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contratto a termine

Corte di Giustizia, N.C-268/06-15 Aprile 2008

(Corte di Giustizia
N:C-268/06 - 15 Aprile 2008)

Grande Sezione, 15 aprile 2008, causa C-268/2006 – Pres. Skouris, Avv. Gen. Kokott – Impact c. Minister for agriculture and food et al.

Note: Il contratto a termine tra princìpi comunitari e interpretazioni nazionali

Contratto a termine – Giurisdizione speciale – Competenza a conoscere domande fondate sulla direttiva – Principio di effettività – Autonomia procedurale degli Stati membri. Contratto a termine – Carattere incondizionato e preciso della clausola 4.1. – Efficacia diretta – Sussistenza.

La clausola 4, punto 1, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, allegato alla Direttiva n. 1999/70, è incondizionata e sufficientemente precisa per poter essere invocata da un singolo dinanzi a un giudice nazionale, mentre ciò non si verifica per la clausola 5, punto 1, del suddetto Accordo quadro. (2)
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Cassazione, N.15524-17 Settembre 2012

(Cassazione
N:15524 - 17 Settembre 2012)

Sez. lav. – Pres. De Renzis, Est. Tria, P.M. Romano (conf.) – Banco di Sardegna Spa (avv. Proia) c. S.G. (avv.ti Abati, Sechi). Cassa Corte d’App. Cagliari, 5 ottobre 2009.

Note: Un filone giurisprudenziale sul lavoro a tempo determinato in «salsa sarda»
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Impugnazione del termine – Inerzia del lavoratore – Risoluzione per mutuo consenso – Configurabilità

Il contratto a tempo determinato, caratterizzato da illegittimità del termine, può risolversi per mutuo consenso tacito, ai sensi dell’art. 1372, comma 1, del cod. civ. in conseguenza del comportamento concreto tenuto dalle parti. La sussistenza degli elementi idonei e sufficienti all’affermazione dell’intervenuta risoluzione del rapporto di lavoro intercorso fra le parti deve essere accertata sulla base di elementi oggettivi che evidenzino la chiara e certa comune volontà di porre definitivamente fine a ogni rapporto lavorativo
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Tribunale Roma, N.7641-28 Aprile 2011

(Tribunale Roma
N:7641 - 28 Aprile 2011)

Est. Luna - XXX (avv. Naso) c. ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca - Ufficio scolastico regionale per il Lazio (avv. Cesarino)

Note: Gli insegnanti precari nella pubblica amministrazione: stabilizzazione o risarcimento del danno?
Parole chiave: contratto a termine :: scuola ::

Contratto a termine - Comparto Scuola - Illegittimità della rinnovazione dei contratti a termine - Sanzione della conversionedel contratto - Non sussiste - Diritto al riarcimento del danno - Sussiste

Nell’ipotesi di illegittima e reiterata stipulazione di contratti a termine alle dipendenze della p. a., il risarcimento danni previsto dall’art. 36 d.lgs. n. 165/01, ritenuto conforme ai caratteri individuati dalla Corte di Giustizia, comporta che al lavoratore illegittimamente assunto a termine spetti un risarcimento che insieme sia un adeguato ristoro del danno costituito dall’impossibilità di fruire di un’occupazione stabile alle dipendenze della pubblica amministrazione e, al tempo stesso, costituisca una valida misura dissuasiva contro l’abusivo ricorso alle assunzioni a termine
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Tribunale Trani, N.-20 Dicembre 2010

(Tribunale Trani
N: - 20 Dicembre 2010)

ord. – Est. La Notte Chirone – S.G. (avv. Carpagnano) c. Poste Italiane Spa (avv. Nappi).

Note: Osservazioni critiche alle prime decisioni sulla legge 4 novembre 2010, n. 183
Parole chiave: contratto a termine ::

Lavoro subordinato – Contratto a termine – Nullità parziale della clausola – Conversione ex tunc del rapporto a tempo indeterminato – Sussistenza. Lavoro subordinato – Contratto a termine – Applicazione al giudizio di primo grado indennità ex art. 32, comma 7, legge 4 novembre 2010, n. 183 – Configurabilità – Rilevanza della questione di legittimità costituzionale per violazione degli artt. 3, 11, 24, 101, 102, 111 e 177 Cost. – Configurabilità – Non manifesta infondatezza – Sussistenza.

