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le ultime sentenze pubblicate

Cassazione, N.8878-4 Mag 2015

(Cassazione
N:8878 - 4 Mag 2015)

Pres. Roselli, Est. Ghinoy, P.M. Matera (conf.) – Inps (avv.ti Ricci, Capannolo, Pulli) c. Eredi N.G. (avv. Lo Pinto). Conf. Tribunale di Termini Imerese, 12 novembre 2013 (decreto

Note: L’art. 445-bis cod. proc. civ. e l’omologabilità nella fase sommaria anche dei requisiti non sanitari

Controversie di lavoro e previdenza – Prestazioni assistenziali e previdenziali – Accertamento tecnico preventivo obbligatorio – Art. 445- bis cod. proc. civ.

Il decreto di omologazione del requisito sanitario ritenuto sussistente dal Ctu nell’accertamento tecnico preventivo, emesso dal giudice ai sensi dell’art. 445-bis cod. proc. civ., comma 5, non è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., poiché le conclusioni dell’accertamento divengono intangibili se non contestate dalle parti, nel termine fissato dal giudice ai sensi del comma 4 dello stesso articolo, prima dell’emissione del decreto; e ciò in ragione della necessità di contemperare le esigenze di tutela del diritto di difesa con quelle di garanzia della ragionevole durata del processo.
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Cassazione, N.8533-4 Mag 2015

(Cassazione
N:8533 - 4 Mag 2015)

Pres. Roselli, Est. Ghinoy, P.M. Matera (diff.) – Inps (avv.ti Ricci, Capannolo, Pulli) c. P.V.A. Cassa con rinvio Tribunale di Gela, 12 marzo 2013 (decreto)

Note: L’art. 445-bis cod. proc. civ. e l’omologabilità nella fase sommaria anche dei requisiti non sanitari

Controversie di lavoro e previdenza – Prestazioni assistenziali e previdenziali – Accertamento tecnico preventivo obbligatorio – Art. 445- bis cod. proc. civ. – Fumus boni iuris – Necessarietà – Accertamento in sede di Atpo di requisiti non sanitari – Omologazione

L’accertamento tecnico preventivo obbligatorio, previsto dall’art. 445-bis cod. proc. civ. per la verifica dei requisiti sanitari che legittimano la pretesa previdenziale o assistenziale, diviene definitivo, in assenza di contestazioni, con il decreto di omologa e vincola, come tale, anche l’ente competente all’erogazione, il quale, ai sensi del comma 5, deve limitarsi all’accertamento dei soli requisiti giuridico-economici della prestazione invocata. Ne consegue che, ove il consulente accerti la sussistenza delle condizioni per una delle prestazioni cui il ricorso è preordinato, l’istituto ha senz’altro l’interesse, a norma dell’art. 100 cod. proc. civ., a contestarne le conclusioni.
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Corte costituzionale, N.70-30 Aprile 2015

(Corte costituzionale
N:70 - 30 Aprile 2015)

Pres. Criscuolo, Est. Sciarra – G.G. (avv. Troiano) c. Inps (avv.ti Caliulo, Mangiapane) – interv. T.G., Pres. Cons. ministri (avv. Noviello)

Note: Tra diritto ed economia. La Corte costituzionale fissa alcuni fermi, ma riapre un nesso cruciale
Parole chiave: il caso :: corte costituzionale ::

Pensione – Trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps – Rivalutazione automatica – Violazione dei princìpi di proporzionalità e adeguatezza della prestazione previdenziale, nonché del criterio di ragionevolezza – Illegittimità costituzionale.

È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3, 36, comma 1, e 38, comma 2, Cost., l’art. 24, comma 25, del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, nella parte in cui prevede che, in considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, nella misura del 100%, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Inps, con la conseguenza di escludere le pensioni di importo superiore da ogni rivalutazione.
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cassazione, N.8237-22 Aprile 2015

(cassazione
N:8237 - 22 Aprile 2015)

Pres. Vidiri, Est. Maisano, P.M. Matera (conf.) – Sixty Spa (avv.ti Parenti, Cavaciuti) c. C.A. (avv. Maresca, Speziale). Conf. Corte d’Appello di L’Aquila, 7.9.2011.

Note: Le ragioni che legittimano la reiterazione del patto di prova
Parole chiave: prova ::

Patto di prova – Licenziamento individuale illegittimo – Lavoro subordinato – Violazione dell’art. 2096 c.c.

La causa del patto di prova va individuata nella tutela dell’interesse comune alle due parti del rapporto di lavoro, in quanto diretto ad attuare un esperimento mediante il quale sia il datore di lavoro che il lavoratore possono verificare la reciproca convenienza del contratto, accertando il primo le capacità del lavoratore e quest’ultimo, a sua volta, valutando l’entità della prestazione richiestagli e le condizioni di svolgimento del rapporto. È, peraltro, ammissibile il patto di prova in due contratti di lavoro successivamente stipulati tra le stesse parti, purché risponda alle suddette finalità, potendo intervenire nel tempo molteplici fattori, attinenti non solo alle capacità professionali, ma anche alle abitudini di vita o a problemi di salute
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