orizzontale e verticale ai criteri di selettività spinge a proporre alcune modifiche al sistema di determinazione dei canoni.
Senato della Repubblica - XV legislatura - Disegno di legge 623

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Onorevoli Senatori. – Tutte le ricerche indicano come le famiglie con abitazioni in affitto hanno, in gran parte, redditi medio bassi che sono assolutamente incompatibili con il mercato privato. L’intervento pubblico nelle politiche abitative limitato all’edilizia residenziale pubblica si è rilevato inadeguato sia dal punto di vista quantitativo (esiguo il numero di alloggi offerti) che qualitativo (il livello dell’offerta e i soggetti a cui si rivolge). Così come, prendendo a riferimento l’Europa, non si può non rilevare che in tale contesto l’intervento pubblico nelle politiche abitative è questione assai più importante che in Italia. Non a caso l’Italia ha il triste primato di fanalino di coda dell’Europa nell’offerta di alloggi a canone sociale. In questo caso i dati parlano chiaro; in effetti, per ogni 100 famiglie, risultano in abitazione in affitto a canone sociale: in Italia 5; nel Regno Unito 26; in Olanda 36; in Francia 18; in Austria 23; in Svizzera 24.
Camera dei deputati numero 183

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Onorevoli colleghe e colleghi! – Con la presente proposta di legge intendiamo dare ai sindaci la possibilità di utilizzare uno strumento eccezionale e temporaneo, che tale deve rimanere, uno strumento già utilizzato anche nel recente passato, ma a sostegno del quale non erano previste forme di incentivi economici e fiscali. Nelle grandi aree urbane, in particolare, l’emergenza abitativa ha assunto connotati anche drammatici. Anche i Comuni che hanno avviato programmi di intervento sul versante dell’aumento dell’offerta di alloggi in locazione sono pressati dal continuo verificarsi delle esecuzioni di sfratti, che ormai colpiscono anche famiglie in condizioni di disagio economico e sociale. Al contempo, troviamo scandaloso che decine di migliaia di alloggi, in particolare appartenenti a grandi proprietà immobiliari, restino chiusi e lasciati sfitti anche per decenni.
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Fuori dal tema

L'Ise alla prova dei fatti: uno strumento irrinunciabile, da riformare

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Il lavoro presenta un quadro della più recente evoluzione applicativa dell’Ise allo scopo di fornire alcuni spunti di riflessione per una eventuale revisione dell’istituto. L’analisi si avvale delle evidenze contenute nel recente Rapporto Isee 2006 del Ministero della Solidarietà sociale e fornisce un quadro della dimensione del ricorso all’Ise aggiornato al 31.12.2004, con riferimento all’insieme delle prestazioni che adoperano quale criterio di selezione l’Ise e alla composizione e alle caratteristiche socio-economiche delle famiglie richiedenti prestazioni. Nel paragrafo conclusivo si considerano alcune ipotesi di riforma dell’istituto, con particolare riferimento alla definizione della componente reddituale e al ruolo delle franchigie patrimoniali.