Deve ritenersi rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 32, comma 7, legge 4 novembre 2010, n. 183, nella parte in cui irragionevolmente ai giudizi pendenti in primo grado alla data della sua entrata in vigore, in sede di accertamento della nullità del termine apposto a un contratto di lavoro, introduce, in caso di conversione a tempo indeterminato, in alternativa alla ordinaria tutela risarcitoria, prevista dal diritto vivente, e diversamente dagli altri rapporti di lavoro temporanei, una condanna con carattere retroattivo di una indennità onnicomprensiva forfettaria che, sulla base di criteri inappropriati, non risarcisce il danno effettivo subìto ed è suscettibile di aggravare il danno di colui che agisce in giudizio
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Corte Costituzionale, N.44-25 Febbraio 2008 - 4 Marzo 2008

(Corte Costituzionale
N:44 - 25 Febbraio 2008 - 4 Marzo 2008)

Pres. Bile, Est. Mazzella – N. (avv.ti Alleva, Andreoni, Angiolini) c. Presidenza del Consiglio dei ministri (Avv. Stato D’Avanzo).

Note: Contratto a termine e diritto di precedenza: l’onda lunga della Corte Costituzionale

Lavoro a tempo determinato – Diritto di precedenza – Art. 10, commi 9 e 10, e art. 11, commi 1 e 2, d.lgs. n. 368/01 – Illegittimità costituzionale.

È incostituzionale l’art. 10, commi 9 e 10, nonché l’art. 11, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 (Attuazione della Direttiva n. 1999/70/Ce relativa all’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’Unice, dal Ceep e dal Ces), nella parte in cui abroga l’articolo 23, comma 2, della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull’organizzazione del mercato del lavoro), per violazione dell’art. 77, comma 1, Cost. È incostituzionale l’art. 11, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, nella parte in cui dètta la disciplina transitoria in riferimento all’art. 23, comma 2, della legge 28 febbraio 1987, n. 56, per illegittimità derivata.
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Cassazione, N.152-8 Gennaio 2016

(Cassazione
N:152 - 8 Gennaio 2016)

Pres. Macioce, Est. Buffa, P.M. Matera (Conf.) – Croce rossa italiana (Avvocatura Generale dello Stato) c. G.L. (avv.ti Alfonsi, Della Corte). Conf. Corte d’Appello di Roma, 20.6.2012.

Note: Il principio di non discriminazione dei lavoratori a termine
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Principio di non discriminazione – Corresponsione del compenso incentivante – Insussistenza di ragioni oggettive di incompatibilità.

La mancata corresponsione del compenso incentivante ai dipendenti a tempo determinato, in virtù di contratti ripetutamente prorogati, è in contrasto con il principio di non discriminazione introdotto dalla Direttiva n. 1999/70/Ce, anche alla luce della disciplina contrattuale collettiva in materia.
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Tribunale Roma, N.-26 Febbraio 2008

(Tribunale Roma
N: - 26 Febbraio 2008)

Est. Delle Donne – Rizzo (avv. Iorio) c. Poste Italiane Spa (avv. Grassi).

Note: Lavoro a termine e principio di eguaglianza

Contratto a termine – Art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368/ Questione di legittimità costituzionale ex artt. 3, comma 1, e 104 Cost. – Rilevante e non manifestamente infondata.

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368 del 2001, in relazione all’art. 3, comma 1, Cost. Il differente e ingiustificato trattamento nei confronti dei lavoratori di Poste Italiane Spa consiste nella dispensa dall’obbligo di indicare i motivi di apposizione del limite di durata come, invece, è statuito dalla generale disciplina sul lavoro a termine di cui all’art. 1 del d.lgs. citato.
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Corte di Giustizia, N.-12 Dicembre 2013

(Corte di Giustizia
N: - 12 Dicembre 2013)

causa C-50/13, Sez. Ottava, ord. – Pres. Fernlund, Est. Ó Caoimh, Avv. Gen. J. Kokott – Rocco Papalia c. Comune di Aosta

Note: Impiego pubblico violazione delle regole su lavoro a termine, adeguatezza delle sanzioni.Spunti recenti dalla Corte di Giustizia
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce – Utilizzo abusivo da parte di un datore pubblico di una successione di contratti a tempo determinato – Previsione per il lavoratore unicamente del diritto al risarcimento del danno, subordinato all’obbligo di fornire la prova di aver dovuto rinunciare a migliori opportunità di impiego – Eccessiva difficoltà nell’adempimento dell’onere probatorio – Compatibilità della normativa nazionale con le previsioni dell’Accordo quadro europeo – Non sussiste.

L’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’Accordo quadro Ces, Unice e Ceep sul lavoro a tempo determinato, dev’essere interpretato nel senso che esso osta ai provvedimenti previsti da una normativa nazionale, quale quella oggetto del procedimento principale, la quale, nell’ipotesi di utilizzo abusivo, da parte di un datore di lavoro pubblico, di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato, preveda soltanto il diritto, per il lavoratore interessato, di ottenere il risarcimento del danno che egli reputi di aver sofferto a causa di ciò, restando esclusa qualsiasi trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato.
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Corte di cassazione, N.5241-2 Aprile 2012

(Corte di cassazione
N:5241 - 2 Aprile 2012)

Sez. lav. – Pres. Miani Canevari, Est. Mancino, P.M. Matera (diff.) – A.A. (avv. Cogo) c. Poste Italiane Spa (avv. Trifirò). Cassa Corte d’Appello Milano 26 settembre 2009, n. 747.

Note: Valutazione dei rischi, specificazione della ragione sostitutiva e legittimità della clausola appositiva del termine
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Ragioni di carattere sostitutivo – Presupposti nelle situazioni aziendali complesse – Indicazione nominativa dei lavoratori da sostituire – Esclusione – Specificazione delle ragioni della sostituzione – Necessità. Contratto a termine – Divieto di apporre il termine in mancanza di valutazione dei rischi alla sicurezza – Natura – Norma imperativa – Ratio – Onere probatorio del datore di lavoro – Inosservanza – Conseguenze

In caso di assunzione a termine per ragioni di carattere sostitutivo, alla luce della sentenza della Corte Cost. n. 214 del 2009, l’onere di specificazione delle predette ragioni è correlato alla finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità della causa dell’apposizione del termine nonché l’immodificabilità della stessa nel corso del rapporto. Pertanto, nelle situazioni aziendali complesse, l’apposizione del termine deve considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori quali l’ambito territoriale di riferimento e il luogo della prestazione lavorativa, che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorché non identificati nominativamente.
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Tribunale Siena, N.???-13 Dicembre 2010

(Tribunale Siena
N:??? - 13 Dicembre 2010)

Est. Cammarosano – C.L. (avv.ti Risommi e Fabroni) c. ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Avvocatura dello Stato)

Note: La conversione del rapporto a termine nel pubblico impiego è una ipotesi sempre meno isolata

Contratto a termine – Impiegato dello Stato e pubblico in genere – Reiterazione di assunzioni a termine per soddisfare esigenze non temporanee della pubblica amministrazione – Violazione di norme imperative – Proporzionalità, efficacia e dissuasività del risarcimento del danno – Insussistenza – Applicabilità della sanzione della conversione – Sussistenza – Violazione art. 97 Cost. – Insussistenza.

Il risarcimento del danno ex art. 36, co. 5, d.lgs. 165/01 di per sé non può, a prescindere dal suo ammontare, rappresentare una misura effettiva destinata a evitare e, se del caso, sanzionare un utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato. La mancata estensione al settore del lavoro pubblico della conversione legale non può trovare giustificazione nell’art. 97 Cost. qualora l’assunzione a termine avvenga tramite concorso o procedure selettive idonee a garantire il rispetto dell’art. 97 Cost. Appare pertanto consentita nel caso di specie la disapplicazione della normativa nazionale (art. 36 d.lgs. 165/01) a vantaggio della Direttiva 1999/70 e delle pronunce della Corte di Giustizia, quindi dell'art. 5 d.lgs. 368/01
